di Massimo Matteoli.
Non è una bufala. In questi giorni ho ricevuto una bella lettera con cui la RAI chiedeva al mio studio di pagare un non meglio precisato “canone speciale”. Lì per lì, nella mia ingenuità, ho pensato ad un errore ed ho risposto che facendo l’avvocato non avevo alcun apparecchio televisivo in ufficio e neppure ne avevo bisogno.
Invece non era uno sbaglio.
In questi giorni, leggendo i giornali, forse avrete visto che in molte parti d’Italia stanno arrivando analoghe richieste ad aziende ed attività le più varie. Mi sono ricordato, allora, che nella manovra “Salva Italia” del 6.12.2011 il Governo dei Professori aveva stabilito l’obbligo per imprese e società di indicare nella prossima dichiarazione dei redditi il numero dell’abbonamento speciale alla radio televisione [1]. All’epoca il fatto passò abbastanza inosservato, ma evidentemente la Rai intende utilizzare questo strumento di pressione psicologica per lanciare una campagna generalizzata nel mondo delle imprese e “battere cassa”.
Le polemiche già partite sono, perciò, solo all’inizio.
Sono andato, allora, a controllare sul sito web della RAI ed ho scoperto che per l’azienda “Devono pagare il canone di abbonamento speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto”. Com’è facilmente intuibile le parole “apparecchi atti o adattabili” e “fuori dell’ambito familiare” rappresentano categorie così ampie che ricomprendono qualunque attività svolta al di fuori delle mura domestiche. Nessun problema se ci si riferisse a normali apparecchi televisivi.
La Rai, però, da qualche anno trasmette i suoi programmi anche in rete e ritiene che questo abbia automaticamente allargato la platea dei contribuenti. Secondo l’azienda basterebbe, perciò, il semplice possesso di un computer od addirittura di un cellulare collegabile al web, per fare scattare l’obbligo del pagamento del canone. “Dura lex sed lex” avrebbero risposto gli antichi romani e del resto come potrebbe la sinistra, paladina della legalità e della lotta all’evasione fiscale, opporsi alla richiesta di un tributo, antipatico quanto si vuole, ma dovuto per legge.
Un po’ di “diritto”
Senza voler entrare più di tanto in dettagli giuridici avrei, comunque, seri dubbi sulla granitica certezza della RAI che sia veramente dovuto il pagamento del canone da chiunque abbia in ufficio un computer od un cellulare. Ed invero il famoso Regio Decreto-Legge n.246 del 21 Febbraio 1938,che ancora regola la materia, è chiaro nello stabilire che il canone è dovuto da tutti coloro che posseggono apparecchi radio elettrici o radioriceventi utilizzabili per ricevere le trasmissioni radio, cioè effettuate con propagazione di onde elettromagnetiche, della RAI.
La legge obbliga, perciò, tutti i possessori di apparecchi che possono teoricamente captare le trasmissioni radio elettromagnetiche della RAI a pagare il canone e questo, indipendentemente dal fatto che le ricevano o meno.
Ma proprio l’apparente forza della norma impedisce che mezzi diversi siano soggetti al pagamento del canone. Un programma RAI trasmesso via internet viene, infatti, reso accessibile attraverso un collegamento web dove l’informazione viene convertita in un segnale di tipo elettrico, elaborato in via digitale, e trasferita direttamente nel suo formato elettrico utilizzando cavi in rame (ad esempio il doppino telefonico) oppure convertita in segnale ottico e trasmessa tramite fibra ottica.
Anche nel caso di un terminale con collegamento wi-fi l’originaria trasmissione del programma da parte della RAI e la sua immissione in rete avvengono in modo diverso dall’uso delle onde elettromagnetiche, l’unico per cui è previsto l’obbligo del canone.
Né in materia di fisco, dove vige la stretta riserva legislativa stabilita dall’art.23 della Costituzione (“Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”) appaiono legittime forme di interpretazione “creativa” che estendano gli obblighi fiscali oltre il loro tenore letterale.
Da modesto “tecnico del diritto” potrei fermarmi qui. Sono, però, necessarie alcune riflessioni più politiche.
Ma perché non aboliamo il canone?
Questa vicenda, pur surreale, rappresenta l’occasione per aprire un serio dibattito sull’abolizione del canone. A sinistra si tratta quasi di un tabù, poiché la televisione pubblica è stata vista come uno dei pochi strumenti contro lo strapotere delle reti TV berlusconiane. Non vi è, però, ragione per cui il finanziamento fiscale del servizio pubblico radio televisivo debba per forza avvenire con il “canone”, cioè con una specie di “gabella” collegata al possesso di un apparecchio TV. Visto che si tratta di un servizio pubblico e non di un abbonamento, l’onere relativo potrebbe, senza alcun problema, far carico direttamente alla fiscalità generale.
Cerchiamo, per prima cosa, di capire le dimensioni del problema.
Secondo il bilancio RAI i ricavi del canone ammontano a poco meno di un miliardo e settecento milioni di euro l’anno. La cifra è sicuramente imponente, ma rappresenta solo l’1% circa del totale delle entrate della vecchia IRPEF (ora IRE).[2] Com’è noto, poi, il canone oltre ad essere una delle imposte più invise é oggetto di una fortissima evasione. Le stime vanno dal 25-30% comunicato dalla RAI al 40% circa di una recente ricerca.
Sulla base di queste cifre il trasferimento del canone sulla fiscalità generale non appare impossibile. Il Governo Monti vorrebbe affiancare al rinnovato rigore finanziario una diminuzione delle aliquote legata al raggiungimento degli obiettivi della lotta all’evasione fiscale. In pratica si tratta della proposta del PD di utilizzare le somme recuperate agli evasori per ridurre la prima aliquota IRE (la vecchia IRPEF per intendersi) dal 23%. al 20%. Il costo sarebbe di cinque miliardi di euro per ogni punto in meno. L’operazione presenta, però, la caratteristica negativa che le tasse verrebbero diminuite sia al contribuente onesto sia a chi continuerebbe ad evadere.
Ben diverso sarebbe, invece, se utilizzassimo i proventi del contrasto all’evasione diminuendo le tasse a partire dal canone, premiando così i cittadini che in tutti questi anni hanno fatto il loro dovere. Come abbiamo visto servirebbe un miliardo e settecento milioni di euro, poco più di un decimo della cifra ipotizzata per la manovra sull’IRE. Si tratta di un obiettivo non solo plausibile, ma anche facilmente raggiungibile. Da non dimenticare, poi, che in questo modo si semplificherebbe anche il panorama tributario, eliminando una delle tante incombenze che gravano su noi cittadini.
Incentivi agli onesti e lotta alla burocrazia, mi sembrano ragioni più che sufficienti per iniziare a ragionarci sopra in modo serio.
[1] Decreto Legge 201 del 6/12/2011 convertito con modifiche con Legge 214 del 22/12/2011.
Art. 17 Canone RAI
1. Le imprese e le società, ai sensi di quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell’applicazione della tariffa di abbonamento radiotelevisivo speciale, nonché gli altri elementi che saranno eventualmente indicati nel provvedimento di approvazione del modello per la dichiarazione dei redditi, ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale».
[2] Nel 2010 il gettito IRPEF è stato di 159 miliardi e 939 milioni di euro, tab.2, pag. 37 http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2011/franco-ceriani_13102011.pdf
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






D’accordissimo, ho anche prodotto un video qualche tempo fà sull’argomento http://www.youtube.com/watch?v=KX7Ce7UyUng
Ritengo che continuare a imporre il canone rai per come è costituita la legge sia come imporre una tassa sulle mutande… Nessuno però pagherebbe una tassa sulle mutande perchè risulterebbe lampante la sua insulsaggine!
Mi sembra molto chiara l’illustrazione fatta dall’avvocato, magari andrebbe mandata direttamente al Proffessor Monti che spero la prenda in considerazione seriamente.
Inoltre sono uno dei tanti che ritengono (uno dei tanti sopprusi Italiani) il canone rai! (scritto volontariamente in minuscolo)
Perfettamente d’accordo, in fatto e diritto.
(anche perchè ragionando così qualunque televisione nazionale che diffonde programmi via web potrebbe chiederci il suo canone).
e d’accordo anche sull’abolizione.
Le pongo una domanda, l’articolo 1 del decreto da lei citato riporta:
“Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto”
Poichè un computer è “adattabile” alla ricezione di un segnale radio-tv, esistono ricevitori per il segnale DTT come questi http://tinyurl.com/764gvry, trovo che non sia la possibilità di ricevere il segnale via “internet” il motivo che obbliga il pagamento del canone, ma semplicemente l’interpretazione restrittiva della legge stessa.
@Riccardo: anche un microonde, o un’Alicia De Longhi, o una centralina per accendere e spegnere la caldaia, o un navigatore GPS — essendo tutti computer — possono essere «adattati» a ricevere il segnale.
@Ottavio. Premesso che non sto difendendo l’iniziativa, ma cerco solo di capire a termini giuridici dove sta la verità.
Immagino che il tuo commento sia sarcastico, invece io cercavo una risposta al mio quesito.
Vi ringrazio tutti dei commenti, confesso che non sono uno specialista di elettronica e mi scuso di eventuali errori ed imprecisioni
Ho provato a dare una interpretazione logica ad una norma che, in soldoni, diceva, che tutti quelli che possedevano un apparecchio radio (all’epoca non c’era la TV) dovevano pagare il canone. Il riferimento agli apparecchi “adattabili” era pensato per farci rientrare anche apparecchi di fortuna come radio artigianali fatte in casa e simili ed evitare così forme di elusione ed evasione del tributo,
Mi sembra rispondere a buoni principi di interpretazione che oggi “adattabili” debba intendersi con apparecchi che passano alla ricezione delle onde radio con interventi di natura minima, non permanenti per esclusive ragioni di evasione del tributo..
Un interpretazione letterale comporterebbe che tutti i proprietari di computer nel mondo dovrebbero pagare il canone.
Francamente penso che nemmeno in RAI arrivino a tanto.
Il problema, comunque, non è giuridico, ma politico.
C’è la necessità immediata di fermare subito questa follia, per cui un ragazzo a partita IVA con un computer portatile dovrebbe pagare il canone.
E c’è un problema politico sul canone e sul finanziamento del servizio pubblico (che, sia chiaro, per me deve essere mantenuto), su cui ho cercato d iindicare una soluzione..
Grazie Massimo, in conclusione nulla è diverso dal tentativo fatto precedentemente “nei “confronti” del privato di un paio di anni fa.
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/21/news/canone_tablet-30261560/
Tutto è bene quello che finisce bene!!
mi domando però una cosa da anni che sono all’estero: perchè non posso pagare un canone (ridotto) e vedermi Rai.tv in diretta? Sembra assurdo, ma sarei disposto… Anche perchè vorrei sapere chi usa Rai.tv per la diretta, quando in Italia puoi usare tranquillamente una tv (salvo in casi eccezionali)
Perchè il problema non è vedere o non vedere la rai, ma pagare una tassa sul mezzo con cui riceverla.
Se davvero fosse un “finanziamento alla rai”, allora basterebbe trasmettere i canali rai criptati e fornire una smartcard solo a chi paga il canone.
La RAI ha precisato che il canone è dovuto solo se il computer è usato come TV.
La protesta della rete evidentemnete è servita, visto che fino ad ieri diceva esattamente l’opposto.
Il problema rimane comunque il canone e le forme di finanziamento fiscale al servizo pubblico.
Continuo a pensare che si debba e si possa eliminare, trasferendo il peso alla fiscalità generale.
Sulla possibilità di abolirlo, ne avevo parlato anche qui
http://www.imille.org/2012/02/abolire-il-canone-rai/