di Manuela Sammarco.
Si avvicinano le elezioni amministrative 2012. Il silenzio che accompagna questo importante appuntamento elettorale è stato interrotto, nel bene e del male, dalle primarie – quanti meriti questo strumento! – svolte nei principali capoluoghi interessati dal voto. Eppure, non esistono solo i grandi centri: sono ben 1035 le amministrazioni che il 6 e 7 maggio verranno rinnovate e molte di queste fanno scorgere segnali positivi per il centrosinistra, forse pure più positivi di quelli che emergono dalle città di Genova e Palermo, per fare due esempi a caso.
Uno di questi segnali viene dalla candidatura di Salvatore Scalzo a sindaco di Catanzaro con la coalizione di centrosinsitra. Salvatore ha 28 anni, un CV di spessore, una rete di amici in gamba, la tessera del Pd e una buona occasione davanti. Sì, perché le cose sembrano essersi messe bene nel capoluogo di regione (anche se alcuni, di sicuro non i lettori dei Mille, pensano sia Reggio Calabria). Città di elettorato tradizionalmente centrista, laboratorio in passato di avveniristiche convergenze (AN, Udeur, postdemocristiani e IDV, per esempio), il comune catanzarese ha visto recentemente le dimissioni del suo sindaco, l’onorevole Michele Traversa, deputato del centrodestra, eletto solo nella primavera 2011 con una schiacciante maggioranza. I motivi? Comprensibile convenienza pensionistica, aggravata da una precoce crisi nel suo schieramento. Un esempio di brutta politica riconosciuto da molte parti.
E Scalzo allora ci riprova. Eh sì, perché, nonostante la tenera età, è già la seconda volta che il giovane corre per la carica di primo cittadino. La prima volta, proprio la scorsa primavera e proprio contro Traversa, non era andata bene. Finì 62% a 30% per il centrodestra. Eppure non si può nemmeno dire che fosse andata malissimo per questo ragazzo mite, che aveva allora raccolto quasi il doppio dei voti delle liste a suo sostegno (19.441 contro 9.771). Indicando una strada per il Pd calabrese in crisi da tempo, commissariato da anni: quella di un necessario rinnovamento, profondo e non solo anagrafico. Nel 2011 questo rinnovamento è sembrato ineludibile. Nessuno tra i democratici pensava di aver una forza sufficiente per contrastare un vincitore annunciato: Traversa era uscente presidente della provincia e la sua amministrazione era stata molto apprezzata, al contrario di quella un po’ sbiadita di Rosario Olivo, sindaco di centrosinistra. Allora sì, s’è potuta affidare una battaglia simile a un under trenta. Solo che, come spesso accade, il ragazzo s’è messo in luce. Il suo comitato elettorale, dopo la sconfitta del 2011, non si è sciolto, ma si è trasformato in movimento politico vivace, sostenendo Salvatore nelle sue battaglie di opposizione nel consiglio comunale. Pronto all’emergenza. Che infine s’è manifestata.
Con le sue dimissioni di gennaio Traversa offre al centrosinistra calabrese, e in particolare quello del suo capoluogo di regione, un’occasione ghiotta. Un’occasione non solo politica – chissà se poi l’elettorato catanzarese si dimostrerà mobile – ma appunto di spazio per il rinnovamento nel Pd regionale, che da troppi anni è bloccato dagli stessi volti. Volti che hanno avuto la loro possibilità e che ora per il bene del loro partito devono, come già stanno facendo lodevolmente a Catanzaro, mettersi da parte, favorire una nuova politica, che nel caso di Scalzo è anche una bella politica.
A chi vede in Salvatore l’inesperienza, lui può dimostrare la sua preparazione. A chi sostiene che in Calabria servano candidati noti nelle varie clientele, lui può opporre la sua azione disinteressata. Non si sottolinea mai abbastanza che in alcuni casi e con alcuni CV, soprattutto tra i più giovani, la politica è davvero un servizio, e non sempre un guadagno, perché sottrae tempo ed esperienze a carriere professionali avviate. La forza di Scalzo è che il suo curriculum ha valore anche fuori dai partiti. Quanti potrebbero dire la stessa cosa? Non Traversa, il suo ex competitor. Nemmeno alcuni suoi colleghi di coalizione. Anche questa sembra una novità. Lo hanno capito nel centrodestra, che, messo alle strette dalla situazione e dalla pronta convergenza del centrosinistra su Scalzo, ha ripiegato sulla candidatura di un solito noto, l’imprenditore Sergio Abramo, già apprezzato sindaco di Catanzaro per due mandati. Non riuscendo a esprimere nessun volto nuovo.
La sfida per il giovane democratico è quella di bucare un tessuto elettorale in cui il voto d’opinione non conta molto, in cui i giovani, numericamente parlando, non sono determinanti. Scalzo deve parlare a tutti, non solo ai suoi coetanei che si fanno in quattro per lui. Deve parlare in particolare ai delusi di quel 62% di voti incassato da Traversa meno di un anno fa. Basterà la competenza e l’entusiasmo?
L’augurio è quello che da questa esperienza possa nascere una sorta di primavera democratica calabrese, che proponga un modello di risveglio territoriale meno movimentista di quello pugliese, che riesca a contagiare una regione politicamente spesso merce di scambio e che pure di politica buona e seria avrebbe tanto bisogno. Certo, come diceva Blair, prima di cambiare il paese bisogna cambiare il partito: il Pd calabrese è in standby da tanto tempo (è stato da poco nominato il quarto commissario, D’Attorre). Scalzo e i democratici che lo sostengono hanno molto lavoro da fare.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





c/o Sig. Salvatore Scalzo
Sono un’insegnante che ha insegnato e studiato ulteriormente anche negli USA ma ora sono senza lavoro con mia grande ansia.
Ho letto il libro di Federico Fubino, Noi siamo la Rivoluzione, spero che ci sia la possibilità di qualche cambiamento , non è solo Catanzaro, purtroppo tutta l’Italia ha bisogno di cambiamenti radicali, sarà molto difficile il cammino.
Ammiro molto lei , che ha anche un grande coraggio, le auguro tutto il bene possibile e un grande successo, cordiali saluti, Anna Passagrilli