di Corrado Truffi.
Non guardate la pagliuzza nei grillini (o nei pirati), guardate la trave nel sistema politico tradizionale. Andate a leggere i programmi elettorali molto terra terra (nel senso di concreti ma semplificatori, e nel senso di ultra-ecologisti) di questi candidati sindaci e vi renderete conto che Grillo ha fatto tutte le possibili furbate mediatiche, ha detto tutte le possibili orrende cose demagogiche sulla mafia o sullo ius sanguinis, ha sparato idiozie a ripetizione sull’auto ad idrogeno o perfino ad aria compressa e, tuttavia, ha coagulato attorno a sé un modo di pensare la vita futura della gente che il nostro maledetto ceto politico non ha saputo nemmeno lontanamente ascoltare, ossessionato com’è da compatibilità, realismo, paura dei mercati.
Mentre il mondo, apparentemente, andava avanti per la strada tracciata dopo la caduta del muro di Berlino, fatta di più mercato, più globalizzazione, più competizione, più diseguaglianza e sempre più merci, l’insoddisfazione crescente delle persone concrete di fronte a una vita sempre più faticosa apriva spazi sotterranei a diversi modi di pensare. Il reddito occidentale cresceva rapidamente ma, a differenza del reddito dei paesi emergenti, a questa crescita non corrispondeva una paragonabile crescita del benessere e, più ancora, della felicità. Troppo stress, troppa incertezza, troppa fatica del vivere, difficili da compensare con l’ultimo modello di telefonino. Perché, come ben noto, crescita e felicità sono correlati positivamente in modo stretto fino a un certo livello di reddito. Oltre, la correlazione resiste, ma si fa molto più debole. Dunque, fra altermondialismi radicali, esperienze comunitarie locali, utopie ecologiste, slow food, un flusso di idee nuove si mischiava con insospettati spazi mediatici, veniva perfino accettato e digerito dalle imprese e dal commercio che se ne serviva per vendere una immagine più equa e verde e, per questa via, diventava anche comune e superficiale sentire.
Ed ecco che il giocattolo della crescita infinita d’occidente si blocca con la grande crisi finanziaria dei debiti privati, seguita a stretto giro da quella dei debiti pubblici e dell’irragionevole rigorismo europeo. E Grillo, che in questi anni aveva coltivato quegli spazi sotterranei, usando ed ascoltando con una indubbia intelligenza tutto quel che ribolliva in pentola, dando spazio ai sogni di un mondo al tempo stesso più moderno (la rete ovunque, quasi panacea automatica dei mali della democrazia), più pulito (il mito dei rifiuti zero senza inceneritori, con il riuso facile facile), più giusto (il mito del piccolo azionista che distrugge la grande azienda monopolista, come in certi film americani d’annata), si è trovato nella posizione migliore per capitalizzare tutto questo. I quadri del nascente movimento 5 stelle, infatti, esprimono perfettamente questa non più sotterranea richiesta di mondo nuovo, più che di nuova politica. E, in questo, sono davvero simili a certi tratti del partito dei Pirati esploso in Svezia e in Germania. Con un sincretismo caratteristico del confuso mondo occidentale d’oggi, nei loro programmi trovi tutto ciò che costituisce il menu dell’impegno ecologista benintenzionato, assieme ad una visione della tecnologia e della modernità a senso unico, dove le tecnologie sono buone (la rete) o cattive (gli OGM, ad esempio) in funzione della loro capacità di funzionare all’interno dei luoghi comuni che costituiscono il proprio mondo ideale.
Ora, il problema è che questo menu delle buone intenzioni del movimento 5 stelle è un menu vago, a volte ai limiti del ridicolo, approssimativo, spezzettato e ripetitivo, e in certi casi semplicemente irrealizzabile e sbagliato, ma è anche pieno di idee perfettamente condivisibili e che altri, ahimè, si guardano bene dal sostenere con la dovuta energia e – quel che più conta – nel suo complesso disegna un modello di mondo futuro e lascia immaginare la forma del mondo che si vorrebbe realizzare. Ad esempio:
- Un’amministrazione della cosa pubblica costruita su un intreccio di democrazia diretta ed elettiva, basata sulla totale trasparenza del governo e delle decisioni. L’idea che gli amministratori siano al servizio dei cittadini e debbano continuamente rendere conto e discutere le decisioni è portata al limite e declinata in modo perfino ossessivo. Certo, ci si può chiedere, alla fine, se tutta questa trasparenza e partecipazione non si traduca nei fatti nella selezione di gruppi di professionisti della partecipazione – chi ha tempo, chi ha modo – più che in un vero aumento della democrazia. Tuttavia, è ben chiaro che questo approccio, a confronto con la chiusura castale della politica tradizionale, ha un enorme vantaggio competitivo. E, del resto, le riflessioni sulla democrazia partecipativa, sull’open government sono state sviluppate nei think tank migliori della sinistra “tradizionale”. Salvo che i politici di quella stessa sinistra raramente sono stati in grado di dar seguito alle teorie. E, pure quando sono stati in grado di farlo, non hanno capitalizzato questa esperienza dal punto di vista mediatico, cosa che invece i grillini, avvantaggiati dalla contingenza attuale, sanno fare benissimo.
- La priorità netta della società e dei beni comuni contro la dittatura dei mercati. Il concetto di bene comune, per quanto spesso vago, è comunque un concetto potente ed utile di fronte all’evidenza di una tendenza alla privatizzazione selvaggia di tutto e, sopratutto, all’evidenza che questa privatizzazione non stia portando ai benefici fino a poco tempo fa dati per scontati. Anche in questo caso, la riflessione sui beni comuni nasce da elaborazioni intellettuali di alto livello, dall’analisi controversa dei commons (dalla tragedia dei commons come beni che possono essere troppo sfruttati in quanto comuni allo studio delle comunità che – al contrario – nel corso della storia hanno dimostrato che la gestione comune di certi beni è vantaggiosa per l’equilibrio fra uomo e natura). Una versione semplificata di questa riflessione, la sua declinazione immediatamente politica simboleggiata dalla battaglia per l’acqua pubblica, è uno di quegli argomenti di facilissima presa su cui il movimento 5 stelle ha potuto costruire iniziativa e consenso. Ancora una volta, approfittando del deserto o della complicazione e incertezza comunicativa della sinistra tradizionale.
- L’esaltazione del ruolo delle comunità locali autocentrate (dal km 0 all’affermazione che tutte le scelte territoriali, a partire dal paradigma TAV in Val di Susa, siano di competenza locale a prescindere dal loro eventuale impatto globale). Il localismo comunitario, come noto, non è solo una deriva di tipo leghista ma ha anche alcuni padri nobili nel comunitarismo anglosassone di sinistra. Mischiare allegramente accenni in stile leghista (niente cittadinanza agli immigrati) con richiami comunitari dei benintenzionati sognatori delle comunità locali autogovernate è un ottimo metodo per andare oltre la destra e la sinistra e rispondere a un’esigenza reale da parte delle persone: sentire di poter avere il controllo del proprio destino in un mondo troppo vasto e complesso.
- La trasformazione ecologica incentivata e posta al centro dell’azione amministrativa. I programmi del M5S sono spesso quasi monotematici: incentivi a pioggia, di ogni tipo – o divieti più o meno realistici – per disegnare una città e un territorio il più “ecologici” possibile. Con una differenza non irrilevante rispetto ai tradizionali verdi, almeno nella (triste) versione italica: nella visione M5S, molto pragmatica e tecnologica, l’essenziale è proporre soluzioni operative per avere qui e subito una buona vita, specie urbana: meno traffico, più trasporti pubblici locali per i pendolari, farmer market per avere buone cose da mangiare a buon prezzo, ecc.
Insomma, la forma del mondo futuro è ben definita: tecnologico, democratico, verde e pulito, ugualitario ma un po’ meritocratico, sicuro e ben chiuso in confini locali individuabili.
Il tutto condito con una sequenza di piccole idee concrete e di “cose che si dicono dovunque ma nessuno fa” (o meglio, molti fanno ma vendono meno bene), come il telelavoro, i farmer market, il riuso, la digestione anaerobica dei rifiuti, la banda larga gratis per tutti, ecc.
Il risultato, appunto, è un disegno riconoscibile ed appetibile. Moderno e al tempo stesso rassicurante. Di rottura (a questo pensano le grida fuori dalle righe di Grillo in persona) e pragmatico (a questo pensa la minuzia realistica – o apparentemente realistica – dei programmi locali). Il risultato è la trasmissione di un progetto unitario e credibile, esattamente l’opposto dell’immagine confusa e indecisa, ondivaga e non credibile che trasmette il Partito Democratico e la sinistra tutta – ben al di là dell’effettiva e in larga misura matura elaborazione programmatica che caratterizza il PD. E tutto ciò senza nemmeno dover considerare il mostruoso atout che gli scandali e l’irresponsabilità politica di parte del personale politico della sinistra tradizionale ha fornito negli ultimi mesi al movimento 5 stelle.
Inutile, per ora, discutere di quanto ciò possa effettivamente durare quando i grillini saranno in qualche stanza dei bottoni. Più utile capire come la sinistra riformista possa riuscire a formulare e trasmettere anch’essa un modello di mondo futuro e la forma del mondo che si vorrebbe realizzare.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Analisi interessante, che purtroppo pero’ non condivido. Grillo infatti, per i motivi esposti nell’articolo, mi era sembrata un’alternativa politica valida, in Italia.
Ma tra polemiche con Napolitano, inviti ai candidati M5S a non partecipare a dibattiti tv con altri politici, frasi dubbie sulla mafia ed una visione anti-UE un po’ miope (l’UE va migliorata, non uccisa), Grillo inizia a farmi dubitare e ad apparirmi come una sorta di nuovo pifferaio magico.
Dopo tutto, la predilezione per lo show personale rispetto al confronto democratico, la critica (populista) di UE e capo dello Stato e un atteggiamento disinvolto sulla mafia (che va solo condannata e combattuta) mi hanno, ahime, ricordato tanto Berlusconi. Tutto questo, unito alla eterogeneità delle istanze del M5S (giustamente evidenziate nell’articolo) mi ispirano ben poca fiducia.
E dire che gli altri partiti sono peggio non è certo un argomento in favore di Grillo (anche se posso condividerlo). Se si parla di Grillo e di M5S è giusto concentrarsi solo su di loro: il fatto che gli altri abbiano altre pecche non li salva dai loro peccati.
Conclusione: temo che Grillo potrebbe rivelarsi una cura peggiore della malattia.
Fil, non mi è molto chiara la critica. Forse l’incipit sulla pagliuzza e la trave depista un po’, colpa mia.
Anche io sono preoccupato dalla deriva populista di Grillo e dalla facilità con la quale molte persone benintenzionate se ne facciano irretire. Anzi, per la verità non ho mai riposto alcuna fiducia nel fenomeno, fin dai tempi della biowashball e delle auto ad aria compressa….
Il mio punto è che mettendo insieme molti spunti che, come dire, sono nell’aria, il M5S dà l’idea di avere delle idee, un’idea di mondo. Un’idea che non mi piace (sopratutto per l’incipiente localismo), ma un’idea. E la critica a partiti tradizionali, in specie al PD, è che invece non riescono a trasmettere alcuna idea credibile. Anche in ragione, ovviamente, del fatto che sempre le stesse facce la propongono.
Ma, la critica è semplice. L’articolo presenta Grillo in una luce sostanzialmente positiva: il M5S è confuso ma fondamentalmente vitale e positivo.
A me invece Grillo pare sempre piu’ un pifferaio magico e quindi di lui non mi fido. In altre parole, cio’ che mi preoccupa di lui pesa di piu’ di cio’ che di positivo posso rintracciare nel M5S.
Questo, in estrema sintesi, cio’ che volevo dire.
Concordo con Fil: secondo me Corrado ha attribuito a Grillo e ai 5S ciò che molti elettori — delusi se non disgutati — vedono in Grillo, senza che necessariamente la visione abbia motivo di corrispondere al vero.
Si vede proprio che non mi sono fatto capire. Però insisto: Grillo ha una visione del mondo, fatta di due elementi in contraddizione stridente ma funzionali al suo successo: da una parte l’urlare populista di una specie di pulizia etnica contro i politici ladri e i potenti del mondo, dall’alro un bricolage ecologista e tecnicista pragmatico per la buona amministrazione delle città (medio piccole del nord). Il PD trasmette una visione del mondo?