Donne, lavoro e Sud

di Teresa Russo.

di "AN HONORABLE GERMAN"

Agli “Stati Generali sul Lavoro delle Donne in Italia” il dibattito si è sviluppato seguendo una traccia ben definita: Il mercato del lavoro in Italia ancora oggi è scenario di una doppia discriminazione. Non solo il fenomeno complesso e pervasivo delle “dimissioni in bianco” al centro dell’attenzione di recemte, che colpisce soprattutto le lavoratrici, ma anche la discriminazione nella distribuzione del reddito, nell’accesso alle tutele, nella valorizzazione delle competenze.

Tra gli obiettivi l’avvio di una prassi innovativa che preveda il coinvolgimento delle istituzioni centrali e periferiche, le forze sociali, gli istituti di studio e ricerca sociale, le rappresentanze dell’associazionismo femminile per sottolineare la centralità della donna nella società contemporanea. Nelle ultime tre legislature il CNEL ha elaborato e proposto al Parlamento diverse iniziative tra cui un disegno di Legge per le statistiche di genere, in linea con le esperienze europee, mentre nel 2010 il CNEL ha approvato all’unanimità un documento di Osservazioni e Proposte intitolato “Il lavoro delle donne in Italia”, curato da Daniela Del Boca.

Lo scorso 7 febbraio, qualche giorno dopo la convention, una delegazione di donne promotrici dell’appello “188 donne per la legge 188” ha incontrato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero. Scopo dell’incontro proporre il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco. Le dimissioni in bianco sono una piaga che interessa il mercato del lavoro nella sua totalità, tanto quanto trovare un lavoro stabile e riuscire a mantenerlo. Questo fenomeno riguarda il 15% dei contratti a tempo indeterminato; una prassi illegale che riguarda per il 60% le donne, soprattutto al rientro dalla maternità, e per il 40% gli uomini. I motivi per cui si può essere dimissionati sono diversi: i più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l’età, i rapporti con il sindacato. Una gramigna cattiva di ogni interstizio produttivo. E accade un pò ovunque. Accade nei cantieri, nei negozi, nelle botteghe artigiane, nelle imprese. Nelle aziende in crisi ma anche in quelle sane, dove ci sono 10 dipendenti, ma anche 50. Al Sud e al Nord. Una piaga sociale che la rappresentanza delle donne ha prospettato al ministro e a cui ha chiesto di porre rimedio.

Ma oltre a questo problema dagli stati generali è emerso anche quanto la carenza di adeguati sistemi di welfare non giovi ne’ all’occupazione femminile, ne’ all’economia. Eppure negli ultimi 15 anni -secondo i dati del rapporto ISFOL-la presenza delle donne nel mercato del lavoro è aumentata in maniera rilevante, anche se in modo molto eterogeneo da un punto di vista territoriale. Anche in contesti di elevati tassi di occupazione (es: Emilia Romagna, Piemonte, Trentino ecc..) sussiste, tuttavia ,una netta distanza tra il mercato del lavoro maschile e quello femminile.

E al Sud? In Basilicata, ad esempio, si sta ragionando sulla possibilità di dare sostegno ai redditi con la creazione di un fondo garantito. La situazione occupazionale lucana è complessa. Il mercato del lavoro in regione si contrae sempre più, il ricorso alla Cig e alla mobilità sembra essere diventata una consuetudine. Ad ingrigire questo quadro desolante la situazione femminile nel mercato del lavoro che ha risentito di più della crisi di quella maschile (tasso di disoccupazione al +36% rispetto a quello maschile al +17,9%). Ma quali sono le caratteristiche della donna disoccupata in Basilicata? Spesso è una donna con un’elevata scolarizzazione rispetto ai colleghi maschi, che però trova maggior difficoltà a entrare o ri-entrare nel mondo del lavoro per motivi di carattere strutturale (composizione del tessuto produttivo, contesto socio- economico locale, carenza di servizi, modelli culturali predominanti). Per le donne lucane, specialmente quelle nella fascia di età 25-44 anni, la difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro o fare carriera è spesso connessa all‘esperienza della maternità. Da rilevare, infatti, come sia proprio nella fascia d’età 25-34 anni che si registra il maggior numero di rapporti di lavoro cessati (11.292). Alla luce di questi dati, il tema delle politiche di sostegno al reddito diviene prioritario in una regione dove, nonostante le potenzialità date dalla presenza di materie prime come il petrolio oltre che da un forte appeal turistico, lo sviluppo è in perenne fase beta e in cui la coesione sociale è mantenuta ormai esclusivamente da politiche di welfare basate sull’ approvigionamento assistito.

 

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti