di Matteo Rizzolli.
Le dichiarazioni del ministro Fornero sul diritto al lavoro hanno dato fuoco alle paglie delle polemiche estive. Eppure che il lavoro non sia un diritto è un’affermazione abbastanza scontata. Si chieda ad un disoccupato, uno che ha appena terminato un colloquio di lavoro con un “no, grazie”, se può esercitare il suo diritto al lavoro, magari entrando in tribunale e denunciando il (non)datore di lavoro (oppure confindustria o lo stato stesso).
Se le parole hanno ancora un senso, il diritto è una posizione giuridica precisa. Ce l’ha insegnato Hohfeld che un diritto, per essere tale, deve essere correlato ad un dovere. Ovvero, se la legge afferma l’esistenza di un diritto in capo a qualcuno, necessariamente attribuisce a qualche altro soggetto il dovere di garantire quel diritto, pena la sanzione dell’autorità pubblica. È del tutto ovvio che non esiste quindi alcun diritto al lavoro in nessun paese o società moderna. Nemmeno nelle versioni del comunismo più spinto.
Piuttosto, usando sempre gli strumenti di analisi di Hohfeld, il lavoro è una libertà (ovvero l’opposto giuridico di un dovere) a cui corrisponde un’impossibilità ad interferire con questa libertà da parte di altri. Se un soggetto decide liberamente di lavorare in proprio, o cercare lavoro presso un’impresa o altrove, nessuno può impedirglielo. Oggi le leggi razziali del fascismo che vietavano agli ebrei di poter lavorare sarebbero quindi incostituzionali – oltre che per altre mille buone ragioni – perché impedirebbero loro di esercitare la libertà di lavorare.
Il lavoro non deve essere un diritto. La scienza economica ci insegna le buone ragioni per le quali il lavoro non è un diritto ma una libertà. Innanzitutto, dal punto di vista macro, è molto difficile creare le condizioni per cui tutta l’offerta di lavoro sia soddisfatta da una domanda pari o superiore nel corso del ciclo economico, almeno di non andare ad intaccare altri “diritti” quali un livello equo di salario, la sicurezza e cosi via. La teoria dei salari di efficienza ci insegna che le imprese hanno peraltro buone ragioni per tenere i salari ad un livello superiore a quello che garantirebbe la piena occupazione. Se non vi sono abbastanza posti di lavoro, chi e come si dovrebbe assumere il dovere di offrirli? Se sussistesse questo dovere ci troveremmo al paradosso che le imprese e lo stesso stato, obbligati ad assumere, sarebbero costretti alla bancarotta, e quindi al licenziamento, proprio per soddisfare il diritto al lavoro.
Dal punto di vista micro inoltre il rapporto tra un datore di lavoro ed un lavoratore è regolato da un contratto che stabilisce per il dipendente determinati diritti (quali quello di ricevere uno stipendio, di avere le ferie, di essere sicuro sul posto di lavoro, ecc.) ed anche determinati doveri (quali quello di svolgere la mansione affidata con diligenza ed impegno). Se una delle due parti non rispetta i termini del contratto, il rimedio principale passa dallo scioglimento del contratto stesso (e dall’eventuale richiesta di danni). Il ricorso alla via giudiziale è l’altra possibilità: il lavoratore vi fa spesso ricorso contro il datore di lavoro se subisce la violazione di un proprio diritto. In linea teorica anche il datore di lavoro potrebbe usare la via giudiziale per richiedere “diligenza ed impegno”, ma essendo queste variabili non facilmente osservabili né dal datore di lavoro stesso né da un eventuale giudice chiamato a decidere, la via giudiziale rimane nei fatti impraticabile. Al datore di lavoro rimane quindi come unico rimedio possibile quello della terminazione del contratto. Che sarebbe impossibile se sussistesse un “diritto al lavoro” genericamente inteso.
Il lavoro non è un diritto sociale come l’istruzione e la salute. Il ministro Fornero ha cercato di parare il colpo delle polemiche sostenendo che non faceva riferimento al singolo posto di lavoro ma al diritto “sociale” al lavoro. Altri commentatori hanno paragonato il diritto al lavoro ad altri diritti sociali quali l’istruzione e la salute. Ma a ben vedere il parallelo è improprio ed ancora una volta ci conforta nell’affermare che il diritto al lavoro non sussiste. Infatti, se un malato che ha diritto alle cure viene rifiutato dall’ospedale oppure riceve cure inadeguate, può pienamente esercitare il suo diritto alla salute attraverso le vie legali. Un padre può adire le vie legali contro il comune che non garantisce il posto nella scuola dell’obbligo al proprio figlio. Di più, lo stesso padre deve garantire la frequentazione della scuola al figlio pena l’intervento dell’autorità pubblica.
Si sono sbagliati i padri costituenti? L’articolo 4 della costituzione recita effettivamente che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Letto nella sua interezza e spogliato dall’ideologia, l’articolo della costituzione ci parla di un luogo a cui tutti aspiriamo in cui i lavoratori sono messi nelle condizioni di poter dare il loro contributo al progresso materiale e spirituale della società. Questo comporta un dovere del pubblico ad offrire opportunità ed un dovere del singolo nel coglierle.
Invece una lettura forzata ed estrema dell’art. 4 ci impone nella prima parte un diritto del lavoratore ad un posto di lavoro, a cui corrisponde un dovere di una controparte di offrire lavoro, e nella seconda parte un dovere del lavoratore di svolgere un lavoro, evidentemente concedendo ad una controparte il diritto di esigere questo svolgimento. Ovviamente entrambe le letture sono fuorvianti ed aberranti.
Nella concretezza della legge, il dettame costituzionale non poteva che tradursi in un impegno concreto dello stato per tutte le politiche che favoriscano l’accesso al lavoro, a cominciare dall’istruzione, comprendendo anche tutti gli strumenti indispensabili al buon funzionamento del mercato del lavoro, quali il collocamento ed i giudici del lavoro.
Insomma, il diritto al lavoro non esiste né in Italia né altrove. Esiste invece la libertà di lavorare e il diritto ad essere messi nelle condizioni di esercitare questa libertà.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Infatti ha ragione la ministra in italia stanno tutti a spasso!!!!
SEI SOLO UNA BASTARDA!, ma tanto fra poco te ne andrai vigliacca!
BELUSCONI PREMIER!!
http://www.petizionepubblica.it/PeticaoListaSignatarios.aspx?pi=P2012N26096
La nostra Città è stata, per tre giorni, fucina di nuove proposte e idee riguardanti welfare, lavoro, e sicurezza in ambiente di lavoro, sarebbe opportuno e doveroso ricordare e non sottovalutare i passi in avanti fatti, grazie anche all’impulso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La sua opera di sensibilità ha contribuito non poco ad accrescere il rispetto per il valore del lavoro e quello della dignità, e quindi della sicurezza, per i lavoratori. Se abbiamo il Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro è merito suo. Leggendo accuratamente, dopo aver seguito i lavori, sentito alchimie di analisi, proposte che sembravano prospettare grandi soluzioni all’attuale tensione economica di lavoro, mi concretizzavo, dai miei voli pindarici, orgoglioso dell’iniziativa di grande gusto culturale, ascoltare, tecnici e politici alla disperata ricerca di una bussola che indichi la strada di una nuova intesa, cercando, quali punti di riferimento, nella mia solitudine riflessiva ho ricordato uno spunto, più volte espresso dal Magnifico Rettore Prof. Pecorelli, condivisa anche dal Direttore Generale Dott. Periti, dell’Università Statale di Brescia, sul tema di come rivalutare le risorse professionali acquisite nell’arco della vita lavorativa e formativa. Riqualificando e mantenendo l’attività lavorativa nella veste di “TUTOR”. Infatti, il ruolo, la distribuzione e il significato del lavoro lungo l’arco della vita sta subendo profondi mutamenti e, in relazione alle età mature, non è ancora chiaro come si combineranno processi complessi e interconnessi come la flessibilizzazione del mercato del lavoro, la estrutturazione e la desincronizzazione del corso di vita, e la rimodulazione dei sistemi di protezione sociale. Lo stesso significato sociale della vecchiaia è oggi particolarmente ambivalente e l’idea forte della vecchiaia come tempo del non lavoro, sembra essere sempre meno appropriata. La ricerca si colloca all’interno del dibattito sul rapporto tra invecchiamento e lavoro, focalizzando l’attenzione in modo particolare sul mercato del lavoro e sui meccanismi di regolazione della partecipazione dei lavoratori più anziani. Si tratta di una tematica complessa che per sua natura si colloca all’incrocio tra diversi filoni di ricerca ed a cavallo tra più ambiti disciplinari che in Italia, pur beneficiando di rilevanti studi e contributi di ricerca, non è ancora oggetto di una letteratura omogenea e consolidata. Spesso l’attenzione è stata concentrata soltanto sull’aspetto previdenziale, o sugli ammortizzatori sociali, o – in misura minore – sul mercato del lavoro, senza approfondire le reciproche interazioni tra i meccanismi di mercato, quelli previdenziali e quelli assistenziali. D’altra parte, una quota rilevante della ricerca su questa tematica è stata orientata da un approccio economico ed econometrico che ha sottovalutato la dimensione istituzionale della questione. Spesso, in particolare, l’individualismo metodologico di stampo economicistico si è limitato a stimare in termini di utilità i costi/benefici della scelta tra lavoro e non lavoro (nell’ipotesi della disutilità del lavoro), trascurando gli aspetti simbolici di tale scelta, il significato sociale del lavoro e le caratteristiche specifiche dei vari contesti di azione. Anche se sono convinto che per riavviare il nostro Paese serve: 1) modificare lo Statuto dei Lavoratori, 2) i Sindacati mettano a disposizione parte del loro patrimonio per la formazione, per la cassa integrazione e che possano loro diventare a diventare agenzie per il Lavoro? Penso che per difendere e gestire il lavoratore siano più che sufficiente i Consulenti del Lavoro o no..! Questo contributo è dettato dall’orgoglio di sentirmi parte della mia Città e mi ha addolorato constatare il vuoto lasciato nelle aule Universitarie. Desidererei che l’offerta Universitaria fosse ampiata con nuove opportunità di studio e ricerca istituendo ad esempio il corso di Laurea in Veterinaria, Criminilogia e perché nò anche un nuovo profilo di Corso di Laurea in Protezione Civile, Corso di Laurea in Consulenti Ispettori Sicurezza Lavoro con fondamentale conoscenza anche delle “problematiche di tutele di genere e pari opportunità”. Ricordo che, le strutture affini private e pubbliche sono già in essere nella nostra realtà; Mancherebbe solo la volontà di attivarLi. C’è bisogno di una politica sul lavoro che unisca e non divida le forze sociali. Sono sicuro che Consiglio dei Consulenti del Lavoro Bresciani Voglia tenere a Brescia questo festival e farne un orgoglio per la nostra Città e saprà trasmettere ai giovani l’importanza della cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, del tempo libero e quanto sia importante entrare nel meccanismo culturale che la formazione deve diventare parte del patrimonio nell’arco di tutta la vita lavorativa. Il lavoro è sempre stato un potente fattore di libertà e dignità della persona; per questo valore vale la pena di impegnarsi. Grazie Consulenti del Lavoro per questa iniziativa.
Celso Vassalini
Bisogna ricordare alla ministro Fornero= FOTTERO che la Republica ITALIANA e basata sulla famiglia e lavoro come dice la costituzione sull’articolo 1 perchè la FOTTERO lavora e occupa un posto al governo pur non essendo stata legittimata dal popolo ITALIANO: quindi il posto che occupi non ti da il diritto al lavoro tu sei un dipendente del popolo ITALIANO quindi sei LICENZIATA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! torna da dove sei arrivata punto e stop
La Fornero ha dimostrato ancora una volta di essere una dillettante allo sbaraglio. Se un’ intervista con smentita al seguito può far sorridere, gli sbagli sugli esodati fanno piangere,
Il lavoro è stato giustamente considerato dai nostri costituenti un dirittto perchè loro avevano chiaro che il primo compito di un governo è quello di assicurare dignità e benessere a tutti i cittadini e il modo migliore, se non l’unico, di farlo è con politiche che favoriscano la piena occupazione.
Cosa che va al di là della semplice condizione dei singoli perchè, appunto, presuppone politiche attive a sostegno dell’occupazione e non solo tutele per i lavoratori svantaggiati..
voglio dire da parte mia e penso da parte degli Italiani: che non abbiamo bisogno un governo di dilettanti allo sbaraglio e le interviste con smentite a me personalmente non fanno sorridere e gli esodati anno la mia solidarietà e spero che questo governo cambi direzione e mantenga le promesse che i padri fondatori della costituzione ITALIANA hanno di fatto assicurato dignità e benessere a tutti i cittadini e non possono venire meno alla legge.
Piuttosto dovrebbero rivedere dove vanno a finire tutti i soldi pubblici che vengono spesi vi faccio un esempio di quanto costa mantenere solo la popolazione carceraria premetto una cosa che chi sbaglia va punito ma non deve penalizzare la maggior parte degli ITALIANI onesti
In Italia boom di detenuti:
su 65 mila, 24 mila sono stranieri
Un detenuto costa in media alla collettività € 250,00 al giorno (65.000 detenuti in Italia x €250/giorno x 365 giorni = €5.858.050.000/anno).
Un detenuto extracomunitario in media alla collettività € 250,00 al giorno
€250/giorno x 365 giorni = €2.190.000.000/anno).
(€5.858.050.000/anno).meno (€2.190.000.000/anno).= €3.668.050.000/anno).
Se lo Stato (ITALIANO )praticherebbe l’espulsione in via definitiva dal paese( ITALIA )e farebbe scontare la pena al loro paese d’origine
Noi ( ITALIANI ) risparmieremmo (€2.190.000.000/anno). Di denaro pubblico
Dico due miliardi centonovanta milioni di € CHE SONO NOCCIOLINE ?
ITALIANI Riflettete!!!!!!!!!!!!!!!!
e il restante:€3.668.050.000/anno, far si che lo paghino con i lavori socialmente utili come riparare le strade ricostruire le case dei terremotati ecc.ecc. chi più ne a più ne metta pagando il debito che hanno con la socetà.
Questa è una piccola parte proviamo a pensare quante cose si potrebbero sistemare senza strozzare gli ITALIANI di tasse tagli di pensioni ecc.ecc.
ITALIANI noi siamo la causa e noi siamo l’effetto bisogna fare qualcosa!!!!!!!!!!!!!!!
dobbiamo dire basta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! vogliamo trasparenza in tutto
premetto che le tasse vanno pagate ma equamente e tutti le devono pagare in base al proprio portafoglio
Io di dilettante vedo solo gli ignoranti che hanno scritto commenti
L’articolo è pienamente condivisibile e mi stupisce la stupidità dei commenti, a parte quello di Porcella e di Celso Vassalini.
La signora Fornero ha perso un’occasione d’oro per tacere e fare bella figura.Se un cittadino non lavora come fa a pagare le tasse? Le persone non vogliono straguadagnare come “TANTISSIMI” e la signora sa bene a chi mi riferisco.Io ho messo in atto la “mia rivolta fiscale”…
rispondo per quanto riguarda la mia ignoranza e stupidità accetto la critica ma vi faccio notare che migliaia di famiglie non vogliono la libertà di lavorare ma bensì la sicurezza di lavorare e poter riuscire a tirare il mese diteglielo voi di persona e sentite quello che vi dicono loro
io rimango della mia opinione ci sono altri mezzi per salvare l’Italia non di certo lasciando a casa la gente
A Mario Pisani sono d’accordo e penso che condividerai le mie opinioni dove ci sono dei DOVERI ci sono anche i DIRITTI e le due cose devono andare di pari passo!!!!!!!!!!
sia ben chiaro non vogliamo più sentire che qualcuno si suicida meditate gente
Sì, beh, in effetti il tuo commento non era offensivo, de falco…forse un po’ semplicistico, ma non è una questione che conosco bene.
Non capita spesso di vedere citato Hohfeld nel dibattito pubblico italiano
La tipologia hohfeldiana è molto utile per evitare di confondere, in virtù del carattere polisenso del termine “diritto”, situazioni giuridiche differenti. Tuttavia, non credo ci fossero preoccupazioni di natura concettuale dietro l’affermazione della ministra. La quale, prima della smentita, ha fatto un’affermazione che contrasta con la Costituzione, confermandomi l’impressione che dovrebbe o parlare di meno o fare più attenzione a quel che dice.
rispondo a uqbal non mi permetterei mai di essere offensivo io voglio arrivare alla gente con semplicità senza girare attorno ai problemi senza lavoro non si va avanti e il minimo che si debba fare è cercare delle alternative costruttive e lasciando a casa la gente senza avere un minimo di stipendio e la catastrofe quale è il futuro delle generazioni future ?
Corrado DB
convengo la tua impressione è sacrosanta in un momento come questo fa male sentire certe affermazioni tanto più che gli esodati non percepiscono nulla e la smentita è arrivata dopo l’affermazione non si può andare a 200 all’ora contro il muro e dire ops dovevo frenare la gente non è stupida
Devo dire che l’aggressivita’ di alcuni commenti a questo articolo e’ un po’ deludente. Si usano le parole come pietre e poi si fa una raffinata esegesi delle parole della Fornero. C’e’ un po’ una contraddizione.
Vi invito piu’ in generale a considerare che iMille sono una rivista di qualita’, il tono usato e’ sempre moderato. Cerchiamo di mantenere tutto nell’alveo di un dibattito civile.
Hai ragione Raoul. Purtroppo in Italia appena si tocca la legislazione sul lavoro scatta un riflesso pavloviano. E insospettabili in preda ad una specie di delirio arrivano anche con disinvoltura ad invocare le BR (non mi riferisco a questi commenti, ma ad altri che ho letto e sentito). Cosa che purtroppo non è lontana dalla realtà anche nella storia recente. D’Antona, Biagi a quello stavano lavorando, Ichino è nel loro mirino da anni, eppure sono tutte persone di “sinistra” (Ichino addirittura è stato in passato senatore del PCI, i famosi “senatori indipendenti”, una tradizione che si annovera tra le cose positive dell’eredità comuniste che sono andate perse).
Ma tu, e tutti noi, facciamo bene a non lesinare sforzi per mettere la discussione su un tono “pacato”, ovvero un tono civile e democratico. E questo sarebbe auspicabile non solo qui, ma ovunque nella società. I deliri generano mostri, l’abbiamo già visto tante volte, ma evidentemente non si ha sempre il necessario distacco della ragione.
E quindi non scoraggiamoci se ci sembra troppo invocare il “polisenso” di una parola così importante come “diritto”. La semplificazione è la strada dell’assolutismo, di qualsiasi origine.
E’ corretta (in linea generale) l’affermazione della Fornero, ed è piuttosto equivoco l’insieme delle affermazioni della Costituzione Italiana.
Tali affermazioni andrebbero sostituite da un obbligo posto in capo alla Repubblica di assistere tutti i cittadini dalla culla alla tomba (e anche, in misura di tutela crescente, dallo status di embrione a quello di persona nata).
Ce ne vuole, ancora, in Italia, per passare dal familismo italico alle garanzie scandinave!
Non sono d’accordo, Renzo. Ogni Costituzione, come ogni atto normativo, ha dei margini di ambiguità, ed è per questo che esiste una Corte costituzionale, la quale ha il compito di dirimere le controversie. In questo modo, peraltro, si crea una giurisprudenza costituzionale che dissipa molti equivoci che, se ci fermiamo alla lettera del testo, potrebbero esserci (su cosa sia il diritto al lavoro in Costituzione, per esempio, non ci sono equivoci: è appunto un diritto-libertà, non un diritto soggettivo precettivo).
L’equivoco, casomai, lo ha generato Fornero (prima delle precisazioni), la quale ha fatto un’affermazione che contrasta con quel che c’è scritto in Costituzione (che, mi pare, viene comuque prima delle opinioni del ministro di turno). Purtroppo Fornero ha più volte dimostrato una totale insipienza politica, scatendando inutili polemiche per l’incapacità di tacere o almeno parlare in maniera più accorta.
“Purtroppo in Italia appena si tocca la legislazione sul lavoro scatta un riflesso pavloviano. E insospettabili in preda ad una specie di delirio arrivano anche con disinvoltura ad invocare le BR”
In quanto ritengo di essere l’insospettabile in preda al delirio (se ne parlava con Riccardo su FB), vorrei spiegare, molto semplicemente, come la vedo.
1) Toccare la legislazione sul lavoro per *peggiorare* le condizioni dei lavoratori *non è accettabile*, perchè genera disastro sociale. Non qui, non ora, non nella nostra economia. Paradossalmente, *se* avessimo un’economia dinamica, in crescita, con disoccupazione vicina a zero, potremmo allora forse accettare la flessibilità: in quanto sarebbe facile allora poter cambiare lavoro, e avremmo quanto ci serve per i necessari ammortizzatori sociali. Ma non siamo in queste condizioni, e la flessibilità oggi significa solo disoccupazione/sottooccupazione/assenza di diritti base.
2) Toccare la legislazione su lavoro è *inutile* per migliorare l’economia italiana. Da quanto sopra, ne deriva che *prima* si migliora l’economia, *poi* si parla della legislazione sul lavoro. Ma non c’è nessun motivo per cui l’erosione dei diritti dei lavoratori abbia un senso economico. E anche qualora l’avesse, il senso di una società è il *benessere* della popolazione, tangibile e intangibile, non la mera sussistenza economica. Preferisco crescere un po’ meno, e avere lavoratori più felici e più tutelati.
3) Biagi, D’Antona, Ichino erano/sono “di sinistra” -ed è questo il dramma. Se fossero di destra, farebbero onestamente il loro gioco. Essendo formalmente “di sinistra”, avvelenano *ogni* speranza di un’opposizione democratica. Perchè se ogni speranza di dissenso dal liberismo viene annientata culturalmente anche a sinistra, cosa rimane?
4) Ed ecco perchè, visto il gigantesco pericolo sociale, culturale, economico e umano che la riforma liberista del lavoro implica, e visto che personaggi come Ichino divorano come un cancro la cultura di sinistra, allora posso (tongue-in-cheek! ho un penchant per il dark humour) anche invocare le BR, ebbene sì. Non nel senso che veramente vorrei tornare agli anni di piombo. Non lo dico nel senso letterale. Ma nel senso che persone come Ichino vanno *fermate*, e io vorrei venissero fermate democraticamente e legalmente. Ma se si perde ogni alternativa democratica allo status quo, e se la disoccupazione continua ad aumentare e i diritti a diminuire, cosa vi aspettate che accada? Qualcuno si incazzerà. E qualcuno si incazzerà un po’ troppo.
I toni di certi commenti mi hanno sorpreso per la loro esasperazione. Davvero quello sul lavoro é un terreno con i pozzi avvelenati da molto tempo.
Credo che vada fatto un grandissimo sforzo, mangari in piccola parte anche da imille, per smontare alcuni miti che riguardano il mercato del lavoro, a cominciare da quello che più diritti formali (tipo art.18) significhino migliori condizioni di lavoro e più lavoro. Non é così. Direi che é sotto l’occhio di tutti in questo paese dove abbiamo una legislazione fino a questo momento assolutamente pro-lavoratore e tuttavia un pessimo mercato del lavoro. la mia non é un’affermazione ideologica ma c’é un enorme evidenza empirica nel mondo su questo.
PS. Per Renzino, l’idea dello stato paternalista che segue dalla culla alla tomba a me fa un po’ paura e, volendo anche credere che sia possibile averne una versione benigna tipo quella scandinava, non é il mio ideale politico. Cmq gli riconosco certo fascino e legittimità
“Direi che é sotto l’occhio di tutti in questo paese dove abbiamo una legislazione fino a questo momento assolutamente pro-lavoratore e tuttavia un pessimo mercato del lavoro.”
Correlation is not causation.
Ovvero: abbiamo una legislazione abbastanza pro-lavoratore e un pessimo mercato del lavoro, ma 1)non è dimostrata che io sappia una relazione causale fra le due cose (e ti voglio vedere a dimostrarla) nonchè 2)proprio perchè c’è un pessimo mercato del lavoro, è necessario tutelare il lavoro fortemente.
Massimo, per quel che posso dire io per non saper né leggere né scrivere di economia, incorre in alcuni errori di prospettiva:
1) “Il disastro sociale”
Il disastro sociale è già ampiamente in corso, e da molto prima che la Fornero facesse le sue proposte. Toccare la legislazione sul lavoro è necessario perché milioni di lavoratori sono esclusi da ogni diritto, e a nessuno sembra importare niente di niente. Non ha senso dire che la correlazione non è causa (grazie tante). Sta di fatto però che i casini del mondo del lavoro ci sono e il sistema attuale, se pure non ha generato queste condizioni, di certo non riesce a farvi fronte. Quindi è ben difficile non toccare la legislazione sul lavoro, visto che il problema è il lavoro.
2) Stando così le cose, non ha neanche molto senso dire che bisogna aspettare che l’economia cambi. Non si cambia la legislazione del lavoro per sperare che il Pil salga, chessò, del 3% invece che dello 0.1%: si deve cambiare la legislazione perché milioni di persone sono in condizioni lavorative da prima rivoluzione industriale, o poco ci manca.
3) Ichino sarebbe di destra. A parte che non decide Sandal chi è di destra e chi no, che importa?
Per la maggior parte delle persone serie conterebbe capire se la sua proposta di riforma del mercato del lavoro (o quella della Fornero, o di Boeri-Garibaldi) migliorerebbe o peggiorerebbe o le condizioni di lavoro. Concentrarsi sulla sinistrità o meno di Ichino serve solo ad evitare i suoi argomenti.
A me personalmente non sbatte veramente niente, quando penso alla mia possibile disoccupazione, di sapere che lo Statuto dei Lavoratori è autenticamente di sinistra: so soltanto che dovrò lottare non solo con la disoccupazione, ma anche con tutte le storture dell’attuale mercato del lavoro.
L’umorismo di chi poi vorrebbe fermare Ichino “democraticamente” e poi scherza sulle BR, dopo Antona, Biagi e anni di scorta ad Ichino stesso è di una tale miseria umana che non cambia molto chiamarlo “tongue in cheek”. Può valere a scusante il fatto che la menzione sia stata fatta su FB, cioé in un contesto privato. Ma rivendicarlo è soltanto protervia ideologica e stupidità umana.
Uqbal:
>”Il disastro sociale è già ampiamente in corso, e da molto prima che la Fornero facesse le sue proposte.”
D’accordone.
>”Toccare la legislazione sul lavoro è necessario perché milioni di lavoratori sono esclusi da ogni diritto, e a nessuno sembra importare niente di niente. ”
A me importa, solo che il dramma è che la si tocca rimuovendo diritti, non aumentandoli. Se la si toccasse per irrobustirla, sarei il primo a essere felice. Il fatto è che a fronte di qualche riforma positiva, si fanno anche numerose riforme suicide.
>”Non ha senso dire che la correlazione non è causa (grazie tante).”
Prego, ma invece ha senso eccome.
Se tu mi dici che la situazione attuale è *colpa* della legislazione sul lavoro, io voglio che me lo dimostri. Se milioni di italiani devono soffrire andando in pensione più tardi o perdendo ogni garanzia sui licenziamenti senza giusta causa, allora io voglio le *prove* che tutto questo sia davvero necessario e che non ci siano alternative.
>”e il sistema attuale, se pure non ha generato queste condizioni, di certo non riesce a farvi fronte.”
Allora, il sistema attuale -politico ed economico- è fatto di molte cose, di cui i diritti dei lavoratori sono un’importantissima (socialmente) ma piccola parte. Di tutti gli aspetti della cosa (economici e politici), mi si può spiegare perchè bisogna agire proprio tagliando i diritti dei lavoratori? Non è che forse le cause sono radicate altrove, ma già che ci siamo chi di dovere se ne approfitta per giustificare l’arretramento sui diritti? O vuoi dirmi che la crisi economica in atto è colpa dei sindacati?
>”si deve cambiare la legislazione perché milioni di persone sono in condizioni lavorative da prima rivoluzione industriale, o poco ci manca.”
Eh. E si vuole tornare *ulteriormente* indietro, questo è il dramma.
>”Ichino sarebbe di destra. A parte che non decide Sandal chi è di destra e chi no, che importa?”
A parte che l’essere di sx o dx sarebbe irrilevante se non fosse ahinoi che, tra le cose disgustose di questo inizio millennio, viviamo in un sistema artificialmente bipolare, e quindi ci tocca dover stare di qua o di là (certo, uno può anche votare Grillo, ma tali abominii populisti meritano un discorso a parte).
Quindi a me dell’affiliazione di Ichino non interesserebbe nulla, se non per il fatto che avvelena la parte che, in teoria, dovrebbe difendere tali diritti invece di annientarli.
>”so soltanto che dovrò lottare non solo con la disoccupazione, ma anche con tutte le storture dell’attuale mercato del lavoro.”
Già. Inizio a sospettare che alla fine siamo d’accordo, ma non lo sappiamo
>”Ma rivendicarlo è soltanto protervia ideologica e stupidità umana.”
Rivendico la mia protervia ideologica e stupidità allora. La rivendico eccome. E se vuoi ci metto il carico da quindici: Biagi, D’Antona e Ichino si sono mai chiesti perchè alcuni pericolosissimi mattacchioni li odiano così tanto da indurre delle persone a prendere in mano la pistola? Non è una provocazione, è una domanda seria: se quello che faccio induce delle persone a volermi fare fuori, perlomeno dovrebbe indurmi a riflettere su quello che sto facendo. Non dico a cambiare idea. Dico a riflettere. Del tipo “ehi, perchè mi odiano così tanto?”
Avrei voluto rispondere nel merito punto per punto. Arrivato però alla conclusione in cui si dice che le vittime del terrorismo, in qualche modo, se la sono cercata, onestamente lascerei perdere.
Non ho nulla da dire a chi esprime idee del genere, se non che provo un profondo disgusto.
>”Non ho nulla da dire a chi esprime idee del genere, se non che provo un profondo disgusto.”
Quindi siccome li hanno ammazzati o minacciati di ammazzarli, devo per forza essere d’accordo con loro e santificarli?
Perchè questo, non altro, sto dicendo: che sebbene sia orribile il loro essere bersaglio di una violenza fanatica, magari qualcosa su cui riflettere c’è comunque.
Per dire, qui Ichino parla di Biagi e D’Antona:
http://www.pietroichino.it/?p=2429
Dove dice due cose giustissime, su cui però non riflette:
1) “Nonostante i toni rivoluzionari del loro linguaggio, esse sono in realtà abbarbicate al vecchio ordinamento, lo difendono con le unghie e con i denti: i loro proclami, espliciti o impliciti che siano (“Lo statuto non si tocca”, “Chi tocca l’articolo 18 muore”), sono la quintessenza del conservatorismo.
Le Brigate rosse odiano chiunque lavori per la riforma del diritto del lavoro e per il suo adeguamento al nuovo contesto economico e sociale.”
Vero. Ma si è mai chiesto perchè?
Si è mai chiesto inoltre se sia veramente un rinnovamento, e non un tornare indietro di un secolo?
2) “Forse abbiamo ancora qualche blocco mentale da superare, prima di riuscire a entrare davvero in questo ordine di idee, se ancora oggi, non soltanto dalle file della vecchia Sinistra, ma anche da autorevolissimi membri del Governo in carica – e proprio oggi nell’articolo di fondo di un autorevole editorialista del quotidiano della Confindustria, «Il Sole 24 ORE» – vengono reiterate dichiarazioni di intangibilità dei vecchi assetti del sistema di protezione, del regime di apartheid che oggi in Italia segrega tra loro protetti e non protetti.”
Vero che esiste questo regime di differenza tra diritti intoccabili e categorie per nulla protette. Ma se la soluzione è togliere ogni protezione de facto, allora è meglio solo perchè siamo tutti senza diritti allo stesso modo?
deploro nella maniera più assoluta il ragionamento aberrante che se sei vittima della violenza altrui un po’ ne sei corresponsabile. Come dire che gli ebrei si dovrebbero interrogare su cosa abbiano fatto ai tedeschi ed i gay su cosa hanno fatto agli etero.
Ichino avanza proposte che sono pienamente legittime, che sono liberali, che avanzano i diritti complessivi dei lavoratori. La proposta di inchino va ricordato non prevedeva nemmeno di toccare i diritti acquisiti come fa invece la riforma Fornero. Nei ragionamenti che leggo vedo solo ideologia. Chi ha mai parlato di “togliere ogni protezione de facto”? Dove sta scritto? chi l’ha proposto? Se s i vuole discutere di proposte nel merito lo si faccia ma se si vuole promuovere ideologia e violenza si vada altrove. Qui non si è benvenuti. Quindi giù le mani da Ichino, oppure mettete pure me sulla lista dei nemici da abbattere.
Provo a rasserenare un po’ gli animi
E’ vero che discutere di (diritto del) lavoro è oggi sostanzialmente impossibile perché scattano gli anatema, se non gli insulti. Però bisogna dire che i protagonisti del dibattito a livello nazionale non hanno contribuito a smussare gli spigoli, fosse anche solo a livello comunicativo.
Il dibattito sull’art. 18, per fare un esempio, è stato quasi sempre stanca ripetizione dei soliti slogan. Io, che ho più dubbi che certezze sull’argomento, ho raramente trovato argomenti non dico persuasivi, ma almeno che avessero un briciolo di contenuto. Da una parte e dall’altra.
Aggiungerei poi anche una questione di opportunità comunicativa. Non si può pensare, secondo me, di cambiare improvvisamente paradigma e trovare folle plaudenti, specie in un momento di crisi economica. Questo, mi sembra, non riesce a capire Fornero e le sue uscite pubbliche, in cui alterna lezioncine e gaffe, aggravano le paure delle persone (su cui poi, inevitabilmente, qualcuno specula).
Mi chiedo se sia valsa la pena di investire così tante risorse simboliche sulla riforma dell’art. 18: alla fine, per partorire il topolino (rispetto a quel che è stata la gestazione), si sono acuite le tensioni e il governo (e Fornero) è meno forte di prima. Non mi pare sia stato un capolavoro politico.
Per Corrado DB. sul tuo precedente post (dove dici che la Fornero ha detto una cosa in contraddizione con la costituzione), ripeto qui l’argomento originario del mio pezzo in estrema sintesi: la costituzione usa la parola diritto che è una parola ambigua. essa viene spesso usata in maniera equivoca per indicare posizioni giuridiche diverse, quali la facoltà/libertà, il potere, l’immunità e naturalmente il diritto. Se i padri costituenti avessero voluto che quel diritto dell’art 4 fosse davvero un diritto come posizione giuridica a cui corrisponde un dovere di qualcun’altro allora la costituzione è inapplicata. Se fosse stata applicata d’altrocanto avremmo una situazione più estrema di un regime comunista (dovere pubblico di fornire un lavoro a chiunque ne faccia richiesta).
Quindi quando la fornero dice che il lavoro non è un diritto, credo si riferisca al senso stretto del termine, ed in questo senso io non vedo quest’affermazione affatto in contraddizione con la costituzione.
Sul tuo secondo commento, lasciamo isolo dire che sono 20 anni che si discute di riformare l’articolo 18 e sono 20anni che non è mail il momento opportuno per parlarne.
Maroni quando era ministro del welfare propose di fare una fase di sperimentazione potendo introdurre limitate deroghe per qualche tempo per studiare l’impatto dell’art 18 sulla crescita dimensionale delle imprese. Come al solito in questo paese (anzi potrebbe essere argomento di prox articolo) quando si propone di sperimentare la legislazione anche per ricostruire quel nesso di causalità tanto dibattuto, si fanno le barricate e tutto finisce in un nulla di fatto.
Io faccio una domanda in base al discorso Fornero (che il lavoro non è un diritto ma una libertà) quando finisce la libertà cosa facciamo? sempre che ci sia una libertà
Deve intervenire lo Stato, che va incaricato di assistere i cittadini dalla culla alla tomba.
Matteo R.:
>”deploro nella maniera più assoluta il ragionamento aberrante che se sei vittima della violenza altrui un po’ ne sei corresponsabile. Come dire che gli ebrei si dovrebbero interrogare su cosa abbiano fatto ai tedeschi ed i gay su cosa hanno fatto agli etero.”
Io non ho mai detto che ne siano corresponsabili. Mai, nè mai oserei affermarlo. Io ho detto che dovrebbero chiedersi *cosa* può portare tanto odio, perchè stanno facendo un atto politico che ha *anche* la conseguenza di scatenare quell’odio.
Questo visto che non si tratta di un odio razziale o pregiudiziale, ma di un odio schiettamente *politico*, e quindi il paragone con razzisti e omofobi non regge affatto. È un odio basato su un progetto politico, quindi su qualcosa che si *fa*, non su qualcosa che si *è*.
Il che non significa automaticamente “se ti odiano, allora sbagli”. Non direi mai una cosa simile. Magari Ichino non sbaglia affatto. Ma vorrei che ci si interrogasse un po’ più profondamente sulle origini di un disagio che riesce a emergere, alla fine, perfino con tanta brutalità, invece di buttarlo sotto il tappeto con “tanto sono dei poveri pazzi”. Saranno dei poveri pazzi, ma pazzi che hanno identificato un obiettivo chiaro e non banale, e per motivi non banali.
>”La proposta di inchino va ricordato non prevedeva nemmeno di toccare i diritti acquisiti come fa invece la riforma Fornero.”
Allora, nelle proposte di Ichino -almeno per quel che ne conosco, che magari non è molto- ci sono cose ottime e cose pessime. Il fatto che voglia estendere il diritto di reintegro nelle aziende sotto i 15 dipendenti è ottimo, per esempio. Così come il fatto che voglia eliminare le principali forme di precariato. Però poi butta tutto nel cesso quando introduce l’abominevole concetto di “flexicurity”, che significa in pratica distruggere le tutele che pensa di introdurre. Citando da una non autorevole ma chiara fonte (Wikipedia):
“I critici obiettano che con questa riforma diventa inconsistente l’applicazione della tutela reale contro i licenziamenti disciplinari, discriminatori, di rappresaglia, potendo il datore interrompere in ogni caso il rapporto di lavoro con una diversa motivazione economico-organizzativa, non opponibile davanti al giudice. Sarebbe illegittimo escludere a priori dai poteri di disamina della magistratura un ambito dei diritti soggettivi così importante come quello del lavoro (e dell’interruzione del rapporto di lavoro), e un soluzione banale e pretestuosa risolvere un battente di cause del lavoro arretrate con una semplice abrogazione delle leggi e dei diritti che ne sono la fonte. Si ottiene l’efficienza della “macchina giustizia”, al prezzo di un arretramento del diritto.”
Ecco cosa intendo per eliminare de facto ogni tutela.
>”Nei ragionamenti che leggo vedo solo ideologia. ”
E meno male! Ci vuole l’ideologia cazzo, ideologia non è una parolaccia. Ideologia significa avere una visione del mondo che si desidera. Anche perchè quella liberista non è un’ideologia meno utopistica e immaginifica di quella comunista ortodossa, o di qualsiasi altra.
>”lasciamo isolo dire che sono 20 anni che si discute di riformare l’articolo 18 e sono 20anni che non è mail il momento opportuno per parlarne.”
Forse perchè non è mai *davvero* il momento. È come se ti dicessero “vogliamo riformare la legge 194 sull’aborto”: ti pare ci debba essere un momento per ridiscuterla? Ti pare che sia il caso? No, santocielo, è un diritto che è stato acquisito e che è un pilastro di civiltà, guai chi lo tocca. Stessa cosa per l’art.18.
>”Maroni quando era ministro del welfare propose di fare una fase di sperimentazione potendo introdurre limitate deroghe per qualche tempo per studiare l’impatto dell’art 18 sulla crescita dimensionale delle imprese [...] quando si propone di sperimentare la legislazione anche per ricostruire quel nesso di causalità tanto dibattuto, si fanno le barricate e tutto finisce in un nulla di fatto.”
Eh, forse perchè significava sperimentare *sulla pelle della gente*. Si potrebbero fare tanti bellissimi esperimenti di biologia sugli esseri umani, ma -ti stupirà- ci sono motivi etici per non farli.
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Corrado:
>”Mi chiedo se sia valsa la pena di investire così tante risorse simboliche sulla riforma dell’art. 18: alla fine, per partorire il topolino (rispetto a quel che è stata la gestazione), si sono acuite le tensioni e il governo (e Fornero) è meno forte di prima. Non mi pare sia stato un capolavoro politico.”
Già. Per quanto generalmente detesti le conspiracy theories, e per quanto io tenda a credere al rasoio di Heinlein, mi pare un po’ inquietante che ci sia tanta pressione politica sui diritti dei lavoratori. Davvero, non c’è nient’altro da cui partire? Per esempio, era uscito qua un articolo su cosa serve perchè possa nascere un insieme di startup in Italia, a livello legale e fiscale ( http://www.imille.org/2012/06/cosa-blocca-la-crescita-delle-startup-italiane/ ) perchè non si parte da lì?
Matteo, già il fatto che si debba operare un’interpretazione del pensiero di Fornero dimostra che la lettera delle sue parole si prestavano all’ambiguità. E la lettera, senza l’interpretazione, è sì in contrasto con la Costituzione.
Io peraltro non sono sicuro che Fornero pensasse alla tipologia di Hohfeld, che in Italia sarà nota a quattro persone, comprese noi due
. Mi sembra piuttosto più plausibile che intendesse quel che ha detto nella precisazione successiva, a buoi scappati: che si riferiva al posto di lavoro e non al lavoro.
Prendo atto della precisazione, ma resta, a mio modo di vedere, questa inadeguatezza comunicativa di Fornero, che sembra sempre un po’ parlare come se fosse a un convegno accademico e non fosse invece un ministro. Le cui parole, inevitabilmente, finiscono per essere pietre.
Questo al di là del merito della questione, che, nella sua precisazione e/o nel tuo articolo di chiarimento, in buona sostanza condivido.
Renzino
E lo Stato chi è? E che risorse ha?
uqbal, se Lei ha intenzione di trascinarmi in una delle Sue solite discussioni parossistico-ideologiche, avverto che non funzionerà.
E’ piuttosto chiaro quello che chiedo, visto che tra l’altro è un pilastro della “flexicurity” e comunque di tutti quei Paesi che hanno le tanto decantate legislazioni del lavoro più favorevoli all’impresa.
Lo Stato è Lei e sono io, siamo Noi, tutti i cittadini che ci organizziamo collettivamente e diamo disposizioni ad un’Impresa Comune detta Amministrazione Pubblica di fare queste e quelle cose. In particolare, in questo caso, politiche del lavoro “attive” verso i non-occupati, sostegni e sussidi variamente assegnabili secondo le migliori tradizioni esistenti nel mondo, così come normative precise per i lavoratori, affinche il loro rapporto con l’impresa sia regolato e tutelato in modo sensato.
Lo Stato deve sempre disporre di mezzi ottimi e abbondanti per realizzare le proprie Politiche, e le Amministrazioni Pubbliche vanno ben organizzate per essere efficienti, economiche ed eque e rendere conto ai cittadini del loro operato.
“deve sempre disporre di mezzi ottimi e abbondanti”. Evviva!
Ricordo inoltre [per amor della precisione] che, essendo io contrario ai debiti sia pubblici che privati, non intendo che i mezzi ottimi ed abbondanti da assicurare alle Amministrazioni Pubbliche siano da reperire (ordinariamente) in eccesso rispetto alle potenzialità economiche del Paese. Ovviamente il ciclo economico è sempre più fluttuante e meno controllabile di un insieme di mandati di pagamento pubblici, quindi ci saranno fluttuazioni più o meno ampie, ma i mezzi devono adeguarsi alle possibilità.
1. dell’odio di cui Ichino é vittima, lui si interroga spesso, come potrebbe apprezzare chiunque leggesse quello che scrive prima di parlare a vanvera. Ricordo solo che ha più volte offerto di ritirare la sua querela di parte nel processo alle BR che hanno pianificato il suo assassinio se i brigasti accettassero di confrontarsi, anche privatamente con lui. Ovviamente non hanno mai accettato.
2. il concetto di flexicurity é così abominevole che ce l´hanno proprio quei paesi scandinavi a cui tutti guardano come esempio di stato sociale. Guardate agli abominevoli danesi. guardate a quanto degrada la società la flexicurity.
3. Sulla distinzione tra tutela reale (reale é un termine giuridico!) e tutela risarcitoria ho già scritto per i mille qui: http://www.imille.org/2012/04/art-18-forme-di-tutela-cosa-cambia-con-la-riforma/
Con la riforma Fornero la forma di tutela cambia e si uniforma a quella in vigore nella stragrande maggioranza dei paesi. Non cambia l’esistenza della tutela in se. Se questo sia un bene o un male é un altro paio di maniche (ovviamente é un bene) ma é importante dire prima di tutto che la tutela rimane e quindi affermazioni tipo “eliminare de facto ogni tutela” sono prive di senso.
4. Lei si tenga pure l´ideologia che qualcuno le ha venduto. qui a imille preferiamo ragionare di buone e cattive idee, volta per volta senza paraocchi.
5. sperimentare se quello che si ritiene essere migliore davvero funziona é eticamente proibito. Invece rimanere immobili perché ce lo dice la nostra ideologia é sacrosanto. Le dico una cosa, l’apprendista stregone che fa macelleria sulla pelle della gente é quello che vuole che tutto rimanga fermo o che tutto cambi sulla base dei propri pregiudizi non quello che pragmaticamente vuole verificare se le riforme introdotte funzionano davvero. Ma su questo argomento ci ritorneremo prossimamente.
PS per Corrado, diciamo che io ho interpretato la costituzione, non la Fornero
. cmq ti do ragione che visto il terreno estremanete minato, doveva procedere più accorta….
e vero lo stato siamo noi ma senza potere decisionale decidono sempre loro le nostre idee sono in contrasto con quelle poltrone dorate quante manovre finanziarie si potevano risolvere se noi popolo potevamo dire di più non giudicatemi male ma io sono sempre più convinto il cancro è sempre li
maggior parte della gente è alla canna del gas e non gli frega niente di tutte quelle belle parole per molti incomprensibili
caro Corrado hai detto bene che pochi Italiani conoscono la tipologia ( Hohfeld )
caro Matteo io condivido pienamente tutto quello che dici
ma gli Italiani vogliono un minimo di certezza, per la sicurezza loro e dei figli cercano trasparenza vogliono che l’esempio di saccrificio parta da quei signori al governo
buona giornata a tutti!!!!!!!!!!!!!
Matteo R.:
>”Ricordo solo che ha più volte offerto di ritirare la sua querela di parte nel processo alle BR che hanno pianificato il suo assassinio se i brigasti accettassero di confrontarsi, anche privatamente con lui. Ovviamente non hanno mai accettato. ”
Questo lo so benissimo, e gli fa onore. E non fa onore ai brigatisti (ovviamente) rifiutare il confronto. Anche se, beh, è difficile credere che tali personaggi possano agire in tal senso pubblicamente -i compagni li accuserebbero immediatamente di essere venduti al nemico. In questo senso, la proposta di Ichino è irrealizzabile, purtroppo.
Al resto rispondo dopo…
>il concetto di flexicurity é così abominevole che ce l´hanno proprio quei paesi scandinavi a cui tutti guardano come esempio di stato sociale. Guardate agli abominevoli danesi. guardate a quanto degrada la società la flexicurity.
Come ho già accennato, modelli come la flexicurity possono avere un qualche senso *se e solo se* esiste un’economia robusta e un mercato del lavoro assai ricco. Ovvero, devi garantire che il periodo di disoccupazione medio per lavoratore sia *insignificante*, altrimenti diventa un peso sullo stato non banale (cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-05/costi-flexicurity-europea-063834.shtml?uuid=AbcEUR2E ) (perchè ricordiamoci che il modello danese prevede anche forti garanzie economiche per i disoccupati -garanzie di cui nelle discussioni in corso mi pare si veda scarsa traccia) e di “security” non c’è traccia. In pratica garantisce l’occupazione solo se l’occupazione è già vicina al 100%. Come peraltro fa notare qui EUObserver: http://euobserver.com/7/114980
Senza contare che magari si riduce la disoccupazione, ma di *quale* lavoro si tratta? Di un lavoro che è eternamente precario, ansiogeno, pericolante. In cui non ci possono essere progetti di vita stabili e a lungo termine. Non possiamo solo pensare all’occupazione in sè, dobbiamo pensare a *quale* occupazione vogliamo.
Ho il sospetto che chi studia e propone questi modelli siano persone che pensano ad un mercato del lavoro di gente estremamente qualificata, che quindi può vivere pensando al fatto che “ci sarà sempre bisogno di me”. Buondio, io sono un ricercatore universitario (anche se ho lavorato nel privato per qualche tempo), ho vissuto in UK, so cosa vuol dire. Non ho praticamente mai avuto un lavoro stabile, e va bene così. Ma esiste un sacco di gente che non è iperqualificata e iperistruita: e che diamine, mica possiamo essere tutti professori.
>”ma é importante dire prima di tutto che la tutela rimane ”
Se leggi il tuo stesso articolo scopri che un bel po’ di forme di reintegro sono sostituite da un indennizzo decisamente basso. È vero che “non vi è nulla di riprovevole nel formulare un valore per l’indennizzo” -peccato che all’estero tale indennizzo sia spesso (non sempre, è vero) parecchio più alto.
>”Lei si tenga pure l´ideologia che qualcuno le ha venduto. qui a imille preferiamo ragionare di buone e cattive idee, volta per volta senza paraocchi.”
Il fatto è che le idee senza ideologia, nella politica, non esistono. Uno può illudersi che non sia così, ma è una pia e ingenua illusione. La maggioranza dei problemi politici ha più di una soluzione, e sceglierne una rispetto alle altre è questione ideologica.
Io non ho comprato nessuna ideologia prefabbricata (non sono comunista/anarchico/whatever), ma sicuramente ho una visione ideologica che mette in cima il benessere, l’uguaglianza, la libertà di espressione e la sicurezza economica e sociale del collettivo degli esseri umani, per esempio.
>”sperimentare se quello che si ritiene essere migliore davvero funziona é eticamente proibito. Invece rimanere immobili perché ce lo dice la nostra ideologia é sacrosanto.”
Sperimentare sarebbe meraviglioso (ehi, sono uno scienziato!) se non fosse che in questo caso significa farlo sulla *pelle altrui*. Quindi come minimo ci andrei cauto.
Vorrei precisare che, essendo Europeo, so bene che il concetto di flexicurity, adottato dall’UE e che io approvo in linea generale, deve poi incarnarsi a livello nazionale secondo le situazioni giuridiche e sociali esistenti “sul terreno”: per questo non possiamo adottarlo con forza coercitiva maggiore di quella attualmente in vigore.
Quindi anch’io ho sempre sospettato della faciloneria di chi banalmente voleva “abolire l’Art. 18″ – locuzione ideologica e senza reale vantaggio per il Paese e per i lavoratori.
Tuttavia ingenera confusione anche la mera locuzione “il lavoro è un diritto” ecc. ecc. per cui il lavoro di chiarimento ideale che ci sta davanti è sempre abbondante e faticoso.
Quello che vorrei capire davvero è perchè la cosiddetta “flexicurity” è così fondamentale. Sembra che sia un atto di fede.
Sono anch’io molto sorpreso di leggere commenti di tono così brutale, atipico qui sulle pagine di iMille.
Insomma, se anche tra i lettori di iMille sui temi del lavoro si raggiungono tali approcci ideologici, allora davvero l’Italia non è pronta nemmeno quel poco che speravamo.
Defcon, *tutti* gli approcci sono ideologici. Tutti.
Faccio notare che Pietro Ichino, con lo stile che lo contraddistingue, ha commentato l’articolo e sopratutto le posizioni di MS emerse nei commenti che flirtano con l’uso della violenza ed accusano Ichino di non porsi in posizione di dialogo con chi lo vuole morto. Trovate il suo articolo qui:
http://www.pietroichino.it/?p=22182
>”che flirtano con l’uso della violenza”
Matteo R., io non flirto con l’uso della violenza, e l’ho messo giù chiarissimo varie volte. La violenza non la voglio. Sei pregato di rettificare.
Le parole sono pietre. Lei ha scritto “visto che personaggi come Ichino divorano come un cancro la cultura di sinistra, allora posso (tongue-in-cheek! ho un penchant per il dark humour) anche invocare le BR, ebbene sì. Non nel senso che veramente vorrei tornare agli anni di piombo. Non lo dico nel senso letterale. Ma nel senso che persone come Ichino vanno *fermate*, e io vorrei venissero fermate democraticamente e legalmente. Ma se si perde ogni alternativa democratica allo status quo, e se la disoccupazione continua ad aumentare e i diritti a diminuire, cosa vi aspettate che accada? Qualcuno si incazzerà. E qualcuno si incazzerà un po’ troppo.”
Non mi risulta che in un commento successivo abbia ritrattato, si sia scusato, o abbia semplicemente detto che ha detto una sciocchezza in un momento di poca lucidità.
Gli altri ricami che ha voluto fare successivamente, allontanando il discorso dalla violenza dopo averla avvicinata sembrano un gioco ambiguo che, in altri contesti si chiama appunto flirt. Se vuole smettere di giocare e seriamente presentare le sue scuse ad Ichino siamo ovviamente disponibili ad ospitarle.
Nel frattempo, ho risposto qua al post di Ichino:
http://blog.devicerandom.org/2012/07/09/il-giorno-che-diventai-un-terrorista/?lang=it
>”Non mi risulta che in un commento successivo abbia ritrattato, si sia scusato, o abbia semplicemente detto che ha detto una sciocchezza in un momento di poca lucidità.”
Non vedo perchè avrei dovuto.
Se interpreti quelle parole come simpatizzare con la violenza ci sono due alternative: o non sai l’italiano, o sei in malafede.
Quanto a Ichino, vedi sopra, gli ho risposto sul mio blog.
QUANTE PAROLE i veri terroristi sono quelli che ci governano
Mentre le persone oneste, cioè quelle che lavorano ogni giorno, fanno fatica a sbarcare il lunario e arrivare a fine mese, i ladroni di regime si portano a casa uno stipendio mensile di oltre 46.000 euro! Se a questa cifra aggiungiamo la pensione, l’indennità di carica, il finanziamento ai partiti, ecc. le spese raggiungono e superano i 150.000 euro ogni mese! Soldi ovviamente che vengono prelevati direttamente dalle nostre già misere tasche.
Con uno stipendio simile (oltre 46.000 euro al mese, circa 90 milioni al mese) secondo voi gli possono interessare i problemi della povera gente?
Mediaticamente, destra e sinistra si scannano, ma la realtà è ben diversa: non esiste la destra e la sinistra perché appartengono TUTTI alla medesima associazione a delinquere di stampo criminogeno!
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Oltre 153.000 euro al mese per ciascun deputato
Per gentile concessione di Bruno Aprile, Vimercate (MI)
Dati estrapolati da http://www.camera.it
Indennità parlamentare 19.855.289
Indennità d’ufficio 809.415
Altre indennità 9.259
Rimborso spese di viaggio 2.013.228
Rimborso spese di soggiorno 5.450.175
Rimborso spese segreteria e rappresentanza 8.835.979
TOTALE 36.993.345
Inoltre:
Telefonia mobile (cellulari) 126.984
Alimentari 396.334
Biancheria 3.552
Carburanti e lubrificanti 20.402
Combustibili 39.683
Prodotti igienici, farmaci e sanità 26.456
Altri servizi 529.101
Stoviglie e vestiario 29.101
Altri beni di consumo 39.683
Trasporti aerei 1.124.339
Pedaggi autostradali 284.392
Contributi fondo solidarietà deputati 1.322.751
Stampa pubblicazioni 119.048
Assicurazioni sulla vita ed infortunio 357.143
Assicurazione R.C. 55.556
Assicurazione R.C.A. 6.614
Noleggi 892.857
Parcheggi 129.630
Ristorazione 357.143
Accertamenti diagnostici 1.323
Spese di rappresentanza 25.026
Trasporti ferroviari 456.349
Contributi per il funzionamento del gruppi 2.685.185
Spese postali 308.201
TOTALE 9.516.853
Per non parlare di:
Tribuna d’onore negli stadi gratis
Tessera del cinema gratis
Tessera teatro gratis
Tessera autobus/metropolitana gratis
Francobolli gratis
Viaggi aereo nazionali gratis
Viaggi treno carrozza letto gratis
Circolazione autostrade gratis
Corso lingua straniera gratis
Piscine e palestre gratis
Vagone rappresentanza delle FS gratis
Aereo di stato gratis
Uso di prefetture ed ambasciate gratis
Cliniche gratis
Rimborso spese mediche gratis
Assicurazione infortuni gratis
Assicurazione in caso di morte gratis
Auto blu con autista gratis
Giornali gratis
Ristorante gratis
Totale complessivo = 46.510.198 al mese per ciascun deputato, cui vanno aggiunti:
- Pensione mensile (diritto che acquisiscono dopo 35 mesi in parlamento, mentre obbligano i cittadini a 35 anni): da 4.762.669 fino a oltre 15.000.000
- Indennità di carica: da 650.000 a 12.500.000
- Finanziamento ai partiti (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti e relativo referendum): 1.414.000.000 al giorno
- Rimborso spese elettorali: 200.000.000
- Rimborso annuale se fondano un giornale: 50.000.000
- Auto blu e scorta 24-ore-su-24 vita-natural-durante per chi è stato presidente della Camera (anche se non si occupa più di politica, come ad es. la sig.ra Pivetti)
Risultato:
- Ogni deputato costa la faraonica cifra di 297.000.000 al mese (circa 153.388 euro), cioè intorno ai 9.900.000 al giorno, ossia 413.000 all’ora
- La sola camera dei deputati costa al cittadino 4.289.968 al minuto
- Sono finora costati 2.245 miliardi (in base a quanto hanno dichiarato)
E NOI PAGHIAMO