di Gaetano Buglisi.
È stata trovata la pietra filosofale che trasforma il carbone (e soprattutto il sole) in oro, ma non bisogna dirlo, e, soprattutto, non bisogna farlo. I dati sono ormai sotto gli occhi di tutti: la bolletta elettrica in Italia è già più leggera, o meglio meno pesante, grazie al contributo delle energie rinnovabili. Si avverano, sotto voce, le previsioni di quanti, economisti, scienziati, imprese e grandi gruppi finanziari, prevedevano da tempo il sorpasso, già nelle attuali condizioni tecnologiche, delle fonti rinnovabili su quelle fossili sia per convenienza che per praticità.
Guardiamo i fatti, come ce li spiega, fra gli altri, un gruppo autonomo di professionisti che studia il settore da anni come Interenergy: la bolletta energetica è aumentata molto meno di petrolio e metano, grazie alle rinnovabili. L’incremento massiccio dei costi del petrolio nel 2010 è stato calcolato dalla Confartigianato attorno al 26,5 %. Invece il metano, con il quale si produce più della metà dell’energia nazionale, è salito del 12%. A fronte di questi due picchi, la bolletta energetica italiana doveva aumentare almeno di sei punti percentuali. Invece siamo molto al di sotto di questa soglia. Mentre, guarda caso, per i combustibili da trazione, ossia benzina e gasolio, il differenziale fra aumento della materia prima e incremento costi all’utente finale è quasi zero.
Come spiega bene oggi anche il Venerdi di Repubblica, con un articoletto che però, nella sua essenzialità, sembra raccontare di quanto poco siano aumentati i rapanelli e non invece della questione nodale del sistema industriale italiano, la dinamica delle varie componenti della bolletta rende ancora più evidente il fenomeno.
Infatti, la componente energia della bolletta, ossia i costi direttamente legati alle forme di produzione energetica, all’interno di un coacervo di tasse ed accise fiscali, è passato solo dallo 0,093 allo 0,095 euro per chilowattora. Un aumento netto del solo 2% circa. Ancora meno della dinamica complessiva.
Insomma, il sistema Italia è riuscito ad ammortizzare la pressione dei costi dei combustibili tradizionali grazie ad una rete di salvataggio costituita dalla produzione di energie rinnovabili; una soluzione resa possibile dallo sviluppo realizzato, quasi a dispetto dei vertici del Paese, dalle imprese che cocciutamente hanno deciso di impegnarsi sul fronte rinnovabili.
Nel paese infatti siamo ormai ad una capacità di produzione, fra eolico e fotovoltaico, di tutto rispetto. Il vento infatti ci consegna una produzione annua attorno ai 6 gigawatt, mentre dal sole ricaviamo già ben 12 gigawatt.
Ma come spiega il premio Nobel per l’economia, l’americano Krugman, siamo ancora lontani dall’aver pianificato ed ottimizzato una scelta strategica che vede in particolare i Paesi occidentali da sempre tributari delle fonti energetiche giocare sul sole la loro partita decisiva.
Proprio il sole infatti, spiega Krugman, e ancora di più documenta Rifkin, è la matrice della prossima rivoluzione industriale, che vedrà il fotovoltaico affiancarsi prima, e sostituirsi poi all’informatica distribuita come motore di un nuovo sviluppo economico e tecnologico. Un fenomeno che avrà una dimensione e pervasività non inferiore a quello che l’impatto della rete sta producendo nel sistema produttivo, ma sopratutto relazionale, del pianeta.
Ma si tratta, in questa transizione dalle centrali a gasolio o carbone al reticolo di micro impianti fotovoltaici urbani, di governare il processo in maniera seria e determinata, aprendo la strada ad una nuova filosofia e cultura di autoproduzione, e non solo sostituire un propellente con un altro, mantenendo intatti i protagonisti e le logiche di mercato precedenti.
Andiamo infatti a vedere come si configura il costo energetico nella nostra bolletta.
Possiamo dire che oggi, nel corso delle giornata, si tengono varie aste per il rifornimento della rete di distribuzione energetica. In teoria, in base alle ragioni di convenienza, il distributore accetta e immette nel circuito le produzioni che arrivano dai vari centri o impianti, appunto in base alla convenienza e gestibilità, fino alla saturazione del fabbisogno. Ovviamente a battere l’asta è, di fatto, il vecchio monopolista, l’ENEL, che cerca di salvaguardare la propria centralità sul mercato e soprattutto la funzionalità dei suoi impianti (che rischiano, in un regime di reale concorrenza, di uscire dal mercato).
Per uno strano (ma non troppo) sortilegio, in questa competizione il prezzo del chilowattora per l’intera fascia oraria interessata è quello dell’offerta più cara fra quelle che si sono succedute.
Ora è evidente che, con l’intensificarsi della produzione, e dunque delle offerte di pacchetti di energia rinnovabile lungo la giornata, capita sempre più spesso che la produzione di impianti vecchi e costosi, come sono quelli a combustibili fossili, possa essere sostituita in parte o, in certe ore, anche totalmente (con un evidente effetto benefico sulla bolletta).
Siamo solo all’inizio di un circuito virtuoso, che potrebbe supportare, in maniera decisiva, l’attuale congiuntura finanziaria negativa, sostenendo i conti pubblici e alleggerendo i pesi per le famiglie in maniera sostanziale, e non solo potenziale come era una volta.
Anche qui i conti li lasciamo a Interenergy, che conferma quanto da noi più volte annunciato: ogni 3% di mancato aumento del costo del chilowattora si traduce in un risparmio di oltre un miliardo di euro all’anno per il Paese. Ma non basta. Ci sono poi i risparmi che si realizzano nei costi indiretti, come l’impatto ambientale. Costi che per il nostro Paese, per limitarci solo all’acquisto di diritti di emissione di CO2, potrebbero essere ridotti di almeno altri 18 miliardi all’anno. Siamo esattamente nei dintorni del valore di una delle finanziarie testè approvate.
Ora è evidente che quanto abbiamo fin qua riportato ci porta ad un bivio: o è vero, e allora bisogna gridarlo ai quattro venti, pretendendo che si convochi realmente una nuova costituente della politica energetica del Paese, senza perdere altro tempo; o invece è tutto falso, e allora i responsabili del Paese ci devono smentire, cifre alla mano.
Non è più tollerabile una navigazione sotto costa, galleggiando fra pratiche tradizionali e proclami mai attuati. La scelta di una nuova, radicale politica energetica, non si realizza in un batter d’occhio, ma non si arriverà mai se non si apre il cantiere.
Le dinamiche mondiali ed europee, come dimostrano i trends del grafico che proponiamo, ci indicano l’imminente sopraggiungere di uno tsunami che va cavalcato.
Anche in questo caso i dati non possono essere esorcizzati, semmai confutati. Ma nessuno al momento sembra poterlo fare.
Allora non sono più ammissibili né titubanze, né mediazioni. La scelta deve essere netta, drastica e inequivocabile. Si tratta di imboccare un nuovo modo di produrre, di distribuire e di consumare energia, mutando geometrie di mercato, logiche di impresa e sopratutto ruolo e funzione dei protagonisti. Accanto ai decisori nazionali, bisogna che assumano responsabilità gli amministratori dei territori. Accanto ai centri nazionali di servizio, bisogna che un nuovo tessuto di aziende, e di multiutility locali prenda il timone industriale del progetto. Bisogna rendere questo un Paese sempre più vivibile, per far sì che sia sempre più vitale. Bisogna attuare subito nei comuni piani regolatori dell’energia, per modellare, città per città, le modalità e le soluzioni più adatte ad ogni tessuto urbano. Bisogna legare la rigenerazione dell’ambiente ad indicatori economici, che guidino l’allocazione delle risorse, una sorta di indice di qualità, che privilegi i comuni che rinnovano e puliscono il proprio territorio. Bisogna che il sistema Italia presidi il mercato, sia nella ricerca che nelle applicazioni. Bisogna che le banche sostengano questo settore, e non lo considerino area precaria. Insomma, bisogna avere un piano nazionale che liberi risorse e capacità, senza dover garantire rendite di posizione.
La bolletta elettrica è, da questo punto di vista, la bandiera del nuovo sviluppo nazionale.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Ma cosa scrive? Da gennaio la bolletta e’ aumentata del 5% a causa della insostenibilita economica delle risorse sulle rinnovabili e un altro aumento e’ stato annunciato per il 2012, questo aumento poi si traduce in una maggiore incidenza del 7% che ci prelevano per le rinnovabili e la vergogna dei cip6. Come fa a farci credere che le rinnovabili portano sviluppo in Italia, quando abbiamo le reti obsolete e colabrodo, che perdono energia pagata da noi tutti? Dal 2010 abbiamo sfiorato la quota dei 10 miliardi annui che noi italiani abbiamo pagato per le rinnovabili, questo investimento si e’ poi tradotto in un valore energetico e commerciale tale che ci ha parmesso di abbatere i costi della bolletta? Qui qualcuno non la racconta giusta, o il governo che aumenta la bolletta xk non ha i soldi x le rinnovabili, oppure …
Solo per far notare che il prezzo medio d’acquisto del chilowattora elettrico (PUN) alla borsa nazionale e’ salito del 12% nell’ultimo anno. Magari fosse solo il 2% come scrive Buglisi.
Ho letto ora questo articolo il cui contenuto è davvero sorprendente ed anche stravolgente rispetto a quella che è la realtà dei fatti e dei numeri.
Sono tantissime le cose che meriterebbero un commento e delle precisazioni, per evitare che taluni possano rimanere confusi in merito a questo importante argomento che è l’energia ed ancor più la disponibilità e produzione elettrica, fattore fondamentale del benessere e dello sviluppo per i Paesi sviluppati del mondo.
A – Bolletta Energetica Nazionale = il 2010 ha toccato il record di questo pesante onere per il Paese, con 53,3 miliardi di Euro (+ 24,4% rispetto al 2009).
B – Il costo di produzione elettrica in Italia è aumentato fortunatamente meno, ma NON CERTO per via del contributo delle Fonti Rinnovabili (Solare FV ed Eolico), ne tantomeno per gli enormi costi fatti per le installazioni di Solare FV (ed i relativi incentivi alle Fonti Rinnovabili, che nel 2011 – fonte AEEG – sono stati ben 7,9 miliardi di Euro !). Peraltro, il Solare FV ha generato SOLO 1,9 TWh su circa 335 TWh di elettricità consumati nel 2011 in Italia.
Per poter valutare l’eventuale vantaggio economico della produzione elettrica da ciascuna fonte, bisogna necessariamente tenere conto di tutto quanto comporta per arrivare al benedetto elettrone che poi consente di accendere la lampadina e, soprattutto, di alimentare l’attività produttiva nazionale (vera fonte di benessere ed occupazione). Se quindi, si spendono miliardi di Euro (peraltro poi garantiti e quindi da cumulare anno per anno, per 20 anni) per finanziare le installazioni del Solare (ed Eolico) dal quale poi si ricavano solo 1,9 TWh, il costo per unità di kWh è … stratosferico e del tutto insostenibile, se dovessimo dipendere da questa fonte.
Poi, che le proiezioni (e speranze) fatte per scenari al 2030 – 2050 ed oltre, ipotizzino che le Rinnovabili saranno la Fonte di generazione elettrica del futuro, questo ce lo auguriamo tutti, ma quello che è fondamentale è che al 2050 dobbiamo arrivarci, vivi e sani, e quindi dovremmo preocuparci di come coprire la transizione di questo periodo non breve.
Le esperienze mondiali dei Paesi che prima dell’Italia hanno investito nelle Rinnovabili (Solare ed Eolico) portano ad avere un “Mix delle Fonti” di produzione particolarmente diversificato ed equilibrato (esattamente l’opposto della realtà italiana!) e gli enormi risparmi economici che questo consente loro (guardiamo come la Germania produce l’elettricità a casa loro), possono poi – in parte – essere investiti per finanziare il Solare e l’Eolico.
Quindi, chiaramente due fattori COMPLEMENTARI, non certo alternativi, come erroneamente e troppo spesso si dice e si vuol far intendere.
Anche dal punto di vista tecnico della sostenibilità elettrica, per ogni MW di potenza Solare FV od Eolica aggiunta, occorre avere il necessario “back-up” di potenza convenzionale a Fonti tradizionali (Carbone – Nucleare – Gas – Idraulico), senza della quale la risultante sarebbe il “black-out”.
Lasciamo perdere le fantasie, tipiche da imbonitore, di Rifkin (che negli scorsi anni ci illudeva con l’Idrogeno), perchè in questo modo si rischia solo di farci del male da soli.