di Alan Marazzi.
La battaglia nel mondo degli aiuti ai paesi in via di sviluppo è da sempre combattuta fra “idealisti” e “realisti”: i primi sostengono che gli aiuti debbano arrivare direttamente alle popolazioni in difficoltà, i secondi preferiscono fare riferimento a PIL pro capite, investimenti esteri e livello di sviluppo di questi paesi in generale, senza focalizzarsi direttamente sui più poveri. “Narrowing the Gap to meet the Goals”, studio di UNICEF, dimostra che gli interessi di questi due gruppi sono in realtà coincidenti e complementari. La strada verso il raggiungimento dei Millennium Development Goals entro il 2015 è sempre più dissestata e sembra essersi affermata l’opinione che aiutare gli ultimi, soprattutto dal punto di vista umanitario, non sia “cost-effective”. Lo studio ha preso in considerazione 15 paesi con livelli differenti di disuguaglianza e di benessere economico e si sono analizzate varie strategie d’azione focalizzate sull’aiuto diretto alle popolazioni più povere. Questo approccio equity-focused va dall’abbattimento delle barriere che ostacolano l’accesso alle cure sanitarie, anche laddove siano già assicurate, al potenziamento di strutture selezionate e poste in posizioni strategiche.
UNICEF ha anche introdotto, con questo studio, una nuova strategia di intervento chiamata task shifting che consiste nell’addestramento sanitario di base al di fuori delle strutture sanitarie, e un’informazione corretta volta all’efficientamento delle richieste di aiuto sanitario e alla creazione di una cultura che pratichi una condotta di vita più salutare. Ovviamente si parla di informazioni di base, come alimentazione e utilizzo corretto degli antisettici, che salvano molte più vite ogni anno dei nostri ospedali, per non parlare del riconoscimento dei sintomi spesso sottostimati o al contrario esagerati.
Una fotografia della situazione odierna presa da 26 paesi ci mostra che il tasso di mortalità infantile dei bambini sotto i 5 anni è diminuito del 10% dal 1990 ad oggi, ma in 18 di queste comunità il tasso di mortalità fra il quinto di popolazione più ricco e quello più povero è rimasto invariato o è cresciuto. Ancora meno della metà dei neonati più poveri riceve cure prenatali, hanno tre volte in più la possibilità di essere sottopeso e il tasso di mortalità infantile è doppio rispetto ai benestanti.
Aiutare a cancellare queste ingiustizie è sempre stato presentato come un principio giusto, ma poco efficiente in termini economici classici. Gli ultimi 15 anni, però, ci hanno mostrato che la sola crescita economica non necessariamente aiuta i più poveri. Ad esempio in India, uno dei paesi con la maggiore crescita degli ultimi 20 anni, il 42% dei bambini sotto i 5 anni è malnutrito e il 59% soffre di rachitismo. La causa di queste cifre è l’allocazione delle risorse, che non è mai ottimale, e lo studio svela quello che potrebbe sembrare l’uovo di Colombo: un investimento di 1 milione di $ mirato a progetti equi salva più vite di un investimento della stessa entità non specifico.

Ai più questa potrebbe sembrare un’ovvietà, ma così non è. Il martellamento dei “realisti” è stato talmente forte e continuo da far intraprendere il percorso degli investimenti non specifici nella maggior parte dei casi. Lo studio dell’UNICEF ci mostra che se continuassimo ad agire con le politiche odierne gli MDGs sarebbero irraggiungibili.

Questi investimenti mirati hanno anche effetti sulla crescita economica dei paesi in questione, poiché un’aspettativa di vita e un accesso assicurato ai beni primari di consumo permettono anche ai più poveri di accedere all’istruzione e di poter avere successo nello studio. Uno studio del FMI dimostra che un calo del 10% in disuguaglianza accresce il periodo atteso di crescita economica del 50%. Questo vale per tutti, non solo per i paesi in via di sviluppo.
Oltre ad una maggiore e più robusta crescita economica, un approccio equo contribuisce alla stabilizzazione di un paese, rafforzandone la coesione sociale e quindi di riflesso le istituzioni. Non solo, Brasile e Indonesia, con programmi ad hoc d’aiuto ai più bisognosi, hanno evitato il grosso della crisi proprio grazie al mantenimento della domanda di beni e servizi fra i più svantaggiati.
Che gli aiuti stiano funzionando ce lo dimostrano i numeri di questi ultimi 12 anni soprattutto nell’Africa sub-sahariana, dove l’aspettativa di vita sta tornando a crescere successivamente ad un netto calo negli anni ’90 dovuto alla diffusione dell’AIDS. I progetti di distribuzione di profilattici, di corretta informazione e di reti di protezione antimalarica sembrano funzionare. I bambini morti di malaria sono scesi da un milione nel 2004 a 700.000, ma per la verità queste cifre potrebbero essere drogate da un sensibile calo nella popolazione della zanzara anofele, che negli ultimi anni è calata del 99%. Ancora non sappiamo se la riduzione sia dovuta alla mano dell’uomo, tramite l’utilizzo di pesticidi e di reti di sicurezza, o al calo drastico delle precipitazioni a cavallo fra gli anni ’90 e 2000.

L’importante è ricordarsi che gli MDGs non sono un punto di arrivo, ma un semplice obiettivo di passaggio, poiché se andiamo a vederli nel dettaglio non mirano alla cancellazione completa di fame, povertà, accesso alla sanità, all’acqua, ecc., ma alla loro riduzione. È stato calcolato che aumentando gli aiuti di 10-15 $ a persona nei paesi più ricchi, raggiungendo così un totale di 40 miliardi di $ all’anno, sarebbe più che sufficiente non solo per raggiungere gli MDGs, ma per avviarsi alla eradicazione totale della povertà nel Mondo.
Queste informazioni possono essere vitali sia per i paesi in via di sviluppo, sia per le economie occidentali, dove la forbice fra più ricchi e più poveri si sta allargando sempre di più. Il problema è che, con l’occidente in sofferenza economica e i BRICS che ancora non hanno la capacità e la volontà di assumersi queste responsabilità, il raggiungimento degli MDGs si fa sempre meno probabile e sarebbe veramente vergognoso sia per gli opulenti occidentali, sia per le economie emergenti, ormai già emerse, non riuscire a ridurre drasticamente fame e mortalità infantile. La vergogna sarebbe non riuscire a ridurre queste piaghe in un momento di ricchezza globale in espansione, nonostante la crisi, e in concomitanza di uno dei punti più alti mai raggiunti dal PIL globale.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti




