di Maurizio Bovi.
Da qualche settimana a questa parte, i nostri politici stanno invitando gli operatori pubblici e privati stranieri ad investire nel nostro paese. Recentemente, Monti è andato fino in Cina. La logica dell’invito è presto detta. Se aumentano gli investimenti esteri in Italia allora i nostri livelli occupazionali e di reddito potrebbero aumentare: la crescita economica necessita, tra l’altro, anche di finanziamenti. Evidentemente, non ci si riferisce ad investimenti di natura meramente speculativa. Le varie riforme in tema di Fisco e di mercato del lavoro potrebbero giocare un importante ruolo nell’attrarre i capitali esteri. Stesso dicasi per le liberalizzazioni e per il miglioramento degli apparati burocratici.
Già, le riforme si stanno implementando (più o meno bene e più o meno velocemente). Ma con quale credibilità si chiede agli stranieri di scommettere sull’Italia quando gli stessi italiani non si fidano del proprio paese? Se l’ormai famigerato spread è un indicatore della fiducia che i mercati internazionali ripongono in un sistema economico, ci sono altri dati che possono dare qualche indicazione sul grado di fiducia che noi italiani abbiamo nei confronti del futuro economico dell’Italia. Naturalmente, si tratta di indicatori parziali e di non facile lettura. Nella ricerca di queste cartine di tornasole della fiducia degli investitori privati nostrani si potrebbe ad esempio pensare all’andamento della Borsa di Milano. Però, come accade in tutte le Borse, anche in quella di Milano ci sono molti acquirenti stranieri. Si potrebbe allora tentare di calcolare quanto denaro viene trasferito in Svizzera, ma è facile intuire che difficilmente si possono avere dati affidabili dai banchieri svizzeri (tuttavia personalmente insisterei molto, ma molto, di più presso le autorità svizzere anche per combattere l’evasione fiscale). Indizi più “puliti” – nel senso di un po’ più puntualmente riferibili ai nostri connazionali – e senz’altro più ufficiali e più immediati si possono invece scovare andando a vedere i bilanci della Banca d’Italia.
Inutile sottolineare che la faccenda è piuttosto ingarbugliata e che qui tenterò solamente di offrirne l’intuizione. Telegraficamente ma anche, spero, efficacemente. Supponiamo che il denaro, tramite il sistema bancario, venga spostato dall’Italia alla Germania. In condizioni normali la banca tedesca accetta di inserire nel suo attivo il credito nei confronti della banca italiana e il movimento di denaro viene quindi compensato all’interno del mercato interbancario europeo. Tuttavia, recentemente, questi movimenti stanno sempre più frequentemente chiamando in causa le rispettive banche centrali nazionali. Continuando con l’esempio, la banca tedesca potrebbe non voler prestare denaro alla banca italiana e allora la compensazione deve avvenire tramite le rispettive banche centrali[1], che, come noto, sono le banche delle banche e sono quelle preposte a mantenere efficiente e fluido il sistema dei pagamenti. Ecco dunque che quando il denaro si sposta dall’Italia alla Germania, la Banca d’Italia diventa debitrice nei confronti della Bundesbank. Dato poi che nel cosiddetto “Eurosistema” (l’insieme delle banche centrali nazionali e la Banca Centrale Europea, BCE) tutte le banche centrali nazionali europee sono sotto il cappello della BCE, allora quest’ultima accentra tutti i debiti/crediti in modo che ogni banca centrale nazionale risulta in debito (o credito) esclusivamente nei confronti della BCE.
Lasciando da parte i tecnicismi qui il fatto essenziale da tenere a mente è che, alla fine della fiera, i movimenti di denaro sopra menzionati vengono registrati dalle banche centrali nazionali. Pertanto, dai loro bilanci si può avere un’idea di quale paese attrae il denaro e di quale, invece, il denaro lo vede andar via. Altrimenti detto, leggendo i bilanci della Banca d’Italia si può ricavare qualche indizio su qual è il grado di fiducia dei cittadini circa la futura situazione economica (solidità del sistema bancario, livello di imposizione fiscale, possibilità di guadagnare/lavorare, ecc.) che si verrà a determinare in Italia nel prossimo futuro.
Prima di leggere i dati va ricordato che il flusso di denaro in uscita – e il conseguente indebitamento della Banca d’Italia verso l’Eurosistema – dipende anche dall’acquisto di beni/servizi esteri da parte degli italiani (al netto delle nostre esportazioni). Tuttavia, la recente escalation che si osserva nei numeri di seguito riportati mi sembra difficilmente spiegabile col solo saldo della bilancia corrente[2], che, sebbene da molti anni costantemente negativo, recentemente non sta dando segni di peggioramento. Per essere un po’ più chiari, lo squilibrio della bilancia corrente provoca certamente deflussi di denaro, ma sono il suo persistere e, rectius, sono le cause a monte della sua persistenza (scarsa competitività, inefficienza/pervasività/costo della burocrazia…) che stanno producendo sfiducia nel futuro dell’Italia. Di qui una fuga di denaro ancora più grande – e questo è il punto – di quella giustificata dal solo deficit della bilancia corrente. La Tabella 1 dovrebbe essere esplicativa del concetto.
Passività verso l’Eurosistema della Banca d’Italia
|
2008 |
13.313 |
|
2009 |
10.358 |
|
2010 |
7.093 |
|
Gennaio 2011 |
5.753 |
| Febbraio |
5.084 |
| Marzo |
4.566 |
| Aprile |
4.427 |
| Maggio |
3.000 |
| Giugno |
1.737 |
| Luglio |
18.845 |
| Agosto |
59.736 |
| Settembre |
105.110 |
| Ottobre |
189.288 |
| Novembre |
149.578 |
| Dicembre |
198.453 |
|
Gennaio 2012 |
186.124 |
| Febbraio |
198.748 |
| Marzo |
274.106 |
Fonte: Banca d’Italia (milioni di euro, consistenze di fine periodo)
Le evidenze della tabella sono piuttosto chiare. Mentre negli anni precedenti i saldi debitori rimanevano più o meno stabili, durante l’estate scorsa il debito della Banca d’Italia nei confronti della BCE ha iniziato a gonfiarsi in modo a dir poco sorprendente. A luglio ha superato le consistenze degli anni precedenti, poi ha raggiunto e superato i 100 miliardi di euro. A marzo di quest’anno siamo arrivati a 274 miliardi di passivo, con un balzo mensile di 75 miliardi di euro. Evidentemente è molto difficile quantificare l’impatto su questa posta dello squilibrio della bilancia con l’estero, ma sembra poco probabile che dietro a queste cifre non ci siano anche repentini e crescenti spostamenti di capitali italiani oltreconfine. Insomma, nonostante gli accorati appelli a buy/invest in made in Italy, il denaro non va dove lo porta il cuore….
[1] Maggiori dettagli si possono trovare nel sito della BCE: http://www.ecb.int/paym/t2/html/index.en.html
[2] Comprende la bilancia delle merci, dei servizi (trasporti, viaggi all’estero, telecomunicazioni, assicurazioni, servizi finanziari, ecc.) e dei trasferimenti correnti (trasferimenti governativi, rimesse degli emigranti, ecc.).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





E’ colpa degli Svizzeri se l’Italiano cerca di salvare quel poco che ancora ha in tasca dalle grinfie di Equitalia e similari??? Gli Svizzeri almeno lo proteggono dalla rovina totale!!! Parlo dei piccoli e medi imprenditori e impiegati.
Se tutti i capitali scappano dall’Italia è colpa degli Svizzeri??? No è colpa di chi ci stà o ci ha già mandati allo sfacelo!!!
Che sicurezza diamo agli stranieri di investire in Italia?
Le ditte di trasporto chiudono una dietro l’altra. Le fabbriche anche loro.. e tutta la catena che ci stà attorno
Lo stato non paga il dovuto alle ditte, figuriamoci se tra gli investitori stranieri c’è qualcuno che farà un lavoro per lo stato (committente piu’ grande) e poi questi non lo paga
Non c’è la certezza che la ditta che collabora con l’investitore estero domani funziona ancora.
La pressione fiscale è troppo alta.
Lo straniero non è cosi scemo da pagare le tasse in anticipo anche per il 2013.
Non vogliono conflitti sindacali: ti porto il lavoro, tu lo esegui alle mie condizioni e basta, cosi come è in un qualsiasi stato europeo
Non c’è sicurezza di poter lavorare tranquillamente, tra mafia e consorelle, i cavilli legali anche inventati che mettono in difficoltà l’investitore e che portano alla corruzione da parte di impiegati statali e affini ai danni degli investitori stranieri
Poteri elencare ancora molto altro.
I cinesi verranno in Italia ad investire??? Ma ci sono già da un pezzo. Ad esempio vai a Venezia e trova il vero vetro di Burano.. il 90% è cinese!!!
Comperano titoli di stato per poi poterci ricattare e piegarci alle loro volontà.
Hanno tutta un’altra mentalità di come si lavora, figuriamoci se con i punti citati prima vengono anche loro ad investire da noi.
Ecco quindi la fuga di capitale Italiano all’estero