iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Energia

di 4v4l0n42

iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Iniziamo oggi con il capitolo Energia. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:
1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti ; “proposte incoerenti”
2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta ; “proposte ovvie o già realizzate”
3) i punti utili, cioè sensati e concreti ; “proposte utili”

Per il capitolo Energia abbiamo contato: 0 rossi; 11 gialli; 3 verdi *update 23/5/12* 1 rosso; 9 gialli; 4 verdi.

Buona lettura.

Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici.

Dal 1° gennaio 2012 c’è l’obbligo di inserire negli annunci commerciali di vendita degli edifici l’indice di prestazione energetica. Nel 2005, recependo la direttiva europea 2002/91/CE, è stato emanato il Decreto Legislativo 19.8.2005 n. 192 che pone limiti al valore del fabbisogno di energia primaria, espresso in kWh/m2·anno. Peraltro, la direttiva 2010/31/CE, che ha sostituito la 2002/91/CE, ha istituito un quadro metodologico comparativo per il calcolo dei livelli ottimali, in funzione dei costi, dei requisiti di prestazione energetica degli edifici ed elementi edilizi. Si tratta solo di metterlo in pratica, anche perché, sempre secondo la direttiva, entro il 30 giugno 2012, gli Stati devono trasmettere alla CE una prima relazione sui dati e i risultati dell’applicazione del dettato della direttiva. Se i requisiti minimi vigenti risulteranno inferiori ai livelli ottimali, gli Stati dovranno giustificare tale differenza per iscritto alla Commissione e ridurre il divario.

Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti

Per le nuove costruzioni siamo d’accordo. Va però notate come non sia chiaro il punto sulle ristrutturazioni degli edifici esistenti: se non vi sono le risorse per finanziare una ristrutturazione da classe C, le opzioni percorribili si riducono a abbattimento dell’edificio o inazione?

Riduzione di almeno il 10% in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti

Incentivi, in pratica. Non è chiara dunque la copertura finanziaria (un tema sempre più ricorrente nel proseguio). Va aggiunto che sempre la direttiva 2010/31/CE prevede che gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero a partire dal 31 dicembre 2018. Gli stati dovranno elaborare piani nazionali destinati ad aumentare il numero di “edifici a energia quasi zero”. Entro il 31 dicembre 2012 e successivamente ogni tre anni, la Commissione pubblicherà una relazione sui progressi realizzati ed elaborerà un piano d’azione. Niente di nuovo sotto il sole, insomma…

Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava

Ancora incentivi. Ancora una volta nessun accenno alla copertura finanziaria, cruciale più che mai, con la crisi che morde. Ad ogni modo, il motore finanziario delle ESCO è costituito dagli incentivi dei Certificati Bianchi. Le ESCO, infatti, vengono remunerate con un numero di Certificati Bianchi proporzionale all’efficienza energetica realizzata dai loro interventi. I Certificati Bianchi vengono poi rivenduti alle società di distribuzione di elettricità e gas, ai fini di  realizzare quote di efficienza energetica imposte per legge.

Elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei.

Condivisibile. Va però ricordato che la direttiva 2010/31/CE stabilisce che, al fine di ottimizzare i consumi degli edifici e ridurre quindi i costi collegati, gli stati dovranno stabilire requisiti minimi per i sistemi tecnici per l’edilizia – impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, impianti di condizionamento d’aria, grandi impianti di ventilazione – oltre a promuovere l’introduzione di sistemi di misurazione intelligenti in fase di costruzione di ogni edificio o di ristrutturazione importante.

Sull’efficienza delle centrali esistenti, quelli del M5S osservano scandalizzati essere al 38%. Va osservato che la centrale termoelettrica media non è necessariamente a ciclo combinato ed è quindi normale che abbia rendimento inferiore a prezzi egualmente inferiori. È il concetto di produzione di energia baseload e di produzione intermittente. Le centrali più inquinanti e meno efficienti sono già state spinte fuori mercato dal solare fotovoltaico. Inoltre, il 97% di efficienza della cogenerazione è raggiungibile solo qualora sia possibile usufruire del calore residuo – per esempio tramite teleriscaldamento – che è possibile solo quando le centrali sono a ridosso dei centri abitati. Accrescere l’efficienza del parco centrali italiano è quello che ENEL si prefigge con la conversione della centrale a carbone di Porto Tolle in CCS o con l’installazione di alcune centrali nucleari in Italia. Ma sappiamo come è andata con entrambi.

Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti.

Potenziamento delle centrali termoelettriche *e* riduzione dell’impatto ambientale? Se si intende la messa fuori mercato delle centrali pìu inefficienti e inquinanti ci sono i normali meccanismi di mercato, oltre all’effetto indiretto dell’incentivazione del solare fotovoltaico, come osservato sopra.

Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti.

Non è chiaro, anche se immaginiamo sia declinabile come incentivi all’efficienza energetica. In tal caso, ritorniamo al problema della copertura finanziaria. Il punto sembra però una ripetizione di quanto detto sopra.


Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW

Al netto dei problemi di stabilità delle rete elettrica con una quota troppo elevata di Generazione Diffusa di energia, sono necessari incentivi alla vendita. Siamo di nuovo al problema della copertura finanziaria, ma la possibilità di “scambio sul posto” con la possibilità di vendere l’energia prodotta alla stessa tariffa dell’elettricità acquistata dal distributore locale per impianti sotto i 20 kW è tuttora assente nella legislazione.

Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kWh riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i kWh prodotti nelle ore vuote

Ancora incentivi. Sulla copertura non val nemmeno più la pena chiedere. Inoltre non è chiaro cosa siano le ore “vuote” – esiste infatti sempre una domanda minimale in rete, la notte il carico è di 25GW oltre al fatto di usare l’energia rinnovabili per i bacini di pompaggio – né perchè si debba poter vendere energia solamente nelle ore di punta e non, per dire, anche a ridosso delle stesse. Crediamo sia un tentativo di copiare il meccanismo del premio di mercato tedesco, ma sembra alquanto maldestro.

Applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano

Non è assolutamente comprensibile cosa si intenda.

Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti.

Pienamente condivisibile.

Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò

Ancora incentivi.  Il vincolo incrementale è assai confuso. Probabilmente si vuole evitare la conversione di terreni agricoli a colture per biocarburanti, ma non si capisce. Inoltre i biocombustibili sono già legalizzati per legge. E’ vero che l’unico “incentivo” per i biocombustibili oggi è quello della quota obbligatoria di prodotto da miscelare con i combustibili fossili convenzionali. Tuttavia, per fronteggiare la concorrenza sleale dei paesi extra-europei, dal 1 gennaio 2013 entrerà in vigore una nuova fiscalità comunitaria che premierà il biodiesel con una tassazione che terrà conto del valore ambientale del prodotto.

Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale.

Ancora incentivi. Il Decreto Rinnovabili entrato in vigore lo scorso 3 marzo, inoltre, già introduce incentivi specifici per la produzione di calore in impianti alimentati a fonti rinnovabili, tra cui appunto le biomasse agroforestali.

Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici

Incentivi, ancora. Ad ogni modo, l’impiego di biogas per la produzione di energia elettrica è già incentivato dalla tariffa omnicomprensiva o dai Certificati Verdi. La produzione di biogas da frazione organica di rifiuti solidi urbani ad oggi risulta essere limitata non dalla mancanza di incentivi ma dalla problematica per ottenere le autorizzazioni necessarie alla trattazione di materie classificati come “rifiuti” come input, e su quello dovrebbero concentrarsi le attenzioni del legislatore.

L’analisi continua: Stato e Cittadini 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti