di Francesco Carnesecchi.
Dopo il recente voto amministrativo in Germania anche la stampa italiana ha dedicato ampie pagine ad un fenomeno politico che interessa ormai il continente europeo: il forte consenso raccolto dai Partiti Pirati (di qui in poi PP) spesso accomunati al successo di altre forze cosiddette “anti-sistema”.
Il primo PP è stato fondato nel 2006 in Svezia ed è cresciuto rapidamente fino a diventare il quarto partito più grande della Svezia e ad ispirare una serie di movimenti e partiti simili nel resto d’Europa e del mondo. Tutti questi movimenti sono accomunati dall’obiettivo di riformare le leggi sul diritto d’autore e sui brevetti e dalla battaglia contro la brevettabilità dei software. Ma i PP non hanno portato nell’arena politica soltanto argomenti legati alla protezione e alla regolazione della proprietà intellettuale, ma anche alla protezione della privacy nello spazio digitale, alla difesa della libertà d’espressione nella rete di fronte a nuove forme di censura. Il Piratepartiet trae la propria origine dall’organizzazione che si opponeva al diritto d’autore in Svezia: il Piratbyrån, “ufficio dei pirati”, che nel 2003 creava il sito Piratebay, sito che sarebbe di divenuto di lì a poco il principale riferimento per lo scambio di file sulla piattaforma torrent.
La visibilità globale di Piratebay era accompagnata dalla presenza dell’”ufficio dei pirati”, che a differenza del sito di condivisione file aveva una connotazione chiaramente politica e potrebbe essere descritta come un’organizzazione concentrata su problemi legali del diritto d’autore. Il partito vero e proprio nasce invece nel dicembre 2005, come risultato del recente dibattito pubblico intorno alla proprietà intellettuale e quale risultato della protesta in seguito al cambiamento della legge sul diritto d’autore in Svezia. Il punto di partenza fu un appello per cambiare le leggi sul diritto d’autore in quel paese, appello che ricevette così tante adesioni da far intravedere la possibilità di creare un nuovo partito politico: nasceva così il PP.
Nel 2006 la polizia svedese sequestrava i server appartenenti a Piratebay e all’”ufficio dei pirati” e arrestava tre persone legate alla baia stessa. L’azione di polizia fu fortemente contestata all’epoca, anche perché larga parte del materiale sequestrato non era in alcun modo legato a Piratebay; inoltre, secondo l’opinione circolata su molti giornali in quei giorni in Svezia, l’azione seguiva forti pressioni sul Governo svedese da parte di importanti lobby americane e dal governo americano stesso. Il risultato non fece altro che far crescere il consenso verso il PP. Un comportamento socialmente accettato come lo scambio di materiale coperto da diritto d’autore diveniva sanzionabile a seguito della nuova legge svedese, una norma sociale diffusa ed accettata poteva essere perseguita come comportamento criminale. La creazione di un nuovo partito sulla base dell’appello contro una legge non costituiva di per sé la trasformazione di un tema in un nuovo movimento politico: questi temi non erano compresi o comunque non era considerati rilevanti dai partiti politici esistenti. Nuove istanze, nuove necessità emergevano nella società su temi tradizionalmente tecnici e lontani dal dibattito pubblico, su queste nuove istanze il PP lavorava alla ricerca del consenso.
La rilevanza di questi nuovi temi politici va a toccare le radici del significato di cittadinanza intesa come un insieme comune di norme e valori. Ferma restando l’inviolabilità del diritto di proprietà, se un comportamento che sembra essere condiviso da una larghissima parte dei giovani e costituisce una componente importante dell’accesso all’intrattenimento e all’informazione diviene un reato sanzionabile amministrativamente o in qualche caso penalmente, ci troviamo di fronte ad una tensione di non facile risoluzione. Questa potrebbe essere una delle chiavi di interpretazione del successo del PP e della sua rapida affermazione in Svezia, in Germania e nel resto d’Europa. Coinvolgere una popolazione sostanzialmente giovane su temi riguardanti i loro comportamenti e orientarli verso un’azione politica è un percorso di partecipazione che si esplica anche nel voto.
Ma il successo deve anche essere letto come la capacità di allargare il dibattito intorno alla protezione del diritto d’autore, e la condivisione la si allarga anche per includere un dibattito più ampio su proprietà, democrazia e libertà d’espressione, diritto alla privacy. Estremizzando, il parlamentare europeo Christian Engstrom spiega come il partito nasca in risposta alle possibilità che le nuove tecnologie pongono al discorso politico, così come l’invenzione della stampa ha fatto a suo tempo. La politica tradizionale secondo il parlamentare non è capace di dialogare con le nuove tecnologie e le questioni con le quali il PP ha a che fare sono le possibilità della tecnologia, positive e negative. In sostanza l’argomento del PP è che né la legge né la politica sono capaci di tenere il passo con l’innovazione tecnologica. Questa incapacità delle istituzioni di adattarsi ai cambiamenti avrebbe conseguenze negative per la loro legittimazione democratica, specialmente tra la popolazione giovane.
Il PP non è il primo movimento che si fonda su argomenti legati all’innovazione tecnologica e al rapporto con la società. I luddisti del 19º secolo, dopo tutto, si battevano per opporsi all’introduzione di macchine industriali nella lavorazione dei tessuti. Ma come spiega Jeremy Philips le differenze tra questi nuovi movimenti e il passato sono più forti delle somiglianze. I luddisti furono un movimento di massa che tuttavia non fu capace di confrontarsi con il sistema politico; al contrario il PP utilizza lo stesso apparato istituzionale e comunicativo degli altri partiti per attirare il consenso di un elettorato principalmente giovane, comunque lontano dai partiti tradizionali, ma interessato a temi legati all’informazione, alla comunicazione e alla libertà d’espressione. L’altra differenza fondamentale è che mentre i Luddisti cercarono invano di combattere contro una nuova era tecnologica, per il PP l’innovazione è un nuovo strumento oltre che una ragione per cambiare il sistema politico.
Anche se inizialmente, nel resto d’Europa, la risposta nei confronti di questo partito da parte delle forze politiche tradizionali è stata principalmente di scetticismo, di sospetto e comunque sufficienza, questi movimenti pur in maniera diversa sono cresciuti in tutto il continente.
Ad oggi prendendo in considerazione i paramenti nazionali, regionali, ed i consigli comunali, i Pirati sono riusciti ad eleggere rappresentanti in Austria, Svizzera, Spagna, Repubblica Ceca, Svezia (pur non avendo rappresentanti nel Parlamento nazionale la delegazione svedese al Parlamento europeo ha due rappresentanti di questa formazione politica); in Germania sono rappresentati ad ogni livello: parlamento Federale, assemblee dei Länder e consigli comunali.
Difficile prevedere l’evoluzione di questo fenomeno, tuttavia se un merito deve essere riconosciuto a questi movimenti è quello di essere capaci di porre all’ordine del giorno dell’agenda politica temi rilevanti, costringendo gli altri partiti ad un confronto finora eluso.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Luddisti? Ma chi ha scritto questa cosa sa cosa vuol dire “luddista”?
“Per luddismo si intende un movimento popolare sviluppatosi in Inghilterra all’inizio del XIX secolo caratterizzato dalla lotta all’introduzione delle macchine.”
Vi pare che dei movimenti che cercando di allargare e democratizzare l’accesso alle tecnologie siano caratterizzabili come “luddisti”?
No infatti, ma i Pirati come i luddisti legano le proprie rivendicazioni a questioni sorte in seguito all’innovazione tecnologica. Se prendiamo in considerazione i DRM o i sistemi di data retention anche i pirati potrebbero essere considerati dei “luddisti” non ti pare?
Beh, effettivamente l’impressione che l’autore non sappia chi erano i luddisti è forte…
Comunque il problema dei pirati – almeno qui in Germania dove vivo – mi sembra essere un altro: ho l’impressione che non si siano ancora resi conto che la politica è realtà, non gioco virtuale in rete (http://pensieri-eretici.blogspot.de/2012/05/pirati-con-i-grilli-per-la-testa.html).
Saluti,
Mauro.
Torneremo sulla questione della Germania a breve con un articolo. Mi pare di aver scritto anche se brevissimamente chi erano i “luddisti”.
Mi spiego meglio:
la somiglianza non è essere pro o contro una determinata tecnologia, quanto fondare la propria azione politica surivendicazioni sorte in seguito all’introduzione di una nuova tecnologia.
Il paragone tracciato da Francesco tra luddisti e Pirati mi pare inequivocabilmente chiaro, oltreché pazientemente rispiegato in due commenti. In tutta franchezza non capisco i rilievi che muovete all’autore.
“la somiglianza non è essere pro o contro una determinata tecnologia, quanto fondare la propria azione politica surivendicazioni sorte in seguito all’introduzione di una nuova tecnologia.”
Mi pare vi sia un’enorme differenza (e di conseguenza un paragone fuori luogo e senza senso) quella tra chi risponde a una nuova tecnologia distruggendola (i luddisti) e chi vi risponde usandola (grillini e pirati).
Senza offesa, le spiegazioni nei commenti confermano e non confutano l’impressione che l’autore non abbia ben chiaro chi siano stati e cosa volessero i luddisti.
Saluti,
Mauro.
Vedo che il titolo supera sempre il contenuto nell’attenzione dei lettori. Cerco di chiarire ulteriormente il mio pensiero.
Quale tentativo di rafforzare la tutela della proprietà intellettuale sia al livello internazionale che nazionale, gli interessi organizzati hanno fatto pressione sugli stati per ottenere nuovi strumenti legislativi ed azioni giudiziarie per perseguire eventuali violazioni ed hanno creato strumenti tecnologici nuovi (vedi DRM) per impedire l’accesso e la distribuzione di materiale protetto da diritto d’autore.
Il PP svedese nasce proprio come organizzazione politica legata alla Baia Pirata, il cui scopo era distruggere, o comunque annullare, gli effetti delle tecnologie di protezione e di leggi ed azioni giudiziarie contro i vari siti di scambio contenuti.