di Riccardo Spezia.
Nell’ordinamento italiano esiste una legge, la legge Scelba (che ricordiamo fu un ministro dell’interno non proprio di simpatie progressiste) che stabilisce il reato di “apologia del fascismo”, ovvero per chiunque “faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, ma anche per chiunque “pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
Apologia è un reato sottile e delicato, che si avvicina a censura, come l’istigazione a delinquere si avvicina a reato d’opinione. Eppure sono reati che, giustamente, esistono in tutti gli ordinamenti. Ma altrettanto giustamente (perché le leggi non sono scritte nel marmo, non calano dall’altro, sono frutto della società e si può e si deve opporsi eventualmente alle leggi ingiuste) sono sempre oggetto di critiche e discussioni.
In una società liberale, dove si sancisce il principio della libertà di espressione, come si definisce il confine tra espressione politica legittima e perseguimento di finalità antidemocratiche?
Fascisti, antidemocratici, estremisti, violenti ci sono sempre stati nelle società occidentali (e non solo, ma consideriamo solo queste) e mentre fino alla seconda guerra mondiale solo pochi stati sono riusciti ad essere immuni, democraticamente immuni, da “derive totalitarie” (anche se i soprusi sono esistiti ovunque, ricordiamoci che negli Stati Uniti d’America la segregazione razziale non è finita nell’ottocento ma nel secondo dopoguerra), solo in seguito all’aver vissuto gli incubi nazi-fascisti le società si sono (quasi) completamente immunizzate in qualche modo.
Oggi però gli stati d’Europa (e non solo l’Italia) sembrano essere nuovamente fragili, esposte per il momento più a “singole follie” (Brevnik, Casseri) che a veri movimenti organizzati con le proprie camicie di colori mortiferi (ma anche questi non mancano anche se sono spesso più pericolosi quelli che hanno un folklore diverso, mimetizzato) anche se non bisogna abbassare la guardia, non bisogna relegare i due assassini alla “follia” del loro gesto. Casseri e Brevnik che hanno lanciato i loro messaggi nei tanti forum che affollano la rete e che proprio grazie alla rete si sono in qualche modo convinti di essere in qualche modo i “paladini” di un fortino da difendere contro i nemici. La rete quindi sembra aver assunto un ruolo centrale per la diffusione dei messaggi violenti nel XXI secolo.
Non bisogna però certamente “criminalizzare” la rete, che è un mezzo come una volta lo erano e lo sono ancora i volantini o le affissioni (e non per questo stiamo qui a criminalizzare la carta stampata, chi bruciava i libri non era un militante democratico). E’ sicuramente però un fenomeno nuovo quello di poter leggere facilmente, in pochi secondi, i deliri di Brevnik e di Casseri, pensare che possono essere letti da tutti (ma è la bellezza della libertà anche questa) e che altri Brevnik e altri Casseri possono annidarsi nelle nostre società.
Non voglio minimizzare ma è sempre stato così: le società democratiche rischiano di far sorgere dentro di sé forze violente e anti-democratiche che possono arrivare a distruggere la società stessa o ridurre la democrazia ad un suo simulacro. Il punto cruciale resta perciò quello di come una società democratica può democraticamente contrastare chi la vuole sovvertire, quali sono i confini tra apologia e libertà di pensiero, come evitare che i pensieri liberticidi si diffondano senza assumere gli stessi atteggiamenti illiberali che si vogliono contrastare.
E’ una questione che da sempre tormenta le società democratiche ma nei confronti della quale è forse più opportuno discutere in modo pragmatico (ovvero guardando cum judicio i singoli casi) che affidandosi ai “massimi sistemi” (ovvero ad una teorizzazione spinta di libertà e censura rischiando magari di perdere il contatto con ciò che realmente avviene).
Così possiamo utilizzare due esempi dalla cronaca più recente per riflettere su quale potrebbe essere in concreto un modo di agire “giudizioso”:
- il primo è il caso del console Vattani, rappresentante della Repubblica Italiana (quella che fino a prova contraria è ben definita dalla Costituzione) colto ad esibirsi con una band di “rock fascista”. Contro il quale in neo-ministro degli esteri Terzi annuncia pesanti sanzioni che speriamo siano rapide come annunciato ed incisive. Si attenta alle sue opinioni? Ognuno è libero di avere il proprio pensiero politico ma a volte bisogna assumersi le conseguenze di questo: quando il pensiero è contrario alle basi dello stato non si può esserne anche suo rappresentante. Ha fatto bene perciò il ministro non solo per il caso in sé ma perché è importante il “senso” che lo stato dà nella rappresentazione di se stesso, la sua coerenza ideale insomma. Una censura? No, Vattani può continuare a suonare “rock fascista” quanto vuole, fare il console non è un obbligo, il mondo del lavoro potrà sicuramente dargli diverse e più adatte opportunità, speriamo (ma sicuramente l’amministrazione gli troverà qualcosa senza doversi poi scomodare).
- Vattani stesso ci porta ad uno dei gruppi più controverso e che sono venuti recentemente alla ribalta mediatica: Casa Pound Italia (CPI). Prima con lo stesso Casseri, poi appunto con Vattani e infine con il commento alla notizia della morte del giudice Saviotti che ha “svelato” il volto del gruppo (per chi ancora non se ne fosse accorto, ricordiamo il pestaggio di quattro militanti del PD pochi mesi fa in puro stile squadrista): ci si rallegra per la morte (naturale) di chi aveva disposto l’arresto di un attivista dello stesso gruppo accusandolo di aver aggredito proprio quei quattro militanti del PD. Saviotti che non era un giudice qualsiasi (e anche se lo fosse stato sarebbe cambiato poco) ma addirittura il capo del pool anti-terrorismo di Roma. La rete che nei tanti forum aiuta l’espansione di questi gruppi però al tempo stesso li “inchioda” alle proprie dichiarazioni. Così se Iannone poteva dall’Annunziata dichiarare un paio di mesi fa che loro non avevano nulla a che fare con Casseri, poco potrà fare quando gli si rinfaccerà di aver commentato la notizia della morte di Saviotti in questo modo: “Questo 2012 si prospetta come un anno interessante… evviva” (e tralasciamo i commenti al suo commento). E’ bene che tutti sappiano chi sono, cosa pensano. Ed è bene che si smascherino gruppi come CPI che si definiscono “sociali” e che poiché affiancano qualche attività “benefica” ad altre che sono contrarie ai principi repubblicani ma più in generale democratici e liberali possono addirittura beneficiare delle donazioni del cinque per mille.
Mi fermo a questi due esempi, girando in rete l’elenco di siti illiberali rischia di essere lungo ed è un’attività (da accoppiare con la denuncia civile) che ognuno può fare. I deliri sui complotti “giudaico-massonici” che pensavamo relegati ad antiche stampe del XIX secolo e di dover rileggere oramai solo in qualche erudito libro di Umberto Eco, invece tornano pericolosamente alla ribalta e popolano i “programmi” di tanti gruppuscoli ancora semi-sconosciuti al grande pubblico. Ricordiamo il sito con la lista di “sionisti”, ma possiamo trovare tanto materiale se giriamo sui tanti (troppi purtroppo) siti di gruppi nazi-fascisti, come anche dell’estremismo cristiano. Anche in questi ultimi possiamo leggere frasi tipo “gay rigurgito del male” o una grande violenza verbale a proposito dello spettacolo di Castellucci a Milano, accusato di “blasfemia” che, oltre a far pensare più al Pakistan che all’Italia, nasconde un certo antisemitismo in certi non tanto velati commenti che hanno ricordato le origini ebraiche di André Ruth Shammah. E spesso le istituzioni religiose non sembrano avere gli anticorpi contro l’intolleranza che è ben presente in alcuni suoi movimenti religiosi più estremisti (lo spettacolo è stato definito “infame” e Castellucci “satanico esecutore”). [1]
Dobbiamo chiedere perciò che questi siti vengano “oscurati”? Certo ad un certo punto quando si calunnia o quando si infrangono chiare leggi si può anche ricorrere all’extrema ratio di bloccare il sito. Ma soprattutto quando si trovano palesi contraddizioni (come quella di essere un console della repubblica e contemporaneamente esibirsi in manifestazioni fasciste, o come quella di essere un gruppo estremista ed avere accesso alle donazioni gestite dallo stato) bisogna smascherarle e agire senza indecisioni e scrupoli. Fare in modo cioè che la rete gli si ritorca contro. Usare la libertà e la facilità di accesso alle notizie per mostrare quanto sia farneticante parlare di “complotto giudaico-massonico”, come la “lotta cristiana al sionismo” sia una contraddizione in termini, quanto definire qualcuno “deviazione contro natura” sia chiaramente il risultato di un pensiero totalitario e potenzialmente omicida.
Farlo però stanandoli tutti, con costanza ma senza aspettare il “capovolgimento culturale”, perché altrimenti si rischia che se capovolgimento ci sarà, sarà nel verso che non ci auguriamo che sia. Vigilare perché sappiamo dalla storia che i momenti di crisi economica sono quelli più pericolosi, quando il razzismo, la segregazione, l’odio del diverso possono veramente passare dall’essere farneticazioni di squilibrati a diventare sistema.
E l’Ungheria oggi è lì anche per dimostrarcelo.
[1] Qui i carteggi tra diverse autorità religiose. Tra l’altro la questione aperta dallo spettacolo la si potrebbe addirittura inquadrare nelle antiche dispute cristologiche (arianesimo e nestorianismo, per esempio).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








vogliamo commentare la prima pagina del ilGiornale di oggi? “A noi Schettino A voi Auschwitz”
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