La Cina e lo spazio. Così il dragone conquista l’universo

di Alan Marazzi.

Nebulosa del Granchio by Hubble

That’s one small step for a man, one giant leap for mankind”. Questa celeberrima frase di Neil Armstrong potrebbe presto essere ripetuta durante la discesa di un astronauta sul suolo lunare, ma molti di noi non la capirebbero poiché con tutta probabilità sarebbe pronunciata in cinese. Il programma spaziale della Cina si fa sempre più ambizioso e prevede l’allunaggio, con relativa camminata sulla Luna, nel 2025-2030, dopo il raggiungimento di alcuni importanti obiettivi intermedi.

Nel Dicembre 2011 il governo cinese ha rilasciato un programma di intenti per i prossimi 5 anni nel campo spaziale, dando il via ad una nuova corsa allo spazio che potrebbe culminare verso il 2050 con i primi uomini su Marte. Gli obiettivi tracciati da qui al 2016 sono:

  • Lancio di laboratori spaziali
  • Lancio di navette e cargo spaziali con equipaggio
  • Ricerca sulle stazioni spaziali e lancio dei primi moduli
  • Permanenza astronauti a medio termine

Finora gli obiettivi dichiarati sono sempre stati mantenuti, infatti nel 2003 abbiamo avuto Yang Liwei primo cinese nello spazio che ha compiuto 14 orbite attorno al pianeta, nel 2007 primo “kinetic kill” superficie-orbita di un satellite meteorologico non funzionante tramite il lancio di un missile e nel 2008 Zhai Zhigang è stato il primo cinese a camminare nello spazio.

Come mai questo rinnovato interesse per lo spazio? Oltretutto riguardo imprese già compiute in un passato neanche tanto recente. È bene ricapitolare un po’ di eventi storici trascorsi: nel 1957 viene lanciato lo Sputnik I dall’allora Unione Sovietica, primo satellite artificiale ad essere messo in orbita. Gli Stati Uniti subirono letteralmente uno shock apprendendo la notizia, poiché l’avanzamento tecnologico sovietico in campo spaziale avrebbe dato un enorme vantaggio militare, ma non solo, al “nemico comunista”. Il colpo psicologico fu tale che nel 1958 nacque la NASA, ma i primati russi si susseguirono in rapida successione: prima camminata spaziale, camminata spaziale più lunga, prima donna nello spazio, prima stazione spaziale, etc. Per qualche tempo i sovietici furono in vantaggio, ma nel Maggio del 1961 il presidente J. F. Kennedy pronunciò un discorso storico al Congresso annunciando che, entro il decennio, degli americani avrebbero camminato sulla Luna. Da quel momento la Guerra Fredda fu ridotta ad una corsa allo spazio, e specificamente a una corsa alla Luna.

Tutti sappiamo come finì, ma lo sforzo economico-militare-scientifico-tecnico fu immenso e si calcola che una missione per portare in futuro uomini su Marte potrebbe costare 1000 miliardi di $. Nel 2010 Obama ha posto questo obiettivo, oltre all’esplorazione di un asteroide, per la decade del 2030, ma spostarlo fuori dal range del proprio mandato è come dire che non avverrà mai, poiché peserebbe sul budget di altri e verrebbe vista come una decisione imposta e magari presa dal partito opposto al proprio. Fino a qualche decennio fa il problema non sussisteva siccome la presenza di un nemico e la presentazione dello spazio come nuova frontiera da oltrepassare ad ogni costo mettevano d’accordo tutti quanti. L’appoggio popolare è arrivato fino alla realizzazione di Hubble, quando gli americani, ma anche noi europei, si sono sentiti tutti parte di un progetto di “space discovery” e praticamente ogni desktop dell’emisfero occidentale ha passato una fase Hubble.

Oggi, in piena crisi economica, lo spazio è visto come distante e irrilevante, ma è una visione miope e a breve termine. Il programma Shuttle, finito nel Luglio 2011, conta almeno 10.000 lavoratori fra pubblico, privato e indotto. Con la sua chiusura, e un’enorme incognita sul prossimo progetto in materia di trasporti extraterrestri, si calcola che si perderanno circa 2.500 posti di lavoro. Lo spazio non è solo lavoro, come i cinesi ben sanno, ma soprattutto è un generatore di esternalità positive, questo perché mobilita astrofisici, biologi, chimici, ingegneri e geologi planetari e li unisce sotto un tratto comune. Le scoperte avvenute grazie alla ricerca spaziale sono molteplici:

  • Dialisi ai reni resa più efficace
  • Migliori sistemi di purificazione dell’acqua
  • Sensori per il rilevamento dei gas
  • Materiali a basso consumo energetico
  • Digital imaging
  • Pacemaker impiantabili
  • Sistemi anti-collisione per aerei
  • LASIK, sistema di correzione visiva tramite laser
  • Tecnologia e fisica satellitare

Questi sono solo alcuni esempi delle possibilità che si possono aprire tramite i viaggi nello spazio, inoltre tutte queste scoperte sono state fatte grazie al solo progetto Apollo. Uno dei casi più recenti riguarda proprio Hubble: alcuni ricorderanno che inizialmente il telescopio spaziale inviava immagini distorte e fuori fuoco a causa di uno specchio costruito senza tenere conto che avrebbe dovuto lavorare in assenza di aria. Prima della sostituzione dello specchio i tecnici lavorarono ad un sistema per la miglioria di queste immagini, e questa ricerca ci ha portato ad avere mammografie di una qualità superiore accelerando così le diagnosi precoci. Si può dire che Hubble, oltre ad averci donato immagini incredibili ed impressionanti, ha salvato moltissime vite. Ovviamente i cinesi, che hanno fame di ricerca scientifica, sperano in alcune scoperte sia in campo civile che militare.

Le passeggiate nello spazio hanno comportato moltissime innovazioni in campo militare, e infatti il programma spaziale cinese arriva proprio in concomitanza con una riorganizzazione delle proprie forze militari e di un aumento importante della spesa nel settore. Il raggiungimento della Luna proietterebbe la Cina nell’Olimpo mondiale, donandole una spinta diplomatica fortissima potenziata da possibili scoperte militari e dal ritorno d’immagine. Guardando i numeri si evince, però, che gli Stati Uniti sono ancora molto avanti nel campo dell’esplorazione spaziale: nel 2011 la Cina ha fatto 19 lanci contro i 18 statunitensi e i 31 della Russia. Però i satelliti cinesi messi in orbita sono 21, mentre quelli statunitensi sono 28. I numeri russi sono da prendere con le pinze poiché l’ex Unione Sovietica è un supermercato di lanci spaziali e alcuni dei satelliti lanciati sono a tutti gli effetti statunitensi e andrebbero sommati ai 28 precedenti. Inoltre gli USA spendono in programmi spaziali 50 miliardi di $ contro i 25 del resto del mondo tutto in una volta.

Bisogna stare attenti però, la crisi dello Sputnik arrivò in un momento di dominio militare e tecnologico statunitense, e un evento simile potrebbe ripetersi anche oggi. Finora gli americani hanno mostrato disaffezione verso la NASA, che è sempre più una questione di mero scontro elettorale e sempre meno un’opportunità di sviluppo dell’umanità. Forse dovremo attendere il 2013, quando i cinesi hanno in programma di far atterrare il primo rover d’esplorazione sul nostro satellite, o addirittura fino al 2030 quando un equipaggio camminerà sulla Luna. Certamente un po’ di sana competizione non può far altro che migliorare le cose, ma c’è chi la vede diversamente e prospetta una joint venture futura per l’esplorazione del nostro sistema solare, magari fra Stati Uniti, Europa e Cina.

L’importante è non bollare l’esplorazione spaziale come inutile o poco produttiva: è esattamente l’opposto e ci sono mille buone ragioni per continuare su questa via. Eccone alcune che intrigano particolarmente il sottoscritto:

  • Capire perché su Marte non c’è più acqua potrebbe aiutarci in uno scenario futuro in cui l’acqua sarà un bene sempre più prezioso.
  • La visita di alcuni asteroidi e la scoperta di un sistema per poterne deviare la traiettoria: sarebbe stupido fare la fine dei dinosauri con i mezzi oggi a nostra disposizione.
  • La ricerca della vita, ad esempio, su Europa, uno dei satelliti di Giove, al di sotto della coltre ghiacciata che lo ricopre.
  • Lo studio dell’effetto serra su Venere, che mantiene la temperatura superficiale del pianeta a 480° C costanti.
  • Un approfondito studio di Giove per capire meglio come si è formato il Sole e quindi tutte le stelle.
  • Studio dei pianeti esterni su cui sappiamo veramente molto poco, ad esempio capire perché Urano ha l’asse di rotazione parallelo al piano dell’orbita.

La Cina ha colto l’importanza e soprattutto il payoff dell’esplorazione e della ricerca spaziale, si sono letteralmente lanciati in un campo quasi totalmente nuovo per loro e procedono a tappe forzate. Vogliamo veramente bruciare tutto il vantaggio che possediamo o sarebbe meglio cominciare a pensare seriamente quando, e non se, mandare astronauti su Marte?

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. sandrolibertini

    Non dimentichiamo che la maggior parte dei satelliti Kosmos russi, nell’ordine di 1.200 contengono la bomba atomica…

    E poi a cosa serve sapere che cosa ci stà sugli altri pianeti, francamente per pura curiosità e niente d’altro.

    Ben vengano le scoperte fatte nello spazio che portano giovamento all’umanità pes nel campo della salute, ecologico ecc. purtroppo si studiano e si trovano piu’ soluzioni nel distruggere l’umanità stessa ed è li che si fanno i soldi a palate quindi se in quel campo si perdono 10.000 e passa posti di lavoro ben vengano….

  2. Alan

    Veramente sui satelliti Kosmos ci sono radar anti-atomica e missili anti-satellite.

    Sui pianeti ci possono essere risorse, scoperte scientifiche e casi di studio interessanti per capire meglio come funziona il nostro pianeta. Ad esempio l’effetto serra su Venere.

    Secondo il tuo ragionamento è quindi meglio lasciare che siano i cinesi a gestire queste armi “fine di mondo” e fra l’altro pure perdere dei posti di lavoro? Geniale.

  3. sandrolibertini

    Alan, caro, hai vissuto la guerra fredda come l’ho vissuta io?
    Sui satelliti kosmos ci sono veramente le bombe atomiche, c’era veramente la paura di una 3. guerra e la corsa agli armamenti A B C era enorme.
    Negoziati salt 1 e salt 2 ti dice qualcosa? L’effetto Namp (o emp) pure?
    Non sono i cinesi i primi a mettere nello spazio armi di distruzione di massa. I Cinesi controbilanciano URSS e USA + altre nazioni che ufficialmente questi ordigni non li possiedono
    Non mi ricordo il nome ma nello spazio ci sono pure bombe ad alto potenziale che distrugge il vivente ma lascia intatto le cose.
    Sono questi i posti di lavoro che vorrei vedere sparire
    Cordiale saluto
    Sandro

  4. Alan

    Nei Salt 1 e 2 si parla dei sistemi di difesa ABM (il famoso Star Wars di Reagan), e di testate terra-terra, è facile cadere nell’equivoco. Le testate nucleari, per essere intercettate e distrutte, non necessitano di altre testate nucleari poiché basta farle esplodere in quota, quando fra l’altro non sono ancora armate, poiché l’armamento avviene al momento dell’impatto, prima sono presenti solo quantità subcritiche separate di materiale fissile, che a parte la radioattività naturale sono innocue.
    La Cina non ha bisogno di bilanciare niente, è già in possesso di testate nucleari ed è firmataria del NNPT (Nuclear Non-Proliferation Treaty) quindi non può aumentare il numero di testate di cui è in possesso.
    E comunque la Guerra Fredda è stata, soprattutto dopo la crisi di Cuba, una corsa allo spazio e veramente poco altro.

  5. pgc

    Queste polemiche sull’opportunita’ di spendere denaro nello spazio hanno costellato tutta la storia della ricerca. Vorrei ricordare che la ricerca pura, quella con poche banali applicazioni, e’ in realta’ una delle poche fonti di ricchezza disponibili per paesi privi di risorse interne (minerali, finanza, etc.). Inoltre la spesa per lo spazio e’ irrisoria rispetto – per esempio – a quella per la difesa, che purtroppo, spesso, si riduce in “attacco”. Il progetto Space Shuttle ha in totale portato ad una spesa di quasi 200 miliardi di dollari in 30 ed oltre anni. Ma al di la’ della sua effettiva affidabilita’, quale e’ stato il feedback per gli Stati Uniti? Il problema non e’ dare a 10.000 persone un lavoro qualsiasi, ma dargli quello che massimizza il rientro attraverso la conoscenza e l’innovazione, e gli USA hanno beneficiato enormemente di questo come dell’enorme sforzo compiuto per il progetto Apollo. Nel frattempo la spesa per la difesa e’ stata infinitamente piu’ grande, e vorrei ricordare che il budget di un grande team auto di F1 e’ tipicamente dell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro all’anno, da confrontare con quello relativo ad una tipica missione spaziale che, ripartito tipicamente sopra un decennio, e’ di qualche miliardo di euro.

    La ricerca spaziale, come quella per la Big Science (acceleratori di particelle e grandi osservatori astronomici), al di la’ dei risultati ottenuti (che qualcuno potrebbe obiettare che potrebbero essere ottenuti con altri investimenti) ha sempre avuto un enorme valore unificatore per l’umanita’. E’ forse uno degli stimoli piu’ intensi verso la collaborazione internazionale. Russi, Europei e Statunitensi collaborano per l’International Space Station, in uno sforzo che ha portato ad una grande comprensione reciproca, alla necessita’ di “fidarsi” in qualche modo degli altri anche quando questo comporta la cessione di know-how strategico.

    Diverso e’ il discorso di COME spendere quei soldi. Li c’e’ ampio spazio per le discussioni, ma non e’ questo il tema di questo intervento…

  6. Alan

    Qui l’issue è che i cinesi partono. Con o senza di noi loro andranno sulla Luna prima e su Marte poi. Se tutto rimane com’è allora a quel punto sì che potremo sancire il definitivo inizio del declino dell’Occidente. Al momento ci troviamo agli inizi di una fase di transizione e non ad un declino vero e proprio, ma le transizioni vanno riconosciute, affrontate e gestite. Insomma più soldi alla ricerca in tutti i campi, ma quello spaziale dona una cosa che le altre ricerche non danno: il prestigio e quindi soft power (oltre ad un “hard power” migliorato grazie alle scoperte in quel senso).

    Per quello che vedo la spesa militare in Italia rimane sempre infausta, ma le ricerche spaziali e militari ormai si completano a vicenda, e a proposito di quest’altra questione vi consiglio un altro mio articolo proprio sul tema:
    http://www.imille.org/2011/11/un-europa-forte-e-pacifica-ma-non-disarmata/

  7. pgc

    la tendenza a estrapolare linearmente e’ diffusa, ma va presa con le pinze.

    La Cina sta letteralmente “occupando” ogni area della ricerca disponibile. In Antartide – un campo che per esperienza personale conosco bene – hanno fatto in pochi anni piu’ di quello che gli europei hanno fatto in decenni. Ma il modello cinese a un certo punto dovra’ probabilmente confrontarsi con i limiti del suo sviluppo. I fondi che destinano in generale molti paesi orientali sono immensi e i controlli sono ancora limitatissimi cosi’ che tirare fuori una decina di milioni di dollari per un progetto e’ una passeggiata. Ma prima o poi anche loro dovranno sottostare alle forche caudine della corruzione da un lato, e della richiesta di democrazia e diritti dall’altro. A quel punto non sara’ piu’ cosi’ semplice. Ai tempi eroici della NASA (ma anche, nel nostro piccolo, dell’INFN) attivare un progetto nuovo o emettere un ordine da 10.000 US$ era una cosa che si faceva in due giorni. La gente era giovane ed entusiasta. L’eta’ media alla NASA ai tempi di Apollo era di soli 27 anni, e ricordo sempre che il tizio che di fatto scrisse il software del Lunar Module era un neolaureato del MIT. Cinesi (e orientali in genere, perche’ c’e’ anche l’India e altri paesi come Taiwan all’arrembaggio) sono in questa situazione, oggi, ma questo con ogni probabilita’ non durera’ a lungo.

    Piuttosto bisognerebbe guardare dagli incredibili risultati ottenuti dalla Cina negli ultimi test PISA… Al contrario di quello che dicono i critici della spesa in ricerca e innovazione, quella sarebbe la nostra unica speranza di Paesi privi di risorse. A costo di aumentare tasse e indebitamento, sarebbe bene spendere tutto il possibile in ricerca ed education. D’altra parte i paesi europei che hanno attraversato meglio la crisi sono proprio quelli dove e’ stata fatta questa scelta*.

    * Norvegia, Svezia e in generale paesi Scandinavi, ma non sembra interessare nessuno.

  8. Alan

    Ni, più che altro direi che in crisi non ci sono andati, non hanno l’€. Poi basta dare un’occhiata alla Nokia per capire che tutto rose e fiori non è, anzi, ogni mese annunciano migliaia di esuberi.

    E ti do ragione sul punto di rottura, probabilmente già arrivato, della Cina di oggi. Ma finché non ci sarà una svolta politica il partito continuerà a fare quello che vuole, e se le imprese del settore chiedono ricerca spaziale allora ricerca spaziale avranno, al costo di affamare 1.000.000 di persone, che per loro non sono altro che una goccia in mezzo al mare.

    Sinceramente, chiamatemi idealista e sognatore se volete, ma lo spazio per un accordo c’è, spero in una joint venture sino-occidentale.

  9. pgc

    non vorrei uscire dal seminato, ma neanche UK aveva l’euro… Nokia opera in un campo estremamente competitivo che ogni giorno fa i suoi morti sul campo. Basta un singolo errore strategico e ti mangi i guadagni di 20 anni, vedi RIM.

    Sono convinto (e sono in ottima compagnia) che se vogliamo sopravvivere, dobbiamo capire che attraverso le tasse bisogna drenare le risorse che fino ad oggi sono state indirizzate nella finanza, facendo enormi investimenti negli unici due campi che *creano* sostanziale ricchezza, e che hanno a che fare entrambi con l’innovazione: ricerca e istruzione. Non dico di costruire case, ma di fare ricerca. L’Italia ha una certa reputazione nello spaziale. Ricordo che oltre la meta’ del volume pressurizzato della ISS e’ realizzata in Italia e gli ultimi successi nel campo (vedi per es. VEGA). Una situazione difficile da credere vista la situazione istituzionale. Dovremmo veramente sfruttare questa posizione di forza per premere in questo settore, stringere la cinta e goderci il ritorno magari tra 10 anni.

    Chi sostiene che questi soldi sarebbero spesi male per lo spazio o per la ricerca dovrebbe cercare di capire che per finanziare un buon sistema di salute o di assistenza a paesi del terzo mondo ci vuole valuta, e che la valuta la si crea proprio con l’innovazione nei campi dove gli altri ancora devono costruire know-how. Le celle a combustibile, o i pannelli fotovoltaici non sono stati inventati perche’ qualcuno ha destinato fondi a creare celle a combustibile o pannelli fotovoltaici, ma perche’ certe ricerche hanno generato la necessita’ di svilupparle.

    Grazie comunque per il dibattito e per l’interessantissimo articolo.

  10. Alan

    Con me sfonda una porta aperta, ma la finanza non è il male assoluto, anzi è, e lo può essere ancora di più, uno dei canali di finanziamento della ricerca. La finanza è la valuta di cui parliamo. Se poi vogliamo dire che vada regolata siamo d’accordo, ma non ci può essere un prelievo “forzato”, ci tireremmo la zappa sui piedi.

    Sarebbe come non salvare le banche, si interromperebbe il flusso del credito, il ’29 fu devastante proprio per questo. E l’Italia uscì benino da quella crisi proprio perché Mussolini, nottetempo, le salvò. Quello che infastidisce sono i volumi di soldi che vengono gestiti, ma che ci vogliamo fare è la crescita: più soldi = più business.

    C’è anche da dire che viviamo in un paese in cui gli imprenditori sono totalmente miopi e piuttosto che investire in ricerca si comprano la squadretta di calcio, che sarà sicuramente in perdita e leverà ulteriori fondi per le spese “secondarie”.

    Comunque grazie per l’interesse manifestato in una questione che temevo potesse passare inosservata.

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