Dieci mosse per salvare l’Europa. Intervista a Niccolò Rinaldi

di Nicola Vallinoto.

Niccolò Rinaldi, Vice Presidente del Gruppo Alde

Intervista all’eurodeputato Niccolò Rinaldi, Vice Presidente del Gruppo ALDE – Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa – e Capo delegazione dell’Italia dei Valori.  Niccolo Rinaldi è stato tra i promotori del documento “10 punti dell’Italia dei Valori per un governo economico europeo” adottato dall’esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori nella riunione del 19 dicembre 2011.  Si tratta di un piano in dieci punti per rilanciare il dibattito federalista tra le forze politiche italiane su quanto sta accadendo dentro e fuori le istituzioni europee. Questo piano riprende alcuni punti ormai consolidati delle posizioni del gruppo ALDE e del Gruppo Spinelli.

Può illustrarci i punti più importanti di questo piano per affrontare e superare la crisi dei debiti sovrani ?

I tempi sono stretti e la crisi rischia di travolgere le istituzioni. Solo un’approfondita riforma del governo europeo può salvare l’Unione Europea dalla crisi attuale che da finanziaria rischia di diventare istituzionale. Ciò deve avvenire attraverso una serie di proposte per stabilizzare la zona euro e creare finalmente un’unione economica e fiscale basata su politiche di crescita e di equità sociale.

I dieci punti salva-Europa prevedono:

  • elezione del Presidente della Commissione a suffragio universale sulla base di un programma e in concomitanza con l’elezione del Parlamento Europeo;
  • creare un vero governo economico della zona euro con l’istituzione di un Ministro delle Finanze, componente della Commissione con la carica di vice-presidente (come l’Alto Rappresentante per la politica estera) al quale spetti il coordinamento dei vari commissari il cui portafoglio ha un impatto sul governo dell’eurozona,
  • favorire l’integrazione europea, l’innovazione, la solidarietà sociale e il buongoverno aggiornando i criteri di convergenza con l’aggiunta di nuovi parametri per gli Stati membri; sia delegato alla Commissione, e non agli Stati membri, il compito di monitorare il raggiungimento dei criteri, attraverso un’approvazione preventiva delle misure nazionali e di sanzioni;
  • il governo economico deve lanciare una nuova strategia di crescita dell’Unione, con l’emissione da parte della BEI di project bonds da destinare a investimenti in progetti europei di ricerca, infrastrutture e sostegno alla coesione sociale e con bond di stabilità per rafforzare la disciplina fiscale e aumentare la stabilità nei mercati attraverso l’aumento di liquidità, da applicare solo al 60% del debito sovrano previsto dal Trattato;
  • creazione di un Fondo Monetario Europeo (FME), sulla base dell’attuale fondo salva-stati;
  • creazione di un Fondo europeo di redenzione collettiva temporaneo (ECFR, come proposto dal Consiglio tedesco degli esperti economici) per l’aggregazione e la responsabilità solidale di tutti gli obblighi dei governi oltre la soglia del 60% prevista dal Trattato;
  • istituzione a livello europeo di un prelievo di solidarietà sulle transazioni finanziarie; le risorse proprie devono rispecchiare le reali capacità dell’UE e diventare autonome dagli Stati membri;
  • procedere a un accordo tra Unione Europea e autorità bancarie della Svizzera per applicare una tassa sui capitali depositati da parte di cittadini UE e adottare norme comuni europee per favorire il rimpatrio di capitali.

L’1 e 2 marzo si è tenuto il Consiglio europeo che ha dato il via libera al Trattato intergovernativo sul Fiscal compact. Qual è il giudizio dell’IDV e dell’Alde sul Trattato? Quali sono gli elementi di debolezza e, eventualmente, di forza del trattato ?

In un certo senso il fiscal compact è un provvedimento disperato; per far fronte a una situazione disperata occorre passare al governo dell’economia, non solo al controllo del debito, e questo vuol dire federalizzare il debito – ergo i 10 punti dell’Idv.

Ribadiamo la forte necessità di un indirizzo chiaro verso una visione democratica e federalista dell’Europa attraverso una serie di proposte per stabilizzare la zona euro e creare finalmente un’unione economica e fiscale basata su politiche di crescita e di equità sociale. Come Italia dei Valori proponiamo di creare un Ministro delle Finanze (come l’Alto Rappresentante per la politica estera) perché solo in questo modo si può superare l’attuale dispersione degli incarichi in ambito economico europeo.

In vista delle prossime elezioni europee cosa intende fare l’IDV e l’ALDE per invertire la tendenza progressiva di una sempre minore partecipazione dei cittadini europei al voto. Siete d’accordo sulla proposta di una lista transnazionale, sull’indicazione del presidente della Commissione europea da parte dei partiti europei legandola alle elezioni, sull’europeizzare le elezioni in modo che si parli e si discuta di un programma di governo europeo e non di questioni nazionali, ecc. ?

Sì, certo, la lista transnazionale è un modo per far promuovere negli elettori e negli eletti una coscienza politica europea. Non a caso il primo dei “10 punti per un governo economico europeo” dell’Idv è l’elezione del Presidente della Commissione, da parte dei cittadini, a suffragio universale sulla base di un programma e in concomitanza con l’elezione del Parlamento Europeo, in modo da dare piena legittimità democratica alla Commissione alla quale spettano accresciuti compiti di governo.

Le edizioni del Corriere della Sera e del Die Welt del 10 Marzo hanno pubblicato un appello congiunto (1) di personalità italiane e tedesche sul futuro dell’Unione Europea. Tra i firmatari compaiono Giuliano Amato, Ulrich Beck, Emma Bonino, Elmar Brok, Rocco Cangelosi, Daniel Cohn-Bendit, Pier Virgilio Dastoli, Henrik Enderlein, Enrico Fava, Monica Frassoni, Franco Frattini, Thomas Jansen, Karl Lamers, Jo Leinen, Giacomo Marramao, Luisa Passerini, Ingolf Pernice, Hans-Gert Poettering, Romano Prodi, Alberto Quadrio Curzio, Guido Rossi, Wilhelm Heinrich Schönfelder, Barbara Spinelli, Dieter Spöri, Rainer Wieland. Nell’appello si chiede ai parlamenti italiano e tedesco di accompagnare la legge di ratifica del trattato sul fiscal compact con l’approvazione di una comune dichiarazione politica per un nuovo passo in  avanti verso una forte Unione politica con un governo federale, ispirandosi ad Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Konrad Adenauer e Walter Hallstein e proponendo un metodo e un’agenda per realizzarla. Pensa che possa essere una strada percorribile ?

Assolutamente sì. Ho aderito anch’io a questo appello. Bisogna cercare di sanare la contraddizione esistente tra i debiti nazionali, le politiche fiscali comuni e una gestione dell’economia divisa tra 27 paesi. Finché si continuerà ad utilizzare il metodo intergovernativo non usciremo dalla crisi. Abbiamo in Europa un doppio attacco di sfiducia: i cittadini e i mercati non credono più nelle Istituzioni europee per questo bbiamo bisogno di dare una risposta forte, ossia più Europa. Ciò vuol dire quindi un piano federale dell’economia, un piano di redenzione dei paesi in deficit e l’unificazione delle figure cacofoniche dell’Ue in un unico ruolo.
Abbiamo assistito per la prima volta in Europa a un fatto mai accaduto, sono state bruciate le bandiere europee nelle piazze. Non dobbiamo sottovalutare il sentimento di umiliazione della gente, per questo, oltre alle misure di austerità, occorre avere investimenti e crescita ma anche siglare un nuovo patto con il cittadino, un nuovo entusiasmo e un nuovo ideale.

(1) http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/10/iniziativa_Italia_Germania_per_veloce_co_9_120310079.shtml

 

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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