di Giovanni Faleg.
Buon anno. Ci siamo lasciati alle spalle un 2011 intenso e spettacolare, scandito da rivoluzioni nel mondo arabo e terremoti finanziari in Europa. Un anno in cui le due grandi sfide internazionali degli ultimi vent’anni – la lotta al terrorismo e il riassetto globale post-guerra fredda – sono state concluse o superate, per lasciare spazio a nuovi scenari ed interrogativi. L’uccisione di Osama bin Laden il 2 Maggio 2011 e la più recente scomparsa di Vaclav Havel il 18 Dicembre sono a riguardo due eventi altamente simbolici. Negli ultimi dieci anni, Osama è stato “la” minaccia per l’Occidente, il nemico da sconfiggere in un sistema internazionale unipolare dominato dalla superpotenza statunitense. Havel era un “last action hero”, un eroe buono che, da prigioniero politico a Presidente della Cecoslovacchia, si è battuto per la libertà, per la democrazia e per lo smantellamento della cortina di ferro a seguito delle rivoluzioni del 1989. Se con Osama scompare una minaccia, con Havel finisce una generazione.
Nel marcare un punto di rottura rispetto al passato, il 2012 si presenta quindi con nuove sfide e molti interrogativi. Il presente articolo ne riporta di seguito i principali, provando a contestualizzarli e, nei limiti del possibile, a prevedere gli sviluppi futuri.
1. Quale sarà l’esito della Primavera Araba?
Le elezioni in Egitto (da tenersi entro giugno) e la capacità di Bashar Assad di rimanere al potere in Siria nonostante la pressione internazionale sono due eventi chiave per le dinamiche politiche nel mondo arabo. L’attenzione di Turchia, Israele, Arabia Saudita e Iran (le grandi potenze regionali decise ad aumentare la propria influenza) è focalizzata esclusivamente, o quasi, su questi due Paesi. Difficile che i militari escano di scena in Egitto, essendo l’unica fonte certa di stabilità politica nel Paese; impossibile prevedere le conseguenze di un cambio di regime in Siria. La Libia è in tutta probabilità destinata a rimanere isolata, in assenza di una leadership centrale nonostante la programmata elezione di un’assemblea provvisoria entro giugno. Senza interventi esterni, i conflitti fra fazioni e gruppi tribali aumenteranno, sebbene in maniera contenuta e fuori dall’attenzione mediatica. La transizione verso un sistema democratico appare complessa, se non impossibile, nel breve termine. La Lega Araba si affermerà come interlocutore di riferimento per le crisi che interesseranno la regione.
2. L’Euro, e quindi l’Europa politica sopravvivranno alla crisi?
Sì. Come del resto emerge da un sondaggio dell’Economist[1], in cui il 66% dei votanti ha risposto “sì” alla domanda “will the euro survive 2012 intact”, contro il 34% dei “no”. Ma gli stati membri dovranno cedere altri pezzi di sovranità nazionale e gli opt-outs potrebbero aumentare (vedi Regno Unito). Plausibile che si alternino quindi forze centripete (spinte integrative per avere più Europa) e centrifughe (i 27 non marceranno all’unisono). Il fiscal compact[2] ne è un esempio: passo in avanti senza precedenti nel processo di integrazione europea, di qui a marzo[3] (mese entro il quale il pacchetto deve essere approvato) potrebbe essere diluito e la sua portata politica ridotta notevolmente. Servirà, in ogni caso, una leadership forte per ricongiungere l’obiettivo dell’unità politica e le diversità socio-economiche fra Paesi membri. La presidenza del consiglio UE è affidata a Danimarca (gennaio-giugno) e Cipro (luglio-dicembre), mentre il mandato del Presidente UE Van Rompuy scade il 31 maggio. In un’Europa che preferisce la continuità ai grandi cambiamenti, la nomina di un altro Presidente più carismatico appare improbabile. Ma servono, e serviranno sempre di più, personalità di alto spessore capaci di traghettare il continente verso la stabilità. In altre parole, nel 2012 la crisi mostrerà il suo vero volto, quello politico. Senza politica, i cittadini non accetteranno i sacrifici che gli sono stati imposti[4]. E lo scontento sociale potrebbe presto trasformarsi in violenza, come già accaduto in Grecia. L’elezione presidenziale in Francia (22 aprile), nella quale si sfideranno Nicolas Sarkozy e il socialista François Hollande (ma anche Marine Le Pen è candidata) sarà, in questo contesto, un test cruciale[5].
Sondaggio Economist: will the euro survive 2012 intact?
Current total votes: 41440
Voto aperto il 26 Dicembre 2011 – Fonte: The Economist website
3. Che faccia avrà la nuova leadership statunitense?
Il 6 novembre si tengono le elezioni negli Stati Uniti. Uno dei grandi punti interrogativi del 2012. Le primarie del Partito Repubblicano (il Grand Old Party, GOP) sono già iniziate ed i risultati in Iowa e New Hampshire dicono che sarà Mitt Romney, mormone, in passato super consulente (Boston Consulting Group, Bain & Company) ed ex Governatore del Massachusetts, a sfidare Obama. Una sua vittoria in Carolina del Sud (21 gennaio) e Florida (31 gennaio) chiuderebbe i giochi per gli altri candidati in netto anticipo rispetto alla Convention GOP in programma dal 27 al 30 agosto. Leader forse poco carismatico, Romney potrebbe convincere gli elettori americani con il suo pragmatismo da businessman. Secondo il Time, fra Romney e Obama potrebbe inserirsi un outsider (Michael Bloomberg, Jon Huntsman, Donald Trump?) con l’incognita di quale dei due grandi partiti perderebbe più voti[6].
4. Cina, India, Brasile, Russia: il 2012 sarà un anno multipolare?
I BRICs avranno sempre più voce in capitolo negli affari globali, in particolare nelle sedi multilaterali – ONU, IMF, G20. Nel 2011 le relazioni commerciali (e diplomatiche) fra le potenze emergenti sono aumentate notevolmente a dispetto della centralità dell’Occidente. Ma la visione dei BRICs come un “blocco” geopolitico emergente è destinata ad essere messa in discussione da diversi fattori: frizioni protezionistiche (vedi rapporti complessi Cina-Brasile[7] e Russia-Cina), interessi strategici conflittuali (Cina vs India, Russia vs Cina), l’esacerbarsi di tensioni sociali e politiche interne dovute al crescente divario fra crescita e ineguaglianza (in particolare in Cina e India), senza contare il ruolo di nuove potenze quali Messico (che andrà ad elezioni a luglio) e Sud Africa. L’esito dell’elezione presidenziale in Russia, che si terrà il 4 marzo, appare scontato, ma le manifestazioni di protesta del 24 e 31 dicembre a Mosca[8] danno prova di un’opposizione crescente al regime. Un’altra manifestazione è prevista il 4 febbraio, ad un mese dal voto[9]. In autunno il diciottesimo congresso nazionale del Partito comunista cinese eleggerà il nuovo Presidente della Cina. Favorito l’attuale vice-presidente Xi Jinping.
5. Quali scenari per la polveriera medio-orientale e l’AfPak?
L’Iran[10] rimane l’osservato speciale nella regione, in particolare dopo il ritiro delle truppe americane dall’Iraq. Se, come è probabile, Teheran dovesse continuare la sua corsa al nucleare, l’attrito con Arabia Saudita e, soprattutto, Israele potrebbe intensificarsi ulteriormente nel corso del 2012. L’ipotesi di un conflitto non è da escludere – per Israele è di vitale importanza che l’Iran rimanga sprovvisto dell’arma nucleare. Anche la situazione interna in Iran suscita interesse: il 2 marzo si terranno le elezioni per l’Assemblea consultiva islamica e si profilerà un nuovo scontro di potere fra il Presidente Ahmadinejad e la Guida Suprema Khamenei. Al Summit di Chicago (20-21 maggio) la NATO svelerà la strategia di transizione in Afghanistan che porterà alla riconsegna della sicurezza di tutte le provincie alle forze locali afghane entro il 2014. Tuttavia, il deterioramento delle relazioni fra Stati Uniti e Pakistan potrebbe essere un fattore chiave di destabilizzazione.
6. Il 2012 sarà l’anno del boom economico in Africa?
Il boom di alcune economie africane lo si è già visto nel 2011. Cinque dei dieci Paesi con la maggiore crescita economica al mondo sono africani – Ghana, Liberia, Angola, Etiopia e Mozanbico[11]. A questi si aggiungono Paesi che già negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante, come Sud Africa e Kenya. Il 2012 dovrebbe confermare questo trend, così come dovrebbe crescere l’interesse dei BRICs a rafforzare la propria presenza in Africa (a scapito dell’Europa?). Nel 2012 l’Africa sarà quindi, più che mai nel passato, “open for business”. Tuttavia, business non è sinonimo di stabilità politica, come dimostrano gli eventi più recenti in Nigeria, per non parlare di altri stati interessati da conflitti e guerre civili. Tanti gli appuntamenti elettorali: in Kenya (agosto), Madagascar (maggio), Senegal (giugno) e Zimbabwe (data ancora non conosciuta)[12].
Sarà, infine, l’anno delle Olimpiadi, in programma a Londra dal 27 luglio al 12 agosto. I giochi olimpici sono solitamente un buon barometro del clima nel sistema internazionale. Ad Atene, nel 2004, destava preoccupazione la minaccia di attacchi terroristici, mentre a Pechino 2008 i capi di stato e di governo si spaccavano sul boicottaggio della cerimonia inaugurale a causa della questione tibetana. La grande domanda che si pongono gli Inglesi a sette mesi dai giochi non poteva quindi non scaturire dal clima di austerity: i benefici, sotto forma di stimoli per la crescita, saranno superiori ai costi sostenuti? Roger Blitz, sul Financial Times[13], non nasconde il proprio scetticismo. Ma nella conclusione del suo articolo cita un barbiere londinese che, alla domanda se valesse la pena di pagare così tanto per poi rischiare di chiudere in rosso, replica: “Yes, but it’s worth it just to beat the French”.
[2] Il fiscal compact è l’accordo sulle regole di bilancio fra gli stati dell’Eurozona che dovrebbe portare, nel medio-lungo termine, ad una maggiore armonizzazione delle politiche fiscali.
[3] Maggiori informazioni sul fiscal compact sono disponibili sul sito del Consiglio europeo: http://www.european-council.europa.eu/home-page/highlights/first-session-of-the-eu-summit-agreement-on-immediate-action-and-on-new-fiscal-rule-for-the-eurozone
[4] Diego Valiante del CEPS, intervistato da iMille, si era soffermato su questo punto. Vedi: http://www.imille.org/2011/12/immaginando-un%E2%80%99-europa-senza-euro/
[5] Ne abbiamo discusso su iMille: http://www.imille.org/2012/01/preparatevi-ad-altri-cinque-anni-nel-nome-di-sarkozy/
[6] Vedi Crowley, M., “The GOP Free-for-All”, in Time, 9 January 2012, p. 17
[8] Vedi articolo di recente pubblicazione su iMille: http://www.imille.org/2012/01/lo-zarismo-soft-di-vladimir-putin/
[10] Abbiamo discusso recentemente di Iran su iMille: http://www.imille.org/2012/01/crisi-di-hormuz-cosa-c%E2%80%99e-dietro-la-minaccia-atomica/
[11] Fonte: http://www.economywatch.com/economy-business-and-finance-news/12-fastest-growing-economies-of-2011-8-12.html?page=full
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






