La Cina vuole una moneta globale

di Dini Sejko.

Di 2493™

L’economia della Repubblica Popolare Cinese è la seconda economia mondiale e nonostante la crisi continua a crescere a ritmi molto elevati. Vi è perciò sia da parte del governo cinese che da parte  degli analisti stranieri molta attenzione alle sue contraddizioni.

Una delle più rimarcabili incongruenze della seconda economia mondiale è data dal fatto che la sua moneta è poco usata negli scambi internazionali. Nemmeno tanto tempo fa l’impiego internazionale del Renminbi – letteralmente, “moneta del popolo”- si limitava all’uso del contante per le transazioni  nelle zone di confine. I commercianti mongoli, pakistani e laotiani accettavano le banconote ricoperte dall’immagine di Mao dai turisti cinesi, ma questa è ormai una vecchia storia.

Da qualche anno il governo di Pechino sta attuando delle riforme per renderla una moneta sempre più usata negli scambi internazionali e un’importante riserva di valore. Negli ultimi tre anni il Renminbi ha cominciato a oltrepassare i confini nazionali. Dal 2009 le società che operano in Cina possono emettere le loro fatture in RMB, cosa che prima si faceva principalmente in dollari. Il valore degli scambi in RMB nell’ultimo anno ammonta a RMB 2.1 tn ($ 330 bn) e corrisponde al 9% degli scambi commerciali cinesi.

Secondo la SWIFT, il network globale dei pagamenti che comprende quasi 10.000 banche in tutto il mondo, più di 1.000 istituti finanziari in oltre 90 paesi svolgono transazioni in RMB. Ciò permette ai loro clienti che hanno rapporti commerciali con la PRC di risparmiare soldi e tempo, pagando direttamene in RMB.

Lettere di credito

Particolare è ciò che sta accadendo nel settore delle lettere di credito che sono degli strumenti per finanziare il commercio. A livello globale le transazioni in RMB valgono solo per il 0,34% di tutti pagamenti internazionali; invece quest’anno l’emissione delle lettere di credito ha raggiunto il 4% del valore complessivo facendo acquisire al RMB il terzo posto come divisa più usata per le lettere di credito dopo il dollaro e l’euro.

Dim sum bonds and Panda bonds

Il governo di Pechino ha attuato delle riforme per sviluppare il mercato dei bond in RMB. I “Dim sum bonds” sono titoli di debito emessi inizialmente solo a Hong Kong e in seguito anche altrove (principalmente Londra e Singapore). Le società possono, in seguito all’emissione, far rientrare il capitale in Cina. I primi “Dim sum bonds” furono emessi nel 2007 dalla China Development Bank. Dopo il 2010 si sviluppò anche un mercato offshore di questi titoli di debito che diventarono più famosi una volta che multinazionali come McDonald’s, Unilever e Tesco cominciarono a finanziarsi con titoli denominati in RMB visto anche il suo apprezzamento. Nel 2011 sono stati emessi “Dim sum bond” per un valore di RMB 131 bn, triplicando rispetto alle emissioni avvenute nel 2010.

I “Panda Bonds” sono titoli di debito in RMB emessi da istituti finanziari non cinesi nel territorio cinese. La prima emissione di “Panda Bonds” è avvenuta nel 2005 dall’International Finance Corporation e dalla Asian Development Bank insieme e poi individualmente nel 2006 e nel 2009. La Bank of Tokyo – Mitsubishi UFJ (China) è stata la prima banca commerciale straniera ad emettere i “Panda Bonds” attraverso le sue sussidiarie nella Repubblica Popolare Cinese. Inizialmente i ricavi di queste emissioni dovevano essere usati solo per progetti in Cina e non era possibile convertirli in un’altra valuta o trasferirli all’estero. Le regole sono state cambiate nel 2010 e da allora gli istituti internazionali, con l’approvazione dell’Amministrazione Statale per gli Scambi Esteri, possono inviare all’estero i ricavi dell’emissione di questi titoli che può avvenire sia in RMB che in altre valute. Con questa riforma è stato fatto un passo in avanti per rendere più internazionale il RMB.

Un altro obiettivo importante è quello di garantire la piena convertibilità del RMB con le altre valute, obiettivo che ufficiosamente è fissato per il 2020 e coincide con l’altra grande ambizione del governo di Pechino, trasformare Shanghai in una piazza internazionale.

Per il momento i risultati sono inferiori alle aspettative. Il RMB è ancora poco usato e tesaurizzato e non fa ancora parte delle divise del paniere economico del Fondo Monetario Internazionale.

Vi sono una serie di questioni che rendono molto difficile l’internazionalizzazione del RMB. La People’s Bank of China – la Banca Centrale cinese – non è un organo autonomo ma dipende dal Partito, i movimenti di capitale sono sottoposti a controlli e il tasso di cambio non è soggetto alle fluttuazioni del mercato ma è deciso dagli organi governativi.

Da questo esperimento, attraverso il quale il governo cinese sta tentando di internazionalizzare il RMB mantenendo un rilevante controllo sul movimento dei capitali, traspare per l’ennesima volta  che per i politici cinesi l’ambito economico è fortemente collegato a quello politico e questo spesso è stato un punto di forza del modello cinese. Tutti aspettiamo di vedere cosa succederà questa volta.

 

 


iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Entità sempre vigile

    Non è che la Cina vuole la moneta mondiale, la MAFIA MASSONICA impone attraverso le sue pedine…le cosidette putt….lle queste idee per familiarizzare e poi imporre di prepotenza sul sistema..

  2. Illuminati power!!!11one!

    Ma Entità sempre vigile… Meno canne e più sesso, è un consiglio

Lascia un commento

Subscribe without commenting