di Teresa Russo.
La riorganizzazione federalista dello Stato trova nella sanità ( L 42/2009) uno dei più importanti banchi di prova. La spesa sanitaria conta per l’80% dei bilanci regionali poichè questa è da intendersi sia come il soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) che di Prestazioni Sociali(Leps)
Il raggiungimento di questi livelli con la rete dei presidi e dei servizi avviene, poi, nella programmazione triennale concordata e coordinata tra i diversi livelli istituzionali: Il Piano Regionale Integrato della Salute e dei Servizi alla Persona e alla comunità 2011-2014 che, non solo ha l’obiettivo di recepire al meglio la normativa nazionale ma, ancor più, punta a migliore il potenziale di cui l’intera rete assistenziale regionale dispone.
I profondi cambiamenti di assistenza, la reintroduzione del ticket mettono il Sistema Sanitario Regionale, oggi più che mai, al centro di un importante dibattito che coinvolge un po’ tutte le fasce di popolazione. La Regione Basilicata, a fronte delle 13.000 firme raccolte apre alla possibilità di rivedere l’applicazione dei ticket, che non potrà essere sospesa completamente – poiché vi è una normativa nazionale specifica che lo prevede- ma potrebbe essere sostituita con “misure di partecipazione economica equivalenti sotto il profilo del mantenimento dell’equilibrio finanziario”. La legge 42/2009 prevede la definizione dei fabbisogni standard necessari per riconoscere alle regioni le risorse adeguate per erogare con efficienza le prestazioni dei Lea. La sovraspesa rispetto allo standard è a carico della Regione che la compie sia per una prestazione extra che per un inefficienza del servizio. Individuate le cinque regioni più virtuose il fabbisogno riconoscibile alle restanti deriva da un analisi di benchmarking. La media su queste cinque Regioni delle spese pro capite per fascia di età definisce lo standard da applicare alla struttura demografica delle altre Regioni. In ognuna delle Regioni benchmark, la spesa sanitaria pro capite per età è calcolata attribuendo a ciascuna fascia di età una quota della spesa complessiva pari a quella desumibile dai profili di spesa utilizzati dalla Ragioneria Generale dello Stato.
La Basilicata non è annoverata tra le cinque regioni benchmark ma certamente si sta affermando come un sistema virtuoso a cui guardare con attenzione.
Del sistema sanitario regionale e delle evoluzioni che questo si appresta ad affrontare ne abbiamo parlato con l’assessore alla Sanità e alla Sicurezza Sociale Attilio Martorano all’indomani del premio “60 e Più” che Feder Anziani gli ha conferito. Un premio che l’assessore condivide con tutti gli operatori che svolgono quotidianamente un lavoro encomiabile.
D.: Il sistema sanitario lucano, a quanto pare, è un sistema apprezzato ed apprezzabile. Ma è anche in forte sofferenza per tutte le novità che lo riguardano. Nel nuovo assetto socio-assistenziale regionale le associazioni del Terzo settore lucano possono trovare nuovi spazi di spazi di partecipazione nel welfare regionale?
M.: Certamente è importante pensare a delle politiche per il Terzo settore che si vadano a collocare come supporto a tutta l’attività assistenziale. In Basilicata la rete delle associazioni e della cooperazione è proficua. Però, non vi è dubbio che il punto di partenza di tutte le politiche di assistenza è quello di garantire al sistema una certa sostenibilità. Il parametro della spesa, spesso, è inversamente proporzionale a quello della qualità. E proprio per migliorare gli standard qualitativi si sta portando avanti un processo di riforma strutturale che deve armonizzare al meglio tutti gli attori del sistema assistenziale.
D.: In questo processo di riforma rientra anche il piano di adeguamento degli Ospedali distrettuali. Proviamo a fare un pò di chiarezza.
M.: La Regione Basilicata non ha mai pensato di privare i territori delle strutture di cui dispone. Però ci siamo posti una domanda: ” Queste strutture, così come sono oggi sono esattamente quello che serve ai territori? ” La risposta è no. Al di là dei costi, la risposta è no; anche se fosse gratuita la risposta è sempre no. È impensabile fare la chirurgia nei presidi periferici. Ai territori oggi serve qualcosa di diverso. Parliamo di servizi importanti: il rafforzamento e specializzazione della diagnostica, l’attività chirurgica ambulatoriale, il trattamento del piede diabetico ecc. O come per il Presidio di Chiaromonte che ospita il centro per i disturbi alimentari e ancora si sta lavorando con la Fondazione Stella Maris per l’apertura del centro di Neuropsichitria Infantile. Tutto questo lavoro significa allocare nei territori periferici servizi regionali.
Io credo che tutta la polemica sia da ricondurre al timore da parte degli operatori che non avendo chiaro il quadro della situazione trasmettono ai territori un messaggio allarmistico.
Giovedì 15 è stato chiuso con le organizzazioni sindacali l’Accordo Regionale per gestire la riorganizzazione anche delle strutture. Questo significa che dal 1° gennaio avremo dei presidi ospedalieri che avranno molte attività in più e qualcuna in meno, ma complessivamente avranno guadagnato dei servizi che diversamente non avrebbero potuto avere.
D.: In merito ai dati sulle incidenze tumorali in Basilicata. Chi mente?
M.: Non mente nessuno. È stata, probabilmente, un uscita giornalistica abbastanza discutibile. Perchè i dati presentati in consiglio regionale sono estrapolati dalle banche dati nazionali e dall’osservatorio epidemiologico regionale. Un pò di confusione riguarda ancora il registro regionale tumori che è in fase di definizione e per Aprile, data entro la quale sarà esaurita la fase di accreditamento, sarà possibile usufruire di un ulteriore strumento di consultazione. Naturalmente a ciò dovrà essere accompagnato la capacità di leggere e analizzare il dato per riuscire a definire non solo le patologie neoplastiche ma anche i fattori determinanti.
D.: Razionalizzazione della spesa, investimento nei territori, trasparenza sui dati, e concertazione. Questi i capisaldi della sua politica di riforma del sistema sanitario regionale. Il sistema sanitario regionale può farcela?
M.: Certamente. È stato molto positivo, per esempio, il confronto con i sindaci del senisese. I sindaci del conprensorio, ad eccezione del sindaco di Chiaramente, hanno ascoltato con molto interesse ed attenzione le proposte dell’ASP facendo emergere un quadro di forte responsabilità.
Ecco, la concertazione può e deve essere strumento di condivisione delle politiche e non può essere invocata una concertazione che, in maniera strumentale, senza predisporsi all’ascolto, si trasforma in protesta pretestuosa.
D.: Grazie per l’attenzione e buon lavoro. Ci rivediamo quando la nuova rete di servizi entrerà a pieno regime e quando il registro regionale tumori sarà accreditato.
M.: Con piacere.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







