di Sandro Gozi. (*)
Le carceri italiane si trovano in una situazione di illegalita’ europea continuata.
È un dramma che in occasione del voto sul cosiddetto decreto “svuotacarceri”, su iniziativa del PD, è stato formalmente denunciato in un parere della Commissione politiche UE. Già nel 2009 infatti la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva stabilito nella Causa Sulejmanovic c. Italia che la mancanza evidente di spazio (da riconoscere a ciascun detenuto) costituisce violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti.
Ma il problema del nostro sistema giudiziario non si limita alla mancanza di spazi adeguati.
Un’altra grave anomalia è la lentezza della giustizia: su questo, l’Italia è sottoposta dal 2001 ad un monitoraggio periodico da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha invitato il Governo italiano a modificare la cosiddetta «legge Pinto» per accelerare la corresponsione degli indennizzi per eccessiva durata dei processi.
La risoluzione faceva seguito alla sentenza del 21 dicembre 2010 (Causa Gaglione ed altri c. Italia) che ha constatato in 475 casi la violazione della Convenzione Europea da parte dell’Italia per i ritardi nella corresponsione dell’indennizzo. E’ ora però di combattere la battaglia anche nell’Unione europea. Le enormi difformità dei sistemi carcerari tra i vari Stati membri possono infatti avere un impatto diretto sul buon funzionamento del principio di reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie all’interno dell’Unione. Nel contesto del “programma di Stoccolma”, la Commissione europea, con un apposito Libro verde, ha affrontato il rapporto tra le condizioni della detenzione e gli strumenti europei del riconoscimento reciproco (sentenze, mandati di cattura, ordini di protezione..).
Sono state raccolte informazioni sulle misure alternative alla custodia cautelare e alla detenzione e sull’opportunità di stabilire norme minime UE che regolino la durata massima della custodia. Lo stesso Parlamento europeo ha di recente invitato la Commissione a presentare una proposta legislativa sui diritti delle persone private della libertà, a sviluppare regole minime per le condizioni carcerarie e di detenzione nonché standard uniformi per il risarcimento delle persone ingiustamente detenute o condannate.
Ancora una volta l’Europa ci indica la strada da percorrere. Ma di fronte alle future omissioni italiane, cosa faranno Consiglio d’Europa e Unione europea? Ripeteranno proposte senza seguiti o condanne senza conseguenze? O agiranno in maniera più efficace? L’inerzia europea, altrimenti, diverrà complice della delinquenza italiana. E andrà combattuta allo stesso modo.
(*) Responsabile PD politiche UE. Riceviamo e volentieri pubblichiamo
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




