Il Rapporto ILO sul Lavoro. La crisi oltre l’Italia e l’Europa

di Clemente Pignatti.

Di badlyricpolice

In occasione della giornata dei lavoratori 2012, l’agenzia ONU International Labour Organization (ILO) ha pubblicato il suo rapporto annuale “World of Work Report 2012” sullo stato di salute del mercato del lavoro mondiale. “Lavori migliori per un’economia migliore”, questo il titolo scelto per sottolineare come l’uscita dalla crisi dipenda dalla ripresa dei mercati del lavoro. E questa anche la sfida di fondo che viene posta dall’insieme del rapporto: la salvaguardia del sistema finanziario non è tutto, la vera emergenza da affrontare è quella della creazione di posti di lavoro.

Il mercato del lavoro globale è ancora in crisi

Il rapporto dimostra come il mercato del lavoro mondiale non sia ancora uscito dalla recessione. Il tasso di occupazione globale è ancora inferiore a quello precedente la crisi e 50 milioni di posti di lavoro devono essere creati per tornare ai livelli del 2007. La situazione è fortemente differenziata per aree geografiche. Nella maggioranza dei paesi in via di sviluppo, la ripresa economica trainata da un aumento della domanda interna (sia consumi che investimenti) ha stimolato la creazione di posti di lavoro e i maggiori indicatori del mercato del lavoro risultano tornati ai livelli precedenti la crisi. D’altra parte le economie avanzate, specialmente nell’Unione Europea, sono ancora nel pieno di una recessione economica aggravata dall’adozione di forti politiche di austerità. Nell’ 83 % dei paesi industrializzati il tasso d’occupazione è inferiore a quello precedente la crisi (Grafico 1) e in molti casi il tasso di disoccupazione sta ancora aumentando.

Grafico 1: Tasso di occupazione, 2007 e 2011

Fonte: International Institute for Labour Studies

 

Precari di tutto il mondo, unitevi!

Alcuni fenomeni sono però comuni alle diverse aree geografiche. Primo, nella maggioranza dei paesi la crisi ha colpito maggiormente le giovani generazioni. Nell’ 80 % delle economie avanzate e nel 65 % dei paesi in via di sviluppo i tassi di disoccupazione giovanile sono ancora superiori a quelli precedenti la crisi. Ben lontano dall’essere un fenomeno prettamente Europeo, gli squilibri più rilevanti si registrano nei paesi nord-africani e del Medio Oriente, dove il tasso di disoccupazione giovanile è 4 volte superiore a quello dei lavoratori adulti. Secondo, anche nei paesi dove l’occupazione sta aumentando, la maggioranza dei posti di lavori creati dall’inizio della crisi è di natura non-standard (part-time o a tempo determinato). Dal 2007 la quota di lavoratori part-time è aumentata nell’85 % dei paesi industrializzati, mentre la quota dei lavoratori a tempo determinato è cresciuta nel 50 % dei casi. La scelta di un’occupazione a tempo determinato o part-time è poi in maniera crescente una scelta forzata (Grafico 2).

Grafico 2: Percentuale di lavoratori part-time che vorrebbero un’occupazione full-time, 2007 e 2010

Fonte: International Institute for Labour Studies

 

Questo aumenta il rischio di “tensione sociale”

È poi importante vedere quali conseguenze la crisi sta causando a livello sociale ed economico. Nel 50 % dei paesi industrializzati il tasso di povertà è aumentato dall’inizio della crisi, mentre la disuguaglianza da reddito (misurata dall’indice di Gini) è cresciuta nel 40 % dei casi. La situazione è leggermente diversa nei paesi in via di sviluppo, dove il tasso di povertà è aumentato nel 24 % dei casi e la disuguaglianza da reddito nel 26 %. Il persistere o l’aggravarsi di questi fenomeni rischia di avere effetti negativi sulla stabilità e la coesione sociale di molti paesi. Il World of Work Report 2012 presenta un indice di “tensione sociale” che raggruppa il grado di fiducia verso i governi nazionali, la soddisfazione rispetto al grado di libertà personale e la percezione della condizione economica personale e nazionale. Dal 2010 al 2011 questo indice è aumentato nel 54 % dei 106 paesi analizzati (più alto l’indice, più alta la tensione sociale), specialmente nei paesi del Medio Oriente e dell’Africa sub-Sahariana (Grafico 3).

Grafico 3: Indice di tensione sociale, variazione tra 2010 e 2011

Fonte: International Institute for Labour Studies

Come sostenere la crescita in tempi d’austerità?

Il rapporto dell’ILO dimostra come per il momento i governi abbiano risposto principalmente deregolamentando il mercato del lavoro, riducendo gli investimenti pubblici e aumentando la tassazione. Questo approccio rischia però di spingere le maggiori economie mondiali in una trappola di auto-rigenerazione della crisi. Scelte che generalmente vengono giudicate inevitabili rischiano quindi di essere improduttive. Secondo il direttore Raymond Torres bisogna promuovere la crescita dei salari a passo con la produttività, garantire l’accesso al credito per far ripartire le imprese e riformulare le voci di spesa pubblica verso la creazione di posti di lavoro. Insomma, una questione di priorità più che di risorse.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti