Lo zarismo soft di Vladimir Putin

di Alan Marazzi.

Alle elezioni del 4 Dicembre scorso il partito di Putin, Russia Unita, ha raggiunto il 49% dei  voti, aggiudicandosi così una scarsa maggioranza alla Duma. Per poter fare le riforme senza nessun problema sarebbe stato necessario raggiungere il 60%, quindi una parziale sconfitta per il partito al potere che, secondo molti, avrebbe in realtà preso molti meno voti di quelli ufficializzati. Infatti sembrerebbero molto diffusi brogli elettorali di vario tipo, e in alcune circoscrizioni pare abbia votato il 120% degli aventi diritto; queste denunce sono arrivate su internet e le opposizioni hanno deciso di organizzare una manifestazione di protesta il 24 Dicembre.

La vigilia di Natale sono scese in piazza a Mosca 100.000 persone per protestare contro i brogli elettorali e contro Vladimir Putin. La piazza ha chiesto la ripetizione delle elezioni del 4 Dicembre, ma il primo ministro ha dato risposta negativa dopo aver preso in giro i nastri bianchi usati dai manifestanti: ha sostenuto che gli sembravano anticoncezionali e che dietro alle proteste ci sarebbero gli Stati Uniti. Parrebbe l’inizio di una primavera russa, gli elementi ci sono tutti: un semi-dittatore, le denunce e l’organizzazione tramite internet, la crescita del costo della vita combinata ad una crisi economica e gli occhi di tutto il mondo puntati sullo svolgimento degli avvenimenti.

A Marzo le presidenziali smentiranno queste previsioni: con ogni probabilità Putin vincerà, e con ampio margine. Yabloko, il partito liberale, ha preso solo il 3% dei voti, la seconda forza politica alla Duma è rappresentata dai comunisti con il 19%, e le opposizioni non sono nemmeno riuscite ad accordarsi sulla presentazione di un candidato unico. Molti pensano che l’oligarca Prokhorov, presentato come speranza di cambiamento dall’occidente, non riuscirà nemmeno a raccogliere tutte le firme necessarie alla candidatura per le presidenziali, il secondo uomo più ricco di tutta la Russia sta facendo un regalo a Putin, infatti la sua candidatura servirà a dare l’idea che la democrazia esiste davvero nell’ex Repubblica sovietica. La politica non ha, pertanto, la forza di cambiare il sistema.

Passando ad analizzare la composizione dei manifestanti e le loro possibilità di successo la questione si complica notevolmente. Partiamo dai numeri: portare 100.000 persone in piazza a Mosca può sembrare un grande successo, ma dobbiamo notare che sono lo 0,85% degli abitanti della capitale, una percentuale decisamente esigua. Bisogna aggiungere che il 57%, contro un 32%, preferisce una leadership forte alla democrazia, e Putin viaggia attorno al 40% di gradimento, percentuale simile a quella di Obama tanto per intenderci. Passando agli aspetti demografici troviamo l’aspettativa di vita maschile a 63 anni, ma nonostante questo nel 2055 la popolazione egiziana supererà quella russa. E’ facile capire che la difficile gestione economica di questi tempi, diverrà sempre più semplice per Putin nel prossimo futuro, poiché dovrà assicurare un certo livello di benessere a sempre meno persone, che tra l’altro vivono anche poco.

Le proteste sono, infatti, dirette più verso la cattiva gestione economica che contro il “sistema Putin”. In piazza si sono ritrovati assieme liberali, comunisti, nazionalisti, fascisti, anti putiniani, democratici e chi più ne ha più ne metta. Scordiamoci quindi una svolta democratica; ad esempio uno dei gruppi più numerosi è quello di “Russia ai russi”, che a noi italiani rievoca giustamente tristi ricordi, sono nazionalisti e protestano perché secondo loro Putin è troppo “soft” e una delle loro richieste è la cancellazione del piano di aiuti economici al Caucaso del Nord, in passato sconvolto dai conflitti e mai recuperato completamente. Il blogger Navalny, diventato abbastanza famoso negli ultimi tempi poiché presentato come possibile avversario di Putin, ha capitanato proprio questo gruppo alle manifestazioni contro il primo ministro, e “Russia ai russi” gode del 60% di gradimento. La possibilità di una svolta più autoritaria, se il famoso blogger dovesse avere un giorno successo, è più che mai presente.

Analizzando le possibilità di accesso alle informazioni dei russi si vede un grosso handicap: le televisioni sono tutte controllate e sottoposte a censura, e solo il 50% dei cittadini ha accesso alla rete. Internet potrebbe bastare se consideriamo la spropositata importanza data a Twitter e Facebook nelle rivoluzioni arabe, ma utilizzando uno sguardo più critico è immediato bollare la rete come marginale per la riuscita della primavera araba e donare il ruolo fondamentale ad Al Jazeera che, al contrario di Twitter, arriva in ogni casa.

Il vento del cambiamento soffia ancora molto lontano dalla Russia, secondo alcuni non ha mai soffiato, infatti anche nel ’17 la rivoluzione bolscevica fu un colpo restauratore: nel PCUS confluì grandissima parte della classe dirigente zarista, e dopo il tentativo di Gorbachev di cambiare il sistema, per non rischiare di spaccare il partito, regalò ad Eltsin l’elezione. La vittoria di quest’ultimo arrivò grazie alla capacità di risvegliare gli animi nazionalisti russi, così come faceva Stalin, “Grande Madre Russia” non “Repubblica sovietica”, e allo stesso modo opera Putin. Lo scontro verbale con gli USA, i test di nuovi missili balistici e il braccio di ferro con Washington su Siria, Iran e scudo missilistico ne sono gli esempi più lampanti.

Questo “zarismo soft” continuerà a perpetuarsi almeno per tutta la prossima legislatura, bisognerà solo capire chi sarà il nuovo burattino da piazzare al posto di primo ministro. L’esperimento Medvedev pare infatti fallito, il giovane Presidente non è riuscito a scaldare i cuori dei russi e fra gaffe varie verrà, quasi sicuramente, accantonato. Quindi niente rivoluzione, almeno per ora, e quand’anche dovesse avvenire in futuro molto difficilmente sarà democratica, il massimo che ci possiamo aspettare è un falso ricambio al vertice, sostanzialmente la sostituzione di Putin con un altro semi-monarca, che potrebbe comportare un ulteriore inasprimento autoritario. Fintanto che i governanti della Russia riusciranno a mantenere un livello di vita decente per i loro “sudditi”, e impediranno la creazione di una classe media informata e libera, lo spettro zarista continuerà ad aleggiare sul vecchio impero.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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