Laicità. La questione scout gay è stata mal posta

di Lucandrea Massaro.

di Alegiov

 

Nessuna voglia di partire dai grandi orientamenti filosofici riguardanti il rapporto Fede-Stato, ma solo un ragionamento che parte, per così dire, dalla cronaca recente. In questo caso la questione parte dalla querelle, subito sparita perché probabilmente basata su un vuoto pneumatico, del dibattito “Scout e omosessualità”.

Sarebbe, prima di tutto, un problema di buona stampa, ma è anche il problema – non solo italiano – del rapporto tra laicità, sfera pubblica, e fede. In questo caso cattolicesimo. Il vecchio motto cavouriano era “Libera chiesa in libero Stato”. Quella preposizione però definisce anche una sorta di subordinazione della prima alla seconda; in Italia qualcuno direbbe che è avvenuto il contrario, non senza qualche ragione, tuttavia quella stagione per molti aspetti è finita e oggi solo un certo ceto politico ritiene di poter sfondare nel voto “cattolico”, solo “allisciandosi” le gerarchie ecclesiali. Ci vuole ben altro. Un sacerdote e giornalista molto acuto una volta mi spiegò una cosa fondamentale nel rapporto tra gli italiani e la Chiesa e sul perché la sinistra – specie una certa sinistra – si troverà sempre sconfitta dagli attacchi frontali contro le parrocchie: “La Chiesa è la principale alleata della famiglia in Italia, gli italiani sono contenti di pagare l’8 per mille e compagnia cantando perché così possono scegliere se mandare o meno i figli in parrocchia”. Non per avere la parrocchia aperta, ma per poter scegliere se mandarceli o meno. Sarà una questione sociologica, ma c’è e va ragionata per ciò che è. In un certo senso è una questione di offerta: gli italiani vogliono poter scegliere.

Poiché la maggior parte dei gruppi scout sono inquadrati in una parrocchia, il filo conduttore tiene: può una associazione di ispirazione cattolica (altrimenti ci sono gli scout acattolici, tranquilli), conformarsi al magistero della Chiesa? Oppure, può una associazione che ha un intento educativo interrogarsi su una questione dirimente come l’identità sessuale? Siamo talmente abituati ad un pensiero “politicamente corretto” che non ragioniamo più nel merito e – più importante a volte – nel metodo delle cose.

Senza nessun conservatorismo – tanto più che vivendo a Roma mi sono dovuto sorbire la marcia antiabortista di Militia Christi del 13 maggio – ma la questione di libertà che ci dobbiamo porre è la seguente: è lecito che un gruppo religioso possa pensare il mondo a partire da un contenuto di fede? La laicità chiede, giustamente, che la fede non invada il cosiddetto “spazio pubblico” imponendo i propri orientamenti, ma è vero anche il contrario, specie in una società sempre più secolarizzata, ma – paradossalmente (ma poi mica tanto) – sempre più attraversata dal sacro. Quello della riscoperta dei movimenti religiosi, quello di nuova importazione grazie all’immigrazione da paesi non cristiani, quello sempre presente a vari livelli nella vita degli italiani o nelle “tradizioni inventate” della ex-New Age.

L’idea che la religione viva solo negli spazi privati o ben recintati delle Chiese (o Moschee o Templi, ecc.), è una idea di società molto stretta. Ma anche di laicità molto stretta e conformista. Lo scoutismo, come la preparazione per i sacramenti o come la militanza in una associazione laica sono (o dovrebbero essere) scelte legate ad un indirizzo pedagogico, il più possibile mite nei modi ma preciso e non ambiguo nella proposta. La Chiesa cattolica ha una posizione molto “forte” sull’omosessualità, ma il Catechismo spiega espressamente che nessuno stigma deve essere posto sulla persona per ciò che è:

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Essi perciò devono essere accolti con rispetto, con passione, delicatezza.

A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e se sono cristiane a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza dalla loro condizione”.

Si dirà: “eh ma si condannano gli atti”, vero. Ma anche per gli eterosessuali è così. Il problema è un altro, chi definisce l’orientamento di una religione su un tema? Lo Stato, l’opinione pubblica (spesso molto poco informata) oppure gli strumenti che quella singola fede si è data per ragionare sulla propria dottrina e la propria pastorale? La sfida che la comunità gay e quella cattolica dovrebbero porsi insieme è: “quale pastorale può accompagnare una persona omesessuale alla sua pienezza di vita nella Fede? Esiste? È presente in tutte le diocesi?”.

Sarà stato fatto un passo avanti nella laicità e dunque nella libertà collettiva, compresa quella di essere credenti o non credenti, etero o omosessuali, scout o babbani…

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. melba

    Malposto, o meglio malproposto, è questo articolo. La questione è veramente molto semplice,nonostante la cortina fumogena qui sollevata, e cioè se in qualsiasi modo uno stato (o un comune, o una provincia o una regione) possano e debbano considerare come “di pubblica utilità” e quindi degno di tutela un modello educativo che è completamente contrario a ciò che la scienza, e il buonsenso, sanciscono come vero, e che incoraggia alla discriminazione, sia pure “mite” come quella qui descritta.
    Poi, che gli scout facciano magari come vogliono, ma con lo stigma sociale che ne consegue, così come per le sette, dalle quali in certe circostanze anche i cattolici “militanti” poco si differenziano, alla fine, anziché in mezzo agli onori per il buon (!!) lavoro svolto.
    Quanto al fatto che gli italiani vogliano “scegliere” l’oratorio e la parrocchia, penso che più che una scelta sia una necessità, in un paese che delega alle famiglie ogni aspetto della “cura” dei giovani, come degli anziani. E forse ciò è successo anche per non turbare le prerogative di una chiesa cattolica così virulentemente invadente nella quotidianità di questo paese.
    per non scordare che, con un martellamento culturale che è sempre stato attivissimo a partire dalle scuole stesse, gli italiani sono stati convinti che la chiesa cattolica sia in Italia l’unica istituzione in grado di insegnare “valori”, come se loro stessi non ne possedessero da insegnare ai propri figli o non se ne riconoscessero come validi portatori (e modelli). Il che è decisamente ridicolo, basta pensare allo IOR, ai vari gestori “molto mondani” di attività che dovrebbero essere di pura assistenza (vedi don verzè, ecc.), o a renatino de pedis sepolto in mezzo ai santi e ai martiri, senza vergogna e senza pentimento. Senza pretesa di voler fare una lista né una graduatoria, per la quale ci vorrebbe davvero troppo tempo e troppo spazio.
    Mi limito a dire che io a mio figlio non avrei mai potuto additare come maestra di vita e di valori una organizzazione il cui principale insegnamento è sempre stato “fate quel che dico e non quel che faccio”:

  2. “chi definisce l’orientamento di una religione su un tema? Lo Stato, l’opinione pubblica (spesso molto poco informata) oppure gli strumenti che quella singola fede si è data per ragionare sulla propria dottrina e la propria pastorale?”

    Ecco penso che l’AGESCI, in quanto associazione di cattolici, possa essere uno degli strumenti che quella singola fede si è data per ragionare e magari aggiornare.

    Per quanto riguarda l’Agesci stessa spero che il dibattito non si chiuda a causa di una rocambolesca non strategia comunicativa e che lei per prima usi gli strumenti che si è data per decidere in autonomia e secondo i propri livelli di democrazia i propri orientamenti interni.

  3. Meursault

    Perle della posizione ‘forte’ del magistero sull’omosessualità (redatte da chi ha redatto il catechismo):

    “l’omosessualità, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata.”

    “vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”

    “la “tendenza sessuale” non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione.”

    “benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione”

    “affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male”.

    Propaganda nazista? Invasati tanto al chilo? No, Joseph Ratzinger.
    Prelato illustre (si vocifera portavoce di un pezzo grosso) che ha più volte bagnato la sua penna d’oca nell’odio razziale.

    Questa è parte della ragionata “forte” posizione che tanto solletica il redattore di un pezzo che deve suonare progressista abbastanza da non scontentare papi e papisti ergo non interessare nessuno.

    Ovviamente non esiste un culto monoteista che possa accompagnare la vita di un omosessuale nella pienezza di non so cosa con la lettera grande. A meno che non si trovi la quadra rimaneggiando opportunamente fonti e profetiche visioni per farle entrare tutte nel portabagagli dell’auto nuova.
    Ai gay interessa, in caso, vedere tutelati i diritti minimi di convinvenza più che individuare la buona fede di chi crede che il cielo gli risponda.
    Roba da microscopio elettronico, tra l’altro…

    Ah, da ultimo, risponde Flaiano alla questione sul perché gli italiani non rinunciano all’oratorio e ai giovani allineati, ligi, fedeli e recitanti in coro: “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti “.

    Saluti

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