di Alessandro Bocchetti
Dopo il pezzo di inquadramento della questione disabilità degli scorsi giorni, eccoci ora a tentare di ragionare sul pratico. A cercare di fare delle proposte reali che possano riattivare quell’opera di collaborazione e partecipazione fondamentali per la gestione della questione disabilità. La società deve riuscire a farsi carico del problema, e superare quella gestione privata che sembra essere il cortocircuito che ha bloccato il sistema.
Per questo servirebbero azioni pratiche e mirate, magari poche, ma immediatamente riconoscibili e caratterizzabili, che dovrebbero rilanciare su questa questione, quella forza riformista e di sinistra che tutti cerchiamo e fatichiamo ancora a trovare. Per riconquistare quel ruolo di innovazione e sostegno delle classi più bisognose (e non solo in senso economico) che la sinistra di questo paese sembra aver dimenticato. Solidarietà e cura, questi dovrebbero essere i confini entro i quali muoversi.
- Class Action per impugnare i tagli dichiarati incostituzionali agli insegnanti di sostegno Una campagna sui territori di affiancamento ai cittadini che hanno bisogno di assistenza legale. sostanzialmente farsi promotori, attraverso avvocati amici e attraverso i circoli, di una class action, che parta dalla sentenza 80 del marzo 2010. Praticamente la sentenza sancisce come inviolabile il diritto all’assistenza uno ad uno scolastica, anche se di fatto non viene applicata e sono pochi i procedimenti per far valere questo diritto. Sempre più spesso le famiglie lasciate sole in questa strada ci rinunciano per inadeguatezza e pudore, sarebbe bello per la politica accompagnarle e coadiuvarle a far valere i propri diritti.
- Requisito di attivazione dei sostegni nelle scuole private per accedere ai contributi statali sostegno dell’articolo 33 della Costituzione che nel quarto comma recita: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.”. Nel nostro paese sembra impossibile pretendere di agire e incidere sui tagli sulle sovvenzioni alle scuole private, malgrado lo stesso articolo nel comma 3 sancisca precisamente la tutela della scuola privata “senza oneri nello stato”, questo sembra un tema improponibile in seno alla dialettica politica nazionale. Ma crediamo che si potrebbe (e dovrebbe) pretendere dallo stato l’applicazione del concetto di equipollente, sancito dai nostri costituenti. Di fatto le scuole private non attivano i sostegni (perché onerosi) e disincentivano la richiesta di iscrizione di bambini disabili. Ecco, chiedere come requisito essenziale per ottenere i contributi pubblici l’attivazione dei sostegni anche in quelle scuole private che li richiedano, sarebbe una importante battaglia di civiltà.
- Tutela dei diritti dei disabili, sempre e comunque e repressione delle malversazioni Ci opponiamo con forza alle deroghe alle norme che tutelano i diritti dei disabili, se non giustificabili con reali esigenze temporanee di ordine pubblico. E’ infatti compito delle amministrazioni effettuare controlli adeguati e contrastare gli abusi che hanno come oggetto o soggetto la persona disabile: non è però condivisibile l’impostazione per cui, al fine di limitare gli utilizzi impropri di specifiche agevolazioni e in carenza di mezzi, si scelga la via più semplice dell’interdizione senza alcun criterio ai benefici a cui hanno diritto i disabili. Uno dei requisiti tipici della attività legislativa e non curarsi della patologia, non capiamo perché sulla disabilità dovrebbe essere il contrario.
- Semplificazione e informatizzazione burocratica Grandi passi avanti sono stati fatti nella legislazione inerente la disabilità, ma le norme emanate fino ad oggi e molto spesso ignorate o non applicate, principalmente hanno considerato solo il diritto proprio del disabile, escludendo molto spesso dalla stessa tutela l’altro soggetto coinvolto: la famiglia. Per questo, è necessario mirare a limitare al massimo la burocrazia necessaria alle pratiche inerenti la disabilità e agevolare l’interfacciamento del disabile e dei suoi familiari con la pubblica amministrazione: le parole d’ordine sono pertanto “semplificazione e informatizzazione”. A tal fine, è opportuno rilanciare l’istituto dell’autotutela, prevedendo pene accessorie a carico dei funzionari pubblici che rinuncino ad accogliere il ricorso a questo strumento giuridico, soprattutto nei casi che vedano coinvolte delle persone disabili.
Ecco questi solo quattro spunti pratici, quattro sassolini gettati nello stagno. Non sapremo dove andranno le onde concentriche che scateneranno. Ma una cosa è certa smuoveranno lo stagno paludoso che è diventata la questione disabilità nel nostro paese.
Chiudiamo con il dettato della carta dei diritti fondamentale dell’Unione Europea (fonte primaria di diritto) che nell’Articolo 26 sotto il titolo Inserimento dei disabili recita:
“L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”: rendiamolo possibile!
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





