La Curva del Grande Gatsby. Qualcosa di Sinistra

di Ilaria Maselli.

“The Great Gatsby” di Eva Rinaldi

Quando ti viene voglia di criticare qualcuno,
ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu

Francis Scott Fitzgerald – Il Grande Gatsby

 

Nel precedente articolo sono stati presentati i dati relativi alle disuguaglianze di reddito. Due aspetti sono da tenere a mente:

  • La disuguaglianza è aumentata nella maggior parte delle economie mature a partire dalla fine degli anni ’70.
  • Non solo l’Italia non si sottrae a questa tendenza ma è anche uno dei paesi in cui oggi si registrano i valori più alti, subito dopo gli Stati Uniti e il Regno Unito.

Fonte: OCSE

L’obiettivo di questo post è analizzare uno dei vari aspetti legati alla disuguaglianza economica: la mobilità sociale. Come affermato dal capo economista di Obama, Alan Krueger, la disuguaglianza non sarebbe in sé troppo negativa e inaccettabile se tutti nascessero con le stesse possibilità di raggiungere i livelli di reddito più elevati. Il problema nasce nel momento in cui la disuguaglianza persiste tramandandosi di padre in figlio. In che modo ciò avviene?

Il primo passo è la ricchezza e la misura in cui il reddito dei figli dipende da quello dei genitori. Un ricercatore canadese ha stimato questo coefficiente e diviso i paesi in tre gruppi. Nel primo gruppo, che include Stati Uniti e Regno Unito, il reddito dei genitori è un fattore sicuramente determinante del reddito dei figli. Nel secondo, composto da Francia, Germania e Svezia, la ricchezza della famiglia è solo in parte decisiva. Nel terzo gruppo ci sono i soliti scandinavi più il Canada in cui meno del 20% del vantaggio economico delle famiglie è trasmesso alla generazione successiva (Brookings 2008). Seguendo la stessa metodologia, Patrizio Piraino ha calcolato che l’Italia rientra decisamente nel gruppo dei “rigidi”.

Tornando a Obama&Co, l’intuizione fondamentale è che c’è un legame stretto tra disuguaglianza e mobilità: i paesi con maggiore dispersione del reddito, come Italia, USA e Regno Unito, sono anche quelli in cui la mobilità tra una generazione e la seguente è più limitata. E, viceversa, dove la distribuzione del reddito è più equa, la mobilità è maggiore (Canada, Finlandia, Norvegia e Danimarca). Questo vuol dire che se un italiano è benestante è molto più probabile che lo sia per “eredità” piuttosto che per meriti personali rispetto ad un giovane danese.

Fonte: discorso di Alan Krueger al Center for American Progress.

Oltre alla ricchezza in sé, i meccanismi di trasmissione sono molteplici: i figli fortunati hanno accesso a scuole e università più prestigiose, migliori cure e reti sociali che li favoriscono rispetto agli amici meno fortunati. Allo stesso tempo, se la distanza tra ricchi e poveri aumenta, diventa più difficile saltare da una categoria all’altra.

Il livello di tolleranza verso questo fenomeno rimane alto dall’altra sponda dell’Atlantico poiché gli americani sono dopotutto figli del loro sogno: la sensazione generale è che non c’è miglior posto al mondo in cui il talento viene apprezzato e la cultura popolare è impregnata di storie di quelli che “ce l’hanno fatta”. Obama stesso è un esempio dell’American dream.

Il vero mistero è come mai livelli così elevati di disuguaglianza e bassi di mobilità siano considerati tollerabili da noi. Si possono formulare due ipotesi (non alternative) per spiegare la generalizzata accettazione che si osserva in Italia:

  1. Il tema disuguaglianza/mobilità, pur in teoria caro alla sinistra e ai suoi elettori, è costantemente offuscato da questioni più urgenti;
  2. Gli italiani “ci hanno rinunciato” e si sono ormai convinti che non sia possibile, neanche in un sistema più equo, aspirare a un tenore di vita più elevato senza l’aiuto di mamma e papà. (Questa spiegazione sarebbe coerente con le aspirazioni di molti teenager di diventare veline o calciatori).

L’esperienza dei paesi nordici e del Canada dimostra che non è così: le società in cui la distribuzione del reddito è più equa sono anche quelle in cui i figli hanno probabilità maggiori di fare il salto sociale. Per cui, se questo post farà cambiare idea ad almeno dieci persone lo sforzo di scriverlo sarà stato più che ripagato.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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