Cittadinanza ed emigrazione: un milione di persone attende risposte

di Andrea Sarubbi.

Foto di "Zingaro. I am a gipsy too."

Fra una delega alla cooperazione scritta sulla carta, ma nei fatti contesa dalla Farnesina, e un’altra alla famiglia che rischia l’irrilevanza se da Monti non arriveranno soldi, la sfida principale per il ministro Riccardi è attualmente quella dell’integrazione. Anche qui c’è più di un nodo da sciogliere, perché basta che il Viminale si metta un po’ di traverso per mandare tutto all’aria, ma è probabile che ciò non accada: da questo punto di vista, infatti, il governo Monti è stato concepito sotto una stella benevola.

Erano i giorni convulsi delle trattative sui ministeri, con Monti neosenatore a vita e ormai premier in pectore, e Napolitano aveva in programma da mesi al Quirinale un incontro con i nuovi italiani. Non solo il capo dello Stato non rinviò la cerimonia, ma la trasformò in un evento politico, con un discorso tutto incentrato sulla necessità di cambiare la legge sulla cittadinanza, approfittando delle condizioni politiche mutate: la golden share leghista sul governo era saltata, portandosi dietro i veti sull’argomento, e si poteva finalmente riprendere il discorso, magari partendo dai pochi segnali positivi già emersi in questi primi tre anni e mezzo di legislatura.

Dell’argomento alla Camera si è parlato (a singhiozzo, per la verità) soprattutto in Commissione Affari costituzionali, dove la montagna dei 13 progetti di legge ha partorito il topolino di un testo unico che, se approvato, avrebbe addirittura peggiorato la disciplina attuale, senza dare risposta alla sfida emersa in maniera più dirompente negli ultimi anni: quella dei figli degli immigrati, della nuova generazione nata e cresciuta qui, italiana in tutto fuorché nel passaporto. La Lega non ne voleva sentir parlare, e così il Pdl se ne tenne alla larga; eppure – come dimostrò una votazione animata in Commissione Cultura, dove i falchi vennero mandati sotto dal resto del mondo – un terreno fertile al cambiamento ci sarebbe. Basta citare un numero, relativo all’unico dibattito tenutosi in Aula sul tema: era il 22 dicembre 2009, e dei 37 interventi in discussione generale ben 28 si dissero favorevoli, pur con varie sfumature, alla cittadinanza ai minori. Proprio per questo – per il rischio, cioè, che il Pdl si spaccasse su un tema così delicato, tra l’altro mettendo in pericolo il governo Berlusconi – la vecchia maggioranza decise di insabbiare il tutto.

Ora che è cambiato il mondo, si può finalmente ripartire. Ma la strada non è spianata – il Pdl ha i suoi falchi, l’alleanza con la Lega in chiave 2013 rimane ancora una possibilità – e quindi, in assenza di una maggioranza politicamente omogenea, bisogna concentrarsi sull’obiettivo più a portata di mano: la sorte di un milione di bambini e ragazzi che, se vivessero tutti insieme, rappresenterebbero la quarta città italiana per numero di abitanti. Sono nati qui o sono arrivati da piccoli, studiano nelle nostre scuole, pensano all’Italia come alla propria casa da sempre e per sempre, eppure a 18 anni dovranno chiedere il permesso di soggiorno e rinviare alle calende greche qualche sogno (tipo quello di diventare avvocato o insegnante, magistrato o vigile del fuoco, e tutte quelle professioni a cui si accede per concorso pubblico) per colpa di una legge sulla cittadinanza scritta in un’altra era geologica.

Nessuno oggi è in grado di prevedere come finirà, ma l’unica strada percorribile politicamente passa per il superamento della contrapposizione fra i tifosi dello ius sanguinis e quelli dello ius soli secco, cercando una soluzione che tenga presente anche altre variabili (tipo la stabilità della famiglia di origine, o la scuola) e che costringa pure gli scettici del Pdl ad arrendersi al buonsenso. Chiamiamolo ius soli temperato o ius culturae, ma se non vogliamo impiccarci alle definizioni va bene lo stesso: l’importante è che non si perda altro tempo, perché vent’anni di ritardo cominciano a essere un po’ troppi.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Nessun commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento su questo articolo !

Lascia un commento

Subscribe without commenting