Il ritorno del neutrino: ma a che velocità?

di Riccardo Spezia.

"Rilevatore di neutrini" di starpier

E’ raro che la scienza fondamentale arrivi alle prime pagine dei quotidiani, e quando questo avviene c’è sempre sotto qualcosa, o un risultato tecnologico spacciato per scientifico o qualcosa di ‘rivoluzionario’ (spesso più per il giornalista che ne scrive che per chi ci ha lavorato). Alcuni mesi fa arrivò così agli onori della cronaca l’esperimento OPERA con la misura della velocità dei neutrini che forse sarebbe potuta essere superiore a quella della luce (i cosiddetti neutrini superluminali). Già all’epoca facemmo notare come la stampa trattò l’argomento in modo poco adatto.  Certo è difficile uscire dalla logica dello scoop, ma forse sarebbe stato meglio per tutti se l’approccio alla notizia fosse stato meno scandalistico e più riflessivo (ovvero meno rivolto alla ricerca di una rivoluzione e più un’occasione per spiegare i motivi degli studi, i suoi oggetti e i suoi metodi).

E’ di queste ore un comunicato del gruppo di OPERA che riporta possibili errori nella misura che rimetterebbero in discussione le conclusioni di settembre. Nel loro messaggio parlano di due possibili fonti di errore, una legata alla connessione GPS che avrebbe portato ad una sopravvalutazione della velocità e una seconda alla connessione della fibra ottica che avrebbe portato ad una sua sottostima. Non uno ma due possibili errori, con risultati opposti e quindi non scientificamente valutabili, se non, come dicono gli stessi autori, con nuove misure che si faranno a maggio.

Fin qui i fatti, poi arrivano come sempre i commenti. Qualcuno parla di «rivincita di Einstein», altri di ingenuità dei responsabili o di «bufala» (anche qui).

Einstein non c’entra ovviamente nulla direttamente, se non per fare un titolo ad effetto. Sul modo di procedere dei responsabili abbiamo già detto ma è bene ricordarlo: a fine settembre quando la notizia «trapelò» decisero di pubblicare i risultati e la procedura su ArXiv, ovvero un sito dove la comunità dei fisici deposita i dati prima ancora di essere pubblicati per sottoporli ad una pre-discussione tra gli addetti ai lavori. Così fu fatto e ci furono non pochi dibattiti al CERN e non solo. Certo «superare la velocità della luce» evoca scenari da fantascienza e questo ha distorto il senso della sobrietà scientifica. «Più cautela in laboratorio» scrive La Stampa, ma anche più consapevolezza di ciò di cui si parla (e di come si arriva a delle conclusioni ancora condizionali che sono importanti perché stimolano nuovi approfondimenti).

Bufala? Le bufale scientifiche esistono, ma prevedono un altro meccanismo. In genere il responsabile della pseudo-scoperta la presenta in pompa magna alla stampa, spesso prima ancora di averla inviata a qualsiasi giornale scientifico (adducendo qualche scusa) e ne prevede delle ricadute sulla società rivoluzionarie. Ricordiamo la fusione fredda, la poliacqua o la memoria dell’acqua (queste ultime hanno al loro attivo anche alcune pubblicazioni su riviste prestigiose, presto smentite). Però poi non sono gli stessi a trovare e rivelare la fonte di errore, ma altri che letteralmente sbugiardano il millantatore. Nel caso dei neutrini invece i responsabili sono sempre stati e restano (faticosamente a causa della pressione giornalistica) cauti e usano sempre il condizionale. Certo ora chi aveva predetto che sicuramente c’era un errore di misura gongolerà dall’alto della sua accademia, ma nelle scienze sperimentali la forza della tradizione è sempre debole e non è un insegnamento per il corretto modo di procedere. Anche se è difficile da far capire al grande pubblico, è proprio l’umiltà di chi riporta la presenza di un errore (che non è chiaramente marchiano ma molto sottile e intricato) a dover essere di esempio. La differenza del modo di procedere della scienza è proprio questo: l’umiltà della realtà, dei dati, il non poter prima avere un’idea (innovativa o conservativa) e poi cercare gli appigli che la suffragano magari relegando in secondo piano quei dati che non ci piacciono. Non ci sono «punti di vista», non ci sono la lobby di Einstein contro quella di Opera. C’è un oggetto fisico un po’ bizzarro (il neutrino) di cui si deve misurare con grande accuratezza la velocità. Facile a dirsi, meno a farsi.

E stringiamo sempre bene i cavi.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. C’è bisogno di cultura scientifica, a tutto tondo – e non per spizzichi e sensazionalismi.

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