di Cristiana Alicata e Antonello Paciolla.
Cristiana Alicata e Antonello Paciolla si scontrano sulla natura dell’ IDV.
Cristiana Alicata
Dopo le dichiarazioni omofobe di Cimadoro, Antonello Paciolla rileva la natura populista dell’IDV sottolineandone la natura giustizialista e spesso di destra.
Io come ho spesso fatto notare non penso affatto che l’IDV sia di destra. Penso molto più seccamente che l’IDV non esista politicamente (lo scrivo qui ) e che la sua non esistenza sia radicata anche nella sua composizione e nello sforzo fatto da Di Pietro per tirare su nei territori qualche portatore di voti andando a pescare tra loschi figuri, tra cui possiamo annoverare di certo Scilipoti. Attenzione, non sto affatto dicendo che non esista una percentuale di italiani che nello spirito movimentista e giustizialista dell’IDV si riconoscono, trasformando quel riconoscimento anche in militanza attiva. Anzi. Penso però che molti militanti ed elettori IDV siano elettori delusi soprattutto dal PD. Si dice che io voglia una fusione di PD, IDV e SeL. Io semplicemente penso che IDV e SeL siano come delle correnti del PD, né più né meno. Il mio ragionamento, per chiarirlo, nasce dalla sequenza dei seguenti sillogismi:
1) prima viene il paese, poi vengono i partiti. L’orgoglio di partito va bene solo se è l’orgoglio delle idee non del marchio. Cioè dove le idee sono identitarie con il marchio. E non dove il marchio divenga una leva di trattativa con altri per distribuire potere. Il fanatismo di partito è una brutta malattia di cui anche molto PD è velenosamente affetto.
2) poiché spesso i piccoli partiti finiscono per essere solo l’ennesimo passaggio di trattativa con i grandi partiti, ed essendo io sostanzialmente per il bipolarismo maggioritario, considero una fatica dover trattare con le correnti interne ed anche con i partiti piccoli. Tanto vale fare un unico sforzo e mettere tutti sullo stesso piano. Un posto ai dalemiani, due ai veltroniani, tre ai vendoliani….vedete differenze? Vedete meritocrazia? Io vedo solo il Cencelli.
3) detesto i giochi di ruolo dove in campagna elettorale i partiti piccoli si curano politicamente delle categorie specifiche o dei temi, magari in accordo con quelli più grandi.
4) voglio che chi governa abbia l’abitudine alla dialettica, e questo è possibile solo se la sintesi si fa prima di andare al governo e non dopo. Altrimenti si perde tempo a mettersi d’accordo a spese delle nostre tasse. Si deve arrivare al governo già pronti a governare.
In realtà la mia effettiva tesi è che l’IDV non esista, e quando parlo di fusione intendo la fusione di quelle parti che stanno nell’IDV perché il PD non è votabile. La stessa cosa vale per SeL. Nel PD abbiamo ancora Fioroni che è molto omofobo. Insomma, rinuncerei a lui tanto quanto a Cimadoro. Dove sta la differenza? Quando Antonello dice che il PD deve rinunciare all’alleanza con IDV e SeL che significa? Andare con l’UDC o avere una vocazione maggioritaria? Nel secondo caso arriva alle mie stesse conclusioni in fondo, perché una legge elettorale bipolare e maggioritaria costringerebbe all’accordo pre-elettorale. Quanto all’UDC, in quanto ad estremismo omofobo non deve dare lezioni a nessuno. E se la legge elettorale sarà come quella che pare stiano preparando Bersani, Casini e Alfano? Sui toni ed alcune posizioni di IDV che per Paciolla sono evidenze della natura di destra dico che sono semplicemente posizioni urlate che sposano le richieste di movimenti e sindacati di estrema sinistra più che di estrema destra. O meglio: certe posizioni semplicemente coincidono. E qui torniamo ad una delle mie teorie che il “fascismo” come metodo non è di destra, ma si annida ovunque. Anche a sinistra.
Antonello Paciolla
La settimana scorsa si è parlato molto delle dichiarazioni sconcertanti dell’onorevole Gabriele Cimadoro. Quelle parole sono state l’ennesima dimostrazione che l’omofobia è ancora pericolosamente diffusa nella politica (e nella società) italiana. Ma forse possono avere, paradossalmente, anche un merito: Cimadoro fa parte dell’Italia dei Valori ed è, peraltro, cognato di Antonio Di Pietro. Da quelle dichiarazioni davvero vergognose può partire una discussione evitata da tempo all’interno del centrosinistra. Una discussione sulla natura del partito di Di Pietro e sull’opportunità (per i partiti di centrosinistra) di continuare a considerare questa formazione politica un alleato affidabile. L’Italia dei Valori è un partito di sinistra?
La disinvoltura nell’utilizzo di toni omofobi (è successo allo stesso Di Pietro) dovrebbe suggerirci di no, così come il giustizialismo estremo da sempre marchio di fabbrica di questo partito. E su tutto il resto? L’Idv sta facendo un’opposizione durissima al Governo Monti (al quale, è bene ricordarlo, aveva accordato inizialmente la fiducia). Le posizioni dell’Idv negli ultimi mesi sono diventate quasi perfettamente sovrapponibili a quelle della Lega Nord, e anche questo dovrebbe far riflettere, così com’è opportuno notare anche i toni violenti e irresponsabili usati recentemente da Di Pietro: si pensi all’incredibile tentativo di scaricare su Monti la responsabilità dell’ondata di suicidi causati dalla crisi economica. Insomma, la natura populista dell’Italia dei Valori negli ultimi mesi si è accentuata moltissimo. Forse è difficile collocare questo populismo sull’asse classico sinistra-destra: l’Idv ospita al suo interno elementi provenienti dalla sinistra radicale (si pensi a Maurizio Zipponi) che sicuramente ne influenzano le posizioni su certi temi. Il partito di Di Pietro ha contestato in più occasioni la Fiat di Marchionne, con toni molto simili a quelli di Sel e della Federazione della Sinistra. Non intendo entrare qui nel merito del dibattito su Marchionne, ma mi limito a far notare che posizioni simili sono arrivate anche da Forza Nuova, negli ultimi tempi. Questo per dire quanto sia davvero difficile collocare l’Idv nell’ambito della sinistra, anche alla luce di certe posizioni molto anti-capitalistiche (e sembrerà incredibile ma Di Pietro numerose volte ha dichiarato di considerarsi un liberale).
Insomma, è difficile definire l’Idv un partito di destra a tutti gli effetti (anche se abbiamo visto che della destra condivide spesso toni e battaglie) ma sicuramente il populismo dell’Italia dei Valori dovrebbe porre non pochi problemi ad un partito progressista (come il Pd) che ha l’urgenza di gettare le basi di un progetto per tornare a governare l’Italia. È’ evidente che bisogna trovare delle soluzioni. Cristiana Alicata, in un suo recente articolo su iMille, ne ha proposta una: gettare le basi di un soggetto unico del centrosinistra, di cui il Pd dovrebbe essere asse portante, ma arrivando ad una “fusione” con Idv e Sel. In questo modo, secondo Cristiana, gli elementi più populisti e reazionari del partito di Di Pietro sarebbero naturalmente portati a migrare altrove. È’ un’idea coraggiosa e interessante, ma credo che potrebbe rivelarsi davvero poco praticabile. Quelle stesse spinte populiste sarebbero in grado di causare disastri all’interno di un soggetto che finirebbe per essere troppo ampio per avere una vera identità.
Credo invece che sia arrivato il momento (per il centrosinistra e soprattutto per il Pd) di prendere atto che il percorso comune fatto con l’Idv finora è stato un gravissimo errore. In nome del “fronte comune antiberlusconiano” si è rallentato il processo, già difficile di suo, della costruzione di un progetto per governare il paese. I risultati li stiamo vedendo da mesi: nel momento in cui il “berlusconismo” si è sfaldato il Pd ha scelto di non andare a votare, ben sapendo di non essere in grado di costruire in pochi mesi una coalizione capace di fare le riforme necessarie per salvare l’Italia. Perché ripetere lo stesso errore in futuro, ancora di più adesso che non c’è più una “emergenza berlusconiana” da contrastare? Una coalizione fondata sull’antiberlusconismo è stata un errore in passato, ma sarebbe una follia in futuro, ora che Berlusconi si sta ritirando dalla scena e il Pdl appare in netta difficoltà.
Non allearsi più con l’Idv ovviamente non escluderebbe la necessità di rivolgersi comunque (senza nessun senso di superiorità, un errore molto comune nel centrosinistra) all’elettorato di questo partito. Con proposte serie sulla legalità e la lotta alla corruzione, soprattutto. Certo, una rottura del percorso comune con l’Idv potrebbe avere ripercussioni serie a livello locale, dove il centrosinistra come l’abbiamo conosciuto finora è presente quasi ovunque. Ma pensando a certe mosse recenti dell’Idv nelle competizioni locali (su tutte il mancato riconoscimento della vittoria di Fabrizio Ferrandelli nelle primarie di Palermo, un risultato che era stato “certificato” dai garanti) si può arrivare a pensare che da una rottura con il partito di Di Pietro il centrosinistra abbia davvero poco da perdere, e molto da guadagnare.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Avere buona dialettica non significa per forza avere ragione, se Ie posizioni dell’IdV sono sovrapponibili a quelle della lega, il PD sta governando con le stesse posizioni del PDL, all’interno del PD sono esistite (od esistono ancora) persone come la Binetti, che dubito potesse essere considerata liberale. Apprezzo lo sforzo di guardare gli errori interni al PD, ma questi attacchi ai partiti di sinistra mi sembra un’ultimo tentativo di salvare un partito assolutamente allo sbando e senza indentità. La denigrazione non è mai una buona pratica.
concordo con Roberto Gelosini che il PD dia del destrorso all’IDV è patetico. Questo è l’ABC della politica….