Forconi e agromafie

di Teresa Russo.

"forchettone & pomodoro" di Smeerch

«Da dove veniamo, dove andiamo, cosa c’è da mangiare stasera?» Una settimana di sciopero, una settimana di disagi in tutta la penisola. Benzinai chiusi, negozi semivuoti hanno portato gli italiani sull’orlo di una crisi di nervi. È doveroso riflettere non solo sulle motivazioni che legano gli scioperi al pacchetto Monti ma, anche alle voci sulle alleanze malavitose tra ndrangheta, mafia  e camorra per il controllo del settore ortofrutticolo, in particolare dei mercati e del trasporto dei prodotti.

Lo scorso Giugno è stato presentato il 1° rapporto sui crimini agroalimentari in Italia condotto da Eurispes e Coldiretti. Non se n’è parlato molto, nonostante l’argomento trattato sia per gli italiani non solo d’uso giornaliero, ma un vero e proprio costume: il cibo. Si può parlare di agromafie? I dati estrapolati dal rapporto parlano chiaro.  Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, le agromafia in questo periodo di fragili certezze e di insicurezza sociale diffusa, rafforzano il loro potere occulto. Sebbene il made in Italy alimentare sia il miglior biglietto da visita per l’Italia, il settore agroalimentare italiano può essere considerato uno dei comparti meno redditizi. Ciò facilita le infiltrazioni criminogene, basta pensare che all’interno della filiera agro-alimentare, l’agricoltura è il comparto con il minor potere contrattuale e con gli utili più bassi, tra tutti gli attori che vi operano. Soprattutto, se teniamo presente il fatto che nel nostro paese il settore agroalimentare ha avuto un valore aggiunto complessivo di ben 52,2 miliardi annui dal 2005 al 2009 e che il volume d’affari complessivo dell’agromafia e’ attorno ai 12,5 miliardi.

Sempre secondo il rapporto, le modalità di infiltrazione vanno dalle più classiche a veri e propri modelli finanziari. Dalla richiesta di pizzo, a incendi ai macchinari agricoli, danneggiamenti alle colture, per arrivare al caporalato, all’intermediazione tra i luoghi di coltura e quelli di consumo. Come per tutti i settori gestiti dalle organizzazioni criminali, anche l’agricoltura è gestita come una vera azienda. Si opera tenendo conto della diversificazione del rischio e della massimizzazione del profitto. Per essere chiari: tutti quei fattori di criticità che circolano intorno a questo settore: una grave crisi economica, un eccessivo squilibrio tra domanda e offerta dei finanziamenti, una grandissima maggioranza di piccole e medie imprese individuali maggiormente esposte al rischio di minacce e una forte diffusione del mercato sommerso – tutti elementi presenti in questo particolare periodo. I capitali di cui dispone la criminalità organizzata possono tamponare le difficoltà del settore, soprattutto riferite al reperimento del credito, spingendo gli imprenditori a trovare nuove modalità di finanziamento. Ciò significa una cosa molto semplice: la criminalità organizzata arriva addirittura a determinare l’aumento dei prezzi dei beni di consumo. Secondo la DIA, queste sono in grado di controllare e condizionare l’intera filiera agroalimentare, dalla produzione agricola all’arrivo della merce nei porti, dai mercati all’ingrosso alla Grande Distribuzione, dal confezionamento alla commercializzazione.

La mafia agricola non si allontana dalla terra d’origine. Poichè il sud è interessato principalmente, riesce a gestire meglio i suoi canali e ad arrivare al nord nei principali luoghi di smercio. Così facendo,  utilizzando un solo settore commerciale si possono raggiungere più fini: come il contrabbando di armi, i grandi trasporti di droga, ecc.
La Camorra, per esempio, investe i capitali illeciti acquistando aziende agrarie o direttamente in aziende che già possiedono. C’è poi il pieno controllo della manodopera extracomunitaria, in particolar modo nella raccolta di pomodori. Cosa Nostra invece, pare faccia gravitare i propri affari nel grande mercato Ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa.
Sempre secondo il rapporto anche la Basilicata non risulta immune, sebbene fosse ritenuta una  regione al riparo da gravi fenomeni criminogeni. Ora è considerata al centro di episodi violenti e criminosi.

Da questo breve accenno si capisce bene come la filiera illegale della criminalità organizzata riesca a creare un vero e proprio circolo vizioso che interessa le principali direttrici commerciali, il cui giro d’affari si aggira attorno ai 20 miliardi di euro. A questi 20 mld devono poi sommarsi i 60mld derivanti dall’ Italian sounding  che è la forma più diffusa e nota di contraffazione e falso Made in Italy nel settore agroalimentare.  A livello mondiale, le stime indicano che il giro d’affari dell’Italian sounding è 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009).

La criminalità organizzata, quindi, non solo continua a radicarsi nelle regioni meridionali, ma attecchisce anche e sempre più al Nord, nelle grandi aree metropolitane dove è presente la parte più cospicua dell’industria di trasformazione alimentare per volume di produzione e fatturato. Qui, una delle figure più controverse è quella dei cosiddetti “colletti bianchi” che operano nel settore agroalimentare e che stanno acquisendo un ruolo strategico per le organizzazioni criminali inserite nel business delle agromafie e interessate soprattutto a spostare l’asse dell’illegalità verso una zona neutra, di confine, nella quale diviene sempre più difficile rintracciare il reato di contraffazione del prodotto.

La Coldiretti propone l’idea della creazione di una filiera agricola, italiana e firmata: dove tutti i processi devono avvenire in Italia, con prodotti rigorosamente italiani, gestita − quando possibile lungo tutte le fasi − principalmente dagli agricoltori; firmata perché si tratta di una filiera i cui prodotti sono caratterizzati dai tratti distintivi propri dei luoghi di origine e produzione, ossia prodotti immediatamente riconoscibili come totalmente italiani, grazie all’etichettatura all’origine, alla trasparenza della filiera e della formazione dei prezzi, e al legame con il proprio territorio.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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