Qualche utile appunto sulla situazione greca

di Renzo Rubele.

L’osservatore di cose politiche si chiede: da dove comincio per capirci qualcosa di questi ultimi atti del dramma greco? Beh, naturalmente si può e si deve considerare la questione da tanti punti di vista, ma noi suggeriamo intanto di buttare un’occhio ai sondaggi di opinione, visto che sono in programma le elezioni politiche a fine Aprile.

Da un sito di Wikipedia che raccoglie in maniera ordinata quelli relativi alle forze politiche, possiamo notare che l’ultimo, quello di Public Issue del 7 febbraio, rafforza le tendenze in atto verso forti sommovimenti (in particolare nel settore di centro-sinistra), e può aiutare a spiegare le recenti dimissioni di alcuni Ministri.

Va intanto ricordato che il Governo presieduto da Lucas Papademos non è proprio un “Governo tecnico” come quello italiano, ma è composto in larga misura da Ministri politici, alcuni dei quali già in carica nel Governo Papandreou (che era un monocolore socialista). Dallo scorso novembre, col nuovo Esecutivo, venne fatto spazio a 2 Ministri e 7 viceministri del partito di centro-destra Nuova Democrazia (ND) e ad 1 Ministro e 3 viceministri del partito di destra LAOS, oltre a due indipendenti, cosicché il sostegno parlamentare poté essere assicurato da 3 partiti.

Ora, la politica “di lotta e di governo” del leader di centro-destra Antonis Samaras, che ha sempre “fatto problemi” in tutti i negoziati con la Troika, sta dando i suoi frutti, visto che ND è saldamente in testa con il 31% delle preferenze. Del resto la formazione liberal-centrista Alleanza Democratica, fondata dall’ex-sindaco di Atene ed ex-Ministra degli Esteri Dora Bakoyannis dopo essere stata espulsa da ND nel 2010 per avere (già allora) votato a favore del piano di sostegno UE-FMI, si attesta su un modesto 2%. Invece il LAOS, che è un partito di destra nazionalista e religiosa tradizionalmente all’opposizione, sta pagando dazio per il suo nuovo ruolo, rimanendo inchiodato sul 5%, e per di più deve subire la concorrenza di un altro partito di estrema destra, Alba Dorata, dato in crescita al 3%, che è anche la soglia di sbarramento elettorale. Questa situazione spiega forse meglio di tutto il nuovo atteggiamento del LAOS, i cui esponenti di Governo si sono dimessi nei giorni scorsi.

Ma è la posizione del PASOK, che aveva vinto le elezioni del 2009 con il 43,9% dei voti, eleggendo 160 deputati (ora scesi a 153, su un totale di 300), che è diventata drammatica. Il consenso al partito di Papandreou sarebbe caduto ad un misero 8%, con una “donazione di sangue” verso tutti gli altri partiti di sinistra, vecchi e nuovi: i Comunisti stalinisti del KKE al 12,5%, la Coalizione di Sinistra Radicale SYRIZA al 12%, e in particolare il nuovo partito della Sinistra Democratica (DIMAR), nato nel 2010 da una scissione della frazione moderata di SYRIZA, in ascesa verticale al 18%.

Ovviamente nel PASOK c’è chi non si rassegna a questa caduta libera (da qui un paio di dimissioni fra cui quella della Vice-Ministro fedelissima di Papandreou), e finire addirittura scavalcati dal DIMAR, che diventerebbe in tal modo il nuovo partito di riferimento della sinistra riformista. DIMAR è in effetti un partito socialdemocratico, e pure Europeista, anche se critico degli accordi presi dal Governo con la Troika; punta quindi a rastrellare voti con una “politica delle mani libere”, criticando le forze tradizionali e mantenendo comunque una distanza con i Comunisti e con la Sinistra Radicale. Il suo leader Fotis Kouvelis è l’unico politico che abbia un consenso personale superiore al 50% da parte dei propri cittadini, sempre secondo il sondaggio di Public Issue.

Richiesti del loro parere, i Greci manifestano però al 70% contrarietà per un eventuale ritorno alla dracma (e quindi rimangono a favore dell’Euro) ma esprimono anche, al 79%, opposizione alle misure richieste dalla Troika.

Papademos, che per il momento sembra ancora in grado di far passare la linea di austerità, sta giocando con il fuoco. Un politico acuto e di sicura fede democratica e liberale come l’europarlamentare Andrew Duff si è chiesto in questi giorni se non sia meglio evitare di andare alle urne adesso, visto che, come in Italia, il termine naturale della legislatura è fissato nel 2013. Si eviterebbero forse delle turbolenze politiche aggiuntive e si guadagnerebbe tempo in attesa di migliori condizioni economiche internazionali. E comunque, questa è la situazione: ingrovigliata.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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