di Alessandro Giovannini e Raoul Minetti.
In questi giorni si deve approvare il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti: un iter che sembra più complicato del previsto e che rischia di risultare in un provvedimento non sufficientemente incisivo. Un rischio quanto mai pericoloso per un paese, come l’Italia, che da troppo tempo oramai soffre di una cronica, inefficiente allocazione delle risorse e di una scarsa produttività (la Figura 1 mostra come nel nostro paese la produttività generale sia stagnante da oltre dieci anni).
Figura 1: Multi Factor Productivity ( % crescita cumulata tra il 2000-2007)
Quali benefici possono avere le liberalizzazioni nel recupero di efficienza e produttività?
Nel suo rapporto appena pubblicato “Going for growth”, l’OCSE ha richiamato fortemente l’Italia a liberalizzare e aumentare la concorrenza in settori chiave, quali l’energia, i trasporti, le telecomunicazioni. Analizzando i paesi OCSE, uno studio del 2010[2] di un team di economisti del GREQAM (Groupement de Recherche en Économie Quantitative di Marsiglia) ha evidenziato come una maggiore competizione e le politiche che la determinano siano una determinante cruciale della crescita della produttività. Nello studio si evidenzia come la presenza di normative anticoncorrenziali, specialmente nei settori a monte dell’economia (energia, trasporti, telecomunicazioni, etc., esattamente quelli oggi messi sotto la lente dall’OCSE), contribuisce a frenare fortemente la crescita della produttività dell’intero sistema economico. Secondo le stime dello studio, l’eliminazione di norme anticoncorrenziali e di rendite di posizione avrebbe un effetto rapido di crescita della produttività multifattoriale (PM) dell’economia tra l’1 e l’1,5 per cento all’anno. Questo è naturalmente un valore indicativo, perché sarebbe il risultato di un programma di riforme irrealisticamente ambizioso per il quadro politico italiano; scenari di liberalizzazione più ridotta, e quindi più vicini al caso italiano, suggeriscono percentuali più modeste, ma comunque considerevoli per un paese che negli ultimi dieci anni ha visto riduzioni della produttività [1].
Ma come è possibile guadagnare produttività grazie a queste riforme? Lo studio evidenzia come la mancanza di concorrenza nei settori “a monte” può produrre un effetto valanga negativo nei settori “a valle”, inducendo una fornitura di input intermedi in modo inefficiente, specialmente nel caso dei servizi, in cui vi è limitata concorrenza dall’estero. Inoltre, la presenza di licenze restrittive o di regolamenti di condotta professionale nel settore dei servizi commerciali o di trasporto ostacola lo sviluppo di canali di distribuzione aperti, efficaci e innovativi, con il risultato che l’accesso al mercato da parte delle imprese a valle può soffrirne pesantemente, con ripercussioni negative per la crescita della produttività dell’intero sistema.Un processo normativo che punti ad aprire alla concorrenza i settori a monte della filiera produttiva ha quindi un forte influsso positivo sulla crescita della produttività degli altri settori, soprattutto grazie ad un significativo tasso di pass-through tecnologico.
Infine, nello studio si evidenza come il coefficiente di technology-gap (cioè la distanza dalla frontiera tecnologica del sistema) tende a giocare un ruolo chiave nella possibilità di incremento dell’efficienza. In altre parole, grazie alle liberalizzazioni l’Italia avrebbe maggiori possibilità, rispetto ad altri paesi che hanno già attuato queste riforme nel passato, di recuperare rapidamente il terreno perduto in questi anni e di crescere a tassi superiori nei prossimi anni.
E` il momento giusto per fare le liberalizzazioni?
“La crisi ha sollevato nuove sfide politiche, ma anche la necessità di riforme strutturali”: con queste parole si apre il rapporto dell`OCSE “Going for growth”. Una sfida che sembra essere stata in generale accolta dai paesi OCSE, che negli ultimi anni hanno mostrato una maggiore attenzione alle raccomandazioni emanate dell`Organizzazione Internazionale, come evidenziato dalla Figura 2. Il grafico mostra tuttavia come l’Italia abbia ancora ampi margini di miglioramento nella sua capacita’ di recepire le raccomandazioni OCSE. Non e’ il caso di recedere, rimangiandosi ora la parola sulle liberalizzazioni. Oltretutto, nel rapporto OCSE si evidenzia anche come vi sia una significativa correlazione positiva tra l’intensità della recenti riforme e l’intensità del consolidamento fiscale (miglioramento dell`avanzo primario del bilancio pubblico), suggerendo quindi la necessità di affrontare il problema della crescita contemporaneamente a quello del risanamento del bilancio.
Assicurare la crescita ad un paese fermo da anni è una sfida che non può essere rimandata e che il governo Monti sembra finora aver raccolto. La strada per recuperare più di dieci anni di semi-inattività sulle riforme strutturali è ancora lunga e richiederà non solo altri interventi legislativi (il Ministro Passera non ha escluso l’adozione di un “cresci-Italia bis”), ma anche un’applicazione coerente degli interventi legislativi già approvati.
[1] Una review dei principali risultati raggiunti dalla dottrina economica è presente in Nicoletti and Scarpetta (2003), Regulation, productivity and growth. OECD evidence, Economic Policy, 18 (36): 9–72.
[2] Bourles et al. (2010), Do product market regulations in upstream sectors curb productivity growth? Panel data evidence for OECD countries, GREQAM (Groupement de Recherche en Economie), Document de Travail n°2010-23
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








Per favore basta propaganda di queste false liberalizzazioni.
In realtà il governo vuole togliere posti di lavoro agli italiani per darli alle agenzie interinali: avvocati, odontoiatri, architetti, ingegneri, medici, farmacisti… sono tutte professioni che spariranno e verranno gestite dalle agenzie.
Le agenzie svuoteranno queste professioni da qualsiasi contenuto e qualità e le faranno diventare identiche a dei call center, i lavoratori sottopagati a 5 euro/ora, i “professionisti” formati se tutto va bene in una settimana di corso.
Lo hanno già fatto con gli informatici/programmatori, ora cercano nuovi schiavi da sfruttare.
Come basta con le liberalizzazioni? Ma se non hanno neanche iniziato!
Paolo, ma che dice?
Le piace l’idea che per fare il farmacista si debba essere figlio di farmacisti, che per delle firmette banalissime si debba spendere uno sproposito presso i rarissimi notai o che per prendere un taxi debba vendersi un organo?
Paolo, ma che dice?
Le piace l’idea che per fare il farmacista si debba essere figlio di farmacisti, che per delle firmette banalissime si debba spendere uno sproposito presso i rarissimi notai o che per prendere un taxi debba vendersi un organo?
Vuole continuare a pagare uno sproposito i treni? Vuole continuare a pagare uno sproposito la benzina, le assicurazioni e i servizi bancari?
Smettiamola di raccontare balle!
Liberalizzare significa regalare imprese di livello nazionale ed europeo ad imprenditori e multinazionali senza scrupoli ai quali non interessa nulla il servizio al cittadino! Le autostrade, per fare un esempio,sono state fatte anche con i miei soldi, con 40 anni di tasse e di trattenute vergognose sulla mia busta paga. Ed io pretendo che siano gestite da manager capaci e che rimangano di proprietà del cittadino perché sono una fonte di guadagno enorme che deve essere usato e gestito da e per i cittadini! E lo stesso identico discorso vale per le altre imprese fatte negli anni con i soldi dei cittadini: Enel-Eni e via dicendo. Per non parlare dell’acqua la quale deve rimanere pubblica,altrimenti ci ritroveremo un giorno a pagarla come la benzina! Non capisco questa mentalità di voler relegare la gestione dei nostri beni primari a gruppi che pensano solo al guadagno e non al bene comune. O forse lo capisco sin troppo bene…ma evito di scendere nei dettagli! saluti
Danilo
Ma a quale gestione pubblica pensi tu? Ma quando mai s’è visto che quel che dici tu?
Le fs funzionavano, e funzionano, bene? E l’Alitalia ti sembrava un esempio di efficienza? La SIP era ben gestita e moderna? Quando senti parlare dei politici che piazzano i loro uomini nelle partecipate di che stiamo parlando? Di società pubbliche che vengono usate come feudo politico.
Quando parliamo dei deficit mostruosi delle società di servizi locali di che stiamo parlando? Parliamo di società pubbliche che agiscono in regime di monopolio in cui tutto vien fatto tranne che fornire un buon servizio a prezzi contenuti.
Cerchiamo di ragionare con quel che abbiamo intorno, non con le nostre belle astrazioni.
come vedi dai ragionamenti l’italiano è abituato a coltivare orticelli ed è chiaro che queste liberalizzazioni le fanno solo ora in punto di morte perchè costretti, ma per riscaldare il cadavere se non aboliscono l’80% delle norme emanate e non danno l’imperativo categorigo del rimboccateve le maniche che non c’è più lavoro per i passacarte, penso che saranno **** enormi da cagare anche per i superricchi che dovranno aumentarsi le scorte
Questo è Orwell. Usate parole distorte per nascondere la realtà, e massacrare i diritti delle persone. A Rimini, lo scorso weekend, oltre 2000 persone hanno dato vita al Summit MMT, con cinque giganti dell’economia. La Modern Money Theory fa a pezzi il vostro castello di bugie. La verità è semplice e potente.
http://goo.gl/agDRO
Peccato che l’empirismo dimostri che le liberalizzazioni producano un aumento della disoccupazione e dei prezzi.