di Cristian Sacchetti.

Il municipio di Londra (a destra) con Tower Bridge sullo sfondo (© 2007-2011 LondonEditions.com)
Giovedì 3 Maggio è giorno di elezione nella capitale britannica. Si vota per il sindaco e tutta l’assembla metropolitana di Londra, la Greater London Authority (GLA).
I media inglesi hanno seguito la campagna elettorale con maniacale attenzione, non solo perché si tratta dell’elezione del sindaco della capitale e di una delle città più importanti al mondo ma soprattutto per il fatto che queste elezioni avranno una grande risonanza a livello nazionale. Sono infatti elezioni che possono mutare l’equilibrio interno dei maggiori partiti britannici.
I RIVALI – La battaglia in campagna elettorale è stata scoppiettante. Accuse, frasi forti, critiche interne nei partiti, accuse lanciate ai media da parte dei partiti minori ed addirittura lo scontro fisico tra candidati. Insomma una campagna elettorale che ha eccitato i media d’oltre Manica. I candidati dei tre maggiori partiti britannici sono gli stessi del 2008. Il sindaco uscente del partito Conservatore Johnson, l’ex sindaco laburista Livingstone e Brian Paddick per i Liberal Democratici.
Presenti quest’anno come pure nel 2008 candidati per il British National Party (BNP), partito di estrema destra e non ben visto della maggior parte del popolo, i Verdi, una candidata Indipendente e uno per il United Kingdom Independence Party (UKIP), un partito pro-Britannia e contro l’Unione Europea.
Una gara con sette contendenti che ambiscono alla fascia di sindaco più importante dello stato. Una sfida che però si può ridurre tranquillamente a due o tre contendenti. Infatti chi veramente si gioca la battaglia sono i tre dei maggiori partiti britannici, il laburista, il conservatore e il liberal. Paddick, dei Liberal Democratici, è in realtà il terzo incomodo, quello che non ha grandi possibilità di vittoria nella gara a tre ma che potrebbe essere la sorpresa del giorno. Un’altra sorpresa potrebbe essere la candidata indipendente Siobhan, che, nonostante non abbia l’appoggio di un partito, ha il sostegno di un considerevole numero di VIPs che via Twitter e Facebook hanno incitato i Londinesi a votare per lei. Le sue chance sono minime ma potrebbe imporsi come terza candidata per numero di voti.
Gli altri tre, BNP, UKIP e Verdi non hanno una minima possibilità, c’è solo la certezza che la candidata dei Verdi, Jenny Jones, riconfermi il suo posto in assemblea, che mantiene dal 2000.

(da sinistra a destra) Ken Livingstone, Boris Johnson e Brian Paddick ad un dibattito pubblico. (C) First News.
IMPATTO NAZIONALE – Se queste elezioni sono decisive per il futuro della capitale, visto il momento di crisi che sta attraversando Londra, ciò non è neanche paragonabile con l’importanza che il voto ha a livello nazionale e, specialmente, all’interno dei partiti stessi. Per i Laboristi questa elezione ha già creato danni nel partito. Ed Miliband, nuovo segretario dei Labour, aveva lanciato una campagna di rinnovamento post-Blair. La decisione di candidare Livingstone, già due volte sindaco negli ultimi dieci anni, è apparsa come una mossa contradditoria alla sua idea di rinnovamento e ha già messo dubbi sulla sua leadership. Inoltre il partito si è spaccato in due sulla candidatura dell’ex sindaco, portando illustri senatori, come Lord Desai, a criticare apertamente la decisione ed addirittura a boicottare Livingstone. Per i conservatori la situazione non è critica ma neanche si vive tranquillamente. Johnson, sindaco uscente, è stato appoggiato in maniera decisa dal primo ministro Cameron e da tutto il partito. Se però il conservatore perdesse il voto, i risultati sarebbero disastrosi a livello nazionale. Ad una sconfitta a Londra solitamente ne seguono altre nelle maggiori città ed in Scozia, dove c’è aria di indipendenza ed i conservatori non voglio concedere più potere allo Scottish National Party (SNP) di quello che già possiede nelle Highlands.
Una vittoria invece spingerebbe Johnson a candidarsi segretario del partito e futuro candidato per la poltrona di primo ministro. Le voci di un possibile premier Johnson già giravano da mesi all’interno del partito e Cameron è consapevole che tra qualche anno potrebbe trovarsi a sfidare Johnson, suo ex-compagno universitario, per la leadership del partito. Insomma, qualsiasi sia il risultato dei conservatori, Cameron trema e fa buon viso a cattivo gioco. Per i Liberari la storia è semplice. Terzo partito Britannico da sempre, è andato alla maggioranza per la prima volta con questo governo di coalizione. Una coalizione traballante quella con Cameron, ma che è rimasta in piedi fino ad oggi. Una coalizione dove i “piccoli” liberali si sono trovati a fare la parte dei “grandi” per il fatto che i loro voti tengono in vita il governo. Una vittoria di Paddick sul Tamigi rafforzerebbe la loro posizione all’interno del governo, diventando sempre più influenti e costringendo Cameron ad attuare alcune delle idee liberal democratiche.
Per gli altri partiti è una gara a chi prende più voti e chi può diventare più influente nel consiglio dalla GLA. Solo il BNP si gioca qualcosa di più. Partito di estrema destra, denominato “fascista” dalla maggior parte dei Britannici, è riuscito a vincere negli ultimi anni qualche supporter e ad ottenere qualche vittoria influente. Con lo 0.7% è l’ottavo partito Britannico ma è riuscito a far eleggere, nel periodo 2005-2009, 84 consiglieri comunali, un rappresentante nella GLA e due membri al parlamento europeo. Anche se attualmente è in fase di crisi, una buon risultato del loro candidato, Carlos Cortiglia, potrebbe confermare che il successo del BNP non era solo una casualità e che la destra estrema sta guadagnando consensi tra i bianchi del Regno Unito.
La battaglia per diventare Mayor è solo l’atto primo della lotta per il prossimo parlamento. Comunque vada le scosse di terremoto si faranno sentire in tutto il paese. A Westminster c’è già chi trema.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




Oggi e’ giorno di elezioni amministrative nel Regno Unito e non solo a Londra. Brian Paddick e Siobahn Benita (Siobahn e’ il nome non il cognome) hanno scarsissime probabilita’ di vincere a Londra. I senatori nel Regno Unito non eistono. E il partito liberale neanche (e’ eistito da meta’ 800 al 1989 – e ha governato per un bel po di tempo). E’ il partito liberal-democratico che e’ nel governo per la prima volta. I conservatori in Scozia sono spariti dai tempi della Thatcher e agli scozzesi del sindaco di Londra gliene importa porprio poco. E visto che le elezioni amministrative sono oggi anche nel resto del paese i risultati di Londra non possono influire sulle altre citta’ (che nella maggior parte dei casi non hanno un sindaco)
Osservazioni stupide Paolo, con tono spocchioso. E’ ovvio che il nome senatori e’ solo per avvicinare al caso italiano, tant’e’ che li chiama Lord una parola dopo. I liberal-democratici sono chiamati cosi’ per tutto l’articolo. Il resto sono tue considerazioni arbitrarie quanto quelle sue
Oltretutto c’e’ scritto dall’inizio che sono due i candidati con qualche possibilita’ di vittoria. Forse e’ meglio che vai a fare il maestrino altrove, di Londra non te ne intendi
Caro Paolo, grazie per il commento. Mi permetto di dire però che le tue critiche sono senza base e si può notare che di politica Britannica non te ne intendi troppo (giustamente, perché penso tu viva in Italia).
C’è una sola cosa su cui hai ragione, sul fatto che ho mischiato il nome con il cognome dalla candidata indipendente.
Per il resto come sipega Roberto, Lord può essere tradotto come senatore, e per certo so che i senatori veri e propi non esistono in UK…
Poi, nonstante il partito si chiami Liberal Democrats, vengono sempre chiamati Liberal e nell’articolo era sottointeso che quando ho detto “è andato alla maggioranza per la prima volta con questo governo di coalizione” era sottointeso Liberal Democrats e nn i Liberal di inizio secolo. ” Terzo partito Britannico da sempre” è pure corretto visto che sia come Liberal che come Lib Dem, tranne durante il periodo in potere, si sono sempre stabiliti al terzo posto propio dietro ai Labour e ai Tories.
Tutti i comuni hanno sindaco, il Lord Mayor, carica celebrativa. Dal 2000, molti comuni hanno trasformato questo carica da celebrativa a eletta direttamente dal popolo. Cmq chi ancora ha il Lord Mayor elegge il consiglio.
I Tories ci sono eccome in Scozia però non hanno alcun vero sostegno da quasi vent’anni, e il fatto che possano aver più influenza nella Scozia potrebbe fermare il referendum di indipendenza.
Ti consiglio caro Paolo, prima di criticare aspramenta di farti delle letture di base sull’argomento che decidi di criticare in modo tale da evitare brutte figure.
Distinti saluti
Ah, spadavekkia è il nomigniolo dell’autore, Cristian Sacchetti
Roberto, la ringrazio che le sia piaciuto l’articolo. Dalla difesa che lei ha preso nei miei confronti si capisce che l’articolo l’ha letto con attenzione. Grazie
Gli inglesi non sono come noi, non si pongono nessun tipo di problema, risolvono tutto civilmente come al solito!!