di Cecilia di Mario.
Nelle elezioni del 6 maggio in Grecia, i neonazisti ottengono il 7% dei voti, il che equivale alla possibilità di entrare in Parlamento con 21 deputati. L’ascesa del movimento Alba Dorata (Chrysi Avgi) preoccupa, e non poco, soprattutto se si pensa al fatto che nelle elezioni del 2009 il partito, guidato dal matematico Nikolaos Michaloliakos, aveva ottenuto un misero 0,23%. Un anno fa si era intravisto un primo slancio in avanti per la nuova forza politica: il 5,3% dei voti nel distretto di Atene. Una vittoria che era stata celebrata dal leader del movimento con un saluto a mano tesa, a rimembrar con enfasi la gestualità propria del Fascismo Italiano e del Nazismo tedesco. Ai membri di Chrysi Avgi non piace, però, essere definiti con termini quali neofascisti o neonazisti, sebbene i richiami ai regimi totalitari di destra del ‘900 appaiano a molti piuttosto evidenti. E se chiedi del loro simbolo, che ricorda in tutto e per tutto la svastica, ti rispondono che si tratta del meandro in oro che richiama la Grecia classica.
L’ “Alba Dorata” nostalgica della dittatura dei colonnelli
Il movimento di Michaloliakos nasce “solo” negli anni ’80. Dico “solo” perché negli anni precedenti alla data di fondazione del partito il suo leader era già politicamente attivo nell’area dell’ estrema destra; matematico e militare, Michaloliakos, era stato congedato dall’esercito per detenzione illegale di materiale esplosivo e istigazione alla violenza. Chrysi Avgi è fondato nel 1985 e registrato ufficialmente nel 1993. Nel decennio che segue, i suoi membri si rendono colpevoli di atti di violenza nei confronti di esponenti dell’ estrema sinistra. La storia politica del partito di estrema destra si fonde, nel 2005, con quella del partito dell’Alleanza Patriottica, in cui Alba Dorata confluisce. Un’alleanza di breve durata, cui segue un allontanamento dalla scena politica che prosegue fino al 2007, quando il leader del movimento annuncia pubblicamente la ripresa dell’attività politica e scende nuovamente in campo. Seguono quindi le elezioni del 2010 ed infine quelle del 6 maggio scorso, di cui tutti siamo stati spettatori. Chrysi Aygi ha una storia politica autonoma rispetto agli altri partiti ellenici, ad eccezione della breve fase in cui si avvicina al movimento di Alleanza Patriottica. La scelta dell’alleato politico non è un caso per un partito di matrice populista che ha come riferimento storico la giunta militare che con un golpe si impadronì del paese nel 1967 e rimase al potere fino al 1974.
Parlando della dittatura dei colonnelli e degli uomini che vi presero parte, Michaloliakos ne ha elogiato il senso di appartenenza alla nazione greca come un tratto distintivo che gli uomini di allora condividono con il movimento neofascista di oggi.
Le ombre di Weimar?
Non è mancato in questi giorni chi, in riferimento alla situazione greca, ha richiamato alla memoria la Repubblica di Weimar e l’ascesa di Hitler al potere. Il paragone sembra eccessivo, soprattutto se consideriamo le differenze che fortunatamente esistono tra il partito Nazionalsocialista tedesco fondato da Hitler e Chrysi Aygi, il partito neofascista che si impone all’attenzione dei media dopo le elezioni greche del 6 maggio. Potere carismatico del leader, capacità di intrecciare relazioni con le maggiori forze economiche del paese, amministrazione burocratica fortemente centralizzata sono alcune delle caratteristiche proprie del partito nazista tedesco che si impongono come elementi di forza per la riuscita del progetto ideato da Hitler. Il partito nazionalsocialista tedesco si inserisce all’interno di un progetto costruito in modo maniacale in cui sono coinvolti tutti i membri interni alla compagine politica secondo una logica imperniata sulla fedeltà e devozione nei confronti del leader. La propaganda del partito nazionalsocialista si diffonde in maniera capillare ad ogni livello della società. Chrysi Aygi racconta tutta un’altra storia; quella di un partito che ad oggi certamente non possiede una tale “verve”, ma che, nonostante ciò, ottiene consensi (qui il dato più allarmante è rappresentato dalla differenza tra i voti ottenuti nelle elezioni del 2009 e quelli del 6 maggio scorso). C’è da chiedersi quindi dove risieda il successo politico dei neofascisti ellenici.
Guidati dalla paura
Ci sono elementi che accomunano il partito i cui membri uccisero sei milioni di ebrei nei campi di concentramento, e il movimento guidato da Michaloliakos. I leader di entrambi i partiti puntano su malcontento, disagio sociale e forte insicurezza economica. La Grecia di cui si alimentano i seguaci di Alba Dorata è un paese alla deriva in cui i livelli di disoccupazione hanno raggiunto il 21, 7%. Si fa perno su questo e sulla paura collettiva, generata dagli episodi di violenza che si sono succeduti negli ultimi mesi nella penisola ellenica. Una violenza per cui il partito di Alba Dorata trova facilmente un capro espiatorio: gli immigrati. Uomini anch’essi alla deriva che transitano in Grecia per raggiungere paesi quali la Germania e il Belgio, con l’illusione di poter aspirare a condizioni di vita migliori. Sono uomini indegni di diritti politici, secondo i membri del partito neofascista, che si fanno giustizieri violenti in nome della civiltà ellenica, promettendo di “ripulire” il territorio della penisola da chi non è di discendenza greca; accompagnano le vecchiette al bancomat a ritirare i soldi ma chiedono la carta d’identità e chi non è cittadino greco viene preso a bastonate.
Il programma politico di Chrysi Aygi fa rabbrividire. Accanto all’espulsione degli immigrati si prevede di minare il confine con la Turchia e di far uscire la Grecia dal Trattato di Schengen.
Quello greco non è un caso isolato. Altri partiti di estrema destra e d’ispirazione nazionalista si sono imposti in Ungheria, Olanda, Austria, fino ad arrivare alla Francia, dove al primo turno delle elezioni presidenziali, svoltesi il 22 aprile scorso, il Fronte Nazionale guidato da Marie Le Pen ha ottenuto il 17,9 % dei consensi.
Ciò che più spaventa del caso greco è che il partito neofascista di Michaloliakos trae linfa vitale dall’odio che donne e uomini greci riversano sugli immigrati. Un odio generato dalla paura e dalla disperazione. Se l’autoritarismo non ha altre risorse cui attingere si nutre di paura. Scrive il sociologo Luciano Pellicani nel suo libro Rivoluzione e totalitarismo:
tutti gli esseri viventi vivono come assediati dalla paura: sempre all’erta, sempre sospettosi, sempre pronti alla fuga o all’aggressione, in quanto hanno paura e fanno paura. E l’uomo non fa eccezione. È impastato, come tutte le creature, di paura. […] In aggiunta egli è il solo essere vivente che sia capace di costruire strumenti per distruggere la vita. E questo fa nascere il primo fondamentale paradosso della condizione umana: che, per vincere la paura, gli uomini si armano; ma proprio perché si armano, non possono non temersi reciprocamente.
Se a tutto questo si aggiunge che i partiti usciti vincenti dalle elezioni greche del 6 maggio sembrano non essere in grado di trovare un compromesso sulla formazione del nuovo governo e che i cittadini saranno probabilmente chiamati nuovamente alle urne, c’è da vedere se i consensi ottenuti dal partito neofascista siano la conseguenza di un malessere passeggero o il sintomo di una malattia con radici ben più profonde.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




