Bocciati in prima elementare? No, grazie

di Emanuele Contu.

"Fairview blackboard" by Audra B

Grazie anche ad alcune uscite sgangherate in casa Pd, ha fatto gran rumore il caso dei cinque bambini di prima elementare bocciati in quel di Pontremoli. Nessuna voglia di entrare nel caso specifico, ma qualche domanda sulla bocciatura in sé e per sé, soprattutto nella cosiddetta scuola dell’obbligo, possiamo pur farcela.

Diciamolo subito: un governo minimamente riformista dovrebbe abolire le bocciature (come ha di recente dichiarato anche la responsabile scuola del Partito Democratico, Francesca Puglisi). Le ragioni sono molteplici, e non hanno niente a che fare con un malinteso egualitarismo buonista, ma con un semplice dato di fatto: bocciare costa tanto e non serve a nulla.

Nella scuola statale, ogni bocciatura costa alle casse pubbliche circa settemila euro. È questa infatti la spesa, approssimativa, sostenuta dalla collettività per un anno di istruzione di un singolo alunno. Potrebbe essere una spesa ragionevole se, ad esempio, il ripetere un anno di scuola mettesse al riparo dal rischio dispersione scolastica, una mannaia che cala attualmente sul capo del 18,8 per cento degli studenti superiori italiani e, secondo la fondazione Agnelli, costa alla collettività un mancato incremento di un milione e trecentomila posti di lavoro e del 4% del prodotto interno lordo. I dati ci dicono però che le probabilità di dispersione scolastica non diminuiscono affatto dopo una bocciatura: al contrario, i bocciati sono più esposti al rischio di perdersi per strada. Segno che la ripetenza non è di per sé un sistema efficace per rafforzare la preparazione di un alunno.

Se è vero che non produce miglioramenti rilevanti nell’andamento scolastico degli alunni, la bocciatura non è comportamento virtuoso: piuttosto, nel migliore dei casi, l’ammissione di un fallimento; nel peggiore, un esercizio di potere più o meno selettivo o, addirittura, vendicativo che poco ha a che fare con i compiti educativi e sociali degli insegnanti.

Un governo riformista dovrebbe cancellare la bocciatura anche perché produce un paradosso inaccettabile nella distribuzione delle risorse alle scuole. Chi per lavoro ha modo di girare un po’ di istituti scolastici sa che le percentuali di non ammessi sono estremamente variabili: nel caso della secondaria di primo grado, ad esempio, si va da scuole che praticamente non bocciano a scuole che si attestano costantemente attorno al venti per cento di ripetenze. Il paradosso cui si faceva riferimento è allora questo: le scuole che bocciano di più costano di più allo Stato perché, con il loro comportamento poco virtuoso, producono aumenti di spesa rilevanti cui non corrispondono risultati migliori sul piano della dispersione scolastica. Le scuole che bocciano di meno, invece, sono penalizzate nei finanziamenti nonostante il loro comportamento garantisca minori spese alle casse pubbliche e sia, spesso, il risultato di un impegno rilevante nella costruzione di percorsi di recupero per gli alunni in difficoltà.

La bocciatura costa quindi alla collettività risorse ingenti, bruciate senza raggiungere alcuna finalità positiva, e che potrebbero essere meglio destinate all’arricchimento dell’offerta formativa, investendo proprio nell’accompagnamento e nel recupero degli alunni in difficoltà, come pure nella valorizzazione dei talenti. Una logica virtuosa ed equa allo stesso tempo (e anche meritocratica, se è vero che merito ed equità non possono essere disgiunti). Ma che imporrebbe alle scuole cambiamenti profondi di paradigmi organizzativi e, prima ancora, mentali.

Un governo riformista dovrebbe avere la forza per avviare questo cambiamento, destinando alle scuole le risorse risparmiate in misura della capacità di ogni autonomia scolastica di creare percorsi di recupero, sviluppare attività a classi aperte e per gruppi di livello (andando anche oltre la classica organizzazione per classi di età), inserire in maniera stabile figure professionali adeguate quali pedagogisti, psicologi e educatori. Ne verrebbe una scuola più giusta, più efficiente e, probabilmente, anche più economica.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti