iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Capitolo Stato e Cittadini

iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Stato e Cittadini, ieri è stato pubblicato il capitolo Energia. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:

1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti ; “proposte incoerenti”
2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta ; “proposte ovvie o già realizzate”
3) i punti utili, cioè sensati e concreti ; “proposte utili”

Per il capitolo Stato e Cittadini abbiamo contato: 4 rossi; 9 gialli; 3 verdi

Buona lettura.

 Abolizione delle province

L’abolizione delle province è un argomento condivisibile e già ampiamente condiviso, almeno a parole, dalla maggior parte dei partiti politici. Il programma del M5s non entra però nel dettaglio su come riallocare i 63.000 dipendenti pubblici italiani in servizio presso le province.

Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti

Ad una prima lettura del punto, sic et simpliciter, sembra l’uovo di Colombo. L’idea però non è affatto nuova e anzi è stata oggetto di disegni e di provvedimenti di legge, tra cui l’ultimo Milleproroghe (LEGGE 24 febbraio 2012 n.14 ) che proroga di nove mesi il tempo a disposizione dei piccoli comuni e del Parlamento per un ulteriore approfondimento sul processo legislativo in corso per riorganizzare il sistema delle autonomie locali. Adesso il Governo dovrà promuovere, sulla base delle indicazioni del Parlamento, il coordinamento normativo fra i vari provvedimenti all’esame delle Camere, a cominciare dalla Carta delle Autonomie in materia di gestione associata delle funzioni fondamentali e di autonomia finanziaria degli enti locali. Infatti non è così semplice procedere all’unione dei comuni più piccoli: spesso sono limitrofi a comuni di maggiori dimensioni che non hanno alcun interesse ad unirsi, oppure sono “isolati” perché al confine con altre province, oppure, ancora, pur unendosi tra più località non raggiungono i 5000 abitanti.

Abolizione del Lodo Alfano (obiettivo raggiunto)

Obiettivo già raggiunto, e giusto.

Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico

Il principio che i rappresentanti pubblici abbiano piena conoscenza della nostra Costituzione è sacrosanto e l’accrescimento della coscienza civica nel nostro paese è un obbiettivo certamente prioritario ad ogni livello. Il punto, però, non chiarisce cosa si debba intendere per rappresentanti pubblici: i rappresentanti eletti, i funzionari negli enti pubblici o anche i nominati, ad esempio, nelle aziende? Inoltre non specifica quando l’esame in questione debba essere sostenuto: prima della campagna elettorale o dopo, al momento della nomina? Cosa succederebbe infatti ad un Parlamentare che, una volta eletto, si dovesse trovare “bocciato” all’esame sulla costituzione? Così formulato, quindi, questo punto appare di scarso significato.

Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica

Questo punto è già un elemento di dibattito politico, tant’è che il Partito Democratico già l’ha fatto suo (quindi è un obiettivo raggiunto, seppur parzialmente). Alcune specifiche sono però necessarie: i due mandati devono essere consecutivi? E poi: siamo sicuri che sia un bene estendere questo limite a tutte le cariche pubbliche? Pensiamo agli enti locali, ai comuni più piccoli: quanti cittadini pensiamo siano davvero disposti ad accollarsi oneri senza onori? Infine, specialmente nelle piccole realtà in cui le cariche pubbliche sono più frutto di “impegno civico” che “militanza politica”, la continuità dell’amministrazione è certamente un valore aggiunto, più che un limite.

Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo

Sull’abolizione dei privilegi niente da dire, però sarebbe il caso di elencarli e capire se sono tutti davvero privilegi e non invece in alcuni casi delle facilities necessarie al compimento delle funzioni di parlamentare. Questi nascono infatti per permettere ad ogni membro del Parlamento, indipendentemente dalla sua condizione economica, di svolgere al meglio il proprio mandato; inoltre hanno anche funzione preventiva, dal momento che remunerare adeguatamente un funzionario dovrebbe “metterlo al riparo” da eventuali pressioni esterne, come quella della corruzione. Indubbiamente i privilegi di cui godono al momento i parlamentari appaiono invisi e ingiusti ed una loro riduzione/eliminazione è certamente necessaria, però “est modus in rebus”: una giusta riforma, ad esempio, consisterebbe nel puro rimborso delle spese a fronte della presentazione delle note di spesa e fatture, così da remunerare solo quei parlamentari che effettivamente utilizzano risorse per accrescere la partecipazione democratica del paese.

Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato

Principio condivisibile: un mandato di tale importanza richiede che ci si dedichi a tempo pieno. Ma solo per i parlamentari? Bisognerebbe infatti riflettere su un’eventuale estensione anche agli organi di governo locali, che rivestono comunque un’importanza rilevante e sono soggetti anch’essi al rischio di conflitto d’interessi. Una misura del genere, però, andrebbe adeguatamente valutata perché richiederebbe anche un aumento degli stipendi per sindaci, assessori, consiglieri, ecc. per assicurare che persone valide siano pronte a lasciare la propria attività per dedicarsi alla res pubblica.

Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali

Qui l’enunciato è certamente molto populistico e una formulazione così non vuol dire nulla. Quali stipendi nazionali? Dei dirigenti o degli impiegati? Privati o pubblici? Di quale settore?

Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)

Questa previsione normativa esiste già. Colui/colei che riveste una carica monocratica è ineleggibile al Parlamento, ma non il contrario. Più che prevedere tale estensione, si potrebbe prevedere l’obbligo di scegliere tra le due cariche nel caso in cui il parlamentare fosse eletto anche sindaco.

Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati

Qui l’asserzione è perentoria e non condivisibile in linea di principio. Non si specifica se condannati in sede civile e/o penale. Meglio sarebbe invece prevedere almeno un elenco tassativo di illeciti/reati. In ogni caso, resta imprescindibile il principio per cui l’espiazione della pena restituisce al termine al condannato tutti i suoi diritti di cittadino, compresi quelli di elettorato attivo e passivo.

Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato

Enunciazione che deve essere dettagliata per apparire plausibile ma soprattutto praticabile: che cosa s’intende per “ogni incontro pubblico”? I consigli comunali e provinciali? O anche le assemblee dei partiti, dei movimenti referendari, dei consigli di quartiere? Inoltre anche il termine “partecipazione diretta” non appare chiaro, poiché un conto è la possibilità di assistere direttamente via web alle sedute (come succede per Camera e Senato), altra quella di potervi partecipare intervenendo. Se questa ultima accezione fosse quella auspicata dal M5S, è bene sottolineare come  la partecipazione diretta esiste già, ed è quella – ad esempio – dei consiglieri, che sono lì proprio per rappresentare i cittadini.

Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action

I problemi delle Authority sono sicuramente la loro dipendenza dal potere politico e spesso la loro scarsa efficacia. In questo caso il rimedio proposto dai grillini (l’abolizione) sembra peggiore del male che si vorrebbe curare: si lascerebbero senza nessun tipo di controllo settori importantissimi come l’energia, le comunicazioni, il mercato finanziario. Infine appare alquanto azzardato il fatto che si presenti la class action come strumento per sostituire interamente le attuali “Authority”. È davvero difficile pensare come si possa affidare solamente ad iniziative spontanee dei cittadini la vigilanza di settori complessi come quelli delle società quotate in borsa (CONSOB), dei fondi pensione (COVIP), della privacy, ecc. Anche negli Stati Uniti le Authority sono un istituto presente e fondamentale per la regolamentazione della società e per un suo corretto funzionamento, sebbene le class action siano uno strumento molto potente ed utilizzato.

Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum

Nel punto del programma non è spiegato che i referendum propositivi non sono previsti a livello nazionale (mentre sono presenti in alcune realtà locali). Per istituirli bisognerebbe modificare la Costituzione, così come del resto sarebbe necessario per l’eliminazione del quorum. Su quest’ultimo punto in Italia si discute da diversi anni, anche se il successo dei referendum del 2011 ha fatto accantonare (forse momentaneamente) il tema. In molte democrazie occidentali non è previsto alcun tipo di quorum, e diversi costituzionalisti italiani (come Guzzetta ad esempio) si dichiarano favorevoli alla sua abolizione: a patto di bilanciare questa decisione con un deciso aumento (raddoppio e anche oltre) delle firme necessarie per convocare i referendum.

Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare

Questo punto del programma dei Cinque Stelle sicuramente ha un pregio: quello di attirare l’attenzione sulla scarsa considerazione del Parlamento per le leggi di iniziativa popolare, che spesso dopo la raccolta firme arrivano nelle Commissioni e si arenano lì senza mai essere discusse. Il rimedio proposto dai M5S è piuttosto forte, ma effettivamente quello del lassismo nei confronti delle leggi di iniziativa popolare è un problema fondato. Però è necessario pensare ad un sistema che renda possibile la discussione parlamentare di suddette leggi, che invece non possono essere emendate, e quindi spesso buone idee, magari formulate in maniera errata o formalmente inesatte, rimangono a prendere polvere nei cassetti di Camera e Senato, perché o vengono abolite in blocco o recepite così come sono senza possibilità alcuna di modifiche.

Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria

Ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 81 della Costituzione “ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.

Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.

Le leggi seguono per la loro approvazione un iter ben preciso – e la loro discussione nelle commissioni parlamentari serve proprio a questo scopo -, iter peraltro complesso e molto cadenzato: introdurre un ulteriore appesantimento di un iter legislativo già farraginoso e incapace di stare al passo coi tempi rischia di essere un boomerang in termini di efficacia delle scelte pubbliche. Anche perché il programma non chiarisce come  questi “commenti” debbano essere integrati nell’iter e quale peso loro attribuire: insomma, ad un’analisi costi benefici, questo punto del programma sembra certamente implicare un costo elevato ed un beneficio ridotto.

L’analisi continua: Energia

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti