L’avversione al carbone nasce da cattiva informazione

di Rinaldo Sorgenti. (*)

Di cypheroz

Talvolta si scrive su argomenti di particolare interesse senza conoscerne a fondo i presupposti di merito e questo, invece di contribuire ad una migliore e più approfondita conoscenza dei temi, porta ad ulteriore confusione se non addirittura ad alimentare il pregiudizio.

Colgo quindi l’occasione per tentare di fare chiarezza su diversi “falsi miti e luoghi comuni” che da sempre condizionano il confronto tra l’utilizzo del Gas o del Carbone per la generazione elettrica nel nostro Paese, con alcune riflessioni anche alle fonti cosiddette rinnovabili (FER). Senza un’oggettiva e corretta analisi degli elementi di merito, infatti, si rischia di rimanere ancorati a slogan vecchi e superati, che ancora confondono l’opinione pubblica.

E’ sorprendente notare che quasi tutti parlino delle emissioni di CO2, magari demonizzando la Centrale di Cerano (BR) perché, essendo l’impianto più grande nel nostro Paese alimentato con questo prezioso combustibile, inevitabilmente emette un maggior quantitativo di anidride carbonica, mentre spesso si discute dell’apparente ritardo dell’Italia rispetto ai vincoli impostici dalla Ue, associando queste emissioni al concetto dell’asserita salvaguardia dell’ambiente.

Innanzi tutto bisognerebbe sapere e dire a chiare lettere che la CO2 non è di fatto un “inquinante” e non produce alcun effetto nocivo a livello locale. Infatti, le vere emissioni inquinanti riguardano gli ossidi di zolfo e di azoto, le polveri ed i metalli pesanti il cui impatto, comunque e grazie alle moderne tecnologie (CCT), è sostanzialmente e drasticamente ridotto. Infatti, una moderna centrale a Carbone ha sostanzialmente lo stesso impatto ambientale di una moderna centrale a Gas, a parità di elettricità prodotta e tenuto ovviamente conto delle reali condizioni di esercizio di questi impianti nel nostro Paese.

Peraltro, quando per esempio si lascia intendere che sarebbe opportuno dismettere impianti fondamentali per il sistema elettrico nazionale per sostituirli con produzione elettrica da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) o “provvisoriamente” a Gas metano, evidentemente non si conoscono bene i concetti fondamentali che governano la produzione di elettricità nel Mondo, sia dal punto di vista tecnico che economico, nonché occupazionale, vista l’importanza che ha il poter disporre di abbondante energia a prezzi ragionevoli per poter sostenere la competitività del nostro sistema Paese, sia in ambito locale che internazionale. Nel caso specifico, non riconoscere l’importanza che ha per l’occupazione e l’economia locale la presenza sul territorio di un moderno impianto di generazione elettrica (come appunto la Centrale di Vado Ligure), magari asserendo che la Liguria produce più energia di quanta ne consumi (come se ogni Regione dovesse, autarchicamente, produrre in loco solo quello di cui ha normalmente bisogno e nulla più), vuol dire non contestualizzare le situazioni e far finta di non conoscere la realtà e le caratteristiche del territorio e le necessarie integrazioni che da sempre hanno caratterizzato lo sviluppo delle diverse infrastrutture produttive nei diversi Paesi. Sarebbe chiaramente assurdo – se non impossibile – che ciascun Comune o Provincia producesse in loco SOLO quello di cui necessita (acciaio, vetro carta, metalli, cemento, elettricità, combustibili vari, ecc. ecc.. Tutti immaginiamo l’incredibile sperpero di risorse che questo richiederebbe, con svantaggi a tutti i livelli e per tutta la collettività. Infatti, questo è un concetto solo “ideologico” che nessun saggio governante di un paese sviluppato del Mondo ha mai pensato (neppure nel corso di un sogno/incubo notturno) di attuare.

Ancora una volta, allora, guardiamo senza pregiudizi fuori dalla nostra finestra e osserviamo cosa avviene nella verde Danimarca a Noordjylland, o in Germania a Niederaussem (Paesi dove le Fonti Rinnovabili hanno avuto un particolare sviluppo, soprattutto per le condizioni di naturale ventosità dei rispettivi territori), dove è in progetto la realizzazione di nuove e moderne centrali alimentate a Carbone; in Germania, peraltro, in un sito che già ospita storici impianti di produzione a Carbone per una potenza 4 volte superiore a quella della Centrale di Brindisi Sud (e 9 volte la potenza complessiva a Carbone della Centrale di Vado dopo la realizzazione del nuovo modernissimo gruppo da 460 MW) e dove il turismo e l’agricoltura di qualità convivono egregiamente intorno a questi moderni impianti.

Poi, noi tutti dovremmo domandarci qual è il contributo alla generazione elettrica in Germania, assicurato dagli ingenti investimenti eseguiti nel Solare Fotovoltaico (primi assoluti al Mondo), per scoprire che questo assicura loro solo il 2% dell’elettricità che consumano, mentre il Carbone copre il 43,5% dell’elettricità di cui hanno bisogno! In Danimarca poi (il Paese più ventoso d’Europa), dove troviamo pale eoliche ovunque, anche di fronte alle fredde e desolate spiagge, dove l’Eolico contribuisce per il 13% mentre il Carbone (tutto d’importazione) copre circa il 50% dell’elettricità prodotta in loco. E quando nelle “ore di punta” (cioè di maggior richiesta elettrica) il vento NON spira, sono costretti, per non rischiare il “black-out”, ad importare l’elettricità dalla vicina Svezia, prodotta dal Nucleare!

Invece, a causa della fuorviante enfasi che è stata posta sulla questione del “Protocollo di Kyoto” e dei conseguenti eccessivi ed ingiustificati oneri di riduzione delle emissioni di CO2 imposti all’Italia nell’ambito Ue, nonchè della visione parziale sulle sole emissioni “post combustione” di Gas e Carbone, anziché sul loro “ciclo di vita” globale, si arriva a stravolgere i concetti fondamentali e le ragioni vere e sostanziali che sono a favore dell’uso del Carbone per la produzione elettrica ovunque nel Mondo, nonché nei Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta.

Infatti, quando si parla di GHG “Green House Gas” (gas ad effetto serra), si dovrebbe considerare l’insieme delle relative emissioni nell’intero “ciclo di vita” dei diversi combustibili: dal punto di estrazione dai giacimenti – dove avviene la riduzione dagli elementi indesiderati (CO2=anidride carbonica, H2S=idrogeno solforato e N20=protossido di azoto) -, alle emissioni durante il trasferimento ai luoghi di destino, ed infine le emissioni in fase di combustione per produrre l’elettricità. Ciò, purtroppo, non avviene e le stesse Direttive IPPC (Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) ed ETS (Emissions Trading Scheme) dimenticano totalmente questi elementi fondamentali, concentrandosi solo sulle emissioni a destino, cioè “post-combustione“. Da qui nasce l’errata convinzione  che utilizzando il Gas Metano si emetta circa la metà di CO2 rispetto all’impiego del Carbone, quando invece le relative emissioni sarebbero sostanzialmente analoghe qualora – come dovrebbe essere – si conteggiassero quelle complessive.

Per queste ragioni, il Protocollo di Kyoto si è rivelato chiaramente uno strumento inadeguato ad affrontare il concetto della riduzione delle emissioni globali dei gas ad effetto serra, tanto più che la sua applicazione continua ad essere marginale e limitata ad una parte dei Paesi (solo Ue!), dove peraltro le tecnologie di impiego dei combustibili sono tra le più avanzate ed efficienti nel mondo. Senza peraltro dimenticare che, per ridurre le emissioni di CO2, non basta agire solo sul settore “produzione energia elettrica”, ma bisognerebbe considerare tutte le altre fonti di rilascio, tra le quali e con contributi rilevanti ci sono certamente anche il riscaldamento degli edifici, i trasporti, le diverse altre attività industriali ed il settore delle costruzioni, nonché l’agricoltura.

Per concludere, allora, mi soffermo sul doppio concreto vantaggio del Carbone rispetto al Gas: grazie all’abbondanza di riserve distribuite in Paesi geo-politicamente diversificati e grazie alla relativa economicità del prezzo, il Carbone da un contributo fondamentale a tenere bassi i prezzi di generazione elettrica (elemento determinante per molte industrie manifatturiere energivore, quali acciaio, cemento, carta, vetro, metalli vari, ecc.), oltre a liberare ingenti risorse, utili anche alla ricerca sulle Fonti Rinnovabili. Gli esempio sopracitati di Germania e Danimarca ne sono una concreta evidenza, sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento senza pregiudizi inutili, dannosi ed altresì costosi.

Un ultimo accenno anche all’aspetto dei costi di Kyoto, che diversi giornali riportano come gravoso onere che l’Italia dovrà pagare per l’apparente mancato rispetto dei limiti di emissione di CO2. Al riguardo è importante considerare (e sapere) che ai tedeschi hanno riconosciuto emissioni pro-capite di 14,92 tonn./anno di CO2 contro solo 8,7 tonn./anno a noi italiani! Ma che bravi (a Bruxelles) e di grazia: perché questa discriminazione, se la CO2 NON è dannosa alla salute, tantomeno in ambito locale? La risposta è purtroppo semplice e …sconcertante: “Purtroppo, chi ha negoziato per noi a Bruxelles nel 1998 e successivamente con gli ultimi P.N.A. (Piano Nazionale di Allocazione) si è fatto platealmente gabbare e sulla scia di un “falso ambientalismo” si è fatto concedere un volume di emissioni assolutamente penalizzante per l’Italia e per la competitività del nostro sistema Paese, nonostante noi avessimo la più bassa “intensità energetica”, vale a dire produciamo lo stesso bene consumando meno energia dei nostri concorrenti Ue” e le più basse emissioni pro-capite di CO2, secondi solo alla Francia, perché produce il 78% dell’elettricità con il Nucleare!

Quindi la Germania (con circa 81 milioni di abitanti), che emette ogni anno 1.230 milioni di tonnellate di CO2 ed ha il 43,5% di Carbone nel “Mix delle Fonti”, appare già sotto, dopo il primo anno di vigenza del P.Kyoto, del 2,8% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 loro assegnato (con un’eccedenza di quote per oltre 40 milioni di tonn./anno!), mentre l’Italia (con circa 58 milioni di abitanti), con i propri 520 milioni di tonnellate/anno di CO2 ed il 59% di Gas nel “Mix Energetico” nazionale, appare in ritardo per circa il 13% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 assegnatoci. Vi sembra che Italia e Germania siano state trattate nello stesso modo? Per non parlare poi della Francia e della Gran Bretagna.

Nella speranza di aver contribuito a fare un po’ di chiarezza, invito tutti a documentarsi meglio su tutti questi argomenti ed a pretendere maggiore informazione tecnica per poter meglio valutare tutti questi argomenti, così importanti per noi tutti.

 

 

(*) riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’articolo da Rinaldo Sorgenti, Vicepresidente di ASSOCARBONI e già Vicepresidente della Stazione Sperimentale per i Combustibili.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

42 Commenti

  1. Un applauso commosso a Sorgenti. Finalmente qualcuno lo dice chiaro: i parametri di Kyoto (-20% rispetto ai livelli del 1990) sono un baggianata per chi gia’ allora era virtuoso. Da mo’ l’Italia si e’ dotata di una rete elettrica efficiente e se oggi abbiamo aumentato le emissioni il motivo e’ la motorizzazione di massa e l’aumento spropositato dei veicoli in circolazione negli ultimi 20 anni, altro che il carbone.

  2. Defcon70

    Bene fa Sorgenti a rammentare il danno che l’allora Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio fece a Bruxelles nel ’98. Ma, parlando di attività a Bruxelles a tutela degli interessi italiani, Pecoraro Scanio è in buona compagnia da sempre.

    Bene fa Sorgenti a rivendicare un ruolo maggiore del carbone nel mix termoelettrico italiano e a sottolineare le ipocrisie del grosso dell’ambientalismo nostrano e non al solo sentir nominare la parola. Lo sanno tutti che la prima regola è la diversificazioni delle fonti per assicurare la competitività di un Paese e la sua sicurezza in tema di approvvigionamenti.

    Però, da bravo fornitore di informazioni biased, si dimentica di ricordare che – comunque – il tasso di emissioni di CO2 resta più elevato del gas naturale e che soprattutto nuove centrali che usano il carbone in modo più o meno tradizionale possono solo essere utilizzate per il baseload nei consumi elettrici. Siccome la crescita delle rinnovabili intermittenti ormai è un dato certo per i prossimi decenni, il valore aggiunto delle turbogas è enorme a livello di sistema, per la loro capacità di seguire le ripide rampe dei consumi e dei crolli di produzione delle fonti intermittenti.
    Allora, bisognerebbe parlare dell’incremento di complessità e costi per la gassificazione del carbone…

  3. ziomaul

    Qualcuno dimentica che il carbone è meno costoso ma poco energetico! Diventa economico solo se si opera con una filiera corta come in Germania e Polonia ovvero avere vicino le miniere. Di contro in Germania stanno chiudendo le miniere perchè antieconomiche visto che erano iper-incentivate dallo Stato.
    .
    Caso strano si parla sempre del piccolo contributo statale per le energie rinnovabili dimenticando quello enorme e diversificato (in tutti gli Stati) del Carbone, Gas, Petrolio e Nucleare!!!
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    La Germania importa corrente dalla Svezia (ed altri Paesi come Austria) MA esporta un quantitativo maggiore!!! Infatti il bilancio import/export elettrico è oggi positivo e parecchie centrali di confine con la Germania stanno chiudendo. Notare che sempre in Germania la percentuale rispetto gli anni passati prodotta dal “carbone” (in realtà è un mix) è in calo e le nuove centrali (non si è sicuri che le faranno) servono solo per sostituire quelle anziane e non aggiungersi.
    .
    CO2 non è dannosa? Provi respirarla! Senza contare che si sorvola sul problema del riscaldamento Globale senza uno straccio di prova.
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    Ciao

  4. Il carbone piace un sacco, perché costa poco; almeno quello leggero, inutile in siderurgia. Però la produzione di questa risorsa è estremamente accentrata: nel 2010 cinque sole nazioni detenevano più dell’80 % dell’estrazione nel mondo. Siamo pieni di piccoli produttori al tramonto, come la Sardegna o il Belgio, e rimangono pochissimi grandi attori significativi. Questa situazione è tipica di un mercato in declino terminale nel quale la risorsa sta ormai uscendo di scena. Chi vuole invece tirarsi su il morale può limitarsi a leggere superficialmente cose come i 7,3 miliardi di t estratti nel 2010 nel mondo, o i record cinesi….e dire che va tutto bene.

  5. Il carbone costa poco, almeno quello leggero. Però nel 2010 più dell’80 % della produzione mondiale proveniva da sole CINQUE nazioni. Un malato in fase terminale, dato ben coperto dalle crescite domestiche cinesi.

  6. R.Sorgenti

    @ Defcon70,

    Ringrazio per il cortese commento.
    In merito alle emissioni di CO2 (argomento così tanto ed in maniera fuorviante e speculativa demonizzato), le abituali “cicale” ci raccontano quella favola, vale a dire che le emissioni della produzione elettrica da Carbone sono circa il doppio di quelle delle modernissime centrali a Gas Naturale. Verissimo, ma solo in fase di produzione, che io per semplicità uso definire: “post-combustion”.

    Ben diversa sarebbe la situazione se, invece, si guardasse a questa stessa molecola e relative emissioni in fase di produzione/estrazione degli idrocarburi ed in particolare del Gas Naturale (o meglio, Gas Bonificato) dai relativi giacimenti.
    Infatti, bisognerebbe conoscere e sapere che la CO2 è sempre naturalmente presente nei giacimenti di idrocarburi ed esce con il Metano, il Butano, il Propano, ecc. in fase di estrazione dove, gli Operatori provvedono alla “SEPARAZIONE” dal flusso in uscita di: H2S – CO2, N20 – ecc. che poi viene semplicemente “vented” (cioè liberata all’atmosfera. Queste emisioni di CO2 io le definisco: “pre-combustione”.

    “Stranamente”, però, succede che i famosi scienziati della ONU-IPCC si dimenticano di considerare questo enorme flusso di emissioni che, infatti, NON vengono conteggiate NE attribuite ad alcuno ! Capito?

    Ebbene, se si facesse un conteggio sul “Ciclo di Vita” delle emissioni di CO2, si scoprirebbe che l’apparente differenza sostanzialmente svanisce.

    Bisognerebbe poi magari domandarsi perchè è nato tutta questa “montatura” e … “cui prodest” !!!

    Per quanto riguarda l’altro punto, vale a dire che: le centrali a Carbone normalmente sono utilizzate per il “base load” (vale a dire per la generazione elettrica di base, cioè quella di cui abbiamo bisogno sempre, anche negli orari di minore consumo), nulla di più vero ed importante. La ragione di questo è appunto l’affidabilità della produzione da Carbone, in quantità ed a prezzi ragionevoli e competitivi.
    Se poi si analizza l’incredibile enorme crescita degli impianti a SOLARE FV ci si dovrebbe appunto domandare come tutti questi piccoli impianti “intermittenti” e non programmabili, possono essere assistiti da impianti invece affidabili che consentono di evitare di subire il “black-out” della generazione elettrica.

    In questo caso, indubbiamente gli impianti a Gas possono essere di supporto, vista la loro capacità di avviamento e di aumento della potenza di generazione più celere. Però non bisogna esagerare in tali complementi, perchè il rendimento (ed anche l’aspetto emissivo) di questi impianti, costretti a lavorare a ridotta portata è ben diversa da quello possibile a pieno regime, senza considerare poi il costo di generazione a causa del costo combustibile.

    Ecco che allora si può comprendere perchè TUTTI i Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta hanno un “Mix delle Fonti” per la generazione elettrica opportunamente diversificato ed EQUILIBRATO, diversamente ahinoi, dalla situazione in Italia che, purtroppo, va a … tutto Gas … e si sa dove spesso si finisce andando in questo modo.

    Infine, la tecnologia di “gassificazione” del Carbone è già ben nota ed è solo questione di … “costi”, ma che sicuramente rappresenta una soluzione per il futuro.

  7. R.Sorgenti

    @ ziomaul,

    Ringrazio per questo ulteriore commento, in merito al quale bisognerebbe però considerare che, ovviamente, la “filiera corta” è sempre un vantaggio per vari contesti produttivi, ma non rappresenta di fatto un grande problema per il Carbone, soprattutto per un Paese sostanzialmente privo di risorse naturali, come il nostro.

    Il Carbone infatti viaggio benissimo via mare ed arriva quindi con facilità da tutti i continenti: Asia (Indonesia, Australia), Africa (S.Africa), America del Sud (Colombia, Venezuela), Europa (Russia, Polonia). Per un Paese poi che è una “banchina” in mezzo al mare, come l’Italia, questo rappresenta un ulteriore vantaggio per agevolare gli approvvigionamenti dall’estero.

    E’ vero che in Germania sono stati dati incentivi per la dismissione delle miniere di Carbone (perchè il costo del lavoro in Europa è troppo elevato), ma questo riguarda le miniere di “profondità” (tipiche in Europa del Nord), ma non quelle a “cielo aperto” dalle quali la Germania estrae circa 180 milioni di tonn./anno di Lignite per alimentare il suo grande parco di generazione elettrica (E.E.). Ancora oggi la Germania (che produce il doppio dell’elettricità rispetto all’Italia (e non ha il doppio della popolazione) produce dal Carbone il 43,5% dell’elettricità a casa loro e, con la prevista dismissione delle Centrali Nucleari (da cui ottenevano il 23% di E.E.), la generazione a Carbone è prevista nuovamente crescere.
    Peraltro, sarebbe molto interessante apprendere e valutare perchè poi la Germania abbia investito prima di noi nelle FER (Eolico e Solare FV), visto che circa 3/4 della E.E. viene prodotta da Carbone e Nucleare! Infatti, così facendo, risparmia un mare di risorse economiche che può poi investire nelle FER, diversamente da noi che invece abbiamo una fiscalità mascherata (via Bolletta elettrica) per ricavare i molti miliardi per pagare gli incentivi per il Solare e l’Eolico !!!
    Furbi, gli italiani !

    Infine, circa la della dannosità della CO2 per la respirazione, questa è davvero una bella … “bufala”, se si considera che:

    - la CO2 non è velenosa, ne esplosiva e che comunque NON ha alcun effetto locale.

    Poi, bisognerebbe considerare che la CO2 è il terzo Gas più importante per la VITA sul Pianeta, dato che è l’alimento principale del mondo vegetale. Ma sappiamo, purtroppo, che certe lobby “ambientaliste” ce la raccontano diversamente. Chissà perchè???

  8. R.Sorgenti

    @ fausto,

    I dati che riferisce possono trarre in inganno chi non conosce meglio la situazione a lòivello mondiale. Infatti, bisognerebbe sapere che il Carbone produce oltre il 40% dell’elettricità nel Mondo, di gran lungo più di qualunque altra fonte ed è presente praticamente in tutti i Continenti, quindi molto meglio distribuito sulla Terra di quanto lo siano gli Idrocarburi: Petrolio e Metano, notoriamente concentrati in Medio Oriente ed ex-URSS.

    Che poi il Carbone esportato via mare in tutti il mondo provenga abitualmente da un numero ristretto di … “piccoli” Paesi è vero: (Indonesia, S.Africa, Colombia, Venezuela, Russia, USA, – per quello da “vapore” per la produzione elettrica – ma anche da Canada ed Australia – per quello indispensabile alla produzione dell’acciaio – …), però questo per una ragione di convenienza economica.

    Definire quindi il carbone: “… un malato terminale” è proprio una battuta senza molto senso, se consideriamo che sono in fase di avviamento estrazioni importanti in Mongolia, Mozambico, Vietnam, ecc. ecc. oltre alle grandi riserve anche in Europa che per il momento sono considerate solo come “riserva”.

  9. Resta il fatto che oggi abbiamo una intera legione di produttori usciti di scena; la crescita nel consumo di carbone è stata possibile grazie alla Cina, che però è ormai incapace di esportare. In Europa non esistono più produttori importanti, abbiamo riserve residuali di qualità scadente (niente ghisa, solo elettricità).

    A parte questo, negli anni che abbiamo davanti a noi assisteremo probabilmente ad una riedizione di un fenomeno verificatosi negli anni ’80: a quell’epoca molte “riserve” tornarono semplici “risorse”, a causa dell’incremento dei costi estrattivi legati al petrolio. Tornerà probabilmente ad accadere, almeno in alcune situazioni; ci sono miniere che stanno per chiudere, lo sapremo solo leggendo i titoli di giornale a cose fatte.

    E quindi va benissimo il carbone, magari usato con criterio. Senza farsi comunque facili illusioni.

  10. R.Sorgenti

    @ Fausto,

    Ben detto; in Europa l’estrazione del Carbone è notevolmente ridotta (anche se Paesi come Polonia, Germania, Rep.Ceka, Ungheria, Romania, Grecia, ecc. ecc.) continuano a dipendere dal loro Carbone per la produzione elettrica nazionale.

    Il problema NON è la disponibilità della RISORSA, ma bensì il costo del lavoro in Europa che è ovviamente notevolmente più alto che in molti altri Paesi, tipo: Cina, Colombia, S.Africa, Indonesia, Russia, mentre continua alla grande ad essere estratto in USA, Australia e Canada, dove le riserve sono molto ampie e le strutture modernissime.

    Cosa avverrà in futuro per le Fonti di Energia dipenderà ovviamente dal Petrolio e dal Gas, ma anche dalle evoluzioni tecnologiche e dalle auspicabili scoperte che l’umanità ha il potenziale di raggiungere.

  11. michele

    Carbone carbone… Nessuno parla dei problemi di gestione delle ceneri e dei contenuti radioattivi dei fumi?
    Ah giusto, non e’ nucleare, allora tutto e’ permesso!

    Io resto sempre della mia idea. Nucleare e’ sempre meglio!

  12. ziomaul

    Per chi avesse capito male sono le spese di trasporto del carbone che lo rendono antieconomico in quanto è meno combustibile rispetto il gas e petroli (dunque è il più costoso per energia prodotta vs massa) inoltre è solido e non liquido (niente economici oleodotti o gasdotti) comportando questo spese maggiori rispetto gas e petroli. Notare che Il carbone viaggia malissimo via mare in quanto è sensibile all’umidità ma anche perchè pesa molto di più in rapporto all’energia prodotta alla fine.

    La dismissione delle miniere di carbone non è solo Europea… Colpisce USA e Sud-America e parte (la Cina e qualcuna = no) dell’Asia. Eppure nel 1900 circa era la fonte primaria del globo intero con miniere dappertutto. Non mi pare proprio che l’economicità dipenda dalle spese di manovalanza in quanto oggigiorno l’estrazione avviene tramite perforatrici più grandi di un TIR comandate da 2 persone.

    Adesso esistono nuovi (in Italia ancora con il vecchiume) sistemi per “bruciare” sia il Carbone che la Lignite in modo molto più efficiente e soprattutto molto meno inquinante. Per questo e per via che sono vecchissime le altre e per favorire la transizione alle rinnovabili che sono in progetto le nuove centrali Carbone/Lignite!

    Confondere la “carbonella” (Lignite) con il carbone è un classico! La Lignite è molto più inquinante ma molto più leggera e pratica per il trasporto. Le miniere in “cielo aperto” tipiche della Lignite sono più economiche per qualunque materiale e questo incide parecchio. Se leggete i piani di sviluppo dell’ente Tedesco (ma anche Inghilterra e altri) dell’energia vi accorgerete che intende abbandonare sia la Lignite che il Carbone come il nucleare…. Rimangono le rinnovabili di cui la percentuale SEMBRA poca per via del loro consumo interno d’energia ma in realtà in anno in anno aumenta drasticamente.

    Bisogna dire che partono svantaggiati rispetto un Italia con grande idroelettrico, geotermico e Sole. Solo per l’eolico sono in vantaggio.

    In effetti l’intermittenza è un problema tecnico risolvibilissimo con diverse forme d’accumulo e non uno scoglio insormontabile. Lo dice anche la Terna che è l’ente della distribuzione elettrica in Italia e che sia appresta pertanto ad entrare nel business dell’accumulo tra i mugugni dell’ENEL.

    Notare che non solo in Italia si incentiva il carbone e petroli e gas (ripeto: di più delle rinnovabili vere) MA che questi poi non ritornano il loro investimento. Invece (APER con dati GSE e ENEL) le rinnovabili hanno un ritorno triplo (per alcuni addirittura decuplicato) e per fare un esempio il solo FV con un incasso di circa 5M produce un introito di circa 15Miliardi!!!

    Comunque esistono parecchi che si suicidano (o vittime di stufe difettose) con la CO2… Queste sono cronache di tutte il giornali. Solo per le piante è cibo.

    Ciao

  13. Defcon70

    @ Ziomaul
    ti confondi col monossido di carbonio, CO.

    @ Sorgenti
    Ci sarà mai la speranza (nelle prospettive di questo mercato) di veder di nuovo in produzione il carbone del Sulcis? Adesso so che in Sardegna il grosso del carbone proviene dall’est su gomma.
    Gli impianti di gassificazione sperimentali (di ENI?) che ho visto a Carbonia rimarranno sempre tali?

  14. Defcon70

    Sorgenti dice:
    “”
    “Stranamente”, però, succede che i famosi scienziati della ONU-IPCC si dimenticano di considerare questo enorme flusso di emissioni che, infatti, NON vengono conteggiate NE attribuite ad alcuno !
    “”
    Non è vero che l’IPCC trascuri il fenomeno, o comunque non lo trascura più da qualche tempo, in base a quel che ho letto.

    Ho sempre pensato che le proporzioni di gas separati e poi vented (o combusti) in fase di estrazione fossero dell’ordine delle unità percentuali e comunque paragonabili a quelle dell’estrazione di altri idrocarburi o del carbone stesso.

    Lei dice che, considerato il contributo dei gas “vented”, il contributo di emissioni eq di CO2 si pareggia fra Gas Naturale e Carbone ed è una affermazione pesante. Devo immaginare che sia tanto pesante quanto difficile da dimostrare, visto che il grosso del gas naturale viene estratto in Paesi poco “trasparenti”?

  15. Leonardo Libero

    ,” diversamente da noi che invece abbiamo una fiscalità mascherata (via Bolletta elettrica) per ricavare i molti miliardi per pagare gli incentivi per il Solare e l’Eolico !!!”

    Desidero solo replicare a questa affermazione di R. Sorgenti; per precisare che quei “molti miliardi” sono sì stati presi dallo Stato agli utenti elettrici tramite le “componenti tariffarie” A3 COL PRETESTO degli incentivi alle rinnovabili, ma poi i due terzi, se non tre quarti, di quel gettito sono stati erogato dallo Stato per sovvenzionare raffinerie petrolifere – soprattutto Edison, Saras ed ERG – e smaltitori di rifiuti. Una sovvenzione ammontata a circa 44 (quarantaquattro !) miliardi di euro in 18 anni (1992-2010) che risulta da dati GSE ed Autortità Energia .
    Grazie dell’attenzione e cordiali saluti.
    L. Libero

  16. R.Sorgenti

    @ michele
    Pubblicato il 24 01 2012 alle 11:31 PM

    Sono stato assente qualche giorno e riprendo quindi solo ora la lettura dei vari commenti.

    Per quanto riguarda le Ceneri (residuo di componenti inorganiche minerali della combustione del Carbone), sono certo un impiccio in più per gli impianti e per gli Operatori che devono ovviamente raccoglierle e poi disporne.
    Ora, in tutto il mondo, le Ceneri sono per la gran parte una “materia prima seconda) e sono riutilizzate in varie attività, primariamente nei cementifici, in quanto la loro composizione è molto affine a quella del materiale che viene appunto utilizzato per la produzione del cemento. Peraltro, se ci facciamo una piccola riflessione, si può ben considerare che questo sia un “vantaggio” ambientale NON indifferente in quanto questo materiale va in sostituzione del “CALCARE” altrimenti estratto da colline e montagne, attività questa del tutto distruttiva, perchè quelle porzioni di colline e montagne certamente non ricresceranno, diversamente al mondo vegetale che è all’origine del Carbone stesso.

    Radioattività dei fumi ??? Ecco un’altra delle solite tante “bufale” dei solerti ambientalisti.

    Come detto ed altresì logico, il Carbone altro non è che una BIOMASSA lungamente invecchiata (ne conviene?) e pertanto NON può che contenere la naturale radioattività che comprendeva questi vegetali. Infatti, il Carbone ha una modestissima “radioattività” intrinseca che è peraltro inferiore per esempio ai comuni abituali materiali di costruzione utilizzati per costruire le nostre abitazioni !!!

    Convengo con lei che anche il Nucleare NON meriterebbe la demonizzazione e strumentalizzazione di cui è spesso vittima, … casualmente, … sempre dalle stesse e solite lobby ! Chissà perchè ???

    In merito vorrei suggerire

  17. R.Sorgenti

    @ Michele,

    Riprendo il precedente messaggio che inavvertitamente avevo chiuso con una errata battuta sulla tastiera.

    In merito al Nucleare vorrei offrire una “banale” riflessione: Ma se in Italia siamo contrari all’uso del Nucleare per la produzione elettrica, perchè allora continuiamo ad importare (lo facciamo ininterrottamente da oltre 20 anni) l’elettricità prodotta dal Nucleare per noi nei Paesi d’Oltralpe (Francia, Svizzera, Slovenia) per mediamente il 14-15% dei nostri CONSUMI TOTALI ??? L’anno scorso l’import è stato circa 44 TWh, ma, “stranamente” (???) qualcuno ha deciso di far apparire quest’import come se fosse prodotto da Fonti Rinnovabili, comperando certificati d’origine da usare come FER !

    Logico, vero?

  18. R.Sorgenti

    @ ziomaul,
    Pubblicato il 25 01 2012 alle 3:42 AM

    Non voglio certo mettermi a dibattere su opinioni che evidentemente si discostano sostanzialmente dalla realtà. Se lei è convinto di quanto dice, buon per lei.
    Nei fatti, è indubitabile a chiunque segua la materia, che il Carbone è il combustibile per la generazione elettrica più economico tra le fonti fossili ed anche se deve giungere via mare da lontano (già, perchè il Petrolio ed il Metano è dietro l’angolo), il costo del trasporto marittimo e la relativa logistica incidono per circa 1/3 del costo prodotto consegnato a destino. Ovvio che se avessimo carbone vicino a casa sarebbe meglio ed è per questo che sarebbe utile ed interessante rilanciare lo sfruttamente del Carbone del Sulcis (che grazie alle moderne tecnologie, oggi può essere utilizzato senza problemi di emissioni), di cui disponiamo interessante riserve.

    Convengo con lei che la Lignite (soprattutto in Germania) sia più economica, in quanto estratta da miniere di superficie e non è proprio la “carbonella” (come lei dice, forse riferendosi alla torba o a quanto si produce nei Paesi poveri bruciando in maniera controllata e carenza d’ossigeno, legname) ma un vero e proprio Carbone che utilizzato in molti Paesi per la produzione elettrica.
    Peraltro, il Carbone (da vapore) è primariamente (oltre l’80%) estratto oggigiorno da miniere a “cielo aperto (cioè di superficie), con bassissimi costi di estrazione e con totale sicurezza operativa (Australia, Indonesia, USA, Cina, Colombia, ecc.).

    Difficile invece convenire con quanto lei dice riguardo alla Germania che ha (per il momento e pare molto “speculativamente” – per ragioni elettorali) deciso di dismettere – entro il 2022 (chissà perchè non da subito, visto che lo ritengono inadeguato) le 19 centrali Nucleari operative nel Paese. Per fare questo saranno COSTRETTI a costruire ulteriori nuovi impianti a Carbone e soprattutto a Gas Metano (di cui ne dispongono molti meno che noi in Italia), senza le quali se la vedrebbero davvero male nei prossimi 20-30 anni. Infatti, già pensano di compensare la mancata produzione da Nucleare a casa loro, con l’import da Francia e Rep. Ceca (ovviamente da Nucleare), sperando che queste ne abbiano in eccedenza per soddisfare i bisogni tedeschi !!! Ricordi che in Germania producono ben il doppio dell’elettricità che produciamo noi in Italia (con solo il 30% in più di popolazione). Vedremo se terranno fede ai loro propositi e quale sarà il costo dell’elettricità in Germania nei prossimi anni, quando davvero dismetteranno il Nucleare di casa.Indubbiamente un vantaggio per la ns. industria energivora, oggi in grave sofferenza, proprio per il significativo maggiore costo dell’elettricità in Italia.

    Hanno certo lo svantaggio di avere molto meno IDROELETTRICO rispetto a noi (ed ai francesi), ma in compenso hanno “naturalmente” più vento nel Nord di noi. Circa poi la “grande crescita delle Rinnovabili, non guardi le percentuali (passare dall’1″ al 2″ di Solare vuol dire incremento del 100% ma sempre del 2% assoluto si tratta.

    Beh, che l’intermittenza sia un problema, credo lo riconoscano TUTTI gli addetti al settore ed è vero che stanno ipotizzando di costruire accumulatori per sopperire al problema, ma i costi (ed i materiali) sono ancora elevatissimi, quindi non praticabili. Speriamo nello sviluppo tecnologico futuro, nel frattempo, vediamo di non farci mancare quel bene essenziale che è l’elettricità, quando serve ed a costi ragionevoli.

    Infine, parla di “incentivi” al carbone … (in Italia) !!! Ma dove ha letto questa barzelletta?
    Per quanto riguarda poi il “ritorno” dei lautissimi incentivi elargiti alle Rinnovabili (ed in particolare al Solare FV), vorrei semplicemente ricordare i dati (pubblicati dallAEEG) del solo anno scorso:
    7,9 miliardi di Euro nel 2011 di cui: 4,0 miliardi al FV, 1,3 md. alle assimilate CIP 6 (prevalentemente per i petrolieri per i loro residui della distillazione del petrolio), 1.3 md. per i Certificati Verdi, 1,3 md. altri strumenti incentivanti: Tariffa, CIP6, ecc.).

    Sa quanta elettricità hanno “restituito quei 4 md. dati al Solare FV? La “bellezza” dello 0,5% assoluto.
    Poi basta inventarsi economie ed ipotesi varie di teorici benefici ed allora si può far apparire che questo è un “guadagno” Paese ! Peraltro, oltre 3/4 dei pannelli sono importati (principalmente dalla Cina), quindi finanziamo il lavoro all’estero ed il rendimento economico di questi “investimenti” (regalo ad alcuni con i soldi di tutti) è, per loro, fuori da ogni logica!

    Lei pensa che sarebbe lavoro produttivo se si decidesse di pagare un’enormità di lavoratori che di giorno scavano buche ed altrettanti (in turno notturno) le richiudessero di notte? Sempre di occupazione si tratterebbe.

    Ultimissima, circa i “suicidi” con le stufette a gas! Forse confonde la CO2 (biossido di carbonio – fondamentale per la vita degli esseri viventi – quindi anche noi – sul pianeta) con la CO (monossido di carbonio), velenoso e letale emesso dalla combustione dei fossili e dei vegetali, nonchè materiali vari.

    Mi creda, la CO2 non è il demonio che speculativamente molti dipingono e credono!

  19. R.Sorgenti

    @ Defcon70,
    Pubblicato il 25 01 2012 alle 11:26 AM

    Io sono un sostenitore del rilancio dell’uso del Carbone SULCIS, per il quale stimolai l’ex Min. Marzano a rilanciare l’argomento con la Regione Sardegna 7-8 anni orsono.
    C’è un interessantissimo progetto integrato che prevede:

    - rilancio dell’estrazione mineraria;
    - costruzione di un medio nuovo e modernissimo impianto di generazione a bocca di miniera;
    - cattura della CO2 dai fumi di combustione;
    - sequestro della CO2 nelle vene profonde e degradanti sotto il mare (Sud-Ovest della Sardegna) di Carbone (considerate ovviamente inestraibili) da cui estrarre il metano contenuto nella micro-porosità dello stesso Carbone (tecnica ECBM, importante perchè recupera un combustibile, a compensdazione dei costi di cattura, compressione e trasporto della CO2).

    Un processo sinergico e virtuoso che sarebbe al top della tecnologia a livello mondiale che la Regione ha appena portato a Bruxelles per cercare di farlo approvare.
    I sardi ci contano, anche perchè la disoccupazione nel Sulcis è elevatissima e in loco il Carbone lo conoscono e non lo demonizzano come invece fanno altri, ignari.

    Attuamente il Carbone utilizzato in Sardegna viene dall’estero via nave (non via camion dall’est, quale est!).
    Gli impianti sperimentali di gassificazione necessitano di ulteriori miglioramenti per renderli economicamente interessanti.

  20. R.Sorgenti

    Defcon70,
    Pubblicato il 25 01 2012 alle 11:43 AM

    Lei dice:
    ” Non è vero che l’IPCC trascuri il fenomeno, o comunque non lo trascura più da qualche tempo, in base a quel che ho letto. ”
    Mi interesserebbe sapere dove ha letto questa cosa. Io mi riferisco all’ultimo AR4 dell’IPCC 2007 dove sul punto ci sarebbe davvero da … “ridere”.

    Circa i quantitativi, non è affatto una cosa ipotetica o sola immaginazione; basterebbe farsi dire qual’è la qualità dei gas vari presenti nei vari giacimenti e poi farsi dire quanto Metano mettono in rete (pipeline o convertito in LNG): i volumi sono assolutamente noti, … agli Operatori che, però, ci dicono che … sono dati “sensibili” ed allora non li pubblicano !

    Chieda a qualche esperto del settore qual’è la composizione del Gas nel Mar Caspio, od in Lybia, ecc. ecc., per non parlare poi delle “fugitive Methane emissions” e del loro rapporto di equivalenza rispetto alla CO2. Se ne scoprirebbero delle belle a chiedere ai ricercatori del settore.
    Se mi fa avere un’email le invio qualche interessante documento.

  21. R.Sorgenti

    @ Leonardo Libero,
    Pubblicato il 25 01 2012 alle 7:57 PM

    La ringrazio per quel dato (sommatoria dei tanti anni di sovvenzioni alle assimilate ed ai petrolieri che lei ha ben citato).
    Ho risposto sopra circa quanto pagato di incentivi e per quali fini nel 2011 e vede bene che il Solare FV la fa da … dominatore. Lo hanno ben detto il Presidente della AEEG e molti altri informati osservatori.

    Come vediamo, la pacchia degli incentivi riscuote molti interessi e seguito, soprattutto se a pagare è … “pantalone” !

  22. ziomaul

    @R.Sorgenti

    L’ENEL è comproprietario, socio, collaboratore di varie centrali in Francia, Svizzera, Slovenia. Per questo importa energia da questi Paesi ma anche perchè l’importa di notte quando le centrali nucleari costrette al funzionamento per non buttare via l’energia elettrica le svende all’estero! inoltre nell’accordo contrattuale l’ENEL deve fornire energia in vari zone estere francesi e svizzere allo STESSO PREZZO (quindi con la stessa elettricità) che hanno in patria. Queste sono le ragione del 14% d’importazione elettrica che si potrebbero evitare da subito.

  23. ziomaul

    @R.Sorgenti

    La sua risposta in merito alla mia replica non è veritiera in quanto è un dato di fatto che il costo del trasporto del carbone è superiore alle altre forme di energia. Anche per questo l’uso diminuisce in tutto il mondo (outloock energia), fanno eccezione solo i Paesi con miniere.

    Per le sovvenzioni basta leggere il rapporto della corte dei conti oltre allo scandalo CIP6 e Sucis e molte altre.

    Come può vedere (ma da una sua replica non legge bene?) solo una piccolissima parte entra per le rinnovabili che poi sono tasse che sono sempre esistite e sempre esisteranno ma solo adesso sono state stornate in favore delle rinnovabili. Legga TUTTO il rapporto della AEEG!!!

    Dai vari report e quello del IFV (matematico e non bla-bla) risulta che lo Stato guadagna ben 3 volte degli incentivi dati alle rinnovabili. Su quel 0,5% si dimentica di sommare e sommare!!!

    Dare soldi alla Cina? In Italia non si usano pannelli scadenti. Veramente in Italia abbiamo grandissime società costruttrici (solo in USA un 1/3 e non UE) e altre in Francia e Germania e altri Paesi UE. Inoltre il grosso della spesa è sempre il carburante e non il mezzo meccanico per produrre e quindi le rinnovabili che non usano “carburante” dall’estero (bilancia import/export) sono convenientissime!

    Per la CO2 è vero che mi sono incasinato con CO ma si informi da un medico. E’ Tossico ed è salutare solo per le piante, fin un certo punto, in quanto un eccesso le uccide.

    Per quanto i report falsificato dove sono quelli corretti? Possibile che TUTTI i centri di ricerca e scientifici sono concordi? Possibile che TUTTI i dati anti- IPCC sono riferiti su dati soggettivi senza uno straccio di prova?

    Ciao

  24. ziomaul

    Dimenticavo di dirle che da decenni che stiviamo i GW delle centrali nucleari la notte presso i bacini idroelettrici e che esistono da decenni forme d’accumulo per ogni esigenza e non solo le batterie che servo principalmente per le piccole utenze.
    Dunque anche il discorso “problematico” dell’intermittenza è una bufala come vede.

    Ciao

  25. R.Sorgenti

    @ ziomaul
    Pubblicato il 12 02 2012 alle 9:47 PM

    Le ragioni per le quali l’Italia, cronicamente, importa così tanta elettricità – indubitabilmente prodotta per noi con il Nucleare – sono evidentemente economiche, almeno negli ultimi 5-10 anni, altrimenti non si spiegherebbe perchè si continui a farlo nonostante siano state realizzate negli ultimi 10 anni così tante centrali a Gas che però sono per oltre 2/3 del tempo tenute spente, perchè il costo di generazione è troppo elevato.

    Che poi ENEL importi perchè deve poi esportare (??? ma da dove legge queste note, visto che statisticamente l’export italiano non arriva all’ 1% e riguarda pochi momenti della giornata quanto i prezzi sono elevatissimi (picco) ed allora riusciamo a produrre qualcosa anche per l’export. Il saldo netto è però eclatante.

  26. R.Sorgenti

    @ ziomaul
    Pubblicato il 12 02 2012 alle 10:13 PM

    Non riesco a comprendere cosa vorrebbe dire quando afferma che i costi per il trasporto del Carbone sono elevati. Le ho già detto che, mediamente, incidono per circa 1/3 del costo finale (a destino) del prodotto e se il costo finale è comunque competitivo rispetto a qualunque altra fonte energetica concorrente, evidentemente non può quel dato essere un impedimento o determinante.

    Che poi l’importazione del Carbone sia sostanzialmente più agevole ed affidabile di quanto sia l’import del Gas Metano e del Petrolio, è quantomai evidente quando si pensi che il Carbone viene via mare (come il Petrolio peraltro), ma viene trasportato con navi da carico generale (cioè che alternativamente trasportano anche un insieme di altri materiali, non richiedendo condizioni particolari, come inve è il caso delle Petroliere o delle Gasiere) e le navi possono quindi agevolmente arrivare nei vari Porti, visto peraltro che l’Italia è una “banchina” circondata dal mare.

    Anche per quanto riguarda le “sovvenzioni” è davvero difficile seguirla. Come noto l’Italia è sostanzialmente priva di riserve di Carbone sul proprio territorio e l’unica riguarda il Sulcis che da oltre 30 anni è sostanzialmente “ferma”. Ora le sovvenzioni che sono date per mantenere i dipendenti di quella società, sono chiaramente un problema di natura sociale (causa la pesante situazione occupazionale in quell’area) è non tanto di prodotto. Per fare un esempio che forse può aiutare ad inquadrare meglio cosa intendo dire, sarebbe come dire che i costi di natura sociale ed assistenziale che sono stati dati per circa 40 anni ai “dipendenti” dell’impianto costruito agli inizi degli anni 1970 in Calabria a Saline Joniche, dove era stato costruito un impianto che avrebbe dovuto produrre “bio-proteine”, mai entrato in produzione. Ebbene, potremmo considerare tutti quei soldi come un sostegno alle “Bio-Proteine” appunto ?

    Riguardo invece i pesantissimi incentivi che stiamo dando al SOLARE FV non credo proprio che possano chiamarsi “tasse” ne tantomeno che siano marginali. Tutti coloro che conoscono i dettagli sono allibiti da tanto sperpero, soprattutto quando lo si confronti con il “ritorno” di tale salasso prelevato sulle Bollette elettriche dei consumatori civili.

    Che poi i pannelli vengano soprattutto (almeno l’80%) dall’estero e che la Cina faccia la parte del leone di tali forniture (quindi lavoro per i cinesi) non è proprio un’opinione ma un dato di fatto inconfutabile. c’è qualche timida iniziativa di avviare delle produzioni in Italia, ma è davvero poi difficile competere con i bassi costi di produzione (causa salari) in Cina. Pensi che i cinesi hanno anche messo in crisi il leader mondiale delle Pale Eoliche (la Vestas Norvegese) che ha dovuto pesantemente licenziare in Norvegia a causa della pesante concorrenza che anche in quel campo i cinesi hanno realizzato.

    Lei lo chiama bla-bla, ma i costi per unità d’energia che stiamo finanziando per il Solare FV sono davvero un’enormità. Poi lei dice che, visto che sui pannelli, sulle installazioni, ecc. gli utenti ci devono pagare l’IVA e le tasse e quindi è un vantaggio per lo Stato, beh, la stessa cosa potrebbe avvenire se si stimolasse e finanziasse qualsivoglia altra attività produttiva (perchè anche in quel caso lo Stato incasserebbe tasse), ma il vantaggio per il sistema Paese sarebbe molto maggiore perchè produrrebbe anche altri ritorni alla collettività, anzichè SOLO costi!
    Faccio un esempio per spiegarmi meglio: se decidessimo di finanziare con incentivi la costruzione (ed installazione) di stufe innovative da alimentare a Biomasse legnose per produrre energia, avremmo un immediato ritorno per l’industria meccanica nazionale (e relativa occupazione) ed otterremmo peraltro un contributo molto ma molto maggiore anche per raggiungere gli impegni impostici dalla Ue, visto che per l’obiettivo 17% di FER al 2020, il TERMICO vale molto di più dell’elettrico.

    Il vantaggio di conteggiare nei benefici per le Rinnovibili il combustibile economizzato, è senz’altro giusto, ma bisogna valutarlo in funzione dell’equivalente combustibile per produrre “tutta quell’elettricità” che, purtroppo, è davvero ben poca cosa. Infatti, sarebbe come dire che ci si può cibare anche di caviale, anzichè di patate; il problema è il differenziale di costo ed il fatto che la produzione di caviale è prevalentemente fatta all’estero e non è certo il modo più conveniente per alimentarci.

    Infine, arrivare a considerare la CO2 come tossica è davvero il massimo a cui si può arrivare a pensare. Ma se usassimo lo stesso parametro, allora anche l’acqua è estremamente nociva. Pensi a quanti drammi causa quando arriva incontrollata dal cielo e concentrata in poco spazio e tempo, oppure quandi annegati provoca durante l’estate nei centri balneari!
    Quello che si può invece dire e che se non ci fosse la CO2, non ci sarebbe vita sul Pianeta, analogamente come se non ci fosse l’acqua.

    Circa i dati, purtroppo la realtà è evidente: abbiamo solerti comitati di studiosi (ben finanziati e pasciuti) che trovano la ragione dei loro reports dai tanti sostegni economici che loro derivano, a prescindere dalla utilità e veridicità delle loro teorie. Poi abbiamo dati industriali assoluti che non vengono pubblicati (per ragioni di interesse commerciale e quegli stessi studiosi che fanno finta di non conoscere e si guardano bene dall’investigare (magari per dare evidenza concreta alle loro stesse teorie), perchè evidentemente … non conviene.

    Le suggerisco di esaminare qualche sito illuminante per comprendere meglio le motivazioni di tanto interesse sul tema della CO2. Per esempio: http://www.sepp.org

    Il ritornello che TUTTI gli scienziati sono concordi è davvero molto “sonoro”, ma tutt’altro che intonato con la musica (la scienza) appunto! Ma la tecnica del ripetere all’infinito le balle, è assai nota e, purtroppo, efficace!

  27. R.Sorgenti

    @ ziomaul
    Pubblicato il 12 02 2012 alle 10:18 PM

    Circa l’importanza dei bacini idroelettrici, come forma di accumulo dell’energia, sono perfettamente d’accordo con lei. Infatti, essendo l’Italia fortunatamente ben dotata di bacini idrici, sarebbe molto opportuno sfruttare tali strutture per una produzione massiccia (in continuo di elettricità), perchè lo si farebbe a costi molto competitivi.
    Ritornando però alla ragione che ci ha portati a considerare la necessità dell’accumulo (relativa ai problemi VERI dell’intermittenza delle Rinnovabili Solare ed Eolico), non è che si possa immaginare di produrre elettricità con questi costosi strumenti per poi fare il ripompaggio dell’acqua nei bacini montani (tantomeno di notte), perchè sarebbe davvero una follia, tecnicamente possibile, ma a costi da nababbi.

    Ma se lei pensa che il problema della NON programmabilità della produzione eolica e solare sia una BUFALA, non so proprio che altro dire, se non lasciarla nella sua … illusione.

    Con simpatia.

  28. R.Sorgenti

    @ @ ziomaul
    Pubblicato il 12 02 2012 alle 10:13 PM

    Per quanto riguarda l’ultimo capoverso del suo commento, dove dice:
    ” Per quanto i report falsificato dove sono quelli corretti? Possibile che TUTTI i centri di ricerca e scientifici sono concordi? Possibile che TUTTI i dati anti- IPCC sono riferiti su dati soggettivi senza uno straccio di prova? ”

    Ho appena letto questo commento da parte del Prof. Richard Lindzen (uno dei maggiori esperti di Meteorologia) che pare … induttivo:

    Q U O T E

    Richard Lindzen: The Perversion Of Science
    Thursday, 09 February 2012 09:52 Professor Richard Lindzen, MIT .Foreword to Andrew Montford’s Nullius in Verba: The Royal Society and Climate Change

    Andrew Montford provides a straightforward and unembellished chronology of the perversion not only of The Royal Society but of science itself, wherein the legitimate role of science as a powerful mode of inquiry is replaced by the pretence of science to a position of political authority.

    The simple chronology speaks for itself, though one cannot read it without thinking, at least, about the motivations. Already in the 19th century, gentleman scientists, like Darwin, noted the potential constraints on scientific inquiry that were associated with functioning within universities. The potential in recent years is obviously magnified by the near monopoly over science support exercised by governments. In the US, our National Academy of Science (NAS) has always had official status as adviser to the government. However, the role was relatively passive until the 1970s.

    The 1970s saw a marked expansion of the National Research Council, the branch of the National Academy of Science responsible for responding to government requests. With the presidency of Frank Press (1981-1993), the staff of the NRC increased to over a thousand. Frank often boasted that The Royal Society was envious of the position of the NAS and the existence of its NRC. The global warming issue, it would appear, has offered The Royal Society the opportunity to rectify this situation.

    Nevertheless, there are certain peculiarities of The Royal Society’s behavior that are perhaps worth noting. The presidents involved with this issue (May, Rees and Nurse) are all profoundly ignorant of climate science. Their alleged authority stems from their positions in the RS rather than from scientific expertise. This is evident in a variety of ways.

    For example, in an exchange in the Financial Times (April 9, 2010), Martin Rees and Ralph Cicerone (President of the NAS) defended global warming concern by noting essentially that carbon dioxide (CO2) was increasing and that climate was changing. Of course, climate is always changing, and increasing CO2 must make some contribution, but none of this suggests anything alarming.

    The alarm results from controversial feedbacks wherein the small impacts of CO2 are, in current computer models, greatly amplified. With respect to these feedbacks, Rees and Cicerone say: “Uncertainties in the future rate of this rise (referring to global mean temperature anomaly), stemming largely from ‘feedback’ effects on water vapor and clouds are topics of current research.”

    That is to say, we don’t even know if there is a problem. Yet, Rees and Cicerone conclude: “Our academies will provide the scientific backdrop for the political and business leaders who must create effective policies to steer the world toward a low-carbon economy.”

    In other words, regardless of the science, the answer is predetermined. Is this simply ignorance or dishonesty? My guess is that Rees and Cicerone were only mindlessly repeating a script prepared by the environmental movement.

    In this report Montford documents some disturbing general trends, which one can only hope that scientists of good standing shall increasingly continue to oppose.

    Professor Richard Lindzen

    Richard Lindzen is the Alfred P. Sloan Professor of Meteorology at the Massachusetts Institute of Technology and a member of the Academic Advisory Council of the Global Warming Policy Foundation. He is known for his work on the dynamics of the middle atmosphere, atmospheric tides and ozone photochemistry. He has published more than 200 books and scientific papers.

    U N Q U O T E

    Non resta quindi che … approfondire e approfondire. Altro che: “the science is settled”, come speculativamente molti ambientalisti cercano di far passare nell’opinione pubblica.

  29. ziomaul

    @R.Sorgenti

    Il fatto è che importiamo per una serie di ragioni oltre quelle economiche ed inoltre non è tutto nucleare in quanto parte di quella Svizzera e totalmente quella Austriaca e Greca non è nucleare.

    Poi mi da ragione che il carbone è difficilmente trasportabile rispetto il gas e petrolio e poi che non capisce. Riguardo alle sovvenzioni idem in quanto le miniere del Sulcis sono state sovvenzionate o no? Risparmiavano un sacco se quei soldi li davano direttamente come pre-pensione al lavoratore invece di far finta di lavorare!

    Ricordo che sono TASSE quelle che storniamo poi alle rinnovabili e sono molto marginali basta vedere la quantità pro-capite che circa come spesa un gelato al mese per utente. Questa stessa tassa veniva usata per altri scopi prima.

    Non è marginale la produzione della UE e i pannelli non necessitano di manodopera ma di macchinari. Le timide iniziative sono di ditte come la Beghelli e la Marcegaglia con collaborazioni come la Sharp??? Alla faccia!

    Cosa diversa gli USA ma in Europa è altra cosa. Ricordo che produrre in UE o produrre in Italia oramai è la stessa cosa per la bilancia import/export e qui sono presenti ditte ancora più grosse.

    Se citi il grande eolico come la Vestas è sempre la Vestas che produce e che delocalizza solo la produzione del manufatto come quelli che fanno abiti, poltrone, portacenere, ecc. ecc. compreso (altro che nazionale) quella meccanica delle biomasse. Allora dovremmo vivere come trogloditi dato che oramai TUTTO si produce all’estero, secondo lei? NO! Noi in Europa dobbiamo progettare mantenete ecc.. Ovvero sviluppare i l’industria dei servizi per mantenerci in quando il mondo produttivo, volente o nolente, è cambiato.

    Certo che questo è import fisico ma è compensato con l’export delle idee. Monetariamente è uguale, ovvero si pareggiano, ma se poi importiamo il carburate questo è altro export da aggiungere e quindi spareggiamo. Ricordiamo che le biomasse sono sempre rinnovabili se fatte con intelligenza.

    La produzione elettrica dal rinnovabile è poca cosa??? Forse non vede le cifre! Può già da ora far andare città o acciaierie. Se non ci crede domanda cosa siano i GW.

    Costi da nababbi accumulare energia dalle rinnovabili e diversa da quella nucleare? Gli elettroni sono sempre elettroni! Il costo poi di fare energia con le rinnovabili non è tanto diverso da quello di altre fonti anzi tra poco anche il fotovoltaico raggiungerà la parità con il più economico. Non bisogna stivare poi tutta ma solo quello in differenza per l’emergenza che è solo una inezia.

    Poi non faccia la figuraccia di presentare la The Royal Society and Climate Change dato che non è un un ente scientifico ma solo un paravento. potrei fondare anch’io un ente (non è accreditato) con quel nome e sparare stupidaggini.

    Ciao

  30. R.Sorgenti

    @ ziomaul
    Pubblicato il 14 02 2012 alle 2:47 AM

    Davvero difficile poter rispondere ai suoi commenti ed interrogativi.

    E’ evidente che lei ha delle personalissime opinioni, visto che è convinto che con il Solare FV o con l’Eolico si fanno andare anche Acciaierie e qualsivoglia attività produttiva. Indubbiamente possibile, come forse narrano i fumetti.
    Lo comunichi a Terna, così non obbliga i Produttori elettrici che dispongono ancora dei vecchi impianti alimentati ad Olio Combustibile (per via della momentanea crisi del Gas Russo) a rimettere in moto i loro impianti, onde evitare che si tagli l’alimentazione alle attività produttive energivore: Acciaio, Cemento, Vetro, Carta, metalli, ecc. ecc..

    Che poi le valanghe di pannelli (e pale eoliche che abbiamo installato l’anno scorso) siano produzione nazionale od Europea, è davvero un’illusione; basta guardare le statistiche dell’import.
    Se si arriva addirittura a compiacersi che Vestas sia stata costretta a licenziare migliaia di lavoratori e tecnici, perchè non è più in grado di sopportare la spietata concorrenza del lavoro in Cina, beh allora siamo tutti tranquilli e contenti.
    Eventualmente, potremmo sempre pensare di esportare un pò dei ns. lavoratori in Cina.

    Poi che i miliardi di incentivi che stiamo pagando per quell’enorme “quantità di elettricità” prodotta (quando brilla il sole) dai pannelli solari FV (dell’ordine dell’1% dei ns. consumi) e che sono garantiti per 20 anni a venire, siano bruscolini, è anche questo un grosso interrogativo!
    Magari li investissimo nella ricerca, avremmo qualche speranza di essere ripagati (noi tutti) nel prossimo futuro, mentre così è solo beneficenza ai pochi soliti noti o furbi.
    Vizio italico, evidentemente.

  31. ziomaul

    @R.Sorgenti

    Non sono basati su personali convenzioni ma su ogni report possibile.

    Dai report Terna sono GW quelle delle rinnovabili e quindi non sono fumetti!!!

    Non vuol dire nulla che se non c’è il gas di usare l’olio combustibile. Malgrado la crisi, caso strano per lei ma non per me, non è avvenuto e nemmeno l’utilizzare di più energia dall’estero. Ricordiamo che una volta il gas nella produzione elettrica non era nemmeno usato e questo perchè sembrava assurdo utilizzarlo per produrre megawatt! Adesso le acciaierie e simili vanno maggiormente con l’energia del gas e prossimamente con le rinnovabili.

    Il FV produce quando c’è il Sole e allora? Il Sole è gratis ed è questo che è importate! L’eolico produce quando c’è vento e allora? Il Vento è gratis. Le dighe idroelettriche quando c’è acqua e allora? L’acqua che cade dal celo è gratis e questo che è importante!!! Ecc.

    Le rinnovabili non producono immediatamente ora tutta l’energia che serve all’Italia? Ma nemmeno con le centrali nucleari è possibile dato che bisogna prima costruire per avere!!! Costruite infrastrutture delle rinnovabili possiamo avere 500volte l’energia che si consuma ora in Italia e ovvio che sviluppate non necessitino NEANCHE degli incentivi (vedi Spagna, Germania, Italia, ecc. gli incentivi diminuiscono con il suo sviluppo) di nessuna forma!!! Invece gas, carbone, nucleare sono tuttora incentivate.

    Non so che statistiche report legga, ma le mie dicono che solo quelle USA (non UE) protestano degli incentivi dati dal Governo cinese che abbassano i costi dei prodotti cinesi e ricerca sulle rinnovabili anche per il mercato interno dato che anche lo Stato cinese (come TUTTI gli Stati nel mondo) usa sempre di più le rinnovabili.

    Perché in tutto il mondo si avvantaggiano le rinnovabili? Costano solo un poco di più di altre forme ma hanno anche un sacco di vantaggi in più in vari campi.

    Non gioisco che dei lavoratori perdano il posto per colpa NON dei cinesi (loro fanno il loro gioco) ma, diamo le giuste colpe, degli imprenditori che LORO dislocano qualsiasi produzione in Cina e di Stati che contrariamente su quello cinese non incentiva abbastanza come le rinnovabili. Mi lagno anche che gli Stati siano rimasti al palo dell’epoca industriale e non quella successiva dei servizi. In tal caso i licenziati Vestas divenivano lavoratori che si licenziavano dalla Vestas come operai per un lavoro migliore in ufficio e paga. Il recente attacco al’art.18 è dimostrazione che si è vecchi e ricordare che Mussolini fece un boom economico in Italia (ricordiamoci che prima era fallita la “Banca d’Italia”) riducendo le ore di lavoro e diminuendo la flessibilità.

    Sono bruscolini i soldi dati all’energia rinnovabile, che copre il 23% dei consumi ora (quale 1% ? Non lo è più neanche il solo FV!), in paragone ad altri incentivi e ricordiamo che la ricerca (fa parte dei Servizi) è in tutto il mondo (ma, vedo, non molto in Italia) impegnata proprio sulle rinnovabili.

    Ciao

  32. R.Sorgenti

    @ ziomaul
    Pubblicato il 14 02 2012 alle 3:10 PM

    Rispondo a questo ennesimo commento per cortesia e per non lasciar intendere ad altri che non ci siano argomenti o che i dettagli forniti siano del tutto conclusivi.

    E’ peraltro singolare dover dialogare con un “fantasma” che non si identifica e che quindi diventa anche difficile meglio valutare.

    E’ indubbio che lei sia un fautore convinto delle Rinnovabili ed in particolare del Solare e dell’Eolico.
    Ma quando scrive GW (lasciando intendere chissà quale massa di energia ne venga prodotta), provi ad esprimere tutta quella potenza (in gran parte inutile) in termini di elettricità prodotta (seppure senza alcuna sostanziale possibilità di programmazione) e quindi in TWh e poi, magari, ne ricavi (fonte per fonte, quindi Solare FV, Eolico, ecc.) la percentiale di contribuzione sui consumi totali italiani. Vedrà, dei numeri stravolgenti, soprattutto se poi comparati ai veri miliardi di Euro spesi (ed ancor più – ahinoi – promessi per i prossimi 20 anni, altro che CAMBIALI) per tentare di catturare il Sole (che è gratis (lui si, non certo i pannelli e neppure i lautissimi incentivi, come riconoscono tutti gli esperti del settore).

    Sintomatico e singolare che questi ispirati dal Solare ed Eolico, quando danni i numeri, includano sempre anche l’Idroelettrico (beneficio degli investimenti dei nostri nonni e padri) che è davvero una fonte di tutto rispetto e che dovrebbe essere meglio e più sfruttata, magari alimentando in continuo i ripompaggi nei bacini montani, così da intervenire quando il costo sale ai picchi delle punte o quando non ci sono Sole e Vento (quest’altimo peraltro notoriamente e fortunatamente scarso in Italia).

    Non ho altro da commentare sul seguito, perchè sarebbe solo inutile farlo.

    A proposito, quando si comincerà ad avviare e gestire qualche acciaieria del bresciano (la cui produzione è notoriamente fatta con forni elettrici), come lei dice e spera, alimentata dal Solare FV, mi avvisi che vengo a vederla volentieri.

  33. R.Sorgenti

    Riflettendo su tutto quanto scritto qui sopra mi è sorto il dubbio che qualcuno pensi che io sia preconcettualmente contrario alle Rinnovabili. In effetti, così non è, nel senso che io sono un estremo fautore della necessità di realizzare anche in Italia un “Mix delle Fonti” opportunamente diversificato ed equilibrato, come peraltro è per tutti i Paesi più sviluppati del pianeta.

    Per farmi perdonare anche dall’anonimo (o quasi) “Ziomaul”, copio qui sotto un mio articolo di un paio d’anni fa, al tempo del Cop 15 di Copenhagen:

    Q U O T E

    Nella verde Danimarca, l’energia non ha colore!
    Il 48% dell’elettricità diffusa nel paese nordeuropeo è prodotta grazie al carbone
    di Rinaldo Sorgenti

    Nello scorcio finale dello scorso autunno le TV ed i giornali ci hanno parlato in abbondanza della XV Conferenza sui Cambiamenti Climatici, quella singolare sindrome che da 20 anni sta pervadendo e saturando l’attenzione di buona parte dei governi e dell’opinione pubblica mondiale.

    Eppure, se ci si fermasse ad analizzare la storia recente e passata del clima del nostro pianeta, non sarebbe difficile riconoscere che tali cambiamenti, talvolta per periodi ed intensità ben maggiori – sia in positivo che in negativo – si sono avvicendati varie volte, con cadenza decennale o secolare, dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri.
    Parlandone con gli esperti veri e i professori delle varie discipline scientifiche (ambiente, clima, geologia, atmosfera, ecc.), costoro confermano che questa è la realtà e ne attribuiscono le cause alla natura. Poi, però, ci sono anche centinaia o migliaia di studiosi che si occupano dell’argomento e che da un paio di decenni hanno deciso d’individuare nell’attività dell’uomo la causa quasi assoluta e scatenante di tali fenomeni. Un bel rebus, non c’é che dire… Comprensibili, quindi, anche gli slogan che si accompagnano a queste ipotesi, tra i quali: principio di precauzione, sostenibilità, rispetto per le generazioni future.
    L’essere umano è maestro nel disciplinare concetti ed espressioni, talvolta assolute ed eclatanti, che possono andar bene in tutti i casi, soprattutto se confinati a realtà astratte e/o emotive. Dopo tutto, qualsiasi sacrificio diventa tollerabile, anche il più oneroso, se sull’altro piatto della bilancia si mette – anche solo ipoteticamente – il destino dell’umanità.
    E così passano in secondo luogo anche problemi gravi e concreti come la fame e la malnutrizione di molte centinaia di milioni di nostri simili, per ‘banali’ problemi di distribuzione delle risorse e delle tecnologie che, seppur ben conosciute ed ormai abitualmente impiegate in tutti i Paesi sviluppati del pianeta, non arrivano però a questa larga componente degli abitanti della terra.
    Nei mesi scorsi, sui maggiori quotidiani nazionali, diversi commentatori ci hanno parlato di Copenaghen – dove si è svolta l’oceanica (per afflusso) Conferenza – con aggettivi suadenti e dai colori tenui e verosimiglianti alla natura, quali, per esempio, la capitale verde d’Europa, lasciando intendere che la stessa sia la migliore interprete dei precetti sopra evocati: benessere, sostenibilità e cautela. Perché non crederlo?
    Ma se davvero stanno così le cose, è significativo notare come nella ventosa Danimarca l’energia elettrica è prodotta per il 48% da carbone (peraltro tutto d’importazione), per il 22% da gas, per il 18% da eolico, per il 3% da olio combustibile, per il 9% da altre fonti (principalmente smaltimento rifiuti). Ma come, la capitale verde d’Europa è tale nonostante il nero “Carbone”? E la CO2, ed i cambiamenti climatici e l’anomalo aumento della temperatura, apparentemente senza precedenti da migliaia e migliaia di anni?
    Dopo un po’ di stupore e naturale perplessità, arriva uno sconosciuto che voleva prestare bonario soccorso al nostro smarrimento e ci svela che alcuni curiosi ‘ficcanaso’ sono andati a rovistare tra gli archivi informatici di reputate università inglesi ed americane, che hanno fatto dell’argomento il loro cavallo di battaglia – nella speranza di giungere a prestigiosi riconoscimenti, infatti generosamente elargiti quali oscar cinematografici per l’attore Al Gore, premio Nobel collettivo (per la pace, non per la fisica…) all’organismo ONU che si occupa di questi “studi” (l’IPCC), benemerenze varie e molteplici, eccetera. Hanno inoltre scoperto che queste avrebbero taroccato i dati e le evidenze scientifiche, così da far apparire i loro grafici e modelli climatici previsionali, del tutto in linea con le loro catastrofiche previsioni. Il cosiddetto Climategate, cioè lo scandalo del clima, addomesticato!
    Certo, non è semplice cancellare d’un colpo vent’anni di paure, d’ammonimenti da “santa inquisizione” (che non è purtroppo stata una favola nei secoli passati), di oceaniche manifestazioni strombazzanti, e riordinare le idee senza rimanere smarriti.
    Alla fine il buon senso, fortunatamente, prevale e allora c’è una regola semplice ed efficace che in questi casi può aiutare a decidere da che parte stare e che consiste nel guardare nel “giardino” dei nostri vicini (tedeschi, inglesi, spagnoli, olandesi… ed anche danesi) per osservare come questi ultimi producono l’elettricità che consente loro di conservare un ambiente salubre e piacevole, di mantenere il benessere e di sviluppare l’occupazione, senza compromettere il loro habitat congeniale. I loro numeri sono i seguenti: 30% da carbone; 28% da nucleare; 22% da gas; 3% da olio combustibile; 10% da idro; 3,3% da eolico e solare; 3,7% da altre (principalmente rifiuti e biomasse).
    C’è un altro concetto che credo d’aver capito: la prossima volta che qualcuno mi parla di previsioni catastrofiche ed irrazionali, lo guardo e sorrido, poi vado a documentarmi da seri esperti e professori autorevoli (ora che Internet ce l’ho anch’io), ma anche dal vicino amico agronomo (che stupido non averci pensato prima!), che sa bene quale è il ruolo e l’importanza della CO2 per la vita di noi tutti su questo meraviglioso pianeta e mi tranquillizzo. La prossima volta non mi lascio più fuorviare a mio stesso danno…

    U N Q U O T E

    Saluti.

  34. Dimenticavo, forse abbiamo trovato la soluzione per il lavoro, di cui tanto si parla in questi giorni.

    Basta alimentare tutti gli impianti di produzione industriale con il Solare FV (tanto è gratis) èd immediatamente saremmo ultra competitivi, perchè a noi l’energia non costerebbe nulla.

    Bello scherzo ai ns. concorrenti tedeschi, francesi, inglesi, americani, cinesi ecc. ecc.

    Come non averci pensato prima!

  35. Defcon70

    Rileggo solo ora i commenti a questo interessante post, quindi anch’io mi scuso per la risposta molto in ritardo.

    Per la questione della CO2 vented nell’upstream del gas naturale, mi riferisco all’unico documento a cui ho accesso, ossia al capitolo 4.2 di
    http://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/pdf/2_Volume2/V2_4_Ch4_Fugitive_Emissions.pdf
    e alla wiki http://en.wikipedia.org/wiki/Natural-gas_processing (con tutti i limiti del caso, quindi).

    Domando:
    In che cosa ci sarebbe da ridere? L’approccio che hanno seguito quelli dell’IPCC nel cercare di quantificare aspetti secondari del ciclo di produzione e trasporto del gas naturale spesso in assenza di dati (che comunque sarebbero di provenienza interna dalla stessa industria interessata…) mi sembra l’unico sostenibile e il più possibile razionale.
    Sono i risultati proposti che per lei sono da ridere? Gli stessi ragionamenti e lo stesso scetticismo non potrebbero essere applicati ai processi di estrazione del carbone?

  36. @ Defcon70,

    Solo per caso, mi è capitato di leggere quest’ultima replica in merito alle emissioni 2pre-combustione” dall’estrazione del Gas dai giacimenti.

    Appunto, il solo fatto che questi signori dell’IPCC indichino questo argomento del “venting” nel capitolo che tratta delle “fugitive emissions” non le fa sorgere il sospetto che sia del tutto fuorviante e fuori luogo?

    Ora “fugitive” è qualcosa che sfugge, che non si può misurare e quindi sembrerebbe apprezzabile che costoro facciano uno sforzo per cercare di considerare anche queste emissioni.

    Ben altra cosa sono le emissioni (venting) deliberate, cioè fatte dopo aver tecnicamente “catturato” e separato la CO2 dal flusso del Gas Metano (ed altri) in uscita dai giacimenti.

    Per semplicità, le allego uno stralcio di articolo che captai qualche anno fa dal “Wall Street Journal of Europe”:

    Q U O T E

    Exxon could benefit from emissions work

    Technology for capturing and storing greenhouse gas puts oil giant in
    unusual favor with environmentalists

    While Exxon Mobil Corp. has been among the most vocal skeptics of man-made
    causes of climate change, the company has spent the last two decades
    forging an expertise in one of the key technologies to combat the problem:
    capturing and storing carbon-dioxide emissions.
    Since the 1980s, an Exxon natural-gas processing plant in Wyoming has been
    doing just what many environmentalists say needs to happen on a global
    scale: capturing carbon dioxide and storing it underground instead of
    venting it into the air. Indeed, Exxon’s La Barge, Wyo., facility, for
    years has captured more carbon dioxide — the most abundant greenhouse gas
    – than any other facility in North America.
    Now Exxon, at the insistence of state officials, is spending $70 million to expand by 50% the plant’s capacity to capture carbon dioxide, brought to the surface along with the natural gas. The plant separates the natural gas from impurities. And the Texas oil giant is spending another $100 million to test new technology to make it easier and less expensive to strip carbon dioxide out of the natural gas.
    Both investments could secure a place for Exxon in the emerging marketplace aimed at lowering emissions of greenhouse gases into the atmosphere. There is also a growing market for carbon dioxide itself, because it helps produce more fossil fuels.
    Carbon dioxide is a key tool in the growing work of rejuvenating worn-out
    oil fields. The gas is pumped into old reservoirs and helps the remaining
    oil flow out.
    Much of the carbon dioxide worrying environmental regulators comes from
    burning fossil fuels, which is why coal-fired power plants and automobiles
    are major emitters. But the global hunt for natural gas to heat homes and
    generate electricity also contributes.
    About one-third of the world’s natural-gas reserves are mixed with high levels of carbon dioxide, according to Exxon Mobil. That means producing more natural gas will lead to even more carbon dioxide being vented into the air. In Exxon’s natural-gas fields near La Barge, about 65% of the gaseous mixture from the wells is carbon dioxide. Natural gas is only 22%.
    Wyoming officials have urged Exxon for years to capture more carbon dioxide.
    “In a world that is very concerned about too much carbon dioxide, we are actually carbon dioxide short. We could use a lot more carbon dioxide right now,” says Rob Hurless, energy adviser to Wyoming Gov. Dave Freudenthal.
    Exxon’s carbon-dioxide efforts have earned the company grudging respect
    from environmentalists.

    U N Q U O T E

    Questa separazione durante l’estrazione è una tecnica che le varie compagnie attuano da decenni ed il fatto che gli scienziati dell’IPCC facciano finta di non conoscere, di non contabilizzare e non attribuire ad alcuno, la dice lunga sull’attendibilità del tutto.

    Sarebbe quindi logico ed assai opportuno che il confronto si facesse sul “Ciclo di Vita” tra i due combustibili e non SOLO confrontanto il “post-combustion”, vale a dire le emissioni di CO2 dopo aver bruciato i due combustibili nelle centrali termoelettriche.

    Saluti.

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