Regole eque per internet non significa “nessuna regola”

di Emidio Picariello.

Foto di cvander

L’improvvisa chiusura della galassia che ruotava intorno a Megaupload e Megavideo e la paura delle conseguenze che ha portato altri siti cyberlocker a sospendere le proprie attività hanno innescato, in questi giorni, una serie di riflessioni. Prima di tutto però, a beneficio dei pochi che ancora non lo sanno, spieghiamo brevemente come Megaupload e Megavideo funzionano. In realtà, questi e altri siti, sono dei giganteschi contenitori in cui si posso caricare files di grandi dimensioni. Molti blogger li utilizzano per caricare su di essi file protetti da copyright – serie tv, film, libri – che poi indicizzano all’interno del loro blog, pubblicando il link. Gli utenti del blog vengono in questo modo indirizzati al sito che fa da magazzino e possono scaricare il contenuto da lì. In questo modo i blogger guadagnano tramite la pubblicità. Il sito cyberlocker invece guadagna, oltre che, anch’esso, con la pubblicità, tramite programmi di affiliazione. Gli utenti che lo sfruttano gratuitamente hanno una connessione più lenta, possono scaricare un file per volta, hanno insomma delle limitazioni. Quelli che invece pagano non hanno queste limitazioni. Megavideo funzionava con un principio simile, con la differenza che invece di scaricare consentiva di vedere film o serie caricate, nella versione gratuita per 72 minuti senza interruzione, poi scattava una pausa obbligatoria, nella versione a pagamento invece, consentiva di vedere illimitatamente.

Qualcuno avrà già notato l’enorme giro di affari che girava intorno alla galassia Megavideo/Megauload e che ancora gira intorno a i siti simili che non hanno cessato la loro attività. Questo sposta di un po’ il problema della libertà in rete: non si tratta di avere una rete libera, non è più di questo che stiamo parlando, ma parliamo viceversa della possibilità di arricchirsi utilizzando la proprietà intellettuale di altri.

Che fare allora? La stessa cosa che è stata fatta, in parte, per la musica, ovvero dare la possibilità a chi lo desidera di fruire, tramite internet, legalmente, dei contenuti che cerca, a un prezzo che sia percepito come equo. Secondo alcune statistiche diffuse da IFPI che raccoglie le società che operano nell’industria discografica, il mercato della musica digitale legale è di 4.6 miliardi di dollari, grazie ai 400 e più servizi legali di distribuzione della musica. Secondo questi dati, il 16,5% degli utenti internet USA compra musica legalmente.

Sul fronte dei contenuti video però, siamo ancora molto indietro: in questo momento solo gli utenti residenti negli Stati Uniti possono accedere al servizio Hulu che consente di vedere una parte di contenuti delle principali reti televisive (FOX, ABC) in chiaro con pubblicità (ha generato un miliardo di visualizzazioni di messaggi pubblicitari) e una restante parte in abbonamento (1 milione di iscritti al 2011) a 7.99 dollari al mese. Altro esempio, anche questo non disponibile per il nostro paese, e simile per funzionamento, è Netflix che ha un giro di affari ancora più importante: 21 milioni di abbonati al primo quarto del 2011 e che da poco è stato reso disponibile anche in Europa. E’ interessante notare che il traffico generato da Netflix ha superato quello generato dal torrent (un sistema di scambio di file, anche illegali, fra singoli utenti, quindi senza guadagni per nessuno) per un periodo, nel mercato statunitense.

Sul Guardian – ripreso da Internazionale n. 933 – Frederic Filloux racconta di come l’industria del software – e in parte anche quella dei contenuti – abbiano utilizzato per molto tempo la diffusione illegale del loro materiale come strumento promozionale: le copie pirata di Photoshop sono stata utili ad Adobe stessa per diffondere fra i grafici quel prodotto. Ma – continua Filloux – adesso il danno derivante dalla diffusione illegale dei contenuti comincia a diventare palpabile. Nonostante questo anche lui giunge a conclusioni simili alle nostre, contrarie a leggi eccessivamente restrittive: è sulla strada del prezzo equo, della distrubuzione internazionale in tempo reale dei contenuti che si batte la pirateria.”Mi rifiuto di aspettare l’anno prossimo per vedere una versione doppiata di Damages su un canale televisivo francese”, dice, e come dargli torto.

Altro aspetto che dimostra come i contenuti stiano cambiando è che per la prima volta Hulu produrrà una serie originale, non destinata quindi per il mercato televisivo tradizionale. Questa esperienza è già stata fatta in Italia dal canale di proprietà di Sky Flop.tv che contiene serie comiche originali di cui solo una parte viene poi passata su FX, un canale satellitale dello stesso network.

Di rencente in Italia è stato chiuso anche uno dei principali siti di condivisione di ebook. Secondo l’Associazione Italiana Editori, uno dei principali ostacoli alla affermazione degli ebook nel mercato italiano è proprio la larghissima diffusione di testi pirata. Secondo l’AIE 15mila dei 19mila testi italiani disponibili in formato digitale girano illegalmente e gratuitamente in rete. Anche in questo caso però, il mercato può fare la sua parte: spesso i testi in formato digitale – che quindi non sostengono gli onerosi costi di distribuzione e stampa – hanno lo stesso prezzo – o quasi – delle loro copie cartacee.

In definitiva, costringere gli utenti internet a rispettare le regole, offrendo al contempo una alternativa legale ed economicamente ragionevole, tagliando fuori dal mercato coloro che generano profitti dal copyright altrui, dovrebbe essere la strada da percorrere. Il legislatore dovrebbe tenere presente che esiste sempre uno strumento tecnologico per aggirare la via della repressione e che quindi la rende, nel tempo, inefficace se non si accompagna a vie alternative e legali di fruizione dei contenuti on line.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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