Tagli: TG 3 e scuola

di Marco Campione.

"Scuola di Barbiana" di pracucci

Cosa c’entrano Bianca Berlinguer e il TG3 con i tagli alla scuola? Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, lo capirete. Ma andiamo con ordine. Non sono mai stato tenero con il TG3 e ultimamente mi piace ancor di meno, ma questa volta la Direttrice ha ragione a lamentarsi.

In cifre assolute le hanno tagliato il budget per un importo che è il doppio del TG2 e quattro volte il TG1; in percentuale sul budget la sproporzione è ancora maggiore. Ma la mia solidarietà non riguarda tanto la disparità di trattamento con le altre testate. O meglio, non esattamente. Se la disparità di trattamento fosse giustificata come scelta aziendale sarebbe un bel segnale di quel cambio di passo necessario in RAI e in tutto l’apparato più o meno statale. Il Direttore Generale e il Consiglio d’Amministrazione fanno delle scelte (scelte insindacabili: aziendali, appunto) e vengono giudicati per i risultati che producono.

Quello che ha colpito la mia attenzione e che mi porterà a parlare di scuola è però la giustificazione che i vertici aziendali avrebbero dato alla giornalista, che Berlinguer descrive così in un’intervista al Corriere di oggi:

La prima spiegazione arrivata dall’azienda mi sembra incredibile: l’anno scorso siamo riusciti a risparmiare 450 mila euro e così siamo ritenuti in grado di sopportare ulteriori tagli.

Si sono ben guardati dal richiamarsi alla insindacabilità di cui sopra perché evidentemente quel modo di ragionare non appartiene loro. Quello dimostrato dalla RAI è infatti l’approccio tipico della nostra pubblica amministrazione: non taglio dove ci sono sprechi, ma penalizzo chi si è dimostrato capace di produrre minori spese, maggiore efficienza, maggiore efficacia. Oppure taglio a tutti nello stesso modo. Che sia un problema culturale lo dimostra anche il fatto che ci casca pure Bianca Berlinguer rispondendo alla domanda “cosa si aspetta dall’azienda?”

Che riveda le sue posizioni. Che operi i dovuti tagli ma equamente, con un criterio uguale per tutti.

Tagli uguali per tutti: eccolo qui il tarlo italiano. E lo abbiamo visto tante volte anche nella scuola. Il punto principale di attacco a Tremonti e Gelmini da parte mia è sempre stato questo: no a tagli lineari, ma se si deve colpire, farlo dove si può. Un esempio? Scuola Primaria (le cosiddette elementari) pre Gelmini: scuole che ricevevano risorse per fare 30 ore di lezione ma l’orario era di 24 perché non si riusciva a garantire la mensa, ma anche scuole dove facevano un vero tempo prolungato (il modulo: 30 ore, 3 insegnanti per 2 classi) o il Tempo Pieno (40 ore, 2 insegnanti per classe).

Invece di togliere ai primi e non ai secondi e terzi, pagando il prezzo politico del discernimento, si è scelto di tagliare nello stesso modo a tutti. Perché più comodo? Perché si è sempre fatto così? Perché è più facile? Poco importa, quel che importa è che è avvenuto di nuovo così. Con conseguenze surreali perché per garantire – dopo i tagli – 40 ore di tempo scuola si è dovuto ricorrere ai salti mortali, il tristemente noto “spezzatino”. Mio figlio ad esempio vede sei maestre ogni settimana; e per fortuna – si fa per dire – che quella di alternativa è la stessa che fa un pezzo di attività curriculare, altrimenti sarebbero sette.

Non fraintendetemi: non è colpa degli studenti se il Comune o lo Stato non riescono a garantire luoghi idonei per mangiare o un servizio mensa, ma delle ore in più hanno goduto soprattutto i docenti (che hanno potuto fare lezione con un collega a fianco fino a 8-10 ore a settimana, che non hanno dovuto chiedere il trasferimento o altro), non gli studenti o la qualità degli esiti di apprendimento. Non sarebbero stati tagli indolori (come non lo sono stati quelli lineari del triennio gelminiano), ma per lo meno sarebbero stati con una loro coerenza interna. E in alcuni casi avrebbero prodotto una corsa a migliorare le cose: qualche Comune avrebbe improvvisamente trovato risorse per costruire la mensa e indire una gara per erogare i pasti ai bambini. Non lo hanno fatto per i bambini, ma per le maestre a rischio del posto si sarebbero ingegnati. Triste a dirsi, ma è così.

Questo per il passato. Ma ce n’è anche per il presente e il futuro. Prendiamo il dimensionamento. Si è introdotta una norma che prevede una media di 1000 alunni per ogni autonomia scolastica del primo ciclo (“elementari” e “medie”). Siccome lo Stato conosce i suoi polli, ha detto che i dirigenti scolastici (DS) e amministrativi (DSGA) verranno assegnati alle regioni tenendo comunque conto di quel vincolo. Pure nelle regioni dove il dimensionamento non è stato ultimato. Hai 900.000 studenti? Ti saranno assegnati 900 DS e 900 DSGA. Non uno di più.

Com’era prevedibile, alcune regioni hanno fatto i compiti, altre meno. Le seconde in teoria avranno meno DS e DSGA di quante sono le autonomie rimaste in piedi (in teoria, perché voglio proprio vedere se andrà così). Ma qui sono le prime che ci interessano, quelle più efficienti. La Lombardia ad esempio avrebbe “diritto” a 896 dirigenti, questo l’obiettivo che le è stato dato dal MIUR, e invece già oggi le autonomie sono 865 e restano altre 150 scuole che saranno interessate dal dimensionamento il prossimo anno. Verosimilmente altre 70-80 autonomie scompariranno, portando così il “risparmio” a circa 100 DS e 100 DSGA in più di quanto richiesto.

Una Amministrazione capace di incentivare i comportamenti virtuosi assegnerebbe comunque quei 200 dirigenti (ovvero le risorse economiche equivaleti) alla Lombardia, consentendo all’Ufficio Scolastico di ricorrere ad un minor numero di reggenze (dirigenti che dirigono due o più Autonomie contemporaneamente) oppure “convertirle” in docenti o altro ancora. In questo modo il virtuoso sarebbe premiato. Invece il MIUR si comporta con la Lombardia come Lorenza Lei si è comportata con Bianca Berlinguer: sei stata capace di risparmiare? Allora con te posso essere più cattivo che con altri che – poverini – proprio non riescono a risparmiare.

Chissà se Bianca Berlinguer, ora che ha provato sulla propria pelle un atteggiamento analogo, potrà capire meglio di cosa avrebbe bisogno la scuola italiana. E cosa bisognerebbe fare per cambiare veramente le cose (non solo nella scuola): archiviare l’approccio “sei bravo a incassare, allora ti picchio più forte” e introdurre quello della responsabilizzazione.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti