iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Capitolo Istruzione, Università e Ricerca

Di Sara Fasullo

iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Istruzione, Università e Ricerca, dopo i capitoli Energia e Stato e Cittadini. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:

1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti ;  “proposte incoerenti”
2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta ; “proposte ovvie o già realizzate”
3) i punti utili, cioè sensati e concreti ;  “proposte utili”

Per il capitolo Istruzione, Università e Ricerca abbiamo contato: 4 rossi; 12 gialli; 2 verdi

Buona lettura.

 

Note preliminari: Università e Ricerca non compongono una sezione seprata del programma del M5S : di Università si parla nel capitolo «Istruzione», mentre di Ricerca si parla nel capitolo «Salute». Sembrerebbe quindi che l’unica Ricerca della quale valga la pena occuparsi sia solo quella applicata, di ambito medico/ambientale. Nessun riferimento alla ricerca fondamentale o tecnologica. 

ISTRUZIONE

Abolizione della legge Gelmini

Così formulato non vuol dire nulla. Ciò che è evidenziato più sotto per l’Università vale anche per la scuola: crea più problemi che vantaggi. Cosa significa comunque abolire? Ritornare allo status quo ante? Sarebbe costoso (8 miliardi di Euro) e poco utile. Piuttosto si distribuiscano meglio le risorse date, applicando il Titolo V e responsabilizzando le Regioni (si veda per un approfondimento).

Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti

I dati OCSE che abbiamo commentato a suo tempo su iMille hanno evidenziato come le performance scolastiche sono correlate con l’uso del PC a casa, ma non con l’uso a scuola: i dati sono analoghi in pressoché tutti i paesi analizzati da OCSE e ci dicono anche che un uso intensivo del computer a casa o a scuola produce un effetto negativo sulle performance in digital reading.

Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale

Già legge dello stato, dal 2008 (art. 15 comma 2 L. 133/2008: 2). Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione di secondo grado sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet e mista. A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo

Anche se il problema sono i costi. Molti comuni hanno iniziato sperimentazioni in tal senso, ma devono interromperle per carenza di fondi.

Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica

La scuola non statale è pubblica. Quella non statale che non fa parte del sistema pubblico invece non riceve finanziamenti.

Se invece si intende l’abolizione della Legge di parità, sarebbe non solo – questo sì – contro il mandato costituzionale, ma anche controproducente dal punto di vista economico. Lo Stato non solo spende fino a dieci volte meno (dipende dall’ordine di scuola) per lo studente iscritto alle paritarie rispetto alla spesa per quello iscritto alla scuola statale. Ogni iscritto alla paritaria fa risparmiare lo Stato e senza finanziamento pubblico alle paritarie questi risparmi sarebbero molti di meno. Altro discorso per i finanziamenti aggiuntivi regionali, come il buono scuola in Lombardia, che sono effettivamente un onere per la Regione senza veri benefici per l’utenza (da quando esiste il buono, circa 1000 Euro, le rette sono progressivamente aumentate di circa 1000 Euro).

Piuttosto lo Stato verifichi che le scuole non statali ottemperino effettivamente ai vincoli che la legge di parità prescrive in materia di non discriminazione e trattamento economico dei docenti, nonché nell’accesso a tali scuole di studenti disabili. E qualora non ottemperino le escluda dal sistema pubblico (e dai relativi finanziamenti).

Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri (obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza)

Non si capisce bene il fine che ci si propone. Oggi nei CTP (educazione degli adulti) e a scuola (per i minori) già si fa. Oppure si vuole dire che per avere la cittadinanza uno straniero è obbligato a conoscere l’italiano?Anche questo però è già legge (bisogna superare  un test per avere la cittadinanza).

 

UNIVERSITÀ (trattata nel capitolo Istruzione)

 

Abolizione della legge Gelmini

Come anticipato sopra, non per difendere la riforma Gelmini, ma perché non si capisce quale sistema dovrebbe essere adottato una volta abolita la legge Gelmini. Non si può semplicemente abolire una legge che regola tutto il comparto senza avere qualcosa di alternativo, altrimenti il sistema si blocca.

Abolizione del valore legale dei titoli di studio

Fine anche condivisibile, ma anche questo, come il precedente punto, suona più o meno come uno slogan. Bisogna capire che sistema di valutazione e di interazione tra società e istruzione si vuole mettere in piedi. L’impressione è che si cerchi di dare una strizzata d’occhio un po’ a destra (con questa proposta) e un po’ a sinistra (con la precedente).

Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti 

In Italia i professori universitari sono sia docenti che ricercatori. I professori universitari sono valutati in tutto il mondo in base alla loro attività di ricerca E alla didattica.

Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie

Se si parla di accesso a corsi di laurea su internet, esistono già le Università telematiche (anche troppe, a dire il vero). Se invece si propone di mettere online tutte le lezioni di tutti i corsi di tutte le Università , serve anche uno stanziamento straordinario di fondi che non è altrimenti specificato. È però apprezzabile il riconoscimento della tendenza ad incrementare i corsi online che è effettivamente in atto in vari paesi.

Investimenti nella ricerca universitaria

Non si può che essere d’accordo con questa affermazione, ma è un po’ ovvio, non siamo nel campo delle proposte qui, ma degli slogan. Se si chiedono più investimenti, bisogna necessariamente capire come. Aumento «lineare» dei fondi per la ricerca? Oppure su progetto? E in quale misura? Con quale copertura?

Integrazione Università/Aziende

Come per il punto 5, l’integrazione in oggetto esiste già. Va potenziata? Va rimodulata? Con che strumenti? Con quali fondi?

Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti

Non è chiaro cosa si intenda fare, come lo si voglia fare e con che copertura finanziaria. Soprattutto, in quale quadro? In un sistema di poche università per i migliori che ovviamente vengono da tutta Italia e quindi devono avere degli alloggi economici? A pioggia per tutte le Università, indipendentemente, visto che si è abolito il valore legale?

 

RICERCA (trattata nel capitolo Salute)

 

Possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica

Non è specificato il tipo di provvedimento che si vuole adottare. Ad oggi è possibile destinare il 5 per mille a fondazioni ed enti che fanno ricerca in campo medico-scientifico. L’8 per mille è invece destinato alle confessioni religiose o, in alternativa, allo Stato. Non essendo la ricerca medico-scientifica una confessione religiosa riconosciuta, si vorrebbe forse che la quota di 8 per mille destinata allo Stato (145 milioni nel 2011) venisse destinata a tale ricerca. La legge istitutiva dell’8 per mille prevede che tale quota sia destinata a interventi straordinari: nel 2011 si sono usati 57 milioni per potenziamento e messa a norma delle carceri, 64 milioni per esigenze della flotta aerea antincendi.

Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare

La definizione di ricercatore «indipendente» è incerta. Non è del resto chiaro cosa si intenda per ricerca militare. Se non si rinuncia espressamente ad avere un esercito, e il M5S non propone di abolirlo, per quale motivo non dovremmo finanziare una ricerca che possa ad esempio aumentare la sicurezza lavorativa, ambientale, sanitaria dei militari italiani?

Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale, dando priorità ai ricercatori indipendenti

Voler fissare delle priorità della ricerca (il senso del verbo «promuovere») è legittimo (è un tipico esempio di quella che si chiama scelta politica). E già adesso, pur nelle tristi condizioni di sotto-finanziamento in cui versa la ricerca italiana nel suo complesso, le ricerche elencate hanno una priorità. Tuttavia, anche in questo caso è necessario specificare quali siano i ricercatori «indipendenti».

Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali

Come al punto 3, la ricerca sulle malattie rare è già oggi «promossa» a livello nazionale ed europeo. Il problema semmai è  l’ordine di grandezza dei finanziamenti. Sarebbe più appropriato proporre di raddoppiare (triplicare, decuplicare…) i fondi destinati a tali ricerche, piuttosto che «promuovere». E, nel caso, con quale copertura finanziaria. La seconda parte della proposta non ha nulla a che vedere con la ricerca ma con il sistema di organizzazione della Sanità: per certi versi già oggi è possibile farsi curare all’estero se non è disponibile una cura in Italia, e il sistema sanitario nazionale può coprire le spese, anche se si valuta caso per caso (in base alla malattia, al tipo di cura, alla regione in cui si risiede, al paese dove si effettuano le cure)…

Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione

In questo caso siamo fuori tema, in quanto la proposta in oggetto non riguarda direttamente l’organizzazione della ricerca. La ricerca può essere coivolta nella valutazione delle politiche pubbliche, e per questo già esistono enti di ricerca pubblici appositi, e non solo per l’impatto «sanitario».

 

L’analisi continua: Energia e Stato e Cittadini

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. L’8percento alla ricerca per me andava in rosso.

  2. Comunque, leggere le proposte nella loro formulazione originaria fa capire chiaramente che Grillo una università – in generale, non solo italiana – dall’interno non la ha proprio mai vista, nonostante la sua biografia dica che ha cominciato gli studi di economia e commercio… del resto iscriversi all’università una cosa (magari presentandosi anche per qualche esame, ma solo per quello), frequentarla (e capirla, soprattutto, nel suo insieme, non solo nel modo in cui vengono gestiti gli esami) un’altra.
    Saluti,
    Mauro.

  3. Francesco Cerisoli

    @Filippo
    Diciamo che e’un giallo meno meno: la proposta non e’completamente incoerente, ma troppo troppo vaga. L’8 per mille e’destinato, per legge, alle confesioni religiose. Altrimenti, allo Stato, che utilizza i fondi per emergenza, aiuto alle popolazioni bisognose, cooperazione internazionale, beni culturali… A logica quini si puo’pensare che si vogliano destinare i 140 milioni di euro (che sono in fondo bruscolini: considera che il Fondo di finaziamento ordinario delle universita’e’ 6 miliardi e mezzo) TUTTO alla ricerca medica. Poi pero’ devono anche trovare i fondi per coprire quello che fino a ieri hai coperto con quei 140 milioni.Girala come vuoi, sono tasse in piu’ oppure fondi tagliati a cooperazione, emergenza, beni culturali. Ma siccome siamo nei commenti, posso permettermi di essere maligno: secondo me il M5S vuole che la ricerca medico-scientifica (definizione un po’assurda: esiste anche una ricerca medica non scientifica?) si prenda TUTTO l’8 per mille, compreso quello della Chiesa e dei Valdesi. Che e’mi sembra un miliardo di euro, e su questi numeri allora si comincia a ragionare di qualcosa di concreto. Solo che poi B16 monta sul carroarmato pontificiio e bombarda Palazzo Chigi….

  4. Corrado DB

    Anche Grillo si adegua al refrain dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Che non si capisce bene cosa significhi, ma che certo significa l’onnipotenza delle commissioni giudicatrici. (http://www.roars.it/online/?p=8618)

  5. Corrado DB

    Questo articolo chiarisce tutti gli equivoci che ci sono sull’argomento: http://www.roars.it/online/?p=7510

  6. Francesco Cerisoli
  7. Mattia

    “Lo Stato non solo spende fino a dieci volte meno (dipende dall’ordine di scuola) per lo studente iscritto alle paritarie rispetto alla spesa per quello iscritto alla scuola statale. Ogni iscritto alla paritaria fa risparmiare lo Stato e senza finanziamento pubblico alle paritarie questi risparmi sarebbero molti di meno.”

    Il costo per bambino in una scuola non statale è di 2800 euro l’anno contro i 5600 in una scuola statale: vero. Forse perché la scuola pubblica – attraverso il Miur – rispetta gli obblighi contrattuali e i diritti dei lavoratori?
    E poi, sorvolando sulla la precettistica religiosa a cui studenti e docenti dovrebbero inchinarsi e sull’allergia ad occuparsi degli studenti disabili tipica di quegli istituti, siamo proprio sicuri che una scuola primaria paritaria (quasi sempre confessionale) sarebbe un buon affare?

    A leggere gli studi del Ministero dell’Istruzione, che si affiancano ai più recenti impietosi giudizi targati Ocse-Pisa e Fondazione Agnelli sulle performance degli allievi usciti dagli istituti non-statali, il dato che emerge è una situazione di pesante arretratezza delle scuole paritarie rispetto a quelle pubbliche. A livello di strumentazione multimediale, per esempio: Il 99,3% delle scuole pubbliche è dotata di laboratori ma lo è solo il 48,6% di quelle “private”; 90% contro 78% è il distacco sulle connessioni Adsl; per non parlare delle lavagne interattive multimediali (lim): una paritaria su cinque sa di cosa si tratta, rispetto all’82% delle pubbliche. Ecco perché le scuole statali costano di più…

    http://www.cronachelaiche.it/2012/05/le-scuole-pubbliche-costano-troppo-chiudiamole/

  8. Dal mio punto di vista, nel paragrafo relativo alle “Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica” bisognerebbe sottolineare un aspetto della la situazione degli studenti disabili frequentanti scuole pubbliche non statali (le cosiddette “paritarie”): a loro non viene garantito l’insegnante di sostegno.

    Ciò è discriminatorio, infatti, i disabili hanno diritto all’insegnante di sostegno in quanto “persone disabili”, e non in quanto “disabili iscritti ad una determinata scuola”. Alla base dell’attuale situazione discriminatoria c’è forse l’erronea convinzione che il loro diritto all’insegnante di sostegno venga meno per il fatto che i loro genitori abbiano esercitato il diritto di scelta educativa orientandosi verso una scuola che, pur facendo parte del sistema pubblico, non è gestita dallo Stato (le scuole paritarie, appunto). L’insegnante di sostegno, invece, andrebbe garantito a tutti gli studenti disabili, a prescindere dalla scuola che frequentano.

    Un diverso orientamento, inoltre, limiterebbe arbitrariamente il diritto alla libera scelta educativa, che i genitori esercitano in nome e per conto dei loro figli minori, e che andrebbe tutelato a maggior ragione quando tali figli sono disabili. In questa direzione si muovono le letture più recenti – e a mio avviso più corrette – delle norme in vigore (nazionali ed internazionali).

  9. @ Mattia – Pubblicato il 30 05 2012 alle 4:41 PM

    Quello che scrivi ha certamente un fondamento, ma mi sembra incompleto.

    Bisogna considerare che, se non altro, anche per il comparto scuola vale la regola indotta dall’esperienza: “la cosa pubblica” è per sua stessa natura gestita con criteri di minore efficienza rispetto alla “cosa privata”.

    Inoltre, a titolo di esempio, aggiungerei che tra le cause degli sproporzionati costi delle scuole statali bisogna includere la maggiore difficoltà a gestire fannulloni e incompetenti. Infatti, questi esistono dovunque, ma nella scuola statale hanno maggiori appigli per “difendere” il proprio atteggiamento (e i dirigenti hanno meno strumenti per intervenire). E poiché le spese per il personale costituiscono di solito il 70-80% del bilancio, se ne può ricavare che la questione non è marginale.

  10. includere la maggiore difficoltà a gestire fannulloni e incompetenti. Infatti, questi esistono dovunque, ma nella scuola statale hanno maggiori appigli per “difendere” il proprio atteggiamento

    Mentre a una scuola privata basta promuovere tutti per andare avanti. Creando incompetenza.

    Le nostre scuole private sono infatti molto peggiori delle scuole pubbliche: http://matematica.unibocconi.it/articoli/pubblico-e-privato-nellistruzione-superiore

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting