La Lega, il consenso e la comunicazione politica del PD

di Emidio Picariello.

Foto di agenziami

C’è più di un modo di fare politica e questo lo si osserva facilmente ogni volta che si confronta l’atteggiamento, il comportamento, e il tipo di comunicazione politica di Paesi differenti. E, appunto, non è un caso che abbia citato separatamente atteggiamento e comportamento, ma adesso ci arriviamo. La prima riflessione infatti è dedicata a una delle grandi confusioni della politica italiana: la comunicazione e la sostanza. Probabilmente la confusione nasce da un’illusione: e cioè che le cose debbano tendenzialmente essere semplici. Ovvero che la ricerca della felicità passi attraverso strade spianate. Dal punto di vista del politico, questo significa che il consenso passa attraverso la presentazione di strade semplici all’elettorato. Il problema è che una parte considerevole dell’elettorato trova interessanti le strade semplici. Così chi le propone guadagna facilmente consenso.

Questo per dire che il successo politico della Lega non finisce con Bossi. Chi lo pensa è destinato a subire una grossa delusione. Se lo pensano i partiti politici, i loro elettori sono destinati a subire una grossa delusione. Il consenso della Lega si basa sull’esposizione di vie semplici per problemi complessi. Il nord paga troppe tasse? Secessione. L’immigrazione è percepita come portatrice di insicurezza? Rimandiamo a casa gli immigrati. Il tutto condito da  affermazioni da stadio che sottendono anche un altro messaggio: io sono meglio di “loro”, dei politici di professione, perché sono come la parte peggiore di te. Ci sono molte persone che avranno ancora voglia di mandare la loro pancia al governo, e quelle persone voteranno ancora Lega, Bossi o non Bossi. Come faranno a fare pace con la delusione legata alla disonestà palese che è emersa in queste ore? Lo spiega molto bene la professoressa Cosenza sul suo illuminante – chi fa politica o comunicazione politica deve averlo fra i preferiti – blog:

È solo immaginando un dolore molto più grande del mio, immenso, quello di un padre tradito persino dal figlio prediletto, che potrei asciugare le lacrime e riprendere a lottare.

Se c’è bisogno di un trucco per continuare a ricevere rassicuranti messaggi semplici, le persone sono bravissime a trovare questo trucco.

Ma avevamo accennato a atteggiamento e comportamento. Vedendo questi due video, in fila, così come li mostra il Post, uno sotto l’altro, non ho potuto fare a meno di pensare a La Pierre e al suo lavoro del 1934 – è datato, ma i risultati sono ancora validi. Lui inviò a 66 alberghi in giro per gli Stati Uniti un questionario chiedendo se l’albergo fosse disponibile a ospitare clienti cinesi. La disponibilità degli albergatori si rivelò estremamente scarsa. Successivamente inviò negli stessi alberghi due comparse cinesi e solo un albergo su 66 si rifiutò di dare loro una camera. Le norme anti-discriminatorie, all’atto pratico, avevano rimodellato il comportamento, facendolo differire in modo sostanziale dall’atteggiamento.

Nella storia di Renzo Bossi e della Lega questo esperimento ha una doppia morale: da una parte è evidente che all’atteggiamento di un Renzo che parla di onestà come valore non è seguito il comportamento di un Renzo onesto, ma dall’altra parte si deve considerare che questo rimodellamento – da “i politici sono disonesti e io non voto i politici disonesti” a “però continuo a votare Lega” – potrà avvenire e avverrà anche nell’elettorato leghista.

Allora cosa devono fare gli altri partiti per convince quegli elettori diseducati alla complessità che le risposte ci sono, ma non sono quelle urlate dei leader padani? Comunicazione e sostanza, abbiamo detto. Al Partito Democratico si deve riconoscere una discreta capacità di elaborazione. Su quasi – purtroppo su quasi, ma non apriamo la ferita dei diritti civili, qui – qualunque argomento il PD ha una sua posizione sulla quale potrebbe far convergere molte persone che attualmente non votano quel partito, compresi alcuni elettori leghisti in buona fede che vogliono sapere: come facciamo a pagare meno tasse? Come si regola l’immigrazione? La posizione del PD non è sempre condivisibile, qualche volta manca di approfondimenti, ogni tanto non è completa, ma sicuramente è comunicata peggio di come è.

Basta pensare alla campagna di comunicazione “Destinazione italia”: ottima l’idea di girare per l’Italia, ottima l’idea di stare a contatto con il territorio, ma allora perché un segretario triste che guarda fuori da un finestrino vuoto? Il problema della comunicazione del PD è probabilmente, anche in questo caso, un problema di applicazione della meritocrazia. I responsabili della comunicazione sono evidentemente ottime persone, hanno verosimilmente acquisito la linea politica del partito e del segretario, ma sono poco esperte in fatto di comunicazione, visti i risultati.

Il problema è che la comunicazione politica non si fa a suon di posizioni articolate, ma di messaggi semplici ripetuti tante e tante volte. Se mettete in fila tutti i discorsi di un politico dovreste sentire una decina di frasi programmatiche, ripetute sempre allo stesso modo, che semplifichino il concetto articolato che ci sta dietro senza snaturarlo. Elaborazione politica articolata, comunicazione semplice. La strada è questa. Pensare che invece alla presunta perdita di consenso della Lega segua un magico travaso di voti o anche un utile e automatico astensionismo di quegli elettori è ingenuo e pericoloso.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Alan

    Sono d’accordo, anche se credo che l’exploit leghista delle scorse elezioni non sarà più raggiungibile. In fondo gran parte di quei voti erano di protesta e perchè “almeno sono gli unici che non rubano”. Con questa storia, mi ci gioco il berretto, perderanno almeno un 5-6%

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