di Andrea Bordoni e Matteo Marino.
Mi ricordo che tra le tappe accessorie e irrinunciabili del mio viaggio a Berlino di tre anni fa inserii il Denkmal fur Homosexuelle NS Opfer, il Monumento commemorativo per le vittime omosessuali del nazismo inaugurato nel 2008, situato al limite orientale del parco Tiergarten. Mi aveva incuriosito la descrizione nella guida lonely planet e ricordo che, nonostante l’autore tentasse di descrivere come raggiungere il posto, è stato piuttosto difficile, soprattutto perché non avevo idea di come effettivamente il monumento apparisse, ma alla fine ce l’ho fatta. Mi è comparso davanti questo cubo di cemento sagomato alto quattro metri, che si erge solitario e obliquo come fosse precipitato dal cielo e nella forma riecheggia il più noto e vasto Holocaust Mahnmal dell’architetto Peter Eisenman al di là della strada. Se si guarda attraverso una finestrella del cubo si può assistere al video in bianco e nero che ripete all’infinito il tenero bacio tra due uomini. L’idea che un bacio sia un monumento non me la scordo.
Voglio ricordare che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale in commemorazione delle vittime del fascismo e del nazionalsocialismo.
Voglio ricordare che tra le vittime dell’Olocausto ci sono stati ebrei, rom, testimoni di Geova, malati di mente, portatori di handicap, dissidenti politici e omosessuali, che non sempre nelle occasioni ufficiali vengono ricordati, soprattutto in Italia.
Voglio ricordare che il tasso di mortalità tra i deportati gay fu di circa il 60%, secondo solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica. Questo perché gli omosessuali soffrirono di un trattamento particolarmente crudele. Anche per loro si invocò la totale eliminazione. Migliaia vennero sterilizzati, castrati e spesso furono emarginati all’interno degli stessi campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito delle bastonate di altri deportati, altri furono utilizzati come cavie in sedicenti esperimenti scientifici. Tragico ricordo quello del medico delle SS Carl Vaernet, che somministrò un preparato a base di ormoni agli omosessuali del campo di Buchenwald. L’80% non sopravvisse alla “cura”.
Lo scopo era quello di scoprire il modo di “guarire l’omosessualità” per la perfezione dei futuri bambini ariani. Non c’è bisogno di ricordare che l’omosessualità non è una malattia (secondo l’APA, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e tutti gli ordini degli psicologi del mondo, che la definiscono “una variante naturale del comportamento sessuale umano”). Non c’è bisogno di ricordarlo, vero? Ma forse qualche vescovo, politico, psichiatra medievale o vip per caso vuole prendere appunti.
Voglio ricordare il Paragrafo 175, a causa del quale centomila gay vennero arrestati, sessantamila condannati alla prigione e un numero imprecisato internati negli ospedali psichiatrici. Senza contare tutti quelli che non furono individuati e vissero nel nascondimento e nel terrore. Sul tema c’è un toccante documentario, Paragraph 175 (2000) di Rob Epstein e Jeffrey Friedman (autori anche di Lo schermo velato, imperdibile viaggio nel cinema gay) con la voce narrante di Rupert Everett.
Voglio ricordare che ancora oggi nel Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 2357, si legge:
Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
E voglio ricordare anche che i futuri nazisti (li vediamo bambini nel bellissimo Il Nastro Bianco di Michael Haneke, Palma d’Oro a Cannes nel 2009, film che esplora le radici più intime del nazismo) erano cresciuti con un altro Catechismo, quello di Papa Pio X che nel 1910 classificava il “peccato impuro contro natura” come secondo, per gravità, dopo l’omicidio volontario, e fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punire con più severi castighi”. Sottigliezze poi che i nazisti per punire i gay cadessero nell’omicidio volontario…
Mi ricordo che Tiziano Ferro ama i fumetti, perciò gli ricordo la graphic novel intitolata In Italia sono tutti maschi (scritta da Luca de Santis e illustrata da Sara Colaone, Kappa Edizioni, Premio Micheluzzi 2009 come miglior fumetto) che ci ricorda come nel 1938 l’Italia fascista promulgasse le sue leggi razziali, in cui, a differenza di quelle tedesche, non erano menzionati esplicitamente gli omosessuali. “In Italia, infatti, erano tutti maschi, attivi, virili e poco inclini a tali debolezze”, queste furono le parole con cui Mussolini liquidò ufficialmente la questione.
Sappiamo invece che attraverso il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza che dava alla Polizia il potere di eliminare dalla convivenza sociale chi avesse atteggiamenti “scandalosi”, fu attuata una fitta repressione.
Tra il 1938 e il 1942 circa 300 omosessuali italiani vennero sottoposti a pestaggi, trattati con l’olio di ricino, licenziati se impiegati presso un ente pubblico, e/o condannati al confino politico nelle colonie di Ustica, Favignana, Tremiti ecc.
All’entrata dell’Italia in guerra i confinati furono rimandati indietro, ma dovettero scontare in anni di ammonizione la pena loro inflitta. Pochi ex-confinati accettarono in seguito di parlare della repressione subita, ma la storia raccontata dal fumetto si ispira proprio alla figura di uno di questi pochi testimoni.
Voglio ricordare l’impeccabile film di Ettore Scola Una giornata particolare (1977): un ex annunciatore radiofonico omosessuale prossimo al confino (Marcello Mastroianni) incontra la vicina di casa (Sophia Loren) che ha un culto ingenuo del Duce. I due si conoscono mentre per tutto il film le voci alla radio commentano pomposamente la visita in Italia di Hitler, sottolineando la perdita della “voce” dell’ex annunciatore gay e facendo presagire la sua imminente scomparsa.
Voglio ricordare che nel 2002 il governo tedesco si è scusato ufficialmente con la comunità gay per le persecuzioni subite durante il periodo nazista.
Infine voglio ricordare le parole del Parlamento europeo:
Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove centinaia di migliaia di ebrei, zingari, omosessuali, polacchi e prigionieri di altre nazionalità sono stati uccisi, non è solo un’importante occasione per i cittadini europei di ricordare e condannare l’enorme orrore e la tragedia dell’Olocausto, ma anche per condannare il pericoloso risorgere dell’antisemitismo e per imparare ancora la grande lezione su quanto sia pericoloso sacrificare le persone su basi di razza, origine etnica, religione, politica ed orientamento sessuale.
Se anche voi avete voglia di ricordare qualcosa, scrivetelo qua sotto nei commenti.
E ricordiamocelo.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Sono Politi Rocco
residente a Modena
ex anziano dei testimoni di Geova:
mi permetto di inviarLe il file contenente l’intervista con TV2000
con la gentile richiesta se lo riterrete opportuno divulgarlo
per visualizzare basta solo cliccarci in cima
www2.tv2000.it
Grato saluta
MANIPOLAZIONE MENTALE
ECCO IL CORRETTO LINK
http://goo.gl/tClnq
Grazie
Politi Rocco