di Marco Campione.
Fin dalla nascita del governo Monti, analisti e commentatori politici si sono sbizzarriti sulle più svariate analisi relative al consenso che esso avrebbe o non avrebbe nell’opinione pubblica. Anche i partiti politici ovviamente si interrogano: chi lo sostiene si chiede probabilmente ogni giorno se ha fatto bene a sostenerlo e chi non lo sostiene se deve mutare il proprio atteggiamento. Di Pietro ad esempio lo ha già mutato due o tre volte in un paio di mesi: escludendo – mi auguro per lui e per i suoi cari – la schizofrenia, possiamo ragionevolmente supporre che si regoli anche sui sondaggi e sul suo istinto di navigato uomo politico (come Berlusconi, direte voi: come Berlusconi, confermo io).
Chi scrive concorda con chi ha sostenuto, da prima che nascesse questo esecutivo, il tentativo del Presidente Napolitano di salvare il nostro paese, affidandosi ad un governo di transizione (di decantazione, di interesse nazionale o – ultima definizione dello stesso Monti – “per un periodo intercapedine”). E che l’appoggio del Pd al governo Monti o è pieno e convinto oppure non è. Lo penso sulla base di ragioni politiche che prescindono dal consenso immediato che ne consegue, ma comprendo che per altri la conferma di questa scelta possa invece essere subordinata ad un’analisi della sua “resa” in termini di ritorno elettorale. E allora proviamo a vederli questi sondaggi e cerchiamo anche qui di rispondere alla domanda delle domande: sostenere Monti conviene o non conviene alle forze politiche?
Premesso che i sondaggi elettorali vanno sempre presi con le molle (soprattutto quando tutti concordano su un punto: le percentuali enormi di indecisi o non votanti), mi ha molto incuriosito la divergenza Piepoli-Pagnoncelli di cui ha dato conto Il Sole 24 Ore di domenica. Scrive il quotidiano di Confindustria:
Sondaggi concordi nell’apprezzare una perdita di consensi per Pdl e Sel e una rimonta di Pd, Udc e Lega. Sondaggisti discordi, invece, nella lettura dei dati: l’istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli vi individua un «evidente effetto Monti», l’istituto Piepoli invece vede le dinamiche dei partiti del tutto autonome rispetto all’insediamento del nuovo governo.
A prima vista non ci dovrebbe essere alcun dubbio sul fatto che abbia ragione Piepoli: non c’è correlazione, dato che crescono i due partiti più fedeli a Monti (Pd e Udc), ma anche quello più ostile (Lega) e calano un partito in maggioranza (Pdl) e uno fuori dal Parlamento (Sel), ma che ha detto esplicitamente che sarebbe all’opposizione (tendente verso il basso anche l’IdV).
L’istituto di Pagnoncelli per difendere la tesi della correlazione ricorre ad un espediente che non mi convince: dice che il Pdl appoggia solo formalmente Monti, ma in realtà “in una consistente fetta del Pdl esiste un malumore rilevante nei confronti di questo governo, cosa che non gli permette di beneficiare dell’effetto Monti”. Non mi convince perché lo stesso ragionamento potrebbe valere anche per il Pd, anche se in misura minore visto che Bersani ha fino ad ora isolato chi nella sua maggioranza era prima contrario alla scelta di sostenere il governo e oggi vuole condizionarlo pesantemente, quali Bindi e i cosiddetti “giovani turchi”, come Fassina e Orfini.
Eppure io una correlazione tra l’appoggio (o meno) a Monti e il consenso (o meno) nei sondaggi ce la vedo. E per vederla bisogna evitare l’errore che comunemente si fa, ovvero quello di considerare l’elettorato un unicum indistinto. Invece credo sia più opportuno pensare che esistono un elettorato tendenzialmente di centrodestra e uno tendenzialmente di centrosinistra. E se la vediamo così la correlazione diventa evidente: per l’elettorato di centrosinistra l’appoggio a Monti è premiante, per quello di centrodestra penalizzante.
Non sembri una contraddizione con la mia predilezione per la “vocazione maggioritaria” (seppur “rivisitata“) il fatto che parli di due elettorati, anzi: anche il dato appena citato mi conferma nella mia convinzione. Parlare a tutto l’elettorato, anche a quello più distante, come ad esempio fa una scelta responsabile come quella pro Monti, è innanzi tutto un atteggiamento, una weltanschauung. E i sondaggi – per quello che valgono, ovviamente – fino ad ora ci dicono che quell’atteggiamento, quella visione del mondo piacciono all’elettorato orientato al centrosinistra.
A margine un’ultima notazione conseguente, che riguarda il Pd. L’elettorato potenziale dell’Udc sembra reagire in modo analogo a quello del Pd, sembra apprezzare le stesse scelte. Non vuol dire ovviamente che siano elettorati interscambiabili, ma semplicemente che apprezzano cose simili. Questo da solo non basta per governare insieme, ma dimostra due cose; una rappresenta un’opportunità, l’altra un rischio per il Pd.
L’opportunità per il Pd è rappresentata dal fatto che gli elettorati non sono totalmente incompatibili, come invece qualcuno (da una parte e dall’altra) si sforza di sostenere per contestare una possibile alleanza; dunque se quei partiti volessero cercare convergenze (seppur temporanee e finalizzate a “ricostruire l’Italia”, come vuole l’attuale strategia bersaniana) l’elettorato dei due partiti potrebbe reagire positivamente.
Il rischio è invece nel fatto che se il Pd ripiegasse su posizioni più ostili a Monti (magari – un esempio a caso – per assecondare la parte più retriva della Cgil) parte del suo elettorato potrebbe abbandonarlo a favore del partito di Casini e le altre opzioni neocentriste che si profilano all’orizzonte.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Marco,
non sono i due elettorati a essere incompatibili, sono i due programmi politici
Detta in un altro modo, quando la casa va a fuoco e c’è da spegnere un incendio si fa presto a pompare l’acqua insieme e mettere da parte il rompicoglioni che ha lasciato i fornelli accesi e ora si lamenta perchè non l’hanno lasciato fare, ma dopo, quando c’è da decidere il nuovo arredamento e una persona ha in testa il barocco e l’altra il minimal, è difficile lavorare insieme.
Questo lo devi dire a bersani. La mia voleva essere una riflessione diversa.
Personalmente l’ho detto altre volte cosa penso: “vocazione maggioritaria rivisitata”, ovvero il pd definisce il suo progetto ed eventuali alleanze (eventuali!) si fanno a partire da li’
NON SO COME SI POSSA APPOGGIARE UN GOVERNO IMPOSTO!!!!! TECNICO MA DI COSA CI STA TOGLIENDO LE MUTANDE E NON CI LASCIA NEANCHE LE MANI PER POTERCI RIPARARE. QUANDO PENSANO DI FARE I FAMOSI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA? LA DIVISIONE IN TRE RATE DELL’IMU è UN’OFFESA ALL’INTELLIGENZA DEI CITTADINI O FORSE MONTI PENSA CHE SE I SOLDI CHE NON HA A GIUGNO PER INCANTO E PER MAGIA MI ARRIVINO A OTTOBRE E DICEMBRE? E NON MI SI DICA CHE E’ UN’AGEVOLAZIONE!!! VOGLIAMO EQUITA’ PER TUTTI I LAVORATORI PUBBLICI E PRIVATI, E CHE I SACRIFICI VENGANO FATTI DA TUTTI TUTTI TUTTI