di Luca Ciccarelli.
Eppure non manca nemmeno un mese alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, quando andremo a votare per eleggere sindaci e consigli comunali di quasi 1000 comuni, tra cui ben 26 capoluoghi di provincia. I segnali allarmanti per i partiti di maggioranza ci sarebbero tutti. Gli scandali, i consensi che non crescono più, il governo Monti che attira su di sé gli odi e gli amori degli italiani, e il grillismo che si fa una risata di tutto questo e cresce fino al 7%, con i più fantasiosi che arrivano a prevedere uno sfondamento del muro del 10% per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni.
Insomma, dicevamo che i sintomi di una grave malattia ci sono tutti, ma i grandi partiti sembrano non riuscire in nessun modo a tenere testa alla nuova ondata, che forse sarebbe più congruo definire riflusso, di antipolitica. Perfino antipolitica è un termine sbagliato, perché sarebbe meglio definirla antipartitismo. Nemmeno riusciamo a chiamarlo nel modo giusto questo riflusso, figurati se possiamo riuscire a comprenderlo e a contrastarlo.
Il vero problema è che dalla tangentopoli del 1992 i partiti non si sono ancora ripresi, non sono riusciti a riconquistare la fiducia e la passione delle persone. Gli elettori non hanno smesso di votare, in pochi paesi l’affluenza è tanto alta quanto in Italia, ma tra quei molti elettori gli iscritti sono pochi e quelli che hanno fiducia nella “forma partito” sono ancora meno. Insomma, io ti voto anche, provo ad aver fiducia in te, ma non pensare che io possa mai innamorarmi di te o spendere un po’ del mio tempo per le tue campagne perché, di base, io non mi fido di te.
Su tutto questo si sono abbattuti come macigni gli scandali dei tesorieri, Lusi e Belsito, che hanno messo a nudo la bruttura, hanno dimostrato che si, tutto quello che pensavate di male dei partiti, ma guarda un po’, è proprio tutto vero. I partiti si prendono i vostri soldi e ne fanno un po’ quello che vogliono. Hai voglia a spiegare che la colpa è dei tesorieri, che i dirigenti di quei soldi non ne sapevano niente; nessuno ci crede, è solo la prova definitiva di un tradimento che si era ormai consumato tanti anni fa.
In questo quadro di disillusone è ovvio che le urla di Beppe Grillo trovino orecchie prontissime a recepire qualsiasi invettiva si scagli contro i partiti corrotti, i politici ladri, il governo schiavo dei poteri forti. Se nelle prossime settimane si dovessero ancor di più intensificare le inchieste della magistratura, con Vendola anche lui tirato dentro il calderone giustizialista, alle prossime elezioni, oltre all’astensionismo, potrebbe davvero trionfare oltre ogni più rosea previsione il Movimento 5 Stelle. A quel punto, ci saranno i mea culpa, i rimpianti per non aver ascoltato di più la voce della gente, ma sarà tardi. E per i partiti, in vista delle politiche del 2013, si aprirà una fase davvero dura, con lotte all’arma bianca all’interno delle dirigenze ed il rischio di un ulteriore distacco dalla vita delle persone, che nel frattempo si sta facendo sempre più dura, con la crisi che sta iniziando a far vedere il suo lato più cattivo e spietato.
Dobbiamo arrenderci al trionfo del grillismo? Dobbiamo far passare le amministrative e sperare che nel 2013 tutto si sistemi così, per miracolo? Possiamo davvero pensare che operazioni politiche di palazzo possano riconquistare l’attenzione e la fiducia degli elettori? Direi proprio di no. La politica, o sarebbe meglio dire i partiti, devono prima di Maggio presentare una chiara e radicale revisione della legge che definisce il finanziamento dei partiti, dimostrando di voler davvero ridimensionare la quantità e migliorare la qualità di tale finanziamento.
Tito Boeri e Massimo Bordignon, su La Voce, analizzando la differenza tra quanti soldi arrivino ai partiti sotto forma di rimborso elettorale e quanti in realtà ne spendano, hanno proposto sei punti di revisione del meccanismo di rimborso.
Senza approfondire troppo e senza dover sposare una proposta in particolare, ci sono alcuni punti fermi che i partiti dovrebbero assolutamente considerare nella loro bozza di riforma.
Questi punti sono sicuramente:
- la riduzione dell’entità del rimborso a quello effettivamente speso, che è pari ad un quinto di quanto i partiti ricevono attualmente;
- la correlazione del finanziamento ai voti effettivamente ricevuti e non ai voti dell’intero bacino elettorale;
- la definizione del rimborso come un “volgare” risarcimento a piè di lista;
Poi potremo, con calma e con maggiore possibilità di riflessione, pensare anche ad una più radicale revisione del finanziamento della politica, permettendo un maggiore ingresso di finanziatori privati, sopratutto piccoli, ma nell’immediato c’è bisogno di dare un segnale chiaro. I partiti prenderanno molti meno soldi, li prenderanno in modo proporzionale al loro successo elettorale e li giustificheranno meglio di quanto non facciano adesso.
I partiti si sono già presi la responsabilità, assolutamente legittima, di tradire il risultato di un referendum che aveva, di fatto, abolito il finanziamento pubblico dei partiti.
Sarebbe bene che ora si prendessero la briga di ridimensionare quel flusso enorme di soldi che ogni anno entra nelle loro casse e che hanno dimostrato ampiamente di non essere in grado di gestire. Se i soldi che vi diamo non sapete gestirli, intanto iniziamo a darvene di meno e a chiedervene conto. Se poi fate i bravi, ne riparliamo.
Manca poco al 6 Maggio. Vediamo di non sprecare questo tempo e di far vedere alla gente che un’alternativa a Beppe Grillo esiste. Ed ha la forma di un partito.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




