di Antonello Paciolla e Teresa Russo.
Lo scorso sabato, esattamente una settimana dopo la strage del 19 maggio, migliaia di persone (soprattutto studenti) sono scese in piazza a Brindisi per “Io non ho paura”: una mobilitazione per ricordare Melissa Bassi, la sedicenne vittima dell’orrendo attentato, e chiedere che venga fatta presto giustizia. È stata un’altra prova, dopo la manifestazione davvero imponente tenutasi il giorno stesso della strage, della capacità di questa terra di reagire a una violenza brutale e ancora senza spiegazioni, e fa ben sperare il fatto che la mobilitazione sia partita dai giovani e dai giovanissimi. Tra loro c’è un nome da ricordare, sicuramente, ed è quello di Martina Carpani: diciassettenne di Ostuni e Presidente della Consulta Provinciale degli studenti di Brindisi, è stata la promotrice della manifestazione ed un esempio di coraggio e lucidità per le sue prese di posizione in questi ultimi giorni.
Quello dell’impegno di giovani come Martina Carpani non è un caso isolato: in Puglia e nelle altre regioni del Sud ci sono molti, importanti, esempi di associazioni e movimenti per la legalità. Realtà molto spesso promosse da giovani che scelgono di non farsi sconfiggere dalla rassegnazione per uno stato delle cose spesso desolante e ogni giorno si impegnano per il cambiamento. Alcune delle associazioni in prima fila contro la criminalità sono piuttosto note: è il caso di Libera, animata dall’impegno instancabile di Don Luigi Ciotti. Altre realtà sono un po’ meno sotto i riflettori dell’attenzione nazionale, e in un periodo come questo è doveroso provare a raccontarne qualcuna, senza pretese di esaustività.
Piuttosto noto è l’impegno del movimento Ammazzateci tutti, nato a Locri nel 2005 come reazione all’omicidio voluto dalla ‘ndrangheta del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. All’inizio c’è stato uno striscione, “e adesso ammazzateci tutti”, esposto quasi come una sfida da sette ragazzi (tra cui l’ideatore Aldo Pecora) ai funerali di Fortugno. Poi l’organizzazione di una grande manifestazione popolare, nella stessa Locri, che vide la partecipazione di oltre quindicimila persone. Negli ultimi anni questo movimento è cresciuto moltissimo, ed è ora una realtà presente su tutto il territorio nazionale, ripromettendosi di essere un coordinamento permanente dei “giovani contro tutte le mafie”. Tra le molte iniziative promosse dal movimento c’è anche un disegno di legge, finalizzato ad introdurre il divieto di propaganda elettorale nei confronti di chi è sottoposto a misure di sorveglianza speciale.
Andrebbe raccontato anche l’impegno delle molte scuole di formazione che cercano di educare ai valori della legalità e dell’impegno civile: tra queste la Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto, nata nel 2008 da un’intuizione di Nando Dalla Chiesa, e diventata in poco tempo un punto di riferimento importante. “Una scuola per re-imparare il più difficile dei mestieri: quello del cittadino: soggetto che deve essere per definizione corresponsabile rispetto a quello che gli accade intorno”, racconta a iMille Giuseppe Milano, barese e referente per la provincia di Bari dell’associazione (presente in tutta Italia). Una scuola per educare alla legalità, quindi, “intesa non come mero rispetto delle regole, ma pure come rispetto della dignità di ogni individuo”, spiega Milano.
Dalla Puglia arriva un’altra storia di impegno contro la criminalità e di educazione fatta dai giovani e per i giovani: quella di Radio Kreattiva, vera e propria “radio antimafia”, nata a Bari nel 2005, da un’idea dell’Associazione culturale Kreattiva, per “contrastare tutte le forme di devianza e mafiosità diffuse sul territorio di Bari”, così come si legge sul sito web della radio. È un esperimento supportato dal Comune di Bari, e vede come protagonisti attivi gli studenti delle scuole della città, impegnati nella denuncia di comportamenti e fenomeni mafiosi spesso subiti sulla propria pelle, e che dà ai giovani e ai giovanissimi anche una possibilità di confrontarsi ed esprimersi, cercando di sottrarre molti studenti al destino (che spesso diviene un marchio) della “marginalità”.
Un altro esempio notevole è quello di “Io resto in Calabria“. L’associazione nasce nel 2004, in seguito ad un attentato intimidatorio ai danni di Filippo Callipo e del suo stabilimento, e “Io resto in Calabria” è stata la risposta di Callipo, che non solo è rimasto ma ha messo insieme un gruppo di persone, giovani e meno giovani, innamorati della loro terra e convinti che in Calabria ci sia tanta gente perbene che merita una terra migliore e che raccoglie la sfida di provarci.
L’associazione fa propri i valori fondamentali della società civile, dalla legalità alla solidarietà passando per la giustizia sociale, la cooperazione e l’uguaglianza, e si pone obiettivi precisi: stimolare la partecipazione dei cittadini calabresi alla gestione della polis, valorizzare i “capitali umano e territoriale”, formare le nuove generazioni attraverso progetti di respiro europeo che consentano ai giovani calabresi di diventare una classe dirigente competente con un’ampia visione delle risorse regionali e del sud in generale, in grado di confrontarsi con le migliori realtà italiane, europee e internazionali, rilanciando la Calabria.
A Napoli, invece, nel Rione Sanità, nel 2005 nasce “L’altra Napoli Onlus” creata da un gruppo di napoletani, residenti e non, che condivide l’amore per la propria città natale, e un forte sentimento di riscossa. La mission è quella di sviluppare progetti di riqualificazione urbanistica e di aggregazione sociale in una delle aree maggiormente degradate di Napoli – il Rione Sanità appunto – con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei residenti, avviando nuove opportunità di sviluppo e di occupazione; stimolare l’impegno civile di un numero crescente di cittadini e combattere, quindi, il fenomeno della malavita.
Questi sono solo alcuni esempi di buone prassi. Esempi di una realtà migliore, una società sana, per la quale violenze come quella dell’attentato di Brindisi non sono motivo di scoramento ma lo stimolo ad andare avanti: perché non è possibile pensare all’Italia, quella che con dignità affronta la crisi e che con tantissimi sforzi cerca di mantenere un senso di coesione sociale, come una terra di nessuno in cui non si ha più la sensazione di essere liberi e sicuri in mezzo agli altri.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




