di Maurizio Bovi.

Foto di kenteegardin
Il 15 maggio l’Agenzia Moody’s ha declassato 26 banche italiane, facendo propendere alcuni politici e l’Abi per la seconda tra le due interpretazioni proposte nel titolo. Di seguito riporto qualche stralcio di alcune dichiarazioni e analisi, facilmente reperibili in Rete, di ABI, Banca d’Italia e Moody’s con la logica di offrire al lettore qualche spunto di riflessione.
Cosa ha detto il 15 maggio Moody’s? (mia libera traduzione di stralci del loro comunicato)
Il rating di Moody’s è un’opinione sulle prospettive di medio termine della banca sotto esame.
Moody’s nota che varie misure hanno limitato l’attuale downgrade, in particolare quelle poste in essere dalla BCE. Inoltre, Moody’s ritiene che la capitalizzazione delle banche italiane è in miglioramento, così come un elemento di forza delle banche italiane è la capacità di guadagnare anche in momenti di difficoltà.
Moody’s ha comunque deciso di tagliare il rating anche in base a tre considerazioni di “ambiente” (tralascio, per motivi di spazio, quelle che riguardano le singole banche sotto esame che possono essere lette sul sito di Moody’s) che, secondo l’Agenzia, vanno considerate con molta attenzione visto l’elevato debito pubblico che caratterizza l’Italia:
1) Condizioni macroeconomiche in peggioramento, condizionate da recessione e politiche fiscali di austerità che impattano sulle prospettive a breve termine;
2) Crescenti problemi di qualità degli assets nei bilanci delle banche;
3) Problemi nella raccolta di nuovi fondi che, se protratti nel tempo, potrebbero tradursi in minori profitti.
Come ha reagito l’ABI? (comunicato stampa del 15 maggio)
Irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile: così l’Associazione Bancaria Italiana giudica la decisione di Moody’s di tagliare il rating di 26 banche italiane. Ancora una volta le agenzie di rating si confermano come un elemento di destabilizzazione dei mercati con giudizi parziali e contraddittori. Per abbassare il rating questa volta si tirano addirittura in ballo le misure di austerità varate dal Governo Monti (”riducono la domanda economica di breve termine”) che una volta le stesse agenzie invocavano allorché disegnavano l’outlook negativo delle imprese bancarie. Per ABI la decisione di Moody’s è un’aggressione all’Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini.
Cosa diceva l’ABI nel Monthly Outlook di aprile?
Rimane bassa la qualità del credito bancario a causa principalmente della debolezza del ciclo economico.(…). Rispetto al periodo pre-crisi marcato è stato il peggioramento della qualità del credito, specie con riguardo alle piccole imprese: in sostanza da giugno 2008 a febbraio 2012 il rapporto sofferenze lorde/impieghi del settore privato è più che raddoppiato, passando dal 3% a 6,3%; di intensità maggiore è stato il livello e l’aumento del rapporto per le famiglie produttrici: dal 6,9% all’11,6%.(…)
In lieve rialzo a marzo 2012 la variazione annua della raccolta sull’interno da clientela delle banche italiane; ancora in flessione, nel secondo mese del 2012, la dinamica della provvista sull’estero. Più in particolare, la raccolta bancaria da clientela residente è risultata pari a 1.733 miliardi di euro. Nel corso dell’ultimo anno lo stock della raccolta è aumentato di appena 8,5 milioni di euro.
Cosa diceva la Banca d’Italia ad aprile? (Rapporto sulla stabilità finanziaria)
La massiccia immissione di liquidità da parte della Banca centrale europea e le misure attuate dai governi per contrastare la crisi nell’area dell’euro hanno interrotto la spirale negativa tra aumento dei rischi sovrani, difficoltà del sistema bancario e peggioramento congiunturale, che nell’ultima parte del 2011 tendeva ad assumere carattere sistemico. Le tensioni riemerse in aprile segnalano tuttavia l’esistenza di rischi tuttora elevati. A offuscare le prospettive economiche e finanziarie nei paesi avanzati contribuiscono i timori sui conti pubblici e sull’intensità della crescita globale.(…)
I finanziamenti della banca centrale non possono tuttavia rappresentare una fonte di provvista permanente. È essenziale che le banche mantengano l’accesso ai mercati internazionali della raccolta all’ingrosso. I segnali positivi di ripresa delle emissioni emersi nei primi mesi dell’anno si sono affievoliti con il riaccendersi delle tensioni sul debito sovrano.(…)
Le prospettive della redditività bancaria rimangono incerte. Essa trova parziale sostegno nelle più distese condizioni di raccolta; il rallentamento produttivo, se protratto, potrebbe tuttavia frenare gli impieghi e prolungare il deterioramento della qualità degli attivi. Oltre il breve termine, le banche devono proseguire l’azione volta a conseguire ulteriori, rilevanti guadagni di efficienza.
Che dire. La mia impressione è che Moody’s non stia dicendo cose assurde. D’altronde, è anche ovvio che l’attività di rating contiene una inevitabile e non indifferente quota di interpretazione discrezionale: in fondo, stiamo parlando di previsioni economiche. Ma, forse, proprio questo è il punto. Bisogna dargli il giusto peso. Ovvero, io non creerei un’agenzia di rating europea e neanche metterei sotto controllo quelle oggi esistenti: chi controllerebbe i controllori? Ricordiamoci che sono state le autorità pubbliche greche a taroccare i conti pubblici. Insomma potrebbe finire con una pletora di agenzie che dicono tutto e il contrario di tutto rendendo ancora più opaco il mercato. Piuttosto, cercherei di evitare dichiarazioni sensazionalistiche che non fanno altro che aumentare eccessivamente l’audience delle agenzie di rating. Se uno è proprio convinto che le agenzie sono in malafede e che hanno troppi conflitti di interesse (cose non completamente escludibili), allora si potrebbe evidenziarne gli errori di previsione. Materiale ce n’è a iosa. Ma andrebbe usato sempre con garbo, senza toni eccessivi. Potrebbe essere qui richiamata la storia di “al lupo al lupo”. D’altronde, sono le stesse banche a chiedere il rating alle agenzie. Non è mica obbligatorio avere un rating. Infine, fino a poco tempo fa, le agenzie venivano tacciate di NON aver abbassato il rating di alcuni istituti, poi falliti (per esempio, Lehman Bros). Insomma, la questione è complicata e merita approfondimenti non basati sulle emozioni.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti



