Articolo 18, e dintorni

di Luigi Marattin.

Di lynnmwillis

Ci sono quattro lavoratori.

Marco e’ un ingegnere di una grande impresa automobilistica, ed e’ gay. Il suo rendimento sul lavoro e’ sempre stato ottimale, ed e’ una persona discreta e riservata. Recentemente si e’ assentato dal lavoro per un periodo considerevole, per assistere la madre malata. Un giorno, la donna delle pulizie trova per sbaglio nel suo ufficio delle fotografie che ritraggono Marco in atteggiamenti intimi col suo compagno. La donna delle pulizie, una anziana signora molto conservatrice,  sottrae queste foto e le consegna al direttore del personale. Il quale, dopo una settimana, invia a Marco una lettera di licenziamento adducendo, come giusta causa, il fatto che non tutti i suoi giorni di assenza dal lavoro sono esattamente stati documentati dall’attività di assistenza alla madre.

Francesca lavora come art designer in un piccolo studio professionale.  La crisi ha colpito duro particolarmmente duro il settore, e il titolare dello studio non riesce a mantenere il rapporto di lavoro con tutti i suoi collaboratori. Francesca, anche se ha 35 anni, è la più giovane, e non ha famiglia; così, il datore di lavoro si trova costretto a licenziare lei, per non andare a colpire suoi colleghi con una famiglia da mantenere e che avrebbero maggiori difficoltà a ricollocarsi. Il datore di lavoro dimostra, bilanci alla mano, che la riduzione dell’organico è l’unico modo per tenere aperto lo studio: negli ultimi due anni, infatti, hanno avuto solo sei lavori commissionati, che a malapena ripagano l’affitto dei locali e lo stipendio di due dei quattro collaboratori a tempo indeterminato. E non ci sono, sfortunatamente, lavori commissionati entro i prossimi sei mesi. Una fredda mattina di febbraio, Francesca viene chiamata nell’ufficio del titolare il quale, a malincuore, le comunica che è costretto a licenziarla.

Giulio e Antonello sono due gemelli. La loro somiglianza è impressionante, sembrano due gocce d’acqua. E sono molto simili anche per gli aspetti caratteriali, la loro attitudine nei confronti del lavoro e le competenze tecniche acquisite durante il loro percorso di formazione professionale. Sono entrambi operaii metalmeccanici, un lavoro che svolgono con passione e diligenza. Lavorano in due aziende diverse, ma che operano sullo stesso mercato e producono la stessa tipologia di prodotto. Differiscono, in pratica, solo per il numero di addetti: l’azienda in cui lavora Giulio ha 16 dipendenti, quella di  Antonello, invece, 14 persone. Curiosamente, le due aziende stanno affrontando la stessa situazione contingente: entrambe stanno soffrendo pesantemente delle conseguenze di un investimento sbagliato nell’acquisto di nuovi macchinari. Le imprese si sono infatti fidate di una nota azienda produttrice di macchine da imballo che aveva diffuso un prodotto all’apparenza rivoluzionario, in grado di abbattere i costi di produzione di oltre il 30%. Sfortunatamente, si trattava di una truffa; il titolare è già stato arrestato, ma si è dichiarato nullatenente e non c’è nessuna possibilità che il tribunale fallimentare risarcisca i clienti del danno subito, perlomeno in tempi congrui. La dinamica dei costi delle aziende di Giulio e Antonello, ora, è impietosa: in entrambe le aziende si impone il licenziamento di un’unità lavorativa. La scelta, curiosamente, cade sui due gemelli. Sia Giulio che Antonello ricevono dai rispettivi datori di lavoro la lettera di licenziamento, in cui vengono evidenziate le difficoltà economiche e organizzative delle due imprese.

 

COSA ACCADE A QUESTI QUATTRO LAVORATORI OGGI, CON L’ART. 18

Tutti questi casi finiscono davanti al giudice del lavoro, tal Calogero Latino, caratterizzato da un’enciclopedica conoscenza del diritto, ma che non ha mai messo piede in un’azienda nella sua lunga vita (Calogero ha 75 anni, e grossi problemi alla prostata). Dopo sei anni e quattro mesi – e migliaia di euro spesi dalle parti in causa – comunica le sue sentenze:

Il licenziamento di Marco non ha nulla a che fare con la mancata documentazione dei suoi giorni di assenza; l’unica cosa che manca, infatti, è la data su uno dei permessi che ha chiesto per assistere la madre malata. Si tratta di un banale errore materiale di forma, che non ha alcuna conseguenza. Appare chiaro, invece, che il licenziamento di Marco è dovuto al fatto che il datore di lavoro ha scoperto la sua omosessualità. Pertanto, il giudice accerta che l’interruzione del rapporto di lavoro ha natura discriminatoria e pertanto – in base non solo all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma soprattutto la legge 604 del 1966 e l’art.2119 del Codice Civile – ne viene disposto l’annullamento, oltre che l’immediato reintegro di Marco in azienda.

Il licenziamento di Francesca viene invece giudicato legittimo. Bilanci alla mano, è impossibile per lo studio professionale evitare il licenziamento della giovane art designer. Francesca viene buttata in mezzo ad una strada, senza alcun tipo di sostegno e senza un euro in mano.

Il giudice del lavoro pensa che i licenziamenti di Giulio e Antonello siano illegittimi. Il giudice Calogero, infatti, non è familiare con le dinamiche dei costi di produzioni dovuti all’ammortamento di un macchinario che non rende quanto contrattualmente previsto. Egli pensa che i datori di lavoro delle sue aziende avrebbero semplicemente fatto meglio a non comprare quei macchinari, o che comunque potrebbero ridurre i costi in altro modo, senza bisogno di licenziare nessuno. Giulio (che lavorava in un’azienda di 16 dipendenti) ha di fronte a sè una scelta: può essere reintegrato in azienda o ricevere un risarcimento monetario di 8 mila euro. Il suo gemello Antonello invece (che lavorava in un’azienda di 14 dipendenti) non ha scelta: ha diritto a un risarcimento pari a 3 mensilità, per un totale di 4500 euro.

 

 COSA POTREBBE ACCADERE CON UNA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Il licenziamento di Marco continua ad essere giudicato illegittimo. La riforma Monti non ha toccato nè quella parte dell’art.18, nè le altre disposizioni normative in materia che vietano il licenziamento discriminatorio. Marco quindi viene in ogni caso reintegrato in azienda, e il giudice (un ragazzo di 30 anni, che è appena entrato in magistratura) si sente in dovere di trasmettere gli atti alla Procura ordinaria della Repubblica, per aprire un procedimento contro il datore di lavoro di Marco, per aver violato la legge contro l’omofobia, nel frattempo approvata dal Parlamento.

Francesca – che nel caso precedente veniva licenziata senza ottenere un euro – ottiene un indennizzo pari a 24 mensilità, più la frequenza gratuita di sei mesi ad un corso di aggiornamento a Barcellona sulle moderne tecniche di design.

Antonello – che nel caso precedente riceveva 4500 euro  senza reintegro – ottiene un indenizzo per 36 mensilità e di poter scegliere tra la frequenza di due corsi di formazione professionale: uno per operatore nel settore delle energie alternative, l’altro per perito elettronico. La nuova formazione professionale – riformata anch’essa dalla riforma Monti – ha infatti ideato un sistema integrato pubblico-privato che, di concerto con le Amministrazioni Locali, identifica in tempo reale le esigenze sul mercato del lavoro locale e organizza corsi di formazione (con l’Università, le scuole superiori e gli enti di formazione professionali non più lottizzati e divisi per appartenenze politiche) mirati a soddisfare le esigenze dell’economia del territorio e consentire una ricollocazione immediata del lavoratore.

Antonello sceglie il corso per operatore nel settore di energie alternative, dove incontra il suo gemello Giulio. Il quale nel caso precedente poteva scegliere tra il reintegro in azienda (sei anni e due mesi dopo il suo licenziamento) e un risarcimento di 8 mila euro. Ora invece Giulio ha diritto a un sussidio di 36 mensilità, e le stesse opportunità concesse al fratello.

 

In fondo, è davvero bello concedere a tutti le stesse opportunità.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

35 Commenti

  1. Martino

    Una sola precisazione. Antonello, se rinuncia alla reintegra, avrebbe diritto ad una indennità pari a 15 mensilità (quindi ben più di ottomila euro). Non solo. Gli dovranno essere risarcite anche tutte le mensilità dal licenziamento illegittimo alla conclusione della causa (in media almeno due anni). Quindi, all’incirca: 39 mensilità (24+15), circa 30000 €.

  2. GP Giampi

    Caso n. 5.
    Anna, Francesca e altre centinaia di ragazze lavorano alla Osma, nota impresa manifatturiera con più di 15 dipendenti, che decide di delocalizzare l’attività in serbia perchè lì la fporza lavoro costa meno.
    Quindi l’azienda in Italia chiude e riapre in serbia con un altro nome, Asmo.
    Anna, Francesca e tutte le altre ragazze sono licenziate.
    come inciderà la riforma Monti (a proposito, l’hanno già promulgata?).

  3. Martino

    Scusate, circa 60000 €.

  4. Simone B

    Giusto una curiosità.
    Ma se nella prima ipotesi qualcuno prende i soldi e qualcuno no!
    Nella seconda, come fanno a prendere tutti i soldi? In particolare l’esempio di Francesca.
    Chi paga le 24 mensilità!?
    Grazie
    Saluti

  5. Luigi Marattin Luigi Marattin

    Giampi, inciderà in modo abbastanza semplice, e forse persino auspicabile. Secondo la normativa attuale, ad Anna, Francesca e le altre ragazze della Osma non spetterebbe praticamente nulla. (o meglio, se i sindacati sono particolarmente bravi, probabilmente qualche illusione travestita da iscrizione alle liste di mobilità o il paliativo della cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga). Con un sistema diverso, a loro potrebbe spettare invece un sussidio automatico pari al 80-90% dell’ultimo stipendio, e variabile da 12 a 36 mensilità; in più, un percorso serio e obbligatorio di riqualificazione, a condizione che si intervenga radicalmente sul sistema della formazione professionale (oggi troppo lottizzato da clientele, e che serva più ai formatori che non ai formandi). Infine, una precisazione: quando si indica “nuovo sistema”, non ci si riferisce certo alla riforma Monti, che al momento non esiste se non in contorni assolutamente vaghi, e limitati agli annunci, probabilmente a volte anche un po’ troppo scomposti. Mi riferivo semplicemente ad un sistema diverso, tutto da costruire (realizzabile da questo o da successivi governi), attraverso però un dialogo il più possibile de-ideologizzato.

  6. ciò significa che la delocalizzazione sarebbe persino disincentivata. Giusto?

  7. Cristian Perniciano

    In realtà non va così.

    Francesca potrebbe accedere alla cassa integrazione in deroga, assieme agli altri due dipendenti che lo studio non riesce a pagare, e nei successivi 12 mesi, con spese ridotte, il datore di lavoro cercherà nuove commesse per evitare di dover ricorrere a licenziamenti.

    Quando poi leggo questi panegirici sulla formazione professionalizzante (se, magari a Barcellona) mi pare di capire che chi scrive abbia avuto a che fare col mercato del lavoro più sui libri che nella realtà. In regioni modello come la Lombardia la formazione ha creato dei tornitori che in tre mesi hanno imparato ad usare word – che poi già lo sapevano usare, ma siccome li hanno obbligati a frequentare un corso qualsiasi hanno scelto informatica- o a dare le informazioni in inglese.

    I licenziamenti per motivi economici ci sono sempre stati, sono stati fatti, i sindacati (tutti) hanno sempre firmato accordi in cui le riduzioni di personale venivano gestite. Credo si possa parlare di tutto (anche di articolo 18) però basta con le mistificazioni.

  8. Augusto Albeghi

    Bello … messa in questi termini non si può essere che d’accordo.

    Ma qualcuno ha qualche dubbio che, per iniziare, verrà abolita ogni forma di garanzia in uscita da subito, promettendo per un futuro incerto, “quando l’economia ripartirà” un inizio di uno studio sperimentale per un embrione di sistema di garanzie?

  9. GP Giampi

    grazie Luigi, il problema è proprio questo, il tuo è un lavoro interessante ma virtuale, e ti spiego il mio punto di vista, eminentemente pratico e professionale (faccio l’avvocato di provincia).
    in primo luogo un licenziamento discriminatorio è quasi impossibile da dimostrare se il datore è furbo (e se non lo è lui, lo è il suo avvocato che lo consiglia per benino).
    quindi il gay del tuo esempio rimarrebbe molto probabilmente a casa, nella realtà, anche con una riforma (vado per semplificazioni) Monti-Ichino, per dire.
    quanto alla ragazza single, beh, rimane a casa oggi come rimarrà a casa domani, cambia, dici tu, il trattamento e qui c’è il secondo problema pratico, dove trova uno studio professionale con tre/quattro dipendenti i soldi per pagare l’indennità che tu prevedi?
    quanto ai gemelli, i conti sono un pò diversi, ma ti è già stato fatto notare.
    infine la Osma.
    se un’azienda chiude e riapre altrove, ci vuole una normativa specifica (che auspico indipendentemente dalla questione che ci occupa) perchè non rientra in nessuna delle ipotesi di licenziamento.
    cessa l’attività, semplicemente, ed è un escamotage in ordine al quale nessun lavoratore è tutelato.
    vengo al dunque.
    non credi che una via di mezzo fra due posizioni che si definiscono reciprocamente ideologiche possa essere la soluzione ottimale?
    Mi riferisco ovviamente allla proposta Boeri-Garibaldi.
    Ciao.

  10. cito: “Infine, una precisazione: quando si indica “nuovo sistema”, non ci si riferisce certo alla riforma Monti, che al momento non esiste se non in contorni assolutamente vaghi, e limitati agli annunci, probabilmente a volte anche un po’ troppo scomposti. Mi riferivo semplicemente ad un sistema diverso, tutto da costruire (realizzabile da questo o da successivi governi), attraverso però un dialogo il più possibile de-ideologizzato.”

    mi pare di capire che questo post non è altro che una bella favoletta…

  11. brx

    Fantascienza

  12. Alessandro Giovannini

    no caro Fabio, non è una favoletta. L’idea descritta in questo articolo da Luigi, è MOLTO simile a quella che circola questi giorni, non una favoletta. Anche assumendo che non sia esattamente quella proposta dal governo Monti, questo articolo mostra come la battaglia sulla difesa dell’art.18 sia a volte solamente ideologica e non contenutistica.. L’articolo ben mostra come una riforma che preveda la sua abolizione, possa risultare comunque in una situazione migliore per i lavoratori…
    comunque per un riassunto un delle varie proposte in campo, puoi leggere qui: http://www.imille.org/2012/01/lavoro-riassunto-delle-proposte-in-campo/

  13. antonella filomeni

    Ho le stesse perplessità di Simone B. Chi paga le mensilità che prima della (ipotetica) riforma non venivano pagate?e i corsi a Barcellona? le aziende (che devono licenziare perché non hanno né liquidità né commesse) ? lo stato? le regioni? Voglio capire, perché il panorama descritto con il mercato del lavoro riformato è bellissimo.
    Ma qua finora non è stata nemmeno approvata la citata e auspicata legge contro l’omofobia, che è a costo zero…

  14. io mi chiedo perché “pari opportunità” debba necessariamente passare per la cancellazione di alcuni diritti per chi può goderne e non invece pensare all’ampliamento…

  15. e cmq, le proposte che mi indichi sono proposte di due rappresentanti del PD – mio partito per inciso – e non del governo…

  16. uqbal

    Splendido articolo, finalmente molto chiaro. La riforma non è quella di Monti, è un’altra, che Marattin evita di citare con una cura che mi sembra quasi intenzionale, per far rimanere la discussione al di qua della solita isteria.

  17. alex1

    senza scherzi dovreste giá essere denunciati per il trattamento discriminatorio(in base all étá) rispetto ai giudici. :)
    corsi di formazione pubblico privato=vai con le truffe (come é)
    l´articolo 18 impedisce i corsi di formazione e gli ammortizzatori sociali? sussidi di disoccupazione? che francesca possa frequentare corsi e avere sussidi?
    perché si cita la riforma monti se hanno giá detto che non c é una lira?
    lalegge sull´omofobia? oggi il comune a milano ha oscurato i siti gay…sono ovviamente favorevole alla legge .peccato che non c´é.
    i soldi delle caste in svizzera, vaticano,notai ecc.patrimoniale,armi. devo ridere?
    no piango poiché il risultato é riforma=schiavitú
    ve lo ricordate il WTO che in seconda battuta doveva portare diritti (lavoro)in tutto il mondo? e la riforma biagi??? una cosa lábbiamo almeno imparata nessuna riforma con seconde battute.

  18. steff

    oh sì, tutto molto bello!
    peccato che l’autore non tenga conto di un fattore: che qui siamo in ITALIA, dove la gente non paga le tasse e si fa pignorare l’auto da equitalia, dove gli imprenditori sfruttano il lavoro nero o pagano metà stipendio fuori busta, e dove i selezionatori del personale ti sfottono se hai cambiato TRE lavori!
    e, soprattutto, chi le pagherebbe tutte quelle mensilità? il datore di lavoro? ma LOL! oppure lo stato?! certo certo, uno viene licenziato e dal mese successivo l’efficentissimo stato italiano gli accredita sul conto il 90% del suo stipendio precedente!

  19. alex1

    un governo deve lavorare per stabilizzarlo il lavoro.un governo che si prefigge la precarizzazione ,cinesizzazione é un orrore.ci sono cose che non cambiano mai, come la sicurezza di poter creasi un futuro, la scelta, il tempo da dedicare a….
    mi permetto, spero mi perdoni l´autore, di segnalare questo riguardo il posto fisso :

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/attacca-il-posto-fisso-chi-non-ha-un-progetto/189590/

    per gli investimenti e cose urgenti da fare segnalo jacopo fo visto la speranza e lúltima a morire che cio che milioni di cittadin itlain pensano compresa me venga ascoltato

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/la-cgil-potrebbe-risolvere-i-problemi-della-fiat/189534/
    saluti

  20. Senza entrare nei dettagli che sono fondamentali (soprattutto: chi paga?), in Francia esiste un sistema automatico sovvenzionato e gestito dallo stato (o meglio dalle charges che pagano tutti gli altri lavoratori): chi cessa il lavoro, perché gli finisce il contratto o perché la ditta chiude (ora non so i dettagli, sorry ho un noioso posto di lavoro a tempo indeterminato dello stato …) ha diritto al sussidio fino a circa 2 anni, con tutta una serie di meccanismi su formazione e part time (per dire se si lavora meno delle 35 ore di base settimanali, il sistema ti remunera le mancanti …).

    Questi automatismi penso siano la manna per i lavoratori (ma bisogna discutere su come finanziarli, qui il famoso costo del lavoro è più alto che in italia secondo me …), ma un po’ meno per i sindacati, che perdono il loro potere nelle contrattazioni del tipo di quelle che si citavano nel caso della omsa …

    Per chi poi dice “ma qui siamo in italia”, se la mettiamo così famo tornà il Borbone e non ne parliamo più …

  21. Ma se fosse così, perché toccare l’art 18? Se i casi favorevoli alla tua tesi ( perché ne potrei farne altre mille che dimostrerebbero la penalizzazione che subirebbero i lavoratori)

    Tutte le meraviglie che decanti previsti da questa riforma , si possono tranquillamente introdurre senza che per questo si tocchi l’art 18. Che c’azzeccano i corsi di riqualificazione con l’art 18?
    Mi pare invece che si vuol indorare la pillola, introdurre il licenziamento facile, da subito, e poi chissà , vedremo, faremo penseremo, ai corsi, agli uffici di ricollocamenti ecc ecc
    Insomma la solita politica dei due tempi, L’ombrello oggi, e poi ci si penserà.
    Zag(c)

  22. a me sinceramente dopo l’incazzatura del momento fa solo che ridere questa idea diffusa che non si possa fare una riforma seria del mercato del lavoro se prima non si elimina l’articolo 18 quando sappiamo invece tutti che è solo ed esclusivamente uno spauracchio atto a creare dissidi tra tutte le parti in causa…

    inoltre, parlando più in genere di diritti, mi viene in mente anche un paragone alquanto forzato: se si parla di coppie di persone dello stesso sesso e di matrimonio allora tutti (?) riteniamo giusto ESTENDERE il diritto delle coppie etero a contrarre matrimonio anche alle coppie G ed L, nessuno dice cancelliamo il diritto a sposarsi per chi ce l’ha…

    ma non stiamo parlando sempre di diritti?

  23. Interpreto l’intervento di Marattin come giustamente provocatorio, e rivolto a stimolare discussione sulle linee generali più che sui casi concreti presi in esame (mi pare che ci sia qualche incertezza non risolta sull’ammontare dell’indennizzo a Giulio e la cassa integrazione per Francesca).

    Due punti:

    1. Per ogni vertenza che riguarda il lavoro è necessario che il sistema della giustizia agisca in tempi rapidi e certi. Non sono esperto del campo, ma è doveroso garantire (qui sì!) efficienza e flessibilità nel lavoro dei giudici e delle corti.

    2. Come evidenziato in qualcuno dei commenti, i “sistemi del futuro” che verranno sicuramente adottati in Italia si differenziano dall’attuale perché prevedono ingenti disponibilità di risorse finanziarie per compensare la perdita del posto di lavoro.
    Ciò è sacrosanto, ma ha un costo. Enorme.
    Pur supportando con tutto il cuore un sistema come quello della Flexecurity di Ichino, mi chiedo attraverso quali canali sarà possibile rendere disponibili queste risorse. (Tra l’altro, questo è il punto debole dello schema Ichiniano, rispecchiando il fatto che Ichino è un esperto di diritto del lavoro ma è probabilmente molto ferrato sull’organizzazione aziendale e sulla finanza d’impresa).
    2a. Se imputiamo l’onere delle compensazioni finanziarie alle aziende individuali, non risolviamo il problema, perché le aziende per licenziare si ucciderebbero economicamente. Soluzione non praticabile, quindi.
    2b. Se l’onere grava su una “cassa comune” costituita, ad esempio, tassando i profitti delle imprese, rimane il problema che in periodo di crisi il fondo non crescerebbe, proprio quando ce ne sarebbe bisogno.

    Quindi?

  24. In realtà ai nostri industriali e padroncini dell’art 18 non ne può fregar de meno. E lo hanno detto in più occasione. La questione è in generale toccare il tabù dello Statuto dei lavoratori toccando l’art 18 che ne è il simbolo. L’art 18 e la sua eliminazione è diventato il mantra di tutti i mali. La crescita, la precarietà, la mobilità, il mancato investimento, insomma di tutto e di più. E’ in realtà, una campagna tutta ideologica. Infatti quando si affronta la questione da un punto di vista empirico, e statistico, tutti gli economisti seri sono concordi nel dire che tutti questi mali con l’art 18 non c’azzecca un beneamato piffero.

    Qual’è la posta in gioco?
    Abbattere diritti dei lavoratori perché solo così li si rende docili e malleabili, pronti a qualsiasi altra spogliazione, in grado di sopportare qualsiasi altra privazione di stato sociale e consentire che i privati possano appropriarsi di acqua pubblica, di sanità, di trasporti, di istruzione, ecc ecc

  25. GP Giampi

    http://www.paneacqua.eu/notizia.php?id=19370

    ecco, questo è l’art. 18 spiegato agli adulti.

  26. http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/421312/

    questo il mio contributo, con i miei complimenti per l’originalità del suo intervento.

  27. Ubaldo

    lascia veramente basiti come mischiare retorica, qualche cognizione giuridica e prospettive politiche possa dare un risultato così falsato

  28. Non credo di avere tempo e modo di rispondere in dettaglio ad ogni commento, in ogni caso grazie a tutti per aver voluto trovare il tempo di leggerlo e commentarlo. Ha ragione chi, con garbo, avvicina il mio piccolo racconto di fantasia ad una sorta di “middle ground” tra provocazione e spiegazione didattica. Certamente, se avessi saputo di dover scrivere una proposta di legge dettagliata avrei fatto almeno due cose: i) approfondito in dettaglio ogni singolo aspetto dal punto di vista inanzitutto giuridico ii) evitato di scriverla, visto che – professionalmente – non mi occupo di politiche del lavoro bensì di politiche fiscali e monetari, oltre che di bilanci pubblici.
    In quest’ottica, ha certamente ragione chi sottolinea che Giulio avrebbe diritto, in caso di reintegro, anche alle annualità arretrate dello stipendio. La lettura dei dati forniti dal Corriere della Sera oggi tuttavia (secondo cui solo l’1% delle cause contro i licenziamenti illegittimi si risolvono col reintegro del lavoratore, indipendentemente dalla durata del contenzioso e quindi dall’ammontare delle retribuzioni pregresse) mi fa credere che la mia imprecisione non cambi la sostanza del ragionamento: in quei casi il lavoratore sceglie il risarcimento e non il reintegro, in maniera probabilmente indipendentemente dall’ammontare del risarcimento. La contestazione principale, a parte quelle di spiccata natura ideologica, mi pare quella delle risorse. Curioso, tra l’altro. Da molto tempo ormai, in particolare dall’insediamento del governo Monti, vi è un fiorire di proposte di politica economica: diminuire le tasse per il lavoro dipendente, aumentare gli investimenti pubblici in scuola e università, piani straordinari di stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, allentamenti del Patto di Stabilità interno, ri-pubblicizzazione del ciclo idrico, piano straordinario di investimenti pubblici. In nessuno di questi casi vi è la minima preoccupazione in merito al reperimento delle risorse; invero, chi si azzarda a porre il tema del vincolo di bilancio, viene da più parti (destra e sinistra) zittito e tacciato di “essere un tecnico”, di “voler fare il ragioniere”, a discapito delle ben più alte esigenze politiche. Curioso che l’unico campo in cui, invece, il vincolo delle risorse viene sbandierato come motivo ostativo sia quello del mercato del lavoro…..In ogni caso, qualche precisazione. La puntualizzazone che mi viene fatta sul caso di Francesca (“per lei ci sarebbe la cassa integrazione in deroga”) non mi convince. Sappiamo infatti che tale misura ha carattere emergenziale e temporaneo, la cui copertura finanziaria è spesso stata trovata tra le pieghe del bilancio dello Stato (ad esempio lo storno dei fondi Fas e Fse). Non si tratta quindi di una misura strutturale, e pertanto il paragone con un sistema diverso (in cui la protezione di Francesca sarebbe invece affidata ad un meccanismo stabile e automatico) mi sembra fuorviante. Per il resto, sappiamo che la natura di un vero sistema di protezione contro la disoccupazione può essere assicurativa (e quindi venir finanziato dalla contribuzione di lavoratori e datori di lavoro) o assistenziale (e quindi finanziata dalla fiscalità generale). O, più probabilmente, da un mix delle due. Sul versante assicurativo, è chiaro che un sistema del genere implicherebbe una profonda revisione dell’istituto della cassa integrazione, da più parti ritenuto ormai totalmente inadeguato alle esigenze moderne. Molte risorse potrebbero venir da lì, così come da una riforma organica (la attendiamo da anni) degli istituti di previdenza sociale. Andrebbe inoltre condotta una approfondita analisi sui costi della situazione attuale, per avere un termine di paragone e per capire di quante risorse addizionali ci sarebbe effettivamente bisogno. Personalmente (ma preciso che è ben lungi dall’essere un’opinione scientifica o persino adeguatamente informata) non mi stupirei che la selva di inefficienti istituti attuali (CIG, CIGS, CIGS in deroga, mobilità, disoccupazione, ecc) – sommata alle inefficienze complessive del sistema – comporti una spesa non molto diversa da quella che si renderebbe necessaria con una riforma organica che vada nella direzione che abbiamo finora discusso.

  29. patrizia

    ve la racconto io una storia:
    con art. 18: Patrizia lavora molto e bene ma sta sul cazzo all’azienda perchè non è certo il tipo da leccare il culo.Si tratta di una grossa multinazionale francese.Nel 2008 con la scusa della crisi, pur avendo un bilancio in attivo , viene aperta una lista di mobilità:l’azienda deve seguire una procedura e stila una lista di 25 esuberi.In realtà è un giochino: l’azienda “finge” che l’esubero sia ingente (ci vuole un minimo per aprire la procedura) per potere poi fare finta di essersi sforzata a trovare un ricollocamento interno a 20 persone che non aveva intenzione di licenziare , spostandole da un ufficio all’altro , e licenzia “solo” 4 persone , che stanno sul cazzo come Patrizia.
    Poichè Patrizia è arrivata un anno prima dell’amante del capo che ha il suo stesso livello e lo stato di famiglia, il giochino non viene bene con lei allora l’azienda finge di avere fatto uno sforzo per non licenziarla e viene ricollocata a 600 km di distanza.In realtà l’azienda sa benissimo che Patrizia ha un compagno che è stato gravemente malato e che il trasferimento la costringerebbe a dimettersi gratis-e che se Patrizia facesse causa dovrebbe comunque spostarsi in quella città e pagarsi l’affitto (lei ha già un mutuo a Milano) sino all’udienza.
    Fortunatamente a Milano queste cause si discutono in urgenza e in un mese e mezzo è in tribunale dove l’azienda , messa alle strette, ritira l’intenzione di trasferimento e Patrizia continua a lavorare nel suo ufficio.Le 4 persone licenziate entro 7 mesi vincono la causa per un vizio della procedura di mobilità e vengono reintegrate sul posto di lavoro dove tutt’ora lavorano.
    nel 2011 chiude l’ufficio dove lavora Patrizia che viene trasfertata a 250 km da casa.L’azienda vuole trasferirla.Ma poichè alla sede fanno capo 120 posti di lavoro, e lei è un misero 3 livello, grazie ai sindacati, nonostante mobbing a tutto spiano, lei resiste e viene reimpiegata in un altro ufficio dove ora lavora serenamente e ha un buon rapporto con i suoi nuovi capi.Se avesse trovato un altro posto di lavoro avrebbe fatto bingo perché le erano state offerte ben 50.000 euro per andarsene vista la difficoltà a licenziarla!!
    senza art 18: l’azienda dimostra un calo delle vendite.Non è piu’ necessario aprire nessuna procedura di mobilità.Patrizia e le altre 4 persone che stanno sul cazzo vanno a lavorare e trovano una lettera di licenziamento per motivi economici sulla scrivania.Le saranno rimborsate 12 mensilita’ (max 15?sarà poi vero?) .Ha 38 anni , è un misero terzo livello perchè non la hanno mai fatta avanzare di carriera e non ha nessun valore sul mercato del lavoro.Patrizia si suicida o cerca di vendere se stessa sulla strada?al posto di quelle 5 persone licenziate vendono assunti 2 parenti di dirigenti e fatti alternare 3 stagisti l’anno per ognuno dei restanti 3 posti di lavoro .
    AMEN

  30. patrizia

    èè

  31. paolo

    l’art.18, o meglio la parte che parla della illiceità del licenziamento senza giusta causa, serve essenzialmente per salvaguardare i sindacalisti (e appartenenti, a qualsiasi titolo, a parti di popolazione discriminate o discriminabili, vedi esempio 1).
    Se venisse abolito, le rappresentanze sindacali in azienda sarebbero azzerate nel giro di una settimana: logico, no? questo è il motivo principale per cui il padronato ostinatamente inventa i motivi più assurdi per giustificare questa sua voglia.
    perchè se un dipendente non fa il lavoro per il quale è stipendiato, la causa di licenziamento è ovviamente giusta.
    E poi, non capisco: non si possono creare lo stesso tutti questi ammortizzatori sociali (riqualificazione, orientamento, guida alla riallocazione) senza per forza abolire questa legge? mi sembra che non c’entrino niente gli uni con l’altra…

  32. Cristian Perniciano

    La cassa integrazione in deroga c’è dal 2009, ed è stata prorogata fino a fine 2012. probabilmente continueranno le proroghe fino alla riforma degli ammortizzatori.
    Di solito io parlo di realtà, nel contesto dell’ora e adesso, non di esperimenti di fisica in ambiente protetto.

    E in generale perchè la cassa integrazione sarebbe inadeguata? Meglio chiudere l’azienda piuttosto che sospendere i lavoratori?
    Davvero, sono curioso e per nulla ideologico, anzi, voglio capire la logica che sottende questo attacco alla Cigs.

    Che la mobilità, la Ds, la Cig siano istituti inefficienti possiamo chiederlo agli operai edili che non possono lavorare in caso di pioggia. Di certo preferirebbero stare a casa senza indennità, liberi di fare un corso di formazione, nei giorni di pioggia…

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