di Massimiliano Lincetto.
Periodicamente, la stampa torna a parlare della partecipazione dell’Italia al programma militare F-35 Joint Strike Fighter. Il programma dovrebbe condurre all’acquisizione di circa 90 esemplari del velivolo, attualmente ancora in fase di sviluppo. Recentemente, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha scritto al ministro Di Paola definendo disdicevole l’operazione e dichiarando il sostegno del comune alla campagna “Taglia le ali alle armi!”, che sta raccogliendo un numero crescente di adesioni da parte di associazioni, enti locali, personaggi del mondo politico e culturale.
Il manifesto della campagna mette assieme considerazioni di natura molto diversa, ma chiaramente incentrate sulla richiesta di una politica di disarmo. A questo proposito è importante ricordare che l’Italia è un paese membro della NATO che ha partecipato e partecipa a numerose missioni militari all’estero, intraprese sotto la guida di governi di colore diverso e sempre deliberate a larga maggioranza dal parlamento. L’adozione di una politica di disarmo costituirebbe quindi un policy shift di enorme portata, nonché un evento unico nella storia del mondo occidentale, che andrebbe discusso ben al di là delle questioni contingenti. Lo scorso novembre, su queste pagine, Alan Marazzi ha spiegato le ragioni per cui un’efficace politica di difesa europea sarà fondamentale nel prossimo futuro.
Cerchiamo quindi di analizzare ordinatamente e un po’ più in dettaglio i termini della questione F-35.
Innanzitutto è necessario fare qualche considerazione sulla spesa italiana in difesa, che si attesta attorno all’1,8% del PIL (contro il 2% che sarebbe richiesto dalla NATO). Il grafico che segue mette a confronto l’evoluzione della spesa militare dei principali paesi europei nel periodo 1995-2010, ed è basato sui dati forniti dal SIPRI:

Spesa in difesa dei principali paesi europei 1995-2010. Fonte: SIPRI. (clic sull'immagine per ingrandire)
Dai dati emerge che l’Italia spende mediamente meno di Francia e Regno Unito, ma più della Germania e in genere più degli altri paesi dell’Europa centro-settentrionale. Il SIPRI riporta, comunque, che il 4,5% circa della spesa militare italiana è ascrivibile a costi di civil defence, ovvero spese ad indirizzo civile (come ad esempio i Carabinieri). Come riporta Andrea Gilli su Epistemes, non è da sottovalutare la tendenza degli stati a gonfiare le cifre per avere più peso in sede internazionale, quindi in termini assoluti la spesa effettiva potrebbe essere inferiore di qualche decimo di punto. Prendendo comunque per buona la stima SIPRI, la nostra spesa in difesa non appare sproporzionata rispetto a quella degli altri paesi europei: non dimentichiamo che l’Italia occupa una posizione strategica al centro del Mediterraneo, un bacino su cui si affacciano molti paesi politicamente instabili.
Nonostante questa premessa, in tempo di tagli e spending review appare del tutto ragionevole avviare una discussione sulla revisione della spesa militare italiana.
Chi in genere invoca i tagli alla difesa chiede che vengano tagliati i programmi militari garantendo al contempo l’occupazione dei dipendenti pubblici e promuovendo la riconversione dell’industria privata. Questo tipo di politica, che risponde ad una logica di disarmo, non garantisce automaticamente un risparmio di spesa dal momento che implica l’avvio di programmi civili di portata sufficiente a garantire l’occupazione del settore privato.
In questa sede partiamo invece dal presupposto che eventuali tagli alla difesa debbano iniziare da quei costi che non sono ad essa strettamente funzionali. A questo proposito, come rimarca l’articolo di Gilli citato in precedenza, è importante considerare che la spesa per stipendi e pensioni assorbe da sola tra il 65% e il 75% del bilancio. Il grafico che segue (fonte NATO) mette a confronto la ripartizione della spesa in difesa di Francia, Germania, Italia, Spagna, UK e USA:
L’Italia, com’è facile notare, è il paese che in assoluto spende di più in personale e meno in equipaggiamento. Appare dunque prioritaria una revisione di questa frazione di spesa, prevedendo il trasferimento del personale in esubero ad altri settori della PA assegnandolo a ruoli più produttivi (visto che l’operazione non comporta, di per sé, risparmi di spesa è importante mirare ad un incremento di produttività).
Vale la pena notare che anche gli Stati Uniti stanno procedendo in questa direzione, come testimoniato da una nota di Raymond T. Odierno, Chief of Staff of the Army, su Foreign Affairs. L’idea è, fondamentalmente, quella di ridurre il personale mirando a preservare la spesa per formazione ed equipaggiamenti, anche alla luce dell’evoluzione qualitativa delle operazioni militari avvenuta negli ultimi anni.
Sarebbe inoltre utile avviare un’indagine sugli sprechi, tra cui stipendi e pensioni d’oro, legati alla casta degli alti ufficiali, altro tema affrontato da diverse inchieste giornalistiche in tempi più o meno recenti.
Infine, va rilevato che l’esistenza di quattro diverse Forze Armate non è certo un buon presupposto dal punto di vista della razionalizzazione dei costi. Iniziare a ragionare sulla loro unificazione, anche in funzione di una maggiore integrazione europea, potrebbe essere un importante passo avanti.
Con queste premesse, nell’affrontare la questione F-35 partiamo dal presupposto che l’attuale spesa per mezzi e programmi militari non vada ridotta nell’immediato e che quindi l’obiettivo primario sia la sua ottimizzazione.
Nel caso il programma JSF venga portato a termine, come previsto, con l’acquisto di una novantina di velivoli i costi si attesteranno attorno ai 15 miliardi di euro. Per raffrontare questa cifra al bilancio della nostra difesa va considerato un ammortamento su un periodo di circa vent’anni: è falso, pertanto, affermare che il taglio del programma comporterebbe un immediato risparmio di 15 miliardi. Un’analisi più dettagliata degli aspetti finanziari, basata sulle poche informazioni disponibili, è comparsa su noiseFromAmerika a firma di Sandro Brusco.
Veniamo ora alle caratteristiche peculiari del programma: l’F-35 è un velivolo multiruolo di quinta generazione con capacità stealth, che almeno sulla carta dovrebbe essere il migliore velivolo disponibile sul mercato. Il programma, sviluppato dagli Stati Uniti, coinvolge principalmente Regno Unito, Italia e Paesi Bassi.
Gli Stati Uniti intendono adottare il JSF in sostituzione della flotta di F-15 ed F/A-18, anche se a fronte del continuo aumento dei costi la previsione iniziale di acquisto di oltre duemila esemplari è già stata ridotta a circa settecento unità. Vale la pena di sottolineare che si tratta di un velivolo inizialmente concepito per essere economico, ma il cui costo per unità finirà per essere diverse volte quello inizialmente stimato.
L’Italia è interessata al JSF in quanto è un velivolo ottimizzato per l’attacco al suolo che avrebbe le caratteristiche adatte a sostituire la flotta esistente di Tornado (un aereo entrato in servizio più di trent’anni fa). Inoltre, si tratta dell’unico velivolo di moderna concezione per cui sia prevista una variante STOVL (decollo breve, atterraggio verticale), caratteristica indispensabile per l’impiego sulle due portaerei italiane.
Dal punto di vista industriale, il coinvolgimento di Alenia prevede la realizzazione di un polo presso l’aeroporto militare di Cameri il quale, oltre ad ospitare lo stabilimento di assemblaggio delle ali del JSF, fungerà da centro di manutenzione europeo.
Il JSF manterrà le sue promesse? Tra gli addetti ai lavori c’è scetticismo, a partire dagli assunti strategici su cui il progetto è basato. Una buona disamina tecnica a riguardo, sempre a firma di Andrea Gilli, è comparsa su Epistemes in una serie di tre articoli (I, II e III). In questa sede ci limitiamo a segnalare che su molti fronti la prevista superiorità del JSF non sarà affatto scontata.
Per quanto programma i problemi di ordine pratico, il progetto ha avuto uno sviluppo travagliato e ha subito diversi rallentamenti: è ormai certo che i test conclusivi non arriveranno prima del 2017. Essendo un progetto concepito oltre dieci anni fa, un simile orizzonte temporale appare ben poco promettente. Ricordiamo che, nel frattempo, stiamo assistendo ad un sempre più intenso utilizzo di aerei senza pilota (UAV) il cui ruolo si fa via via più cruciale (in particolare nello scenario mediorientale).
Mentre gli USA lavorano al JSF, sulla scena europea concorrono l’Eurofighter Typhoon (frutto di una collaborazione tra Germania, UK ed Italia), il francese Dassault Rafale e lo svedese Saab Gripen. La guerra in Libia è stato un banco di prova importante per questi velivoli: l’India ha scelto a fine gennaio di dotarsi del Rafale (a scapito dell’Eurofighter), mentre la Svizzera acquisirà il Gripen, un velivolo economico e competitivo per molti aspetti. Il fatto che su tre aerei europei moderni sviluppati in Europa solamente uno di questi sia il frutto di una collaborazione internazionale all’interno dell’UE indica che c’è ancora molto da lavorare in termini di integrazione.
Per quanto riguarda l’Italia, le ultime notizie parlano dell’acquisizione prevista, tra Aeronautica e Marina, di 60 F-35A (versione convenzionale) e 30 F-35B (versione STOVL). La previsione di acquisto iniziale, poi ridimensionata, era di 131 velivoli.
A mio parere, vi sono tre elementi di criticità relativi alla partecipazione italiana al programma:
1) L’Italia non partecipa attivamente allo sviluppo del velivolo, di conseguenza la portata delle ricadute industriali in termini di acquisizione di know-how e nuove tecnologie sarà limitata.
2) Il destino del progetto è nelle mani di Washington e il suo futuro rimane per certi aspetti ancora incerto. In cinque anni possono cambiare molte cose. Nulla ci garantisce, per esempio, che il velivolo avrà le prestazioni attese. Inoltre, anche se ora come ora appare poco probabile, non possiamo escludere un’eventuale futura cancellazione del programma.
3) I costi rischiano di essere troppo elevati in relazione alle effettive potenzialità del velivolo, andando a costituire un investimento sproporzionato rispetto al bilancio della difesa.
Il nostro paese corre quindi il rischio di condizionare per cinque anni le proprie politiche di difesa in funzione di un progetto che ancora presenta troppi fattori di incertezza.
Che fare, dunque? Non credo che un uscita tout court dal programma sia auspicabile: qualsiasi decisione dovrebbe muoversi nell’ottica di preservare le ricadute industriali ora previste. Al contempo, però, l’Italia dovrebbe cercare accordi al fine di ridimensionare il più possibile i piani di acquisto, mirando alla sola acquisizione dei velivoli destinati alle due portaerei in servizio (ruolo per il quale non si profilano comunque alternative all’orizzonte). Per quanto riguarda l’adozione di un caccia multiruolo a decollo e atterraggio convenzionali sarebbe opportuno valutare più attentamente le alternative oggi esistenti.
Più in generale, dal quadro che abbiamo emerge chiaramente l’importanza di una vera politica, al momento estremamente carente, di integrazione europea sul fronte della difesa. Il caso JSF evidenzia le difficoltà insite nella condivisione di programmi con gli Stati Uniti, un partner certamente importante ma i cui interessi prioritari non coincidono necessariamente con i nostri. Come ben illustrano Alessandro Giovannini e Giovanni Faleg su E!Sharp, una politica di difesa comune basata sulla condivisione dei programmi e sulla competizione tra le industrie del settore costituirebbe un fondamentale passo in avanti verso la razionalizzazione dei costi, ma al contempo risulta essere pesantemente ostacolata da questioni di ordine politico e strutturale.
Purtroppo ancora una volta gli interessi nazionali sembrano prevalere di gran lunga su quelli comunitari, impedendo all’Europa di assumere il peso che meriterebbe di avere sul piano geopolitico.
iMille.org – Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti






Io i miluitari li manderei tutti e intendo proprio tutti a lavorare. Ci sono un sacco di campi da coltivare, magari farebbero qualcosa di utile
Spendere soldi per l’Afganistan: appena ve ne andate ricominciano i Tallebani
quindi via subito e fregatevene dei problemi altrui, ne abbiamo fin troppi in casa nostra = grande risparmio
Spendere soldi per delle grandi crociere con navi da guerra: basterebbe partire dalla base in Italia girare attorno all’isola del Giglio e ritorno = i marinai imparano di piu’ e c’è grande risparmio
Si i Tornado, gli F5 e gli FA 18 sono vetusti che si dovrebbero sostituire: ma contro chi li adoperiamo questi aerei? contro la Svizzera? Contro il principato di Monaco o del Lichtenstein? Contro i beduini??? rinviare l’acquisto a quando ci sarà veramente bisogno = grande risparmio
Manderei i militari ad aiutare la ricostruzione delle fabbriche e delle case dei terremotati e aiutare chi è meno agiato = ingaggio massimizzato, aiuto diretto e competente per i sinistrati = grande risparmio
Per contro il militare lo farei fare a tutti, visto la dilagante maleducazione dei giovani verso qualsiasi prossimo, li farei fare a tutti delle settimane di sopravvivenza e anche aiuto alla popolazione in fatto di ricostruzione di fabbriche, cas dei cittadini, strade e ponti.
La spesa militare italiana mi sembra si aggiri non sull’1 e 8 ma sullo 0.86 (a cui si devono aggiungere i soldi extrabaget per le missioni all’estero, tra cui ci sono anche quelle ONU come in libano) e comunque un sacco di soldi se ne vanno per le missioni ISAF, io direi di mandare a fanculo l’Afganistan il + presto! Ognimodo l’F-35 è la migliore occasione che ci poteva capitare, poiché l’Italia avendo un contratto particolare, realizzerà nel suo stabilimento di Cameri (Novara, che darà lavoro a 10.000 operai per i prossimi trent’anni, perché Cameri sarà anche un’importantissimo centro di revisione per tale velivolo) uno stabilimento che provvederà alla realizzazione del 40% della cellula per 600 F35 e all’assemblaggio di 200 F35 di questi ci saranno ovviamente i 90 Italiani, a conti fatti per le industrie Italiane (pubbliche per lo più e private) ci saranno ricavi che si aggirano sui 12 – 14 miliardi d’euro, “per il periodo di produzione del velivolo” sui 12 miliardi di spesa, in poche parole ci rientrano gli stessi soldi che ci spendiamo… Cosa mai accaduta! ed avremo un ricavo anche da royaltis che si attestano su un 4% per tutti quegli F35 che verranno costruiti per clienti esterni al programma come il Giappone, che pochi mesi fa ha deciso di acquistarne un primo lotto di 40 esemplari, “i quali verranno costruiti in Australia (dove c’è il terzultimo stabilimento mondiale)” es. l’EFA che ci è costato una cifra analoga, sono stati soldi spesi e senza rientri.. Comunque Ragazzi considerate che i 90 F-35, andranno a rimpiazzare 258 aerei (136 AMX; 100 Tornado; 22 AV8B “molti già radiati”) e comunque la situazione politica Italiana dei prossimi 6 mesi non si conosce! Figuriamoci quella dei prossimi 16 anni! Non so’ se siete al corrente dei rodimenti di culo che i russi stanno avendo per il programma EPAA, Io vi dico la mia (sapendo che non la condividerete) <> Malgrado questo dettaglio, che dirvi conservo massima stima per Grillo e Di Pietro!
La spesa militare italiana mi sembra si aggiri non sull’1 e 8 ma sullo 0.86 (a cui si devono aggiungere i soldi extrabaget per le missioni all’estero, tra cui ci sono anche quelle ONU come in libano) e comunque un sacco di soldi se ne vanno per le missioni ISAF, io direi di mandare a fanculo l’Afganistan il + presto! Ognimodo l’F-35 è la migliore occasione che ci poteva capitare, poiché l’Italia avendo un contratto particolare, realizzerà nel suo stabilimento di Cameri (Novara, che darà lavoro a 10.000 operai per i prossimi trent’anni, perché Cameri sarà anche un’importantissimo centro di revisione per tale velivolo) uno stabilimento che provvederà alla realizzazione del 40% della cellula per 600 F35 e all’assemblaggio di 200 F35 di questi ci saranno ovviamente i 90 Italiani, a conti fatti per le industrie Italiane (pubbliche per lo più e private) ci saranno ricavi che si aggirano sui 12 – 14 miliardi d’euro, “per il periodo di produzione del velivolo” sui 12 miliardi di spesa, in poche parole ci rientrano gli stessi soldi che ci spendiamo… Cosa mai accaduta! ed avremo un ricavo anche da royaltis che si attestano su un 4% per tutti quegli F35 che verranno costruiti per clienti esterni al programma come il Giappone, che pochi mesi fa ha deciso di acquistarne un primo lotto di 40 esemplari, “i quali verranno costruiti in Australia (dove c’è il terzultimo stabilimento mondiale)” es. l’EFA che ci è costato una cifra analoga, sono stati soldi spesi e senza rientri.. Comunque Ragazzi considerate che i 90 F-35, andranno a rimpiazzare 258 aerei (136 AMX; 100 Tornado; 22 AV8B “molti già radiati”) e comunque la situazione politica Italiana dei prossimi 6 mesi non si conosce! Figuriamoci quella dei prossimi 16 anni! Non so’ se siete al corrente dei rodimenti di culo che i russi stanno avendo per il programma EPAA, Io vi dico la mia (sapendo che non la condividerete) <> Malgrado questo dettaglio, che dirvi conservo massima stima per Grillo e Di Pietro! Comunque la Cavur è l’unica unità al mondo ad esser equipaggiata anche per missioni umanitarie.. infatti fu inviata ad Haiti per il terremoto! Comunque è una portaerei leggera “nulla confronto a quelle vere!” (purtroppo!)
in Febbraio l’asso inglese Jim Schofield, in volo con la versione C dell’aereo (quella CTOL “da Portaerei”) ha detto: <>
L’F-35 è più maneggevole di qualsiasi altro aereo su cui io abbia mai volato fino a oggi; ciò per un caccia-bombardiere imbarcato, significa che un’appontaggio avverrà in maniera estremamente semplice e lineare, quindi un pilota potrà prestare tutta la sua attenzione alla missione senza aggiungere ulteriore stress legati alle manovre di decollo ed appontaggio. Se a tutto ciò uniamo la “suite” di sensori migliore al mondo, che consente di scoprire qualsiasi tipo di bersaglio, e la affianchiamo ad una traccia radar stealth, CI RENDIAMO CONTO CHE QUESTO AEREO è CIò DI CUI LE FORZE ARMATE INGLESI AVRANNO BISOGNO PER GARANTIRE LA MIGLIORE PROTEZIONE AI NOSTRI SOLDATI, MARINAI E PILOTI PER I PROSSIMI 35 ANNI!
Farò finta di non aver letto “via subito e fregatevene dei problemi altrui” e proseguirò su un altra pista: l’errore della guerra in Afghanistan è stato quello di non aver saputo, o voluto, presentarla nel modo dovuto. L’Afghanistan era, sì ERA, uno stato fallito, per intenderci una Somalia senza il mare. Era base di addestramento, raccolta, logistica e nascondiglio per le peggiori teste calde del globo il cui obiettivo era prendere il controllo del Pakistan. Ora il Pakistan possiede un arsenale nucleare, lo vedete il problemino?, e l’unico modo per stabilizzare tutta l’area era andare in Afghanistan. Poi c’è anche il discorso del gasdotto Nabucco necessario per tagliare fuori la Russia dalle foniture gas, ma se volete essere sempre più dipendenti da quel simpaticone di Putin, fate pure, in fondo non sono problemi nostri no? Aggiungo anche che avendo le autorità governative coperto e aiutato la rete terroristica che ha poi studiato, preparato e attuato direttamente in loco la preparazione del 11 Settembre allora lo Stato afghano risulta essere aggressore con buona pace di tutti.
Tornando nel merito dell’articolo è veramente vergognoso aver dovuto aspettare l’iniziativa di Sarkozy per quanto concerne la Libia, che fino a prova contraria dovrebbe essere nella nostra sfera d’influenza, ma ormai ho smesso di ragionare in questi termini, è inutile. Inoltre una maggiore “militarizzazione” non comporterebbe più conflitti, anzi, dovrebbe ridursi il numero di scontri armati sensibilmente, per non parlare della possibilità di poter fare da intermediari nel conflitto arabo-israeliano. In sostanza la spesa militare va calibrata in maniera di molto differente da quanto avviene oggi, e la ricerca in tal senso dovrebbe diventare la componente più importante.
Mauro ma tu che lavoro fai?
I contadini secondo me qualsiasi cosa tu faccia potrebbero farti la pipì addosso……
Ovvi e doverosi complimenti ai Mille per questo e precedenti articoli.
Alcune correzioni:
1- l’F-35 negli USA sostituirebbe non solo F/A 18 e F-15, ma anche una variegata flotta composta anche da AV-8, A-10 ed F-16 di varie versioni.
2- al programma Eurofighter partecipa anche la Spagna
Avevo una mia personalissima idea sulla questione F-35 e rinnovo flotta da attacco che avevo argomentato qui (http://alessandrolanteri.wordpress.com/2012/02/01/risposta-ad-altroponente/) in quanto ritengo come soluzione alternativa all’attuale una nuova ripartizione di ordini che:
1- confermi la creazione di una squadra aeronavale di F-35
2- sostituisca la parte restante dell’ordine (la versione A) con la versione multiruolo dell’Eurofighter (magari la tranche soppressa) e con la versione da attacco leggero dell’M-346.
Lantieri, l’idea che il quadrinazionale l’EFA possa espletare bene anche ruoli d’attacco al suolo non è solo tua, (Del resto anche l’aeronautica Britannica ha optato per questa possibilità, investendoci sopra, benché è anche nel programma F-35) anche se aldilà degli sganci di bombe, lo vedrei malissimo negli attacchi a bassa quota, a differenza dell’F-35 che era nato per sostituire anche l’A-10 e l’AV8B come facevi notare te… L’EFA nasce con vocazione aria-aria mentre l’F35 parimenti all’FA-18 come caccia multiruolo, L’F-15 in origine un caccia da intercettazione a lungo raggio, in virtù della sua mole ha poi visto la creazione d’una versione biposto d’attacco la “E” Strke Ealge, la quale comunque per le sue caratteristiche non è stata mai utilizzata per attacchi a bassa quota, preferendo per quel Ruolo il dedicato l’A-10 (che viene utilizzato anche per il bombardamento d’alta quota) Visione analoga a quella dell’A10 è stata poi quella europea del Tornado, che si è distinto proprio assieme all’A-10 per la particolare resistenza al fuoco di contraerea, mentre usava i suoi 2 cannoni BK 27 sulla fanteria corazzata Irachena durante la prima guerra del golfo.. Comunque ripeto! l’F-35 nasce squisitamente per essere un velivolo multiruolo, e unificare “a risparmio” le linee da combattimento, che altrimenti dovrebbero essere 2! Una da combattimento aereo e l’altra d’attacco al suolo.. e RIPETO PER QUELLA STORIA CHE DICEVO SOPRA è UN’OCCASIONE D’AVERE 90 AEREI A COSTI BASSISSIMI! PRATICAMENTE A GRATIS E FORSE CI GUADAGNAMO PURE…! Quello che dicevo può sembrare assurdo ma con la partecipazione di livello II, abbiamo diritto a una produzione del 40% della struttura per 600 aerei, non solo 1200 ali ma anche il troncone centrale in 600 unità, più l’assemblaggio finale di 200 aerei ed esclusiva sulle revisioni per i prossimi 30 anni! E tutto per l’acquisto di 90 aerei!
Le fonti dei miei dati vengono da Rivista Italiana Difesa! “la più attendibile sul panorama Italiano!” Spero anzi mi auguro ne terrete conto!
da ufficiale in pensione dell’Aeronautica Militare, posso confermare che l’attuale Ministro della Difesa Ammiraglio DI PAOLA bene ha fatto a tentare di “sfoltire” il numero di uomini e donne in divisa in un’ottica non “umiliante” per coloro che hanno fatto tale scelta di arruolarsi.
Alcuni mesi fa ho letto un articolo in cui affermava che la spesa militare negli USA è inferiore a quella degli stati europei messi insieme.
Da europeista convinto, auspico non solo una unificazione politica ed economica dei 17 paesi dell’Eurolandia, ma anche un “comune” esercito europeo a tutela degli interessi strategici ed economici dell’area Euro, tale da consentire una effettiva riduzione della spesa militare di goni singolo stato europeo.
Una ulteriore componente militare italiana dovrebbe essere addestrata principalmente per problemi di protezione civile e consentire un loro impiego in tempi rapidi ed accettabili per le popolazioni colpite da sisma come è ora in Emilia, senza dover ogni volta improvvisare un ruolo del Governo che non ha i mezzi per intervenire.
Ritengo sia stato un errore abolire la leva, anzichè orientarla ad un diverso compito nazionale quale appunto la protezione civile, l’assistenza ed il monitoraggio del territorio ed anche del patrimonio culturale italiano, attraverso le specifiche professionalità dei vari giovani diplomati e laureatiche compiono il servizio di leva.
Scusate le mie ideali aspirazioni di un esercito europeo, ma almeno iniziamo a parlarne.
Stando alle ultime affermazioni di Putin la russia si riarmerá e questo da solo dovrebbe bastare a giustificare il mantenimento di una difesa minima 8basta vedere gli sviluppi intrapresi in Russia: PAK-FA e PAK-Da).
A parte questo, concordo sul fatto che il ruolo dell’italia nell’ F-35 non é che quello di cliente, anche se c’é il piano di far assemblare a Cameri tutti gli F-35 europei (tranne qeulli per l’inghilterra).
L’Eurofighter é stato l’ultimo programma eurpeo e ha mostrato tutti i limiti della collaborazione tra stati della comunitá: ritardi (l’aereo doveva entrare in servizio a met´degli anni ’90 ed invece vi é entrato quasi 10 anni dopo) dovuti ai continui ripensamenti di almeo una delle 4 nazioni, hanno comportato un aumento incontrollato dei costi di sviluppo che poi si sono ripercossi sul costo unitario: negli anni ’90 un EFA doveva costare circa 50miliardi di lire al pezzo: nel 2007 il costo unitario era di 124M€.
Per questo l’italia ha aderito al JSF: purtroppo ora si fanno i conti con il deficit usa, la gestione democratica e i tagli alla spesa pubblica americana. Ma le forze americane hanno bisogno di una nuova macchina e non ne hanno alcuna in fase di svilupo a parte l’F-35. Perció non avrei troppe paure sul futuro del programma.
Velivoli come il tornado hano una vita operativa di circa 4000 ore e con inostri cominciamo ad avvicinarci a tale limite. Dopo le strutture non reggono piú e gli aerei vengono radiati. L’EFA é costruito per 6000 ore di volo. cosí i vari F-15, F-16 e F-18 delle prime versioni (A fino a C).
Per quanto riguarda gli UAV, se anche questi fossero davvero in grado di sostituire quelli pilotati e non lo sono, vorrei solo ricordare che l’EADS per lo sviluppo del Talarion ha offerto alle forze tedesche 60 velivoli al prezzo unitario di 65M€. Insomma non certo un’alternativa al JSF condireando che quello tedesco non sarebbe certo un multiruolo, bensí un ricognitore con qualceh capacitá aria-siuolo
Ed é comunque vero che gli introiti dai lavori di manutenzione potrebbero essere non indifferenti: per il rpgramma A-440M per esempio Airbus pensa di fare degli utili non certo sullo sviluppo e produzione dei velivoli, bensí sulla manutenzione della flotta nei 30 anni seguenti all’immissione in servizio.
spero qualcuno vi paghi per scrivere queste idiozie. Se lo fate in buona fede, e magari vi sentite anticoformisti, c’è da piangere per il vostro livello intellettivo. Per tale ragione non perderò tempo a demolire le vostre “tesi”. Mi limito a manifestare la mia profonda pena per la solenni stronzate che diffondete. Michele Luscia, 38068 Rovereto (TN) vicolo Zattieri, 15 (semmai voleste querelarmi sappiate che le ingiurie, quelle vere, ve le direi solo in faccia)
Cola Guarda anche i miei post, riporto i dati, d’un articolo di Rivista Italiana Difesa del mese scorso! (Aprile) Relativi alla partecipazione italiana al programma…