di Ivan Scalfarotto.
Il matrimonio è l’unica cosa da fare per le coppie gay. Se ne sono resi conto anche in Gran Bretagna, dove il sottosegretario per l’uguaglianza (il giusto nome da dare al portafoglio per le pari opportunità, prendiamo nota) Lynne Featherstone, conservatrice, ha dichiarato: “il matrimonio non è una lotta tra diritti gay e credo religiosi”. Questo vale per la Gran Bretagna, e vale anche per l’Italia. Il matrimonio è l’unica soluzione razionale per le coppie omosessuali, in quanto le coppie omosessuali hanno i medesimi bisogni delle coppie eterosessuali e necessitano quindi dei medesimi strumenti. Sempre di coppie si tratta e la pretesa diversità tra le due situazioni, che giustificherebbe l’adozione di strumenti diversi, dovrebbe essere dimostrata innanzi tutto da chi la dichiara.
Detto questo sappiamo che la Corte Costituzionale, nella sua sentenza 138/2010, ha dichiarato di non essere in grado di estendere con una sua sentenza la nozione di matrimonio alle coppie gay, ma che il parlamento potrebbe (e dovrebbe) legiferare per tutelare le medesime coppie. Qualcuno ha voluto leggere in quel passaggio della sentenza un limite al parlamento che invece non c’è: la Corte infatti non ha escluso che le Camere legiferino nella direzione del matrimonio gay. Eppure su questo equivoco taluni ritengono che il matrimonio gay sia anticostituzionale in Italia e questo legittima questo o quello a fare dichiarazioni sulla parola “matrimonio” come patrimonio esclusivo delle coppie eterosessuali.
Insomma, la Corte Costituzionale non ci ha aiutati in questo senso. Eppure il PD, che si propone di governare questo paese dal 2013 in poi, sa bene che la vicenda delle coppie gay dovrà essere risolta e la Commissione Diritti, presieduta da Rosy Bindi, sta lavorando alacremente in questa direzione. Quanto è possibile che il partito si schieri sul matrimonio? Secondo me poco, proprio per la famosa sentenza 138, nonostante l’energia che io o Paola Concia ci mettiamo in Commissione. Quanto invece è possibile che il nostro prossimo governo faccia una legge su questa materia? Io credo molto, su questo il Partito c’è. Il problema è: quale legge. Sui Di.Co non ci sarebbe storia, l’intero partito – cattolici inclusi – seguirebbe entusiasta. Il tema è che i Di.Co. non sono assolutamente un’ipotesi accettabile per me: troppi anni sono passati dal 2007, troppo il mondo ha proceduto per poter farci ingollare una legge in cui le coppie non diventano tali perché esprimono di volerlo ma perché possono provare di aver già passato un tot di anni insieme.
Ma se la legge del PD fosse una legge europea, all’altezza di quella inglese o tedesca, e se come appunto accaduto a Londra si cominciasse con una legge sulle civil partnership dal contenuto identico al matrimonio (col nome che magari segue dopo qualche anno) io credo che varrebbe la pena discuterne. Ha funzionato a Londra e ha educato gli inglesi portandoli al dibattito di oggi, dove anche la destra appoggia il matrimonio gay (“proprio perché è gente di destra, e non nonostante quello”).
L’obiettivo resta l’uguaglianza piena dei diritti e quindi il matrimonio, è chiaro. Ma la strada verso la parità è lunga e siamo a uno snodo cruciale.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Credo che sia una polemica strumentale, come spesso avviene nei confronti del PD. Che è appunto il PD, nato come casa comune di una serie di culture, tra cui quella del cattolicesimo democratico.
Questa cultura, per essere di centrosinistra, deve necessariamente riconoscere forme di apertura sui diritti (oppure si è corpi estranei dannosi, tipo i furono teodem). Nel caso italiano (ma non solo, Obama docet) la via del riconoscimento delle unioni omosessuali per chi fa politica nella fede è quella delle unioni civili, stante l’intangibilità del matrimonio come unione di uomo e donna.
Per me (e per tanti altri) può essere fastidioso vedere il puntiglio nominalista sul nome dell’unione, e capisco quanto possa essere fastidioso per le amiche e gli amici omosessuali, ma credo che un riconoscimento – se ben normato – sia un passo in avanti enorme rispetto al nulla (senza considerare che aprirebbe la porta anche al riconoscimento di tante convivenze eterosessuali oggi discriminate).
E’ chiaro che, se l’oggetto della Bindi è accettabile (partire da forme di unione civile), il tema è il come: Ivan – e la mozione Marino – richiama le civil partnership inglesi, io guardo senza problemi anche ai PACS francesi.
L’importante, insomma, è partire e partire bene, poi il traguardo bisognerà raggiungerlo quando le condizioni saranno mature.
Cominciate con il togliere la presidenza della Commissione Diritti alla Bindi.
E’ già qualcosa di fronte alla vacuità di tanti buoni propositi.
Gentile Ivan Scalfarotto…
se proprio si vuol parlare di partnership, invito a fare una considerazione: che la partnership sia aperta a tutta la cittadinanza e non solo ai gay. Creare una partnership “per omosessuali” significherebbe creare un recinto mirante non a riconoscere il pluralismo familiare esistente ma unicamente a confinare la nostra libertà matrimoniale in uno scimmiottamento del matrimonio vero… se per disgrazia dovesse essere approvata una partnership non “per tutti” ma “per omosessuali” tutti poi ci risponderebbero “voi avete già le nozze, non rompeteci tirando in ballo il matrimonio propriamente detto”, e noi a quel punto dovremmo passare moltissimi anni a spiegare perché mai quello che fino a un minuto prima abbiamo accettato come surrogato del matrimonio civile, magari confondendolo noi per primi con il matrimonio civile stesso (vedi i discorsi che fa quasi ogni giorno Anna Paola Concia), all’improvviso non ci va più bene, è in realtà discriminazione.
Il Regno Unito, nonostante sia una nazione open mind che permette alle coppie omosessuali di adottare congiuntamente bambini da una caterva di anni grazie all’Adoption and Children Act del 2002, e nonostante fino a ieri fosse governata da forze politiche di centro-sinistra quindi tendenzialmente più progressiste, più ‘avanti’, ci sta mettendo un intero decennio per passare dalla partnership “per omosessuali” alla fine dell’esclusione dal matrimonio civile; idem per quanto riguarda la Germania, che ha approvato la partnership “per omosessuali” nel 2001 e tutt’ora riserva il matrimonio civile ai soli etero; idem per quanto riguarda la Danimarca, che ha approvato la partnership “per omosessuali” nel 1989 e solo adesso, a ben 23 anni di distanza, nonostante per non pochi anni -quasi tutti gli anni 90- sia stata governata da forze progressiste, sta prendendo in considerazione il sì ai matrimoni civili tra gay.
Se nazioni open mind, avanti, come queste impiegano moltissimi anni per passare dalla partnership “per omosessuali” all’inclusione nel matrimonio civile… figuriamoci quanti ne impiegherebbe l’Italia!
In Italia abbiamo la fortuna immensa di avere un ordinamento legislativo che distingue in maniera molto netta tra MATRIMONIO CIVILE e matrimonio cattolico… addirittura i due tipi di matrimonio sono regolati da norme diverse (il primo dal Codice Civile e l’altro dal Concordato Stato-Chiesa) tant’è che costituiscono due istituti giuridici distinti e notevolmente diversi tra loro… non buttiamo via questa fortuna in nome di un’ipotetica partnership ghetto che surroghi la nostra libertà di matrimonio e, come avvenuto in Nord Europa, ostacoli la conquista stessa del matrimonio.
Nei Paesi Bassi è stata creata nel 1998 una Partnership “per tutti”… bene… solamente 2 anni dopo il matrimonio civile è stato aperto alle coppie dello stesso sesso; se proprio vogliamo parlare di partnership (e quindi non di pacs, cus ecc) prendiamo esempio da quell’esperienza, non dalle esperienze europee che con le unioni ghetto si sono allontanati moltissimi anni dall’inclusione nel matrimonio civile.
Tutto perfetto tranne “troppi anni”: sono 5 anni in cui il paese ha dormito ed è regredito. Cominciamo a prendere i DICO e poi si vada avanti. IMHO
il matrimonio è un’istituzione da superare. chi ancora vi si attacca è superato. tanto la bindi, quanto alfano ma soprattutto scalfarotto che ne fa un baluardo del progresso. il progresso è marchiato dall’amore, non da un pezzo di carta.
Caro Andrea, prova a usare l’amore per non essere buttato fuori da una sala di rianimazione mentre il tuo compagno respira sotto a una tenda ad ossigeno. Poi ne riparliamo, dell’amore.
Eppure non sarebbe difficile. Per capire se una cosa è offensiva nei confronti degli omosessuali, basta mettere al posto della parola (o del concetto) “omosessuale” un’altra minoranza. I neri, ad esempio:
«Il matrimonio è solo fra persone dello stesso colore, è un punto molto fermo»
Come suona? Basta l’amore?
Ottimo ragionamento Ivan. Dal PD ti seguo e ti appoggio su tutta la linea e lavoriamo affinché questo tema, a pari di altri lasciati sottobanco a prendere polvere in questi ultimi due anni, dopo il sussulto di Marino candidato segretario, ritorni a essere argomento di discussione nei circoli.
Ivan,
Secondo me quello che suggerisce breather ha senso proprio nell’ottica della roadmap che tracci tu, va solo “sviluppato”: in Italia e’necessario tutelare le unioni di fatto, ed e’ utile che lo si faccia per via legislativa, per tutte le coppie di fatto.
E’ inoltre assurdo che mentre nel resto d’Europa si tende ad estendere la possibilita’ di sposarsi alle coppie omosessuali, in Italia il maggiore partito di sinistra ne escluda del tutto la possibilita’.
Forse e’ tempo di mettere in discussione la presidenza di Rosy Bindi…
Concordo con breather e Francesco Cerisoli su tutta la linea: dobbiamo assolutamente puntare alla piena uguaglianza e quindi pretendere pari diritti: matrimonio civile per TUTTI. La partnership potrebbe intanto rappresentare un valido aiuto per tutte quelle coppie che al momento non possiedono uno straccio di diritto.. ma solo se si estende a coppie di fatto di ogni orientamento sessuale, quindi non soltanto ai gay. Per favore liberatevi di Rosy Bindi e di tutti gli esponenti del PD che, anzichè guardare al progresso allineandosi al pensiero delle Sinistre Europee, vogliono trasformare il matrimonio in una questione religiosa, appannaggio unicamente delle coppie eterosessuali! Sono delle inutili zavorre che dobbiamo mollare prima possibile!!
Sull’argomento segnaliamo l’articolo del nostro Blog “Brevi note sul matrimonio egualitario” di Alberto Rilla
http://www.pdcagliari.it/index.php?pid=blog&bid=154