Di Borsellino, primarie, Palermo

di Marco Campione.

Di Mazzaq-Mauro Mazzacurati

Le primarie non risolvono mai i problemi politici, anzi ne possono diventare un moltiplicatore. Quindi la politica deve intervenire prima, ma se la gente le vuole bisogna farle, magari farle meglio.

Questo commento di Bersani, letto sulla Stampa fa capire molte cose sul perché le cose vadano come vanno. Ci sono in particolare due passaggi rivelatori: 1) “la politica deve intervenire prima“, a testimoniare il fatto che questo gruppo dirigente considera la politica altro dalle primarie e viceversa; 2) “se la gente le vuole bisogna farle” a testimoniare il fatto che questo gruppo dirigente subisce le primarie come “imposte dalla gente”, come subimmo il SI al referendum sull’acqua, con uno spirito analogo: altrimenti la base non ci capisce.

Questi gli errori più strutturali, di sistema potremmo dire, dell’attuale gruppo dirigente; tutto il resto, presunte sconfitte incluse, sono solo una conseguenza. Dico presunte perché lo strumento primarie, se interpretato correttamente, non prevede sconfitte. Prendiamo il caso più recente, quello palermitano e proviamo ad analizzare – ora che questa fase si è chiusa con un vincitore – con occhi più distaccati l’intera vicenda. Per facilitare l’analisi, partirò dai singoli candidati e da come sono entrati (o usciti) dalla competizione.

Terrò sullo sfondo solo Monastra e me ne scuso perché si tratta di una candidatura eccellente, ma le sue caratteristiche esulano dagli elementi che intendo focalizzare in questo articolo. Ne sottolineo uno a mio avviso importante: proviene dal movimento di Rita Borsellino e quindi la sua candidatura una cosa la dimostra, che qualche problema con la candidatura “piovuta da Roma o da Bruxelles” non lo avevano solo i palermitani “brutti”, quelli “sporchi” o quelli “cattivi” come certa iconografia prima e dopo il 4 marzo ha provato a raccontarci.

Di Faraone sappiamo che era l’unico candidato con la tessera del PD, che a Palermo era appoggiato esclusivamente da elettori e  semplici iscritti, da nessun dirigente di peso locale. Sappiamo anche che si è fatto conoscere come esponente di punta di chi nel PD in Sicilia si oppone alla scelta di appoggiare Lombardo. A proposito del Governatore: non è così vero che i “lombardiani” del PD fossero tutti con Ferrandelli, dato che Lupo, Segretario regionale e grande elettore di Borsellino, sostiene all’ARS la maggioranza anomala che attualmente governa l’Isola. Peraltro è curioso questo Lupo, dato che è stato eletto contro Lumia anche nel nome del no all’appoggio esterno a Lombardo e con la sua segreteria il PD è passatto dall’appoggio esterno a quello interno.

Ed eccoci a Ferrandelli, sostenuto – è noto – da Lumia e Cracolici nel nome dello scontro nazionale con Bersani e di quello locale con chi vuole rompere l’accordo con l’MpA. Ferrandelli però è anche il consigliere comunale dell’IdV che fa lo sciopero della fame contro un Cuffaro in odore di mafia (odore confermato da una sentenza definitiva che sta scontando in carcere): non esattamente uno disposto a compromessi con l’illegalità siciliana, come testimonia anche l’appoggio di cui ha goduto da parte di due alfieri dell’Antimafia, Sonia Alfano e Rosario Crocetta. Va ricordato che Ferrandelli si candida in un primo momento più contro Orlando che contro Borsellino: una battaglia quindi in parte interna all’IdV (che finirà con l’espulsione del reietto: un bell’esempio di democrazia interna!) e in parte nel nome del principio di un ricambio necessario, una sorta di rottamatore del partito di Di Pietro.

Borsellino entra in gioco come candidato unitario di IdV SEL e PD dopo che risulta evidente che sarebbe l’unica candidatura in grado di raccogliere tutta l’alleanza di Vasto, al contrario di Orlando; l’ex Sindaco si ritira e diventa il più grande sostenitore di Borsellino. La parlamentare europea sembrerebbe a questo punto (assieme proprio a Monastra) l’unica candidata”a prescindere” dal posizionamento interno al PD nei confronti di Lombardo, che – come ho provato a riassumere – è il vero motore immobile di tutta la vicenda. Ed è un bene che Borsellino se ne tenga fuori: si vota per Palermo, non per la Regione. Per regolare i conti in casa PD si sono scelti strumenti diversi (una consultazione e una mozione presentata in Direzione), che è bene restino separati il più possibile dalle primarie. In questo ha ragione Bersani: sbagliato usare le primarie per regolare problematiche interne.

Tutto sembra andare nella giusta direzione per Bersani e Borsellino (non a caso in quella fase i più in difficoltà sono Cracolici e Lumia che non si sa ancora se appoggeranno qualcuno ed eventualmente chi). Tutto bene fino a quando gli alleati non pensano di provare a lucrare sulle difficoltà interne del PD e si inventano la furbata: appogferemo - dice SEL – solo chi ci garantisce fin da ora che non si alleerà con il Terzo Polo, nè al primo nè al secondo turno. A questo punto (sono giorni in cui sembra che saltino anche le stesse primarie) la sventurata Rita rispose (la candidata di Orlando come poteva non rispondere?) e fu l’inizio della fine.

Ferrandelli capisce (o gli fanno capire) che c’è spazio e vi si infila, avendo gioco facile a dare l’unica risposta sensata a domande così assurde: al primo turno l’alleanza è quella del centrosinistra, ma al ballottaggio vedremo, dipende, cerchiamo intanto di arrivarci… Mossa che consente a Lumia e Cracolici di rientrare in partita e dalla quale nasce l’impronta del “Ferrandelli candidato di Lombardo”. Ovviamente il leader MpA non avrà negato il suo appoggio agli alleati Lumia e Cracolici (e di che stupirsi? senza il PD la sua maggioranza non esiste), ma nessuno sa come si sarebbe comportato se i suoi avversari non avessero deciso di metterlo al centro della contesa, tanto al centro da condizionare le proprie scelte alle primarie a dichiarazioni che lo riguardano.

Gli alleati di Bersani, senza che lui volesse o riuscisse a impedirlo, sono riusciti a trasformare le primarie del PD nelle primarie pro o contro Lombardo, rafforzando anche Faraone che a quel punto poteva vantare la coerenza della sua opposizione in Regione. Ora il rischio è che vada a finire come a Napoli, le premesse ci sono tutte. Alcuni temo lavorino in queste per una soluzione analoga, magari con Orlando nei panni di De Magistris. Spero che nessuno nel PD si presti e che a Roma spieghino a Di Pietro (e Vendola) che questa volta non sarà tollerato. Lombardo non è Cuffaro (assomiglia – come stile di governo – più a Bassolino, forse) e Ferrandelli non è Cozzolino. Se non altro perché , a differenza di Napoli, a Palermo non governiamo da ere geologiche e dunque certe “vicinanze” sono inimmaginabili.

Bene quindi hanno fatto Zoggia a garantire pieno appoggio al vincitore e Borsellino a riconoscerne il successo come incontestabile. Altrettanto facciano gli alleati, in modo da fugare ogni dubbio, stoppando anche le voci messe in giro ad arte contro il candidato che a questo punto è quello di tutti. Si muovano e la si chiuda qui, che ci sono da vincere le “secondarie”.

Se proprio si vuole trascinare una discussione, la si sposti sul piano nazionale. A partire da quei punti che segnalavo in principio e che se non risolti si riproporranno alla prossima occasione. Ad esempio il PD nazionale potrebbe interrogarsi sul perché di fronte alla candidatura dell’outsider Faraone non avevano nessun “giovane sperimentato” da opporgli, pronto ad impersonare un progetto coerente e credibile per Palermo. O perché – non avendolo – non hanno sostenuto lo stesso Faraone; solo perché “renziano” e quindi per ragioni di schieramento interno? Non posso crederci.

Piuttosto che andare in una di queste direzioni, hanno preferito rifugiarsi dietro il sostegno a Borsellino, anche per convincere il poco gradito Orlando a fare il passo di lato. Si è scelto il simbolo, esponendolo così all’ennesima sconfitta nella sua terra, con il danno collaterale (che però andava messo in conto) che quando si candidano i simboli, se questi vengono sconfitti qualcuno può essere autorizzato a pensare che ha perso non l’uomo (o la donna), ma ciò che essi rappresentano.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti