di Gloria Gennaro.
Le memorie di un uomo o di una donna che hanno segnato a loro modo la storia non sono mai oggettive quanto un redattore, interessato alla valenza sociale dell’operato e non alla cronaca scandalistica, vorrebbe. Ciò è tanto più vero se il redattore in questione ha beneficiato in prima persona dell’opera di cui vuole scrivere. Ad un mese dalla scomparsa di Richard Descoings, direttore controverso di SciencesPo Paris, una delle più prestigiose università europee, ripercorriamo assieme le riforme che hanno scosso la Francia partendo dal punto nevralgico della creazione delle sue élites.
Nome noto agli addetti ai lavori, ma sconosciuto ai più, quello del direttore e della sua università. Per questo motivo questo articolo non alimenterà la già fornita schiera di uscite editoriali sulla morte improvvisa, né tantomeno sulla sua chiacchierata vita privata. Bensì questo spazio si propone di rendere note le riforme coraggiose, e per questo osteggiate, nel corso del suo lungo incarico durato 16 anni. Occorre prima di tutto mettere in chiaro come SciencesPo, grande école, istituto pubblico specializzato nello studio delle scienze politiche e incubatore di gran parte della classe politica e dirigente francese, sia prima di tutto un luogo ambito di distinzione sociale. Una distinzione che si basa sul merito, sancito da un competitivo e temutissimo concorso d’ingresso, ideale garanzia di prestigio sociale una volta superato, nonché avviamento ad un promettente futuro professionale.
Descoings si accorge tuttavia dell’esistenza di quella che uno dei più grandi sociologi francesi, Pierre Bourdieu, certo a lui noto, chiamava “riproduzione sociale delle élites”. Chi erano infatti questi brillanti e promettenti studenti di SciencesPo? Per poter accedere al prestigioso istituto francese la via maestra è rappresentata dal concorso, prova assai temuta che consiste in due dissertazioni su questioni di attualità e storia ed una prova di lingua straniera, il tutto soppesato con il voto di maturità. Un sistema altamente competitivo nel quale gli studenti dei migliori licei di Saint Germain avevano ed hanno tuttora la meglio. La competizione fra coloro che hanno goduto di un sistema scolastico volto alla preparazione ai concorsi pubblici e gli studenti delle famose ZEP è una competizione quasi senza speranze. Inoltre, questi stessi liceali non potevano che essere i figli delle più importanti élites parigine, residenti dentro le mura.
Ecco dunque la riproduzione sociale delle élites. La trasmissione di padre in figlio non avviene solamente per il capitale economico, bensì si riproduce sull’asse del capitale culturale e, soprattutto, sociale. L’abilità di stare in società, di comprendere i codici ed i sottintesi di una classe, le richieste di un concorso che più di ogni altro premia la forma e la dissertazione elegante, premia i modi assieme al contenuto, segnano il passo di chi viene ammesso a Science Po.
Per molti anni questo fatidico concorso è rimasto il solo modo per poter accedere all’università parigina. Finché il giovane Descoings, direttore dell’istituto da cinque anni, non decise di puntare l’attenzione generale a quel un terzo di giovani francesi “di cui non si parla mai” (Richard Descoings in un’intervista a SciencesPoTv.fr), gli studenti delle cosiddette ZEP, le zone di educazione prioritaria. Zone dalle particolari difficoltà sociali, sacche di povertà e malcontento che per anni hanno raccolto l’ingente immigrazione magrebina in Francia. Ma non solo. Giovani francesi a tutti gli effetti che per ragioni di residenza non hanno accesso ai prestigiosi licei del centro parigino. Nasce da questa consapevolezza la necessità di aprire vie alternative. E sono quindi due riforme successive e per molti versi complementari che rendono Descoings bersaglio delle critiche più acute, sia da destra che da sinistra, e lo pongono al centro dell’attenzione pubblica.
Nel 2001 le prime convenzioni con i licei situati in zone di educazione prioritaria. L’accesso a SciencesPo avviene secondo un canale alternativo, che dispensa gli studenti in questione dal classico concorso, sostituendolo con un colloquio effettuato presso il liceo stesso. Un colloquio certo non meno selettivo che apre tuttavia le porte della grande école a studenti considerati da sempre di seconda categoria. I primi tratti magrebini, la pelle scura, gli occhi dal taglio arabo e piena appartenenza francese si intravedono fra i corridoi e nella péniche (atrio di SciencesPo e centro della vita studentesca). E i nuovi studenti si dimostrano presto all’altezza della sfida.
Iniziano quindi le contestazioni che portano il progetto sull’orlo del fallimento per ben due volte, senza tuttavia mai riuscirci. Nel frattempo le convenzioni aumentano e gli studenti che ne fanno uso sono sempre più numerosi. Ecco dunque che alle soglie del 2005 giunge la seconda grande “riforma Descoings”, l’aumento delle tasse di iscrizione. Un aumento che porta il tetto massimo a 5150 euro l’anno per le famiglie più abbienti. La forte progressività delle tasse di iscrizione tuttavia fa sì che la riforma ricada essenzialmente sul 2% di studenti che hanno i più alti redditi. Nondimeno la contestazione è forte da parte dei sindacati degli studenti sia di destra che di sinistra. Altrettanto forte è comunque il sostegno che Descoings riceve da molti dei suoi studenti, che, grazie alla riforma, hanno potuto godere finalmente di borse di studio ingenti, a sostegno dei redditi più bassi.
Come trasformare il decantato principio di uguaglianza in fatto concreto, garantendo non solo l’accesso, ma anche la possibilità reale di sostenere degli studi ambiziosi. Gli scandali causati dalle riforme vengono poi rilanciati dalla diffusione del guadagno di Descoings, al cui stipendio mensile già di per sé molto elevato si aggiungono una serie di benefit materiali (dall’auto all’appartamento). Discussioni che aumentano le controversie e le ombre attorno alla figura del direttore. Sembra tuttavia che questi argomenti siano stati utilizzati per rafforzare l’opposizione dei due fronti piuttosto che rivoluzionare le posizioni degli studenti.
Le riforme seppur contestate non sono mai state ritirate ed il loro spirito è stato perseguito coraggiosamente. I numeri sono oggi importanti: 26% di studenti borsisti le cui famiglie si stima guadagnino fino al 75% di potere d’acquisto. Si tratta di quella che Descoings in un’intervista del 2010 non si trattiene dal definire una “ridistribuzione interna” a fronte di un’imposizione fiscale che in Francia pesa sempre in minore proporzione sui ceti più abbienti.
Un modello di solidarietà coraggiosa alla SciencesPo. Per imparare da un’élite illuminata.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




