Microcredito nel ravennate. Lezione di economia partecipata

di Teresa Russo.

Di freshcreator

In un contesto irriducibilmente plurale, caratterizzato da diversi fattori che non  favoriscono la crescita, le diseguaglianze socio-economiche si accentuano. L’economia tende a ritornare ad una dimensione reale, non basandosi più solo su presupposti di razionalità fondati su principi di massimizzazione dell’utile e dell’utilità. Il peso che ciascuna persona attribuisce a paure e desideri, prospettive e bisogni, dipende fortemente dalla propria condizione economica.

L’economia italiana ha sempre contato sul sistema produttivo tenuto in piedi dalle piccole e medie imprese. Le stesse che prima del 2008 erano accusate di rallentare lo sviluppo e l’economia. Proprio queste hanno retto l’Italia, ad affermarlo il Presidente Rete Imprese Italia. In Italia, negli italiani è innata la cultura imprenditoriale, nonostante le difficoltà burocratiche e la forte pressione fiscale. Con forza si sta affermando un nuovo modo per fare impresa: un metodo che sposa in pieno i principi di mutualità e di sussidiarietà e abbandona completamente la metodica assistenzialista. Il microcredito si sta radicando sempre di più come strumento di sviluppo economico, e reale attuazione di politiche di sviluppo dal basso, delle strategie di lotta alla povertà e la costruzione di reti tra il profit e il privato sociale.

Una ottimo esempio di Microcredito è il modello ravennate-imolese. Un progetto che ha catalizzato l’attenzione di diversi attori sociali del territorio romagnolo, prime tra tutte la Banca di credito cooperativo insieme alla Fondazione Giovanni Delle Fabbriche e le associazioni sul territorio. Nel 2010 l’unione di questi soggetti socio-economici, con la sottoscrizione di un accordo, ha dato vita al “Microcredito Etico Sociale ravennate – imolese”. Questo progetto si rivolge sì alle imprese ma che alle famiglie in forti difficoltà. Famiglie che pur avendo una fonte di reddito non hanno accesso ai crediti bancari proprio a causa della precaria situazione socio economica familiare. Nell’erogazione del prestito, massimo di 10.000€, si tiene conto di diversi fattori. Alla famiglia viene affiancato un “tutor” che si colloca tra questa e l’ente creditizio facendo da interfaccia. I tutor sono indicati dalle associazioni che aderiscono al progetto e sono adeguatamente formati. Inoltre le associazioni istituiscono degli appositi centri di ascolto a cui è possibile rivolgersi.

Per le microimprese, invece, l’attenzione è rivolta soprattutto all’imprenditoria giovanile, femminile e sociale; non solo, anche le Onlus che intendono realizzare soggetti di specifica utilità sociale e che avranno le caratteristiche d’innovazione e replicabiltà possono, farne richiesta. Il prestito massimo erogato è di 25.000€. Entrambi i tipi di prestito (per famiglie e imprese) sono della durata di 36 mesi.

Il progetto è partito nell’autunno del 2010 e in questo primo anno di attività la rete ha funzionato a tutti i livelli, dalla consulenza primaria nei centri ascolto a quella più specializzata nelle filiali della BCC. In questa iniziativa sono state coinvolte le maggiori realtà sociali – pubblico, profit e privato sociale, comuni- e sono state interessate circa 500.000 persone. Il ricorso al microcredito nel distretto ravennate-imolese ha sostenuto complessivamente ottanta pratiche per un totale di 400.000€, e di queste sedici sono state perfezionate dopo la firma della convenzione tra il BCC e la Fondazione Giovanni delle Fabbriche che ha disposto come garanzia sui prestiti una fidejussione del 30%.

Progetti come questi devono rappresentare non più l’eccezione ma un nuovo modo di fare impresa, di stimolare l’economia. Un’economia, un’imprenditorialità che hanno bisogno di ritrovare fiducia. Le nuove forme di economia partecipata, intrecciate con l’e.gov e l’open data, possono divenire un vero e proprio nuovo modo di fare economia e produrre ricchezza e coesione sociale.

 

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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