Cervelli italiani in fuga. Innovation @ work

di Ilaria Maselli.

Braindrain by Stitch

Braindrain by Stitch

Pochi giorni fa il Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi ha annunciato l’intenzione di avviare un progetto volto, se non a risolvere, almeno ad alleviare il problema del brain drain in Italia. L’idea è di creare un network di ricercatori e scienziati all’estero per coinvolgerli, comodamente a distanza, in progetti italiani attraverso il crowdsourcing.

…crowd che? Il crowdsourcing definisce, secondo Wikipedia, “un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione affida la progettazione, la realizzazione o lo sviluppo di un progetto, oggetto o idea ad un insieme indefinito di persone non organizzate in una comunità pre-esistente”.

Tra le collaborazioni su base volontaria l’esempio più famoso (dopo iMille…) è sicuramente Wikipedia. Nell’area delle collaborazioni a pagamento invece, le piattaforme di maggior successo sono ad oggi Mechanical Turk di Amazon e Odesk. Su questi portali domanda e offerta di lavoro si incontrano virtualmente sotto forma di incarichi precisi la cui esecuzione richiede generalmente da pochi minuti a qualche giorno. Al momento della redazione di questo articolo, circa 25.000 free lance sono disponibili per 44.000 offerte di micro-lavori. I principali settori coinvolti sono l’informatica, la contabilità e il marketing.

Se i dettagli del progetto di Terzi sono in gran parte ancora oscuri, c’è da sperare che siano solo parzialmente ispirati a questi due portali. Le due piattaforme infatti sono per certi versi un’invenzione geniale, perché estremizzano l’attività di freelancing rendendola iper-efficiente. Dall’altro lato però una rapida incursione su Mechanical Turk, per esempio, rivela che il corrispettivo offerto va da pochi centesimi per micro-mansioni come prendere un appuntamento, a poche decine di dollari per la trascrizione di file audio, grazie o a causa della forte concorrenza dei free lancer asiatici e della totale mancanza di regole in materia.

Tra le due, Odesk è la piattaforma più evoluta, perché permette anche di lavorare ad ore, al prezzo però della privacy: durante le ore di lavoro, infatti, il sistema di monitoraggio scatta 6 fotografie dello schermo e le invia al committente per garantire che le ore di lavoro non vengano pagate a vuoto. I corrispettivi modesti e il mancato rispetto della privacy non sono tra l’altro gli unici aspetti negativi delle condizioni di lavoro degli iscritti. Un blogger negli Stati Uniti, Panos Ipeirotis, incuriosito dal sistema, ha monitorato la disponibilità dei freelancer in base alla provenienza e ha scoperto per esempio che i freelancer filippini “non dormono mai”, ovvero, organizzano la giornata in modo da restare svegli in orario d’ufficio americano, nonostante le 12 ore di fuso orario.

Considerato lo stato dell’arte del crowdsourcing viene da pensare che illustri scienziati e ricercatori difficilmente si metteranno a competere per accaparrarsi micro-collaborazioni. Altrettando difficile è immaginare che lo faranno semplicemente per amor di patria – ovvero gratuitamente – se non in forme occasionali. In tutto ciò  bisogna anche tener presente che l’impatto di questa iniziativa, qualora funzionasse alla perfezione, potrebbe difficilmente essere forte abbastanza da compensare gli effetti negativi del brain drain e sarà comunque limitato a quei campi per i quali la presenza fisica non è necessaria per portare avanti una certa attività.

Alla luce di queste considerazioni si può quindi concludere che, anche se non risolverà il problema del brain drain, il progetto ha sicuramente delle potenzialità legate alle opportunità offerte dal cambiamento technologico in fieri. Tuttavia il suo esito è fortemente condizionato

  1. Dalla quantità di fondi investiti per attirare i cervelli in questi nuovi progetti (di ricerca? Imprenditoriali?);
  2. Dalla capacità di iniziativa e gestione dei 22 funzionari che saranno mandati nelle destinazioni prescelte.

Non ci si può  aspettare che la creazione di una rete o l’organizzazione di qualche ricevimento in ambasciata si trasformino automaticamente in iniziative brillanti per l’Italia.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti