Un grido di dolore per la Basilicata e i suoi giovani

di Teresa Russo.

"Basilicata @ night" di Greenery

 

L’Italia manca di una specifica politica economica per il Sud. La Basilicata si trova oggi ad operare in un contesto caratterizzato da stridenti disuguaglianze socio-economiche. E’ una regione con forte potenzialità ma con scarsi risultati, che soffre l’endemico abbandono dei piccoli centri, un tessuto produttivo stagnante e una sistematica crisi di fiducia nei confronti della classe politica. Fiducia che tenta di essere rianimata in tempi di campagna elettorale perchè, inutile nasconderlo, il ciclo del voto segue quello economico.

Spesso ci si chiede dove siano i lucani e dove siano i giovani, cosa fanno di concreto per far sentire forte il rumore e l’eco del loro disagio e il loro dissenso nei confronti di una classe dirigente miope e sorda. Dove sono i giovani lucani è piuttosto semplice saperlo: lontano da qui. I lucani, un popolo che non si è mai tirato indietro dinanzi alle fatiche e ai sacrifici e che erroneamente ha pensato che delegare ad altri non fosse sbagliato. Uno dei momenti re-attivi per la Basilicata è sicuramente a metà degli anni ’50, gli anni della riforma agraria. La protesta dei cittadini nasce da un profondo senso di indignazione; le masse contadine e operaie si ribellano al potere politico che non le rappresenta e che si serve di loro per accrescere il proprio potere. Il “rispetto” di cui questi gruppi di potere godono è pari all’indignazione che cova silenziosa.

C’è differenza tra quegli anni e i giorni nostri? Certamente si’, ma anche no. Cosa è rimasto immutato? La mancanza di trasparenza che impedisce il riconoscimento del merito, la valorizzazione delle idee migliori, e l’utilizzo più appropriato delle risorse. Che non permette di costruire adeguatamente il futuro perché non è in grado di fare scelte pienamente consapevoli. La Basilicata che i giovani vogliono è certamente diversa. Apertura, Responsabilità, Trasparenza, Equilibrio sono i valori che devono diventare dominanti perchè servono per indurre il cambiamento di cui abbbiamo bisogno. Quello che manca nei discorsi e nei ragionamenti della politica lucana è una seria riflessione sullo sviluppo, piuttosto che sulla crescita, di questa regione.

Un territorio con un fortissimo potenziale che male si coniuga con lo scarsissimo sviluppo infrastrutturale. La dotazione viaria autostradale è pari al 13,4% della superficie territoriale; la lunghezza complessiva delle infrastrutture di comunicazione e’ di 5.229,5 km, con una densita’ sulla superficie territoriale pari a 5,2 m/ha, contro una media nazionale di 6,6 m/ha. E tanti comuni sono pressochè isolati – strade dissestate o completamente assenti, linee ferroviarie precarie, situazioni che rendono difficile pensare alla Basilicata come luogo di transito di merci e di flussi turistici. A questo punto, in questo particolare periodo, sarebbe interessante capire cosa si intende fare per dare ossigeno all’economia lucana. Un economia che da questa crisi esce in ginocchio: su una popolazione di 600.000 persone, circa 20.000 – i lavoratori edili (settore da sempre considerato anticiclico) diretti e dell’indotto – sono stati espulsi dal mercato del lavoro; gli stabilimenti della Val Basento sono da ritenere sempre più cattedrali nel deserto, l’area della Val d’Agrai – quella del petrolio – e’ in crisi profonda. Secondo la più recente rilevazione Istat in Basilicata il livello di poverta’ relativa è pari a 28,3%.

E’ chiaro che “La Basilicata esiste”, ma in che modo? I politici lucani ancora immaginano strade e ponti che uniscano non solo metaforicamente la Basilicata all’Europa prima che all’Italia …; non si può pero’ pensare di costruire una rete viaria in tempi brevi e farla bene, non è questo quello di cui la regione ha bisogno in questo momento. Alla Basilicata servono cose semplici, serve mettere in atto politiche e azioni che diano nuovo dinamismo al sistema produttivo. Quale la vera vocazione di questa regione?  Il turismo? L’ agricoltura? L’industria? L’edilizia? Il petrolio?  È fondamentale, voltare pagina, abbandonare i distinguo perenni ed iniziare assieme a lavorare su idee comuni di ampio respiro, che abbiano reali ricadute benefiche sul territorio.

C’è ad esempio una realtà che si muove parallela alla politica (che si presenta sempre con le stesse facce, idee e parole). E’ la realtà dell’associazionismo in cui i giovani si ritrovano, discutono, si organizzano autonomamente e senza bonus cercano di dare risposte concrete ai bisogni delle piccole comunità in cui operano. E quelli che ancora sperano in una Basilicata migliore ripartono da qui, da questi luoghi, ragazzi che da soli hanno cominciato a “metterci la faccia” e “sporcarsi le mani”. Non è semplice parlare di giovani lucani e della loro scarsa capacità proattiva, se non consideriamo tutti questi aspetti.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Francesco Mo

    Bel pezzo.

    Ti segnalo, ma lo saprai già, che Matera figura tra le città candidate a capitale della cultura europea per il 2019. Qualora s’imponesse, i benefici sarebbero immani, in termini sia di finanziamenti che di visibilità (a cominciare dal turismo).

  2. Una curiosità: ma la Basilicata “regione-modello” del Sud, che è quasi immune dalle camorre delle 3 grandi regioni che la circondano, quasi una “Emilia-Romagna”, che esce dall’Obiettivo 1 ed entra nell’Obiettivo 2 (non più fondi strutturali dell’UE per molte attività), dove è finita?
    E’ solo un modo per ampliare il discorso, non certo un’aggravio di critica!

  3. Teresa

    Quella Basilicata era un fake!

  4. Teresa

    Quella Basilicata é un fake

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